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L’editoriale di Moggi e le dure verità italiche

Stamattina ho letto, per ben due volte, l’editoriale del Direttore Moggi (per me resta il Direttore, piaccia o non piaccia). Un’analisi molto lucida e dettagliata, con fatti inconfutabili, che disegna una Nazione allo sbando. Da quattro anni, guarda caso gli anni che sono serviti per compiere il disastro azzurro. Legare il disastro al solo fatto di essere usciti dal gironcino dei Mondiali è ridicolo, e molto limitativo e pericoloso.

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Il disastro azzurro non è solo legato al campo, dove pur è normale che un gruppo di ragazzotti possano arrivare senza benzina né energie nervose che ti permettono di muovere le gambe in modo svelto e intelligente. Il disastro è politico e gestionale. Per politico intendo la scarsa considerazione che della nostra Federazione hanno in Europa e nel Mondo: certo non è colpa mia, né della Juve, ma un po’ di tutti. Certo le maggiori colpe le hanno i dirigenti, almeno quelli che da quattro anni contano e fanno contare. Rimanendo in Federazione i vari Abete, Valentini e tutta la truppa di sciacalli dovrebbe seriamente pensare a farsi da parte. Brutta la parola dimissioni, ma farsi da parte pare una scelta proprio logica. Per gestionale si intende quella maniera di amministrare la giustizia e distribuire in quel modo pene, applausi e stima. Qui non ci sono solo i fatti, ma anche le analisi che la stampa estera, che è vergine rispetto a quella italiana violentata da logiche di poteri troppo forti per non pesare sugli editoriali e le scelte di redazione, ha compiuto sulla situazione italiana. Analisi ben nascoste dai nostri giornali, ma per fortuna c’è Internet.

Il consiglio è quello di leggere l’editoriale del Direttore e provare a confutare quanto da lui detto. L’esperimento potrebbe dare i suoi frutti se lor signori vogliano per un attimo dimenticare il cognome Moggi e il ruolo che ha avuto nella Juve. Se ci riuscite, d’un tratto dovreste vedere la realtà dei fatti. E d’un colpo dovreste pure trovare da voi le giuste soluzioni. Ma siamo in Italia, quello che è giusto diventa sbagliato. E il ridicolo prende il sopravvento. O, prendendo a prestito le parole del Direttore

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Ci sono persone che nascono per fare i secondi, che non possono fare i primi, e se, per disavventura, arrivano a fare i primi possono combinare qualsiasi tipo di sfracelli: è il nostro caso.

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Altra lezione di ragionamento e giornalismo.

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