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Lezioni di meritocrazia e pragmatismo: fuori Pirlo, dentro Pogba

In valore assoluto il calcio diventerebbe noioso. Anzi, diventerebbe matematica e logica, due materie molto pure che non lasciano spazio alla magia e alla sorpresa. E non sarebbe più quel meraviglioso sport dove tutto è possibile, dove le regole scritte e non scritte possono essere eluse, scavalcate, violate, ribaltate.

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In valore assoluto uno come Pirlo non lo leveresti mai dal campo, nemmeno con le stampelle, nemmeno con 40 di febbre, nemmeno a 60 anni di età. Ma in valore assoluto certe squadre vincevano regolarmente il campionato a luglio, tranne che a settembre erano quasi fuori dalla lotta scudetto. E’ nata così Calciopoli, ma questa è un’altra storia.

La storia che raccontiamo adesso è quella di Paul Pogba, nazionale francese delle giovanili, anni 19. Un fisico da granatiere, abbastanza simile a quello del primo Vieira. Cresta, perché siamo nel 2012 e i ragazzi sono tutti un po’ estrosi (prego, evitare battute), e un carattere niente male per uno arrivato soltanto ad agosto alla Juve. Davanti, gerarchicamente, aveva Pirlo e Marrone. Da sabato davanti, nelle gerarchie, non dovrebbe più avere nessuno. Un po’ perché Marrone sta studiando da nuovo Mascherano, un po’ perché Pirlo è stranamente appannato e forse c’è qualcosa di più rispetto alle tre partite ogni giorno. Fra un po’ c’è la sosta e allora al rientro valuteremo il tutto, intanto la Juve non può permettersi un Pirlo da 6.

Discorso forte, lo capiamo, ma alla Juve ho visto sempre attuare un concetto: gioca chi è più in forma e chi può garantire la vittoria. I nomi, anche forti, restano fuori se non rendono per quello che possono rendere. Lo sa bene Conte che alla Juve ha giocato con diversi nomi importanti. Lo sa bene Conte che alla Juve è diventato capitano perché in campo ha dato tutto, ma proprio tutto guadagnandosi i gradi di eroe sul terreno di gioco, a forza di sfuriate e pressing, di corse a perdifiato e tanto sacrificio.

Il genio di Andrea è appannato, indubbio. Non è da Andrea Pirlo nascondersi durante la fase di manovra, non staccarsi dall’avversario, verticalizzare poco nonostante il poco movimento dei suoi compagni. E anzi il poco movimento è stato dettato dalla sua scarsa vena, con tutta probabilità. Leggo almeno questo dalle parole di Giaccherini: “Macché stanchi, la squadra c’è, semplicemente la Fiorentina ha fatto girare meglio il pallone“.

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E tocca così a Pogba, perché è giusto provare a dare un cambio. Se il 3-5-2 non può essere toccato per ragioni di equilibrio e nomi, perché in fondo un po’ di stanchezza contro i Viola poteva starci e perché il pensiero a Roma e Champions è inevitabile, allora dentro uomini freschi, in grado di dare un cambio di rotta e di ritmo.

Tocca a Pogba che a Firenze non ha dato segni di emozione o di timore reverenziale. Se l’arrabbiatura di Ferguson è vera, allora abbiamo in casa un potenziale campioncino e conviene dargli possibilità per esprimersi e crescere. Anche sbagliare, ma in queste prime prove lo abbiamo visto fallire pochi palloni.

Di sicuro il carattere non gli manca:

La Juve può aiutarmi a realizzare un sogno, diventare il giocatore più forte del mondo. Voglio giocare 25 partite quest’anno e diventare uno dei cinque giovani calciatori più forti del mondo.

Sabato sarà alla sua terza presenza. Non è Pirlo, forse mai lo sarà, ma il fisico lì in mezzo può darci una mano, laddove cioè stiamo soffrendo proprio il ritmo degli avversari, laddove i soli Marchisio e Vidal non bastano. Non è Pirlo, ma sa toccare bene il pallone e pare molto tranquillo anche in mezzo al traffico. Quello che ci serve per sostituire un appannato Pirlo.

Dunque, ecco spiegate la meritocrazia e il pragmatismo. La prima parola spetta a chi sul campo può dare realmente qualcosa di più, anche solo dal punto di vista fisico in questo tour de force di partite in cui siamo costretti ad affrontare squadre che preparano la partita della vita contro di noi. Pragmatismo vuol dire fare come Lippi: ogni mossa possibile per portare a casa la vittoria. Il tempo per riflettere e polemizzare lo lasciamo agli altri. Pirlo non si discute e fra qualche giorno qualcuno tornerà a chiedere scusa al bresciano, intanto noi ritroviamo la vittoria.

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