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Marotta, è ora di fare la spesa

Feste natalizie di lavoro per il direttore generale Marotta.

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Che sia un outlet o una boutique, bisogna comunque andare a fare la spesa.

Lucio vuole andar via. Asamoah parte per la Coppa d’Africa. Bendtner starà fermo forse tre mesi.

A ciò si aggiunga che Isla, De Ceglie e Matri stanno offrendo un rendimento molto al di sotto di quello preventivato.

Non aspettiamoci nomi altisonanti (quindi niente boutique) ma cerchiamo di non comprare al mercatino. E facciamo le cose seriamente ed a tempo. Non riduciamoci all’ultimo giorno per tirar fuori dal cilindro un altro Bendtner. Nulla contro il danese che, presentatoci come un ribelle, ha dimostrato invece disciplina, pazienza, abnegazione, spirito di squadra. Abbiamo imparato a volergli bene al punto che mercoledì il pubblico quasi voleva spingere, con il solo desiderio, i suoi palloni in fondo alla rete. Un goal, per farlo felice, perché se lo meritava. Solo un goal per vederlo sorridere. Invece il maledetto infortunio a metà di una serata dove il goal probabilmente sarebbe arrivato sul serio. Ma quel goal non avrebbe cambiato una realtà ormai ben delineata: Bendtner come fisico è proprio il giocatore che in certi frangenti (quando il goal non arriva e la squadra avversaria difende in 11 nella propria metà campo ed in 9 nell’area di rigore) serve alla Juve, ma non è un bomber, c’è poco da fare o da dire. Un acquisto frettoloso, un acquisto sbagliato. E comunque un bravo ragazzo al quale ci siamo affezionati e che saremmo felicissimi  ci smentisse segnando il goal decisivo nella finale di Champions (quanto corrono la fantasia e i desideri ……).

Non ci aspettiamo nomi altisonanti perché ormai alle storielle che raccontava Marotta d’estate non crede più nessuno, addirittura neanche lui. Il direttore ha detto che nessuna squadra italiana può permettersi un Van Persie. Più chiaro di così! Peccato che di Van Persie aveva parlato lui, mesi or sono.

Non ci aspettiamo nomi altisonanti perché lo ha detto Conte che, senza offesa per Marotta, è il nostro referente anche a livello di mercato. Parole di Antoniocapitano: “Siamo molto avanti rispetto ai programmi. Vogliamo ripeterci in Italia e provare a fare cose importanti in Europa. Negli anni a seguire anche noi potremo permetterci giocatori da 30 o 40 milioni di euro”. Negli anni a seguire, appunto. Parole chiare, di chi chiaro è sempre stato. Parole non di un semplice allenatore, ma di un allenatore manager. Appena arrivato a Torino aveva subito chiarito che voleva comandare a 360 gradi. Ma doveva dimostrare qualcosa per poter pretendere così tanto potere. Ora se lo è guadagnato sul campo e quindi non abbiamo nessun dubbio che oramai diriga la Juventus così come fa Sir Alex Ferguson con il Manchester United.

Marotta, bravissimo uomo, deve eseguire gli ordini. O quanto meno cercare di eseguire. Conte sa quale sono le disponibilità economiche, quali sono gli equilibri della squadra, a cosa realisticamente può aspirare. Quello chiederà, nulla di più. Che Marotta glielo dia.

Se un allenatore dice: “Quando si parla di Giaccherini, quando si parla di Padoin, quando si parla di Marrone, di Caceres, di chi sta giocando di meno, si parla di elementi a cui io non rinuncerei mai, elementi dei quali io ho la massima fiducia e finché io sarò l’allenatore della Juventus staranno sempre con me”, significa che il gruppo e il senso di appartenenza al gruppo, al progetto, all’idea, alla maglia sono più importanti dei fuoriclasse lunatici o primedonne.

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Ma torniamo alla lista della spesa.

Un difensore per sostituire Lucio. Un esterno sinistro per sostituire Asamoah se De Ceglie non torna in sé.

Ma Asamoah poi tornerà, per cui due acquisti potrebbero essere troppi. E allora c’è già un nome ben delineato: Federico Peluso, classe ’84 dell’Atalanta. Bortolo Mutti, che lo ha lanciato in serie A, ne parla così: “Peluso è nel pieno della sua maturità, può fare il centrale e il terzino sia nella difesa a tre che a quattro. Si è completato in questi anni, ha una buona struttura tecnica ed atletica e la sua grande duttilità è perfetta per noi allenatori. Può giocare in almeno tre ruoli, è come avere tre giocatori…“. E, a quanto pare, ci potrebbe essere anche il benestare di Mister Colantuono: “Non so se c’è una trattativa, lui è migliorato in questi due anni. E’ un giocatore importante, sa fare anche il centrale. Se resta con noi sarei felice, se andasse alla Juve sarei felice per lui“.

A centrocampo con Pirlo, Marchisio, Vidal, Pogba, Giaccherini, Padoin e, all’occorrenza, Marrone non abbiamo bisogno di niente.

Rimane la punta, il bomber, il pivot o come preferiamo chiamarlo.

Drogba sarebbe il massimo. E non bisognerebbe acquistarlo alla boutique. Si tratterebbe di un prestito, con un impegno economico sopportabile. Ma anche lui ha la Coppa d’Africa.

E un suo acquisto metterebbe definitivamente in panchina Giovinco, Quagliarella e Matri.

Vucinic è Vucinic e non si tocca. Su questo il comportamento di Conte l’anno passato è stato inequivocabile. Ma Conte ha voluto anche Giovinco e lo considera fondamentale per il suo gioco. Se sbagliasse la metà dei palloni che attualmente sbaglia per frenesia e per pressione psicologica, diventerebbe un fenomeno. Certo, quando le difese si chiudono troppo, serve la torre. Che non sono né Quagliarella, né Matri. Ecco la necessità del quinto attaccante. Che lo scelga Conte, tra quelli possibili. Un attaccante di peso, da utilizzare all’occorrenza. Un Borriello in condizioni migliori del Borriello dell’anno scorso. È evidente che Conte vuole un giocatore di quel tipo. Non bisogna scomodare un fuoriclasse. Moggi affiancò Padovano a Vialli, Ravanelli e Del Piero per vincere la Champions League. Rinunciando a Baggio. Ma Moggi era Moggi, ora non c’è.

Marotta vada a fare la spesa con in mano il fogliettino che gli ha scritto Conte.

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