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L’occasione della vita sprecata da Matri

Ha avuto l’occasione della vita per Matri, la possibilità di dare una svolta alla stagione europea della Juve e alla sua carriera, scacciando via le voci che lo vogliono sul mercato dalla scorsa estate.
Matri deve tornare a fare quello che sa, cioè segnare, e mettere da parte i cattivi pensieri e la tensione che sembra accompagnarlo da qualche mese quando scende in campo.
Ma non ce l’ha fatta neanche l’altra sera in Champions nonostante Conte gli avesse dato fiducia un po’ a sorpresa contro il Nordsjaelland. Sfortunatissimo nel colpire la traversa di testa nel primo tempo, imperdonabile nella ripresa a tu per tu con il portiere avversario in campo aperto e recuperato da un difensore. In mezzo un altro paio di buone occasioni sciupate e gli occhi sempre più pieni di tristezza, che neanche l’assist a Quagliarella può riempire davvero di gioia.

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Sembra essersi perso dentro sé stesso e all’interno dei meccanismi di gioco di Conte, il Mitra. Lui che aveva saputo subito prendere per mano la Juve scalcinata di Del Neri nella metà stagione giocata a Torino quell’anno, diventando un punto fermo dell’attacco. E da lui era ripartito Conte, rendendone un perno della prima parte di stagione della Juve caratterizzata dal tridente con Matri centrale affiancato da Vucinic e Pepe, dopo la breve parentesi del 4-2-4. E Matri non delude, con 9 gol nel solo girone d’andata, non male per chi non tira rigori e punizioni.
Ma il gioco della Juve (fortunatamente) è molto diverso da quello in cui si era imposto Matri nella metà stagione precedente. Con Conte la Juve fa la partita, gioca sempre nella metà campo avversaria con fraseggi rapidi che coinvolgono tutti fino a schiacciare l’avversario nella propria trequarti. E così il centravanti si ritrova spesso a giocare spalle alla porta, a fare da sponda x gli inserimenti dei centrocampisti e ad allargare il gioco sugli esterni. E qui Matri inizia a faticare e a palesare alcuni limiti tecnici soprattutto nello stoppare il pallone per rigiocarlo, lui che dà il meglio di sé quando si trova a puntare direttamente la porta avendola davanti, con maggiori spazi a disposizione grazie ad esempio ai contropiedi. Ma la Juve, come dicevamo, non aspetta più solo che sia l’avversario a sbagliare per giocare di rimessa, ragion per cui anche Krasic si perde ben presto all’interno del nuovo e meraviglioso progetto tattico. Conte chiede molta corsa, pressing e sacrifici anche alle punte, inoltre. E Matri fatica da questo punto di vista, perdendo spesso lucidità sotto porta perché non abituato a questi ritmi.
Eppure nella prima parte di stagione i numeri sono ampiamente dalla sua parte, con 9 gol pesanti e con il tridente che riesce comunque a metterne in evidenza i pregi. E soprattutto Matri sente forte la fiducia di Conte e della piazza, si sente un giocatore importante al centro del progetto e questo gli dà forza e gli consente di andare oltre i propri limiti.

Ma tutto cambia radicalmente al termine del mercato di gennaio. Aumenta decisamente la concorrenza in attacco con l’arrivo di Borriello, la crescita fisica e psicologica di Quagliarella dopo il grave infortunio, il miglioramento delle condizioni di forma di Del Piero e lo status di intoccabile che ormai si è guadagnato Vucinic. Nel frattempo Conte inizia a giocare sempre più spesso col 3-5-2 e Matri inizia a conoscere la panchina in nome di una concorrenza spietata. Psicologicamente il Mitra bianconero ne risente e fatica a reagire. Segna un solo gol, ma pesante come un macigno, nel girone di ritorno contro il Milan raddrizzando nel finale una partita che sembrava persa. Quella sera Matri era in panchina ma quando è entrato ha cambiato quasi da solo la partita con un gol magnifico e un altro ingiustamente annullato. Da lì in poi le cose sono molto cambiate, nonostante resti lui il miglior marcatore stagionale della Juve Campione d’Italia.

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In estate le continui voci di mercato che lo vogliono partente, insieme a quelle sulla disperata ricerca da parte della Juve del famoso Top Player, non lo aiutano dal punto di vista psicologico, perché sembra proprio essere mentale il blocco che ha colpito Matri al di là dei limiti tecnici o tattici che può avere. Quest’anno tra campionato e Champions Conte sta facendo ruotare tutte le punte, compreso Vucinic che sulla carta è il punto di riferimento offensivo, senza ottenere buoni risultati dal punto di vista realizzativo. E Matri anche e soprattutto in questa stagione dimostra di subire la concorrenza. Quando gioca appare contratto, teso, quasi con la paura di sbagliare. Contro la Roma riesce a tornare al gol fortunatamente, sette mesi dopo la prodezza di San Siro. Ma oltre un mese dopo è ancora a secco, mentre iniziano a rincorrersi le voci di mercato in attacco per gennaio dati i numeri non esaltanti neanche delle altre punte.

Ha avuto un’occasione enorme Matri e l’ha fallita, un’occasione per sé stesso e soprattutto per la Juve. Deve solo mettere da parte le paure e pensare a buttarla dentro quando ne ha l’occasione, deve dimostrare di essere davvero da grande squadra perché ne ha le qualità, I limiti possono essere migliorati col tempo se alcuni errori vengono compensati dai gol. A lui si chiede soprattutto di segnare, qualunque tipo di calcio si pratichi e con ogni sistema offensivo. Può darsi che lui preferisca giocare in contropiede oppure col tridente, ma deve smetterla di pensarci, deve scacciare i suoi fantasmi e permettere alla Juve e ai suoi tifosi di continuare a sognare.

Se sei alla Juve devi tirare fuori gli attributi soprattutto nei momenti di difficoltà e quando sembra che tutto ti sia contro. Matri deve prendere esempio da Bonucci da questo punto di vista. Il campo infatti, se dimostri carattere, può cambiare qualsiasi cosa. Ma se non ci metti del tuo, allora diventa dura.

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