Vedere Melo, visibilmente emozionato, dedicare la vittoria a Chiellini definito “un vero guerriero” è forse la chiave di tutto. Almeno la chiave di questo inizio di stagione strepitoso. L’aggettivo strepitoso deve essere ben capito. Certo non è legato a Milan-Juve, meglio non è legato solamente a Milan-Juve. Piuttosto deve essere riferito a un modo nuovo di concepire la Juve. Un modo nuovo di gestirla e preparare il campo di battaglia durante la settimana. Riepiloghiamo i fatti.

Advertisment

In quel di Bologna Milos Krasic, praticamente il bianconero più decisivo e forse il giocatore più sorprendente di questo spezzone di Serie A, si tuffa e becca un rigore. La moviola – che ha una natura incomprensibile, almeno per quanto riguarda i metodi d’applicazioni e i target da analizzare, meglio se juventini – vede, Pistocchi fa il razzista e il giudice sportivo provvede a fermare il serbo per due turni. Il primo di questi vede il Milan come avversario dei bianconeri. Ci risiamo: già un po’ di anni fa la Juve perse Ibra in circostanze molto simili, se non che in quel caso lo svedesone aveva di ricorrere. Fu tutto inutile: tre turni, giusti per saltare la sfida scudetto risolta da una rovesciata di Del Piero e una capocciata di Trezeguet. Appena un paio di anni prima Pavel Nedved subì un clamoroso giallo nella semifinale di ritorno contro il Real Madrid. La Juve di Lippi, basata in grande misura sul ceco prossimo pallone d’oro, distrusse i blancos ma in finale non potè usare Nedved. La finale in cui il Milan vinse ai rigori, contro Montero, Trezeguet e Zalayeta che gentilmente offrirono il fianco a Dida. Sarà un vizio quella di squalificare il giocatore più decisivo, sarà solo un caso. Ai posteri l’ardua sentenza.

La settimana bianconera non è felice. Chiellini accusa stanchezza che si concretizzerà con un affaticamento al venerdì mattina. Sabato sera è fuori dai giochi. Alla lettura della formazione, con il comunque grande Legrottaglie in campo, i tifosi bianconeri hanno un tremito di sconforto. Passerà in fretta. La Juve deve rinunciare a Iaquinta e Amauri (a mezzo servizio, il che vuol dire apporto nullo visto che già al servizio completo il brasiliano riesce a combinare poco: starà fuori, in panca), oltre che a Grygera (che, udite udite, fin qui aveva fatto stupendamente bene). Pronti via la Juve dovrà pure rinunciare a un sorprendente Martinez e a un convincente De Ceglie. La difesa Juve, a un certo punto del match, recita: Motta, Bonucci, Legrottaglie e Pepe (improvvisato terzino). Insomma, tutti i presupposti per beccarsi un’imbarcata.

I primi 19 minuti (prego contare correttamente) sono tutti appannaggio dei rossoneri che colpiscono una traversa con Ibra. Poca roba. La Juve si sistema benissimo in campo, registra la difesa con un attentissimo Bonucci, limita gli attacchi sulle fasce e neutralizza Pirlo, si scrolla di dosso un po’ di emozione e comincia a giocare da grande squadra.

A sentire i piagnistei dei milanisti e i singhiozzi trattenuti a forza dai vari Ordine (Controcampo), Sacchi e Pistocchi (Mediaset Premium), Collovati e Civoli (Domenica Sportiva), pare che la Juve abbia approfittato di un Milan mediocre. In parte è la verità. Pato è imbarazzante, roba che Amauri al confronto farebbe un figurone. Ibra è praticamente non-decisivo, come il gol che finalmente segnerà alla squadra che lo ha fatto conoscere al mondo. Robinho e Boateng sono impresentabili. Al contrario la Juve è una squadra vera, un undici compatto e rabbioso come non si vedeva da tempo.

Advertisment

La vittoria è quella di Del Neri. E’ tutta di Del Neri, al di là dei capolavori di Quagliarella e Del Piero. Il tecnico friulano ha saputo incidere come pochi, subito e nettamente. La mentalità di chi entra in campo è in linea con il DNA bianconero: grinta, cuore, sacrificio. E’ possibile assegnare ruoli precisi, così come nella teoria e logica del calcio:

  • Aquilani è il regista, l’uomo dai piedi deliziosi e dalle idee preziose. Scopriamo pure che è uno tosto, che non lesina contrasti e lotta come un leone;
  • Melo è praticamente leader incontrastato: picchia e ruba palla, imposta, attacca e difende, incita, rimprovera e non reagisce mai. Eccezionale, recuperato al massimo, questo è il Felipe che tutti vogliamo;
  • Marchisio è un jolly cui difficilmente Del Neri rinuncerà. Dove lo metti sta, tanto lui la prestazione la porta sempre a casa. Sostanza, qualità, corsa e grande equilibrio tattico;
  • Quagliarella è il pazzo e la variabile scatenata in appoggio alla punta. Segna e offre l’assist a Sissoko, copre e rincorre quando necessario, rilancia l’azione, buon dribbling. Cosa vuoi di più dalla vita?
  • Del Piero è semplicemente Del Piero. Stop alle frasi fatte, stop ai proclami, ai ringraziamenti, alle parole dolci. Le abbiamo terminate. Del Piero è semplicemente Del Piero.

