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Marotta: pro e contro di una gestione in bianco e nero

Sono passati quasi tre anni da quando Beppe Marotta è entrato a far parte dell’organigramma societario della Juventus. Accolto come l’uomo della svolta, soprattutto alla luce di alcune brillanti operazioni di mercato condotte durante la sua militanza sampdoriana, l’attuale direttore generale ed amministratore delegato bianconero ha suscitato sentimenti contrastanti fra i tifosi. I suoi detrattori lo accusano di aver sperperato una fortuna per acquistare dei bidoni, mentre i suoi sostenitori lo difendono ricordando tutti i calciatori arrivati a parametro zero. Entrambe le tesi sono condivisibili, perché Marotta ha preso sia Martinez sia Barzagli, sia Krasic sia Pirlo, quindi è difficile schierarsi da una parte piuttosto che dall’altra. Ecco perché ho sentito il bisogno di tirare le somme della sua gestione fino ad ora, cercando di essere il più equilibrato possibile.

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Pro

• Riduzione del monte ingaggi – La cessione dei vari Tiago, Diego, Trezeguet, Camoranesi, Amauri, Melo ecc. ha prodotto un sensibile abbassamento del tetto salariale rispetto alla gestione precedente.
• Grandi acquisti – I giocatori più importanti arrivati con Marotta sono sicuramente: Pepe (10 mln), Bonucci (15 mln), Quagliarella (15 mln), Pirlo (parametro zero), Lichtsteiner (10 mln), Vidal (10,5 mln), Vucinic (15 mln), Barzagli (0,3 mln), Matri (18 mln), Asamoah (18 mln) e Pogba (1 mln), per un totale di circa 113 milioni di Euro.

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Contro

• Soldi bruciati – Martinez (12 mln) + Motta (5 mln) + Krasic (15 mln) + Elia (9 mln) + Padoin (5 mln) + Giovinco (11 mln) + Peluso (6 mln) = 63 milioni di Euro spesi per giocatori pressappoco inutili (e non ho considerato Isla, a cui va ancora concesso il beneficio del dubbio). Con questi soldi avrebbe potuto comprare 1 Falcao / 1 Cavani / 2 Suarez / 2 Aguero / 3 Dzeko / 3 Ibrahimovic… Insomma, invece di spalmare la cifra su vari investimenti di dubbio valore, la si sarebbe potuta impiegare per un solo grandissimo colpo.
• Abitudine a non condurre le trattative in prima persona – Se Galliani prende l’aereo e si reca direttamente dal presidente della squadra con cui deve trattare, Marotta difficilmente si muove da Torino, preferendo affidarsi a degli intermediari. Ha fatto così, ad esempio, con Vidal (preso), con Giuseppe Rossi (saltato) e con Drogba (saltato). Se io fossi, per dire, il presidente del Liverpool e dovessi trattare la cessione di Suarez alla Juventus, preferirei parlare direttamente con Marotta, piuttosto che con l’agente del calciatore, il quale deve poi riferire le notizie alla controparte e tornare con la risposta.
• Vizio di ridursi sempre all’ultimo istante – Sono ormai tre anni consecutivi che Marotta resta a guardare per i primi trenta giorni di gennaio e poi, allo scoccare della mezzanotte del 31, inizia ad imbastire decine e decine di trattative senza senso, correndo il rischio concreto di strapagare i calciatori (vedi Matri) o di non prendere nessuno per mancanza di tempo (vedi Poli). Sembra assurdo che una società del blasone della Juventus accetti di esporsi a figuracce del genere, lasciando trasparire una assoluta mancanza di programmazione. Forse questo tipo di atteggiamento portava risultati alla Sampdoria, ma non è proponibile ad alti livelli.

Conclusione

Il mio parere personale è che Marotta abbia fatto il suo tempo alla Juventus. Dopo tre anni è ormai chiaro che gli manca la capacità di fare il salto di qualità. Il suo posto potrebbe essere preso da Paratici (secondi alcuni, il vero artefice delle fortune di Marotta) o da Pierpaolo Marino, i cui acquisti costituiscono ancora l’ossatura del Napoli. È vero che la rosa che ha vinto lo scudetto la scorsa stagione è stata allestita da Marotta, ma è molto probabile che la stessa squadra con un altro allenatore non si sarebbe nemmeno qualificata per la Champions League.

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