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Napoli: alla decima rapina… arriva la stella sulla maglia?

E’ di oggi [ieri, ndr] la dichiarazione del PM che sta seguendo il caso della rapina ad Hamsik. C’è un tentativo in corso di far male alla città di Napoli tutta. Dice lui. Poiché tale dichiarazione è ambigua, ci piace sottolineare quanto segue.

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Visto che in Italia non c’è limite alla mediocrità di pensiero, soprattutto alla scarsità di intelligenza e lucidità circa questioni etiche e specialmente se riguardano il calcio, sarà bene considerare il quadro d’insieme.

Napoli è una delle città più belle al mondo, una di quelle con un’atmosfera particolare. Ma i recenti anni sono stati bui, molto pesanti, colpa di una situazione generale che ha visto sprofondare il nostro Paese sempre di più. Sprofondare in termini di civiltà, di impegno, di etica, di crescita collettiva e non solo economica. In Napoli vivono perciò la città meravigliosa, con gusti, colori, usi e costumi impareggiabili, e purtroppo un livello di sicurezza triste. Molto triste.

Ricordo il San Paolo pieno col Napoli nelle categorie più basse del professionismo: qualcosa di magico e unico. Ma ricordo pure, e questo il PM doveva e dovrebbe sottolinearlo, che l’ultima rapina ad Hamsik è solo, appunto, l’ultima di una lunghissima serie.

Nemmeno Maradona è stato al sicuro a Napoli, per non parlare di Zalayeta narcotizzato, o della moglie di Cavani aggredita nonostante il pancione, o sempre di Hamsik in passato, o ancora Lavezzi. Specialmente gli ultimi tre rappresentano molto della resurrezione azzurra degli ultimi anni eppure non sono stati al sicuro da questi episodi di teppismo.

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E visto che ci siamo, converrebbe anche citare le risse che hanno coinvolto i tifosi napoletani in Europa – ma che bella pubblicità per l’Italia – e anche in Italia stessa. I bagni e qualche settore dello Juventus Stadium erano stati pesantemente danneggiati qualche mese fa.

Diciamo questo perché a sentire le parole del PM pare quasi un altro complotto. Un complotto contro il Napoli: in pratica tifosi avversari scenderebbero nella città partenopea perpetrando queste rapine? Come si chiama questo libro?

Conviene allora cominciare una rieducazione efficace di tutto il popolo italiano, non già quello napoletano. Perché a Verona, coi loro gesti e cori razzisti (questi sì!) non sono da meno. E così, mi viene da dire, tutto il mondo è paese: a Milano, sponda rossonera, si festeggia l’infortunio a Milito; a Milano, sponda nerazzurra, si cantano cori razzisti contro Balotelli; a Napoli si salta per far morire un altro Agnelli; a Torino si salta ancora in modo indegno e vergognoso; a Bologna e Roma si espongono striscioni contro Pessotto e si canta pure; a Firenze si espongono magliette contro l’Heysel e si esulta per un tragedia di molti anni fa.

Siamo un popolo da riformare.

Intanto, alla decima rapina il Napoli metterà una stella sul petto? Chissà se i napoletani apprezzeranno la battuta: si tratta, in fondo, di una battuta, di una semplice battuta.

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