La Juve batte il Milan perché si dimostra più quadrata. Raccapricciante la tattica studiata da Allegri: parla a Pirlo, lancio lungo su Pato. La Juve ci casca solo una volta, poi le diagonali difensive vanno tutte a centro e il Milan non passa mai, costretto a lanci, rilanci e a una manovra che non trova mai varchi. E sì che Storari non è stato impegnato così tanto. Tre palle gol nette per il Milan, poi il nulla. La Juve ha risposto, con pazienza e furbizia. Forse fortunata a trovare la capocciata di Quagliarella, molto cinica sul capitombolo di Sissoko lanciato a rete, certamente più vogliosa e ordinata. La partita è tutta qui, non c’è altro modo per descriverla.

Sokratis perde i duelli con Quaglia e Del Piero, Nesta ha chiuso a fatica, sugli esterni la Juve ha avuto la meglio. E qui scende la lacrimuccia. Ci si aspettava moltissimo da Martinez e l’esterno non ha deluso. Sorprendente, per certi versi molto propositivo. Peccato per il grave infortunio: 2 mesi fuori e Del Neri che dovrà inventarsi qualcosa. Peggio è andata a Paolino De Ceglie, apparso convinto e finalmente maturo. Per lui lo stop è ancora più lungo: 3 mesi per tornare sui campi, forse qualche giorno in più per tornare a calciare. Tanti auguri, per te ci sarà ancora spazio.

Detto questo è chiaro che adesso si apre un lungo discorso. Discorso che coinvolge Marotta e la società. C’è da tornare sul mercato alla caccia di esterni alti e bassi. Apro una parentesi: non sono d’accordo sul reintegro di Grosso (ha avuto offerte, le ha rifiutate, ma la Juve non aveva intenzione di tenerselo: stia fuori!), mentre sarei favorevole a far giocare Brazzo. Salihamidzic non ha mai rotto le scatole, si è sempre impegnato e ha fornito ottime prestazioni. Dice una bugia chi afferma il contrario. E’ un jolly importante: destra e sinistra, alto o basso. Può tornare utile, a cominciare da giovedì quando saranno chiamati numerosi Primavera. C’è da sperare che Napoli e Liverpool si eliminino a vicenda per utilizzare Quaglia e Aquilani. Chiusa parentesi.

E veniamo a piccoli casi di Milan-Juve. Sokratis, sul finale, spintona gratuitamente Melo che casca. Lo spintone c’è e l’arbitro è bravissimo a gestire il tutto. Certo, a carte invertite il giallo sarebbe stato estratto. C’è un fallo di mano di Ibra in area: intervento goffo che andava punito col rigore. Peccato. C’è da chiedersi, dunque, se il Lodo Alfano, oltre che reiterabile, sia valido per i giocatori rossoneri?! Quindi c’è da chiedersi che partita ha visto Allegri, in totale confusione durante le interviste post-gara. Ha subito una lezione di tattica dal vecchio collega, ha subito una meritata sconfitta, ha toppato le scelte e per lui la partita “è stata molto buona”. Contento lui. Io ho goduto!

E veniamo ad Andrea il Presidente. Lo confesso: mi sono innamorato di questo 34enne che esulta come il miglior Galliani quando l’arbitro fischia la fine del match. In tribuna, ad abbracciare Marotta (a proposito: perché chi lo criticava aspramente adesso non prova a confutare quanti lo ringraziano?) e un amico, ad alzare il pugno con quel ghigno a metà fra la rabbia di chi vuole vincere e la gioia di chi tifoso lo è nell’anima. Bravo, anzi stupendo, a stemperare poi i toni davanti le telecamere. Dice cose giuste, come sempre. La Juve è un cantiere aperto. Alti e bassi, a corrente alternata. Già giovedì, forse, vedremo una Juve scialba, stanca, forse un po’ appagata dalla vittoria di San Siro. Questo è l’errore che non dobbiamo commettere, questo è l’aspetto sul quale Del Neri dovrà maggiormente lavorare. C’è tempo, ma da tifoso mi sento orgoglioso di aspettare. Finalmente… vedo una vera Juve. Non sarà grande, ma è comunque una prima vera Juve.

Advertisment