I Nazionali torneranno a casa. Per molti sarà l’occasione propizia per riposarsi e cercare di capire se dal calcio intendono solo riscuotere o intendono pure dare. Perché la Slovacchia, costretta a disfare valigie già pronte, ha corso, si è impegnata, ha applicato alcune utili idee al calcio, ha tentato e alla fine ha meritatamente vinto. Ci ha messo il cuore e tanta umiltà. Esattamente il contrario di quanto fatto dagli azzurri. Non tutti. Per esempio quel pazzo di Fabio Quagliarella che per poco non cambia la faccia a una storia che sembrava scritta. Quel Quagliarella cui si è preferito Di Natale o Gilardino o lo stesso Iaquinta, tutti terribilmente indietro (si salva solo Iaquinta, in tal senso) di personalità. Mentre il cucchiaio con cui il napoletano ha messo dentro il definitivo 3-2 è di quelli che significano “io le palle ce le ho e le ho messe”. Un po’ quello che ha detto il suo sguardo, conscio dell’inutilità di una simile prodezza. Riceverà i complimenti delle redazioni sportive mondiali, ma il gol è già dimenticato. Si torna a casa perché è giusto così, perché siamo di molto inferiori rispetto alle altre Nazionali, comprese Nuova Zelanda e Slovacchia. Perché il valore assoluto nel calcio non esiste: c’è da correre sempre, c’è da lottare per novanta minuti, c’è da dimostrare costantemente le proprie doti. Chi potrebbe oggi dire che questo o quel giocatore ha messo in campo umiltà, cuore, determinazione e intelligenza?

Advertisment

D’accordo che hai sulla coscienza il gol slovacco, ma caro De Rossi devi svegliarti e reagire, non nasconderti e perdurare in uno stato catatonico imbarazzante. Si corre e si sbaglia, ma smettere di correre e lottare mai! Non ce lo possiamo permettere. Strana a quel punto la sostituzione di Gattuso, col fantasma di De Rossi in campo. Dov’è ora la tessera del bravo calciatore?

Su Di Natale ho finito gli insulti, che poi insulti non sono. Si tratta di sana coscienza civile: forte coi deboli (Serie A) e debole coi forti. E’ lo stato naturale dell’uomo medio, giusto che sia così. In natura qualunque specie animale obbedisce alla regola precedente. A casa Totti e Del Piero e dentro Di Natale: la sostanza e la forma cambia, in modo decisivo. L’hanno voluto in campo, e al di là di un ovvio gol a porta vuota, al di là pure degli errori da dilettante commessi, in campo Di Natale non si è visto. Doveva essere il collante fra un centrocampo muscolare (Montolivo, De Rossi e Gattuso) e i due velocisti (Iaquinta e Pepe). Si è nascosto per gran parte del match, salvo tentare il tutto per tutto incoraggiato da Quagliarella, reo di aver svegliato molti da un sonno o un letargo imbarazzante. Totò, torna in provincia, non c’è nulla di male. Si fa molta più strada e ci si diverte di più se si conoscono i propri limiti. Spero Prandelli lo abbia osservato attentamente.

Advertisment

Facile, facilissimo prendersela con Cannavaro, eppure se solo si riuscisse per una volta e una volta soltanto a guardare il tutto con occhi obiettivi è facile accorgersi che è uno fra i più positivi, in un deserto di nullità. Qualche buona chiusura, ma pure tanti errori di squadra e di concetto. Nessun filtro del centrocampo, esterni carenti in fase difensiva e nulli in fase offensiva: nemmeno un muro avrebbe retto. Coraggio, ti massacreranno, ma tanto sarai lontano i petroldollari allevieranno i tuoi dolori.

Chi crede al caso saprà già la risposta: se Buffon non poteva prendere parte attiva in questo mondiale un motivo c’era e, ora, è evidente. Mi fermo qui. Analogo discorso vale per Pirlo: ricordo un paio di giocate in cui lui aveva la palla e non riusciva a trovare un compagno libero, costretto a girarla a Cannavaro o a Chiellini. Non può essere colpa di Lippi.

E così arriviamo al punto chiave della vicenda. Ora usciranno i genietti di turno: è tutta colpa sua, non doveva tornare, è incapace, è permaloso. Le solite cazzate che su di lui si dicono da sedici anni. Non sarà un amicone della stampa e dei giornalisti, ma un po’ di oggettività la si deve pur usare. Mi riferisco a Lippi e al suo ruolo in questa vicenda. Cominciamo col elencare chi ha lasciato a casa, escludendo per ragioni ben descritte da Gattuso (non uno qualunque nel gruppo Azzurro) i vari Balotelli (che io non avrei voluto, non per ragioni tecniche) e Cassano (che io avrei portato solo e solamente per ragioni tecniche, ma in fondo sono d’accordo con Gattuso), e che poteva cambiare le sorti del mondiale italiano: Cossu, Matri, Motta, Candreva, Pellissier, Cristiano Lucarelli, Matteo Ferrari? Forse gli unici errori sono appunto due: Cassano e Giuseppe Rossi. Per il resto il trucco è semplice: chiunque avesse giocato nell’undici titolare di queste tre partite avrebbe fatto la fine di chi ha poi giocato. Svuotati dentro di ogni energia nervosa, come dimostra il tempo perso a recuperare palloni o protestare per il pestone ricevuto. Svuotati dentro di un minimo di dignità, perchè il solo fatto di partecipare a un campionato del mondo dovrebbe regalarti emozioni e uno spirito unico, almeno credo. Immagino che essere in quei 23 dovrebbe permetterti di proporti in campo con la voglia di spaccare il mondo, quello stesso mondo che ti sta guardando in TV. La domanda perciò è la seguente: le non sovrapposizioni sulla fascia, i non inserimenti, la mancanza di dialogo fra le punte, o la mancanza di punte vere, i tiri che nessun attaccante ha scoccato, i cross inesistenti, davvero sono problematiche riconducibili a Lippi? Quello stesso Lippi che aveva plasmato un gruppo di poco superiore a quello attuale portandolo in vetta al mondo! L’ha detto Buffon, per ultimo: a casa di fenomeni non ce ne sono, e questo gruppo è inferiore a quello di quattro anni fa. Buffon, non uno qualunque. Amen.

Per finire e meglio descrivere il nostro paese, bisognerà che Bossi risponda a una domanda semplice semplice: non è arrivato il bonifico in casa slovacca o che altro? Perché serve la faccia come una parte anatomica chiamata sedere per dire certe cose, mettere le mani avanti e poi scusarsi. Troppo facile, ovvio, perfino banale. Ma ora come la mettiamo? Di fronte alla voglia e alla serietà di ragazzi che in fondo si potevano far bastare il gironcino a tre, di fronte alla umiltà mostrata in campo e all’attaccamento a quei colori, beh come la mettiamo? Siamo sicuri che i palloni gonfiati che siamo fanno bene al futuro dell’Italia? Siamo sicuri che nei nostri meccanismi civili non ci sia proprio nulla da cambiare, a partire dalla gente che decide per noi, in campo politico come nello sport e come nella cultura? Siamo sicuri che non siamo su una strada terribilmente contorta e sbagliata? Caro Bossi, hai perfettamente dimostrato come ragione l’italiano. Dell’uscita dal Mondiale mi vergogno, del fatto che all’estero mi vedono come tuo (tuo in senso esteso, alla categoria di chi la pensa come te) conterraneo… beh questo mi fa schifo! Col cuore!

Advertisment