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Lotito e le frasi che fanno paura. Ma sono giuste?

Che Claudio Lotito non sia il solito personaggio anonimo lo si era ben capito nel momento stesso in cui ha fatto il suo esordio nel calcio italiano. E’ una persona schietta, per quanto mi riguarda anche simpatico. Va ogni tanto in escandescenza, talvolta dice cose di cui poi si pente, ma spesso le azzecca. E fa male. Tanto male da meritarsi un numero enorme di risposte via TV e giornali.

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Anni fa, quando Capello allenava la Juve e andò in scena la partita contro i biancocelesti, Lotito si rese protagonista di un dopo partita dai tratti demenziali. La Juve si presentava al via con metà squadra infortunata e l’altra metà squalificata. In attacco giocarono Zalayeta e Kapo, perché Del Piero abbandonò il match dopo essere stato massacrato volontariamente dai difensori biancocelesti (che conoscevano il suo stato precario di salute). Quella partita fu vinta da Capello grazie a un’intuizione geniale di Pavel Nedved, a 2 minuti dalla fine. Quei tre punti furono il macigno più pesante per uno scudetto strameritato. La delusione fu così cocente che Lotito andò davanti le telecamere vaneggiando chissà quale complotto, il solito. Poi Maurizio Mosca lo bruciò secco con un’osservazione e Lotito il giorno dopo ebbe modo di scusarsi. Coerenza d’altri tempi, e non certo caratteristica di taluni protagonisti di questi squallidi anni di calcio italico.

Tipo quel signorotto del cinema prestato al calcio. O meglio: il calcio prestato al suo show. De Laurentiis, ma è un discorso che ho già avuto modo di trattare.

L’ira di Lotito non si placa. Nicchi e Abete hanno tentato di dare una risposta plausibile ai numeri e alle accuse del Presidente laziale. Presidente che rimane l’unico eroe moderno vista la Coppa Italia e la Supercoppa Italiana vinte qualche anno fa ai danni della squadra organizzatrice dei due tornei.

Ma vediamo cosa ha detto Lotito. Dichiarazione numero uno:

A noi sono stati assegnati 2 rigori, uno col Bologna già sul 2-1 a tempo scaduto, ininfluente, e uno con la Fiorentina. Alla Roma 9, al Napoli 7. Non c’è bisogno di aggiungere altro, viste anche le posizioni in classifica similari.

Questa se la poteva risparmiare. Perché scatenerebbe l’ira di Ghirardi e comunque un simile conteggio dimostra tutto e, anzi, nulla. Come si può evitare questo strascico di polemiche, costanti in ogni maledetta domenica?

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Il rimedio? La moviola in campo anche per gli episodi decisivi. Un rigore lo è. A San Siro sabato Zanetti è stato solo ammonito per il fallo su Cassano, mentre Biava ha pure pagato con il rosso per una spinta che non c’era. Mi spiegate l’uniformità?

Qui il Presidente laziale fa notare la difformità di giudizio nei confronti di Biava e del capitano della Seconda Squadra di Milano. Mai una volta che quest’ultima possa lamentarsi di qualcosa. Strano, no? O è tutto così palesemente normale?

L’ultima stoccata è di quelle geniali, ma in Italia finirà nel dimenticatoio, in barba alle regole, anche quelle più semplici:

E adesso si entra in regime di fair play finanziario. La Lazio ha 111 anni, nelle ultime stagioni ha vinto una Coppa Italia e una Supercoppa. Le altre non mi pare. E si è sempre chiamata Lazio, non Napoli Soccer. Facile non sanare i debiti pregressi come ho fatto io. E questi sono vantaggi indiscussi.

Allora l’idea è semplice. C’è una squadra che in Italia può macinare debiti su debiti ed essere additata come esempio manageriale. E’ quella che ha mandato in B la concorrente, che poi concorrenti non lo erano per niente visto che una lottava per vincere, l’altra per tentare in qualche modo di acciuffare quel maledetto terzo posto che poche volte era arrivato in 16 anni di lauti investimenti.

L’idea è ancora più semplice se si prende per intero l’insieme formato da Roma, Seconda Squadra di Milano e Milan. Debiti per oltre 500 milioni di euro, mai saldati. Plusvalenze fittizie e bilanci irregolari, talvolta truccati. Le regole valgono per tutti, sembra chiedersi Claudio Lotito?

La risposta è evidentemente no! Ma questa è pulizia. Pulizia del calcio. Questo significa spazio per tutti, anche se non si capisce cosa vuol dire la parola tutti.

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