Che il calcio sia cambiato negli ultimi anni è un dato di fatto. E che a questo cambiamento abbia fatto seguito un nuovo modo di fare mercato, è cosa assai palese. Siamo ormai lontani dai tempi delle sette sorelle, quando le più forti squadre italiane dominavano la scena anche in Europa, e si davano battaglia sul mercato a suon di miliardi. C’era la Lira.

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Ora c’è l’euro, o meglio: c’è ma non si vede! Un tempo il mercato lo si faceva con i soldi: ti piaceva un giocatore, andavi dal proprietario del cartellino, mostravi la moneta e il gioco era fatto. Ricordo il Parma fortissimo, la Lazio di Cragnotti che non badava a spese (anche se poi sappiamo come è andata a finire), la Fiorentina di Cecchi Gori: squadre di altissimo livello, perchè in quel tempo si comprava, e i soldi da spendere c’erano veramente.

Negli ultimi anni, complice la crisi economica, il mercato non si fa più con i soldi, ma con i prestiti e le comproprietà. Oggi non ci sono più tanti soldi da buttare, e in particolare in Italia non c’è quell’appeal che invece ritroviamo in altri paesi. Gli sceicchi e petrolieri preferiscono investire in altri paesi, come in Inghilterra e Spagna, ma non da noi. Colpa di un calcio ormai malato, e soprattutto non all’avanguardia sotto diversi punti di vista.

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Stadi costruiti nel ’90 e ora da rifare, leggi che vengono fatte e rifatte, ma non cambia mai niente, economