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Lo strano caso del deferimento ritardato di Moratti

Tra gli appunti e le carte, tra le foto di famiglia e le agende, in quella scrivania giaceva da quasi un anno un pacco di carte interessanti. La scrivania è quella del Dottor Palazzi, ambiguo operatore di giustizia a senso unico, mentre il faldone riguarda le trattative che hanno permesso a Milito e Thiago Motta di vestire il nerazzurro. Ma il problema qual è?

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Dal 27 maggio 2005 Preziosi risulta inibito. Non potrebbe partecipare a trattative, né chiudere contratti, né andare nello spogliatoio durante i match di campionato. Usiamo il condizionale perché c’è di mezzo la Giustizia Sportiva, molto ambigua e per nulla coerente, e l’Inter di Massimo Moratti che le regole le calpesta in lungo e in largo.

A tutti gli effetti, quindi, il Presidente Preziosi non poteva sedersi al tavolo delle trattative col Presidente Moratti, invece lo ha fatto. E’ un’uscita incauta la sua, probabilmente eccitato dalla chiusura dell’affare che gli permetteva di incassare una quarantina di milioni di euro. Compresi i cartellini di un po’ di giovani. La classica maxi operazione che ha permesso a Moratti di generare milioni di euro di plusvalenze fittizie, insabbiate dalla stampa e in palese disaccordo con le norme. Ma non accadde nulla, nemmeno quando Recoba, col passaporto falso, poteva giocare contro le regole federali. Allora fu un patteggiamento, oggi?

L’uscita incauta di Preziosi, contento e soddisfatto, venne rilasciata a Telenord, poi venne ripresa dai quotidiani. Moratti ha smentito caldamente, ma Palazzi, udite udite, ha letteralmente cestinato la sua versione dei fatti. Troppo comoda, troppo stupida per essere vera. Non si capisce anche perché Preziosi avrebbe dovuto mentire. Proprio Preziosi che con l’Inter ha un rapporto molto buono, da amici e confidenti come lui stesso ha detto.

Palazzi quelle carte le ha guardate soltanto una settimana fa. Il 31 maggio 2010 scatta il deferimento delle società e dei diretti interessati, ovvero dei presidenti di Genoa e Inter. Ecco il documento. 31 maggio 2010 contro maggio 2009. Fa un anno. Perché un anno? Lo vedremo alla fine di questo articolo.

La Cazzetta-Rosa ha subito principiato a smontare il caso, ma caso non è. Tre righe per descrivere quella che secondo loro è una burla. Tutto sommato, un centinaio di euro di multa, una pacca sulle spalle e via, amici come prima. Non si fa fatica, fra l’altro, ad ammettere questa ipotesi di conclusione della vicenda. Comandano loro. Nel bene o nel male, ma più nel male, comandano loro. Gli etici per eccellenza, gli onesti per fama. In realtà la vicenda è più complicata e seria.

Il Nuovo Codice di Giustizia Sportiva ha in sé un paio di articoli che necessariamente collimano col deferimento. Per prima cosa ci sarà da affrontare la falsa testimonianza resa da Moratti, secondo quanto detto da Palazzi. Quindi si andrà di fronte la Disciplinare. Proviamo a non usare il sentimento popolare come quando si distrusse la Juve e facciamo leva sulle regole che, se non vado errato, dovrebbero essere applicate nonostante colori ed esborsi dei presidenti interessati (per esempio i famosi 600 milioni di euro che avrebbero permesso a Moratti di non andare in B, qualcuno ricorda?).

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L’articolo 10 del CGS recita:

Ai dirigenti federali, nonché ai dirigenti, ai tesserati delle società, ai soci e non soci di cui all’art. 1, comma 5 è fatto divieto di svolgere attività comunque attinenti al trasferimento, alla cessione di contratto o al tesseramento di calciatori e tecnici, salvo che avvengano nell’interesse della propria società. È fatto altresì divieto, nello svolgimento di tali attività, di avvalersi di soggetti non autorizzati e di avere comunque contatti con tesserati inibiti o squalificati. In questi casi gli atti, anche se conclusi, sono privi di effetto.

Detto in altro modo, i contratti di Milito e Thiago Motta risulterebbero nulli. In netto contrasto con la realtà che ha visto invece i giocatori in campo. Cosa rischia la società che ha agito in questo modo? Rischia l’applicazione dell’articolo 17 che recita:

La punizione sportiva della perdita della gara è inflitta, nel procedimento di cui all’art. 29, commi 7 e 8, alla società che [...] fa partecipare alla gara calciatori squalificati o che comunque non abbiano titolo per prendervi parte.

E’ evidente allora quali sono i rischi. Ogni partita cui hanno preso parte Thiago Motta e Milito ricade nell’articolo 17 e perciò è da applicare una penalizzazione in punti. Il risultato è lo stravolgimento della classifica. L’applicazione letterale dell’articolo 17 prevede la sconfitta, il che vuol dire retrocessione in Serie B. Ma siamo seri, è l’Inter di Moratti che ha speso oltre 600 milioni di euro senza vincere nulla, ad esclusione delle coppe di cartone. Più probabile una forte penalizzazione in punti. Ma anche qui, siamo in presenza dell’Inter di Moratti che onesto si è autoproclamato. Non accadrà nulla.

Di certo è prevedibile una sanzione di questo tipo:

  • squalifiche per i giocatori valutabili in qualche mese;
  • squalifiche per i dirigenti, ossia i presidenti;
  • ammende per le due società.

Tutti felici e contenti. In realtà, i tre punti di cui sopra potrebbero anche sparire come il miglior Silvan saprebbe fare di fronte a una platea resa omertosa dagli onesti-di-diritto.

Il ritardo di Palazzi non è casuale, è doloso. Oltre che vergognoso e pericolosamente indiziario di una vera associazione a delinquere che coinvolge la Procura e la Federazione, con a capo, fra gli altri, proprio il Presidente Spendaccione. Il fatto di aver firmato il documento di deferimento il 31 maggio 2010, sommato a un probabile cambio di regole o il ritrovo di qualche postilla al CGS in braille, escluderà sanzioni sulla stagione appena trascorsa. E’ una ipotesi, questa, molto probabile. Non accadrà nulla, tranquilli, è solo un incidente di percorso. E la Cazzetta-Rosa potrà continuare a stampare magliette e dvd sui titoli di cartone. Auguri, contenti loro!

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