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Le spiegazioni di Antonio Conte a sua figlia

L’uomo con gli occhi da tigre, il condottiero degli invincibili, il leone rinchiuso nei box delle tribune ha già urlato la sua innocenza nella conferenza tenuta nella sala stampa dello Juventus Stadium.

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Ha anche attaccato al cuore la Giustizia Sportiva, scuotendola dalle fondamenta:

il patteggiamento è un ricatto; Pippo, non Filippo, Pippo è pappa e ciccia con gli uomini della Procura Federale; in Procura spingono a fare nomi, i più grossi possibili, in cambio di sconti sulle sanzioni.

Antonio Conte ha spiegato al mondo intero le sue ragioni, il suo dolore e la sua rabbia.

Prendendosi il relativo deferimento di Palazzi che invece non si è accorto delle parole di Zeman su Abete e dello “stupido” datogli da Moratti.

Ma prima di tutto deve spiegare a sua figlia.

Prima di essere il condottiero della Juventus è un papà.

La Giustizia sportiva (giustizia?) nella fretta delle decisioni legate ad interessi economici enormi se non ad altri interessi addirittura illeciti, non ha pensato a questo “trascurabilissimo” particolare, al quale già aveva accennato Di Vaio quando disse “Io voglio risposte immediate dalla Giustizia sportiva, perché questa sera devo parlare con mia figlia”.

Oltre che sull’animo degli adulti, la Giustizia sportiva passa sopra anche all’animo dei bambini sicuramente innocenti. Con danni incalcolabili.

L’omessa denuncia è un’invenzione della Giustizia sportiva che non trova riscontro in nessuna Giustizia ordinaria. Il processo senza contraddittorio è un processo sbilanciato, senza possibilità di difesa (vogliamo parlare di Alessio, mai ascoltato e condannato?). I pentiti credibili sono considerati persone più affidabili di indagati contro i quali non c’è altra prova che la parola del pentito.

L’Ingiustizia sportiva, che può distruggere una carriera, che può segnare indelebilmente la vita di un uomo, si abbatte senza remore anche sulla sensibilità di anime incontaminate come quelle dei bambini.

La Giustizia sportiva va modificata, ma nel senso che va riformata dalle basi, affinché possa essere giusta e credibile.

Non è più possibile condannare senza prove . Non si può condannare per omessa denuncia solo perché non si trovano altri metodi per combattere i disonesti. In questo modo si colpiscono, forse tra molti colpevoli, anche gli innocenti. E questo è inaccettabile.

In dubio pro reo.

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Condannato perché colpevole oltre qualsiasi ragionevole dubbio.

Concetti che non appartengono alla Giustizia sportiva.

Non vogliamo nemmeno entrare nel merito dell’innocenza di Conte, secondo i canoni della Giustizia sportiva: da un patteggiamento di 3 mesi  ad una richiesta di 15 ed una condanna di 10 per due omesse denunce; da una condanna di 10 mesi per una sola omessa denuncia ad una sentenza definitiva di 4 mesi. Quanta poca credibilità in questi numeri! Condannato perché “non poteva non sapere”. Senza prove.

Noi crediamo che Conte effettivamente non sapesse.

Ma anche se avesse percepito qualcosa di strano, secondo la Giustizia sportiva avrebbe dovuto denunciare i suoi giocatori sapendo che poi il Siena, la squadra che si era affidata a lui, ne avrebbe pagato le conseguenze per la famigerata “responsabilità oggettiva”?  Avrebbe smesso di allenare. Ma veramente la Giustizia sportiva pretende una cosa di questo genere? Ma in che mondo vive o vuole vivere la Giustizia sportiva? In un mondo irreale?

Ma Farina del Gubbio l’ha fatto. Con il massimo rispetto, ma chi è Farina? Cosa ci ha perso nel farlo? Ci ha solo guadagnato premi vari e l’imperitura riconoscenza di Abete che gli ha garantito in qualsiasi momento un appoggio della FIGC.

Maradona ci ha vinto un mondiale segnando un goal di mano. E nessuno gli ha mai dato del ladro.

Conte invece è colpevole per omessa denuncia.

Ma torniamo al problema di un papà che deve parlare con sua figlia.

Mamma e papà l’avranno certo protetta e rassicurata, e le fotografie “rubate” dal box di Siena che la ritraggono mentre riceve il bacio di Antonio prima della partita ci rasserenano in merito. Ma verrà un giorno che papà dovrà spiegare  tutto alla figlia diventata ormai abbastanza grande per capire.

E spiegherà che nel mondo esistono persone che si guadagnano la vita onestamente, altre meno. Che un suo giocatore del Siena  che si chiama Pippo Carobbio non se la guadagnava onestamente. Si vendeva le partite. Vistosi scoperto e sentitosi dire che, se avesse denunciato qualche personaggio molto importante, avrebbe avuto un notevole sconto sulla pena da pagare, Pippo non trovò di meglio che tirare in ballo Conte visto che non c’era nessuno più importante di lui: allenatore della Juventus imbattuta e Campione d’Italia. Disse che Conte non si era venduto nessuna partita (e ti credo, portò il Siena dalla B in A) ma sapeva che lui, Pippo, le vendeva.

Senza prove, anzi solo con prove a suo favore, Conte fu comunque condannato a non sedersi in panchina per 4 lunghissimi mesi.

Spiegherà che “brave persone” sono Palazzi e i Giudici. E chi sono Abete e Petrucci.

E spiegherà che l’avvocato Briamonte della Juventus lo “consigliò” per il bene (a suo dire) della Juventus di patteggiare perché tanto lo avrebbero comunque condannato, per come era gestita la Giustizia sportiva, e in quel modo avrebbe avuto meno mesi di squalifica. Sbagliò ad accettare il consiglio perché la sua dignità doveva essere più importante della Juventus, questo sì, ma accettò la richiesta dei patteggiamento senza ammissione di colpa. Come dire chiedo il patteggiamento solo perché è un ricatto. Fortunatamente i giudici non accettarono il patteggiamento e l’avvocato Briamonte fu costretto ad abbandonare la Juventus.

Questo spiegherà alla figlia.

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