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Meritocrazia? E’ dura farla capire a Milano!

I pianti della Cazzetta-Rosa sono direttamente proporzionali alle lamentele del Padrone Petroliere.

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E’ bastato un po’ di contraddittorio da parte di due mediocri formazioni (onestamente non si può parlare di corazzate né di squadroni) come Milan e Juventus che la supremazia fasulla della Seconda Squadra di Milano si è sciolta come neve al sole. Non venitemi a dire che la colpa è degli infortuni!? Perché l’anno scorso e due anni fa la Juve è stata massacrata indipendentemente dei 20 uomini costantemente assenti dal campo di gioco. Domenica dopo domenica. E non venitemi a dire che la colpa è quella di essere sazi: i trofei fasulli non ingrassano, anzi innervosiscono di più quando quelle che tu pensi essere vittorie sono in realtà degli acquisti e così all’estero li giudicano. Vittoriucole, perché frutto di inganni e di manovre losche.

In questo contesto diventa allora impossibile capire la scelta di oltre 200 tecnici e capitani di affidare ai tre meravigliosi interpreti del Barca la lotta per il Pallone d’Oro. Trofeo che negli anni ha toccato cifre anche ridicole, come quando fu scippato a Del Piero nel ’96 per consegnarlo a Sammer. O come quando diventò il premio al miglior giovane e cioè Owen, o il premio all’acquisto più costoso e cioè Figo. O il premio a uno che ce l’aveva fatta e cioè Cannavaro davanti al più meritevole Buffon (tra l’altro, entrambi della Juve, proprio alla vigilia di Calciopoli, un’anomalia che nemmeno in Matrix…).

Come spiegare quindi a quelli dell’Atalanta di Milano che il terzetto che si giocherà il Pallone d’Oro non è stato mai così giusto? Da qualunque parti la si guardi appare complicato trovare una pecca in tale scelta. L’ho ribadito più o meno coscientemente in questo blog e in questi due anni.

Purtroppo il Pallone d’Oro può essere assegnato soltanto ad un giocatore e soltanto una volta all’anno. Non l’hanno ricevuto MaldiniZoff, né tanti altri talenti del calcio mondiale. Va così. Ma negli ultimi due anni appare chiara una inversione di tendenza. Cristiano Ronaldo ebbe a firmare una stagione irripetibile, dove non si riesce più a distinguere il numero di gol dal numero delle giocate e delle presenze e delle vittorie. Autentiche, autentiche vittorie. Poi venne il turno di Messi, che attendeva lì la consegna. E Messi quest’anno se la gioca, ma non lo vincerà.

Qualcuno dice che è vergognoso che in lizza ci siano tre del Barca. Questo qualcuno avrà sicuramente bevuto, che è male, o è in malafede, che è peggio. Che significa questa frase? Che senso ha pronunciarla? Se i tre migliori al mondo giocano lì… quale assurda e stupida regola vieterebbe di farli concorrere al premio?

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Giù la maschera e cerchiamo di essere obiettivi. Si arriva al Pallone d’Oro non per collezione di vittorie, ma per collezione di prestazioni. Per presenza in campo e poi c’è quello strano fattore della disciplina. In passato tante volte si è detto che qualche calciatore ha stracciato la sua posizione davanti alla giuria per via di qualche fattaccio arbitrale. Una volta fu una testata, un’altra una rissa, un’altra ancora qualche esagerazione di troppo nella vita privata. Non è questo il caso, ci mancherebbe, ma l’esclusione di Snejder è facilmente spiegabile.

Xavi e Iniesta sono oggi il prototipo di quelli-che-vorresti-sempre-avere-in-squadra. Il regista più forte al mondo, autore di una carriera fantastica e non già finita, e un dei centrocampisti più strepitosi, di quelli che ti fanno vincere sul serio perché incidono sulla prestazione della squadra in modo determinante. Così in Champions, così in Campionato (dove la Liga supera di molto la Serie A) e così al Mondiale. Senza dimenticare la vittoria dell’Europeo. E senza dimenticare quell’essere signore in campo che è ormai è una dote di pochi. Xavi e Iniesta, rispettivamente i protagonisti assoluti degli ultimi due anni di calcio mondiale. Basta guardare i dati, le cifre e leggere le partite.

Su Messi nemmeno parlo. Quello che credo sia un falso sono i 58 gol in 60 partite nell’anno solare 2010. In rete molti confermano questo dato, ma non ci credo. Scherzi a parte alzi la mano chi ha qualcosa in contrario alla nomination di Leo Messi.

Tutti gli altri, esclusi questi tre, vengono incontrovertibilmente dopo. Anche dopo aver vinto un Campionato che Campionato non era, e cioè la Serie A o Torneo Aziendale come la chiamano all’estero. Anche dopo aver vinto una Champions a quel modo, col Vulcano di mezzo e tanti strani episodi. Soprattutto all’estero valgono le uscite di testa di un ragazzo, tale Snejder, che ha collezionato gialli su gialli e pure qualcosa in più, risse e prestazioni sopra la media, ma certo non da fenomeno. E’ l’ennesima conferma di come a Milano hanno un modo tutto loro di interpretare le cose.

Io non vedo nulla di scandaloso a decidere fra Xavi, Iniesta e Messi. Non vedo nulla di scandaloso nel valutare che da agosto a dicembre tale Snejder ha inciso ancora meno di Amauri nella Juve o del Presidente del Bologna. Non vedo nulla di scandaloso se la sua esclusione dai tre posti è dettata dalla visione delle partite di questa seconda parte dell’anno. A meno che, anche lì, un Guido Rossi vada a stravolgere le regole. Ma il calcio è una cosa seria e, a differenza dell’Italia, all’Estero lo sanno benissimo.

P.S.

Il mio preferito è Iniesta, fermo restando che quel Messi lì è ad un passo dai più grandi della Storia del Calcio.

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