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Lo strano caso della norma sugli extracomunitari

Ora che il mercato entra nel vivo, molti si sono già dimenticati della nuove norme sull’acquisto degli extracomunitari.

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Norme che limitano l’ingaggio ad un solo elemento per squadra. Ma perché questo sarebbe uno strano caso?

Facciamo un passio indietro e in particolare guardiamo al mercato nerazzurro della passata stagione. Arrivarono Eto’o, nazionale camerunese, e Milito, nazionale argentino. Ci limitiamo per dovere di cronaca a questi due soli nomi. Se la norma attuale fosse entrata in vigore in quei giorni, il Dott.Ing.Prof. Moratti avrebbe dovuto scegliere fra uno dei due. E taciamo su irregolarità praticamente accertate (ma sulle quali nessun provvedimento è stato preso, alla faccia della pulizia dell’odierno calcio) fra quel gran signore di Preziosi, presidente del Genoa, e quel grandissimo signore presidente del calcio italiano e padrone della Seconda Squadra di Milano. Per eventuali approfondimenti leggere Lo strano caso del deferimento ritardato di Moratti.

A mercato chiuso, cioè il 2 settembre 2010, quando ormai i giochi erano fatti, qualcuno ha notato una distonia piuttosto strana. Proprio nell’anno in cui l’Atalanta di Milano non si è mossa sul mercato è apparsa, di fretta e furia, una norma alquanto curiosa. Curiosa perché non prevede già la salvaguardia dei vivai e del marchio italiano, ma preclude le possibilità di fare mercato a tutte le società, che proprio in quel periodo avevano già chiuso alcuni colpi o pianificato su una rosa di trattative ben precisa. Nel corso di quel mese, ma già ad agosto, qualche buon analista di calcio aveva sollevato dubbi sui benefici di tale limite imposti dalla Federazione. A pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca.

Oggi la Juve, come tutte le altre squadre, è praticamente vittima di questa norma e l’affare Dzeko, qualora fosse una trattativa reale, non può andare in porto proprio per l’impossibilità di acquistare il bosniaco, quindi extracomunitario.

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A suonar male è comunque la situazione fattuale delle rose della Serie A, o Torneo Aziendale come notoriamente conosciuta.

La Juve schiera 17 italiani e 7 stranieri. Questi ultimi si chiamano Felipe Melo (brasiliano), Alexander Manninger (austriaco), Armand Traoré (francese), Zdenek Grygera (nazionale ceco), Jorge Martinez (nazionale Uruguay), Milos Krasic (serbo). Escludiamo dal conteggio tutti i primavera che per il 90% sono ancora italiani.

La Seconda Squadra di Milano invece presenta ai blocchi di partenza ben 22 stranieri divisi fra brasiliani, colombiani, argentini, africani, serbi, addirittura un macedone e uno proveniente da Plutone.Gli italiani sono 4 e si chiamano Castellazzi e Orlandoni (rispettivamente sesto e ottavo portiere in rosa) e Materazzi e, sì dai, insieriamo pure Santon. Durante la permanenza di Benitez sono stati fatti esordire anche alcuni giovani fra cui Natalino (italiano, ma pare abbastanza confuso dopo che ha marcato Zarate) e, tanto per non smentirsi, Obiorah (nigeriano) e Alibec (rumeno).

Il Milan si caratterizza per 14 stranieri e 13 italiani (inserendo pure il politicante e calciatore-in-pensione Oddo).

Che razza di salvaguardia del marchio italiano e dei vivai è questa?

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