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Milan-Juventus 1-1 Analisi della formazione bianconera

Mettiamo da parte gli isterismi e proviamo a ragionare. Il pareggio è certamente un risultato molto positivo per come si è sviluppata la gara, ma avvelenati e rimbambiti da media e opinionisti imparziali come Emilio Fede che parla di Berlusconi… forse sono stati smarriti alcuni concetti che vale la pena di sottolineare.

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Come Conte ha ribadito in conferenza post-match:

Non c’è dubbio che per 60 minuti il Milan ha fatto la Juve: rabbia, corsa, intensità. E noi non siamo entrati col giusto piglio. Non potevano durare, lo sapevo, e infatti siamo usciti nei minuti finali. Quanto basta per pareggiare.

A un ascoltatore poco attento sarà sfuggito il passaggio iniziale, che vale molto più della lucida analisi di Conte: “il Milan ha fatto la Juve”. In un colpo solo, con quattro semplici parole, Conte ha mostrato a tutti quali sono le gerarchie e il modo di raccontare il calcio della Cazzetta Rosa e delle TV del padroncino.

Ciò non giustifica l’atteggiamento degli 11 in campo: abbiamo di fatto regalato 1 ora di gioco agli avvarsari. Senza aggredirli e senza le ripartenze, senza una manovra fluida che si perdeva fra i piedi di Borriello e Quagliarella e senza le ali capaci di allungare la squadra e garantire i metri necessari per affondare i colpi. Perché tutto ciò non ha funzionato? E’ l’interrogativo che Conte si stava ponendo con quei silenzi in panchina. La risposta io credo di averla: l’11 iniziale.

Per la prima volta Conte sbaglia la formazione titolare. Assurda la scelta di rinunciare a Matri che non potrà certo tenere i ritmi di 1 gol a partita come Messi e Cristiano Ronaldo, ma che deve essere comunque messo in condizioni di poter giocare la propria partita. Fatta di utilissimi movimenti, di un immenso lavoro fisico e… anche di gol. Contro il Milan sono stati 2: uno buono e l’altro pure, ma il primo è stato giustamente annullato per compensare l’erroraccio su Muntari nel primo tempo.

Quagliarella

La delusione di Fabio Quagliarella

Delusione Quagliarella: se nel primo tempo l’unico a tentare il tiro in porta è Vidal, allora qualcosa non quadra. E non ha quadrato. Timido e confuso, né trequartista né seconda punta. E quel gol divorato su meraviglioso assist di Chiellini è semplicemente imperdonabile. Il trend è preoccupante: una squadra che ambisce a prestigiosi traguardi non può basarsi su attaccanti così sterili e pieni di pause. Vale per Quagliarella, vale per Borriello, vale per Vucinic che nella ripresa ha in realtà provveduto a garantire un minimo di superiorità numerica e un minimo di creatività. Fosse entrato già nel secondo tempo non si fa fatica a immaginarsi una partita diversa da parte della Juve.

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La svolta del match la da pure Simone Pepe che, nei piani di Conte, e nei flop di Elia e Krasic, è praticamente insostituibile. Quanta cattiveria nei confronti di un ragazzo che prima dell’infortunio ha dato l’anima e anche qualcosa di più. Lichtsteiner stranamente frenato, forse per volere di Conte che lo voleva più attento alla fase difensiva che a quella offensiva. Peccato non averlo contro il Chievo. Sarò pure testardo, e me ne scuso, ma io tenterei la carta Elia: occorre saltare l’uomo, creare superiorità, serve velocità e imprevedibilità. Con Krasic fuori, l’unico nome buono è Elia.

Anche perché la carta Giaccherini per me diventa fondamentale in mezzo, nel ruolo di mezz’ala. Al posto di uno spentissimo Marchisio. Che succede Principino? Un calo clamoroso che sta per affossare un’intera Juve. Non c’è tempo per aspettarlo perché sarà durissima d’ora in avanti. Forse ha solo bisogno di rifiatare. Non è un caso se la Juve migliore e più pimpante la si è vista con Giaccherini al suo posto. Troppo fermo, troppo poco creativo. A Conte serve il Marchisio fenomenale di inizio stagione, quello che univa interdizione a una stupenda fase offensiva, con assist, filtranti e inserimenti. Assist e filtranti e inserimenti sono praticamente scomparsi nel repertorio 2012 e un Marchisio che opera solo in orizzontale proprio non serve.

Marchisio

Dove è finito il Marchisio del 2011?

Capitolo Bonucci: ha sulla coscienza altri punti persi, è vero, è innegabile. Lo svarione, doppio, che regala il vantaggio rossonero è imperdonabile. Impostare in difesa è una cosa molto delicata, e la sua superficialità è ancora fatale. Coraggio Leonardo, bisogna allenarsi molto in settimana, ma niente critiche micidiali da parte di noi tifosi. La deviazione che spiazza Buffon è solo sfortuna, l’errore grave è nel passaggio orizzontale che libera poi Nocerino al tiro.

Le note positive? Una Juve che ritrova grande agonismo e una Juve che finalmente mette da parte un po’ di signorilità. Vidal esagera, ed è questa la nota negativa. L’idiozia di chiamare la prova TV per Pirlo per due sgomitate (che è molto differente da “gomitate”) fa il paio con quanti vedono in esagerato il rosso per il cileno: l’espulsione ci sta tutta. L’espulsione ci sta perché la regola è molto chiara: intervento da tergo sull’uomo. Stop. Una giornata di squalifica e tutto ok. Piuttosto c’è da capire perché in quella stessa azione non vengano segnalati i falli di Ambrosini e Van Bommel. Ma va bene così, peccato non avere Vidal che comunque ha mostrato ancora buone cose. In netta ripresa, contrariamente al collega Marchisio.

Pirlo contro Van Bommel

Ecco la terrificante gomitata di Pirlo a Van Bommel. L'arbitro non vede (come si evince dalla foto).

Ottimo Buffon. Chi si appella alla sua disonestà non ha mai giocato a calcio o, semplicemente, vuol giocare a tirare fango su una delle più belle persone che il nostro calcio possa esprimere. Palla dentro, ma da sottolineare l’ennesimo miracolo. Poi non ha molto da fare.

Il Milan dovrebbe infatti interrogarsi perché contro la più brutta Juve della stagione si sia affidata a un doppio errore di Bonucci per andare in vantaggio e poi… il nulla assoluto tranne un tiro da fuori di Van Bommel. Ma questi ragionamenti non trovano spazio all’interno dello stupido gossip che inonda giornali e trasmissioni sportive.

E non c’è miglior conferma della forza della Juventus. Dopo il fallo di Iuliano, Er do’ de Turone… ora il fantasma di Muntari. Senza contare che l’unico fantasma in campo ha un nome: Alexander Pato. Non si trombasse – passateci il termine – la figlia del padrone… sarebbe ancora nelle file rossonere?

Esclusi da questa analisi Barzagli, Pirlo e Chiellini e Matri: estremamente positivi tutti e quattro. In particolare Chiellini si distingue per una forza stratosferica: sta bene fisicamente e mentalmente e non lo abbattono nemmeno le cannonate. Sul finale va a difendere il tecnico e, se permettete, controlla che razza di proteste inventavano i rossoneri. Pirlo è il più bel regalo che Marotta potesse farci. Barzagli è una roccia. Matri non può essere messo in discussione: ne va della serenità del ragazzo, a questo punto!

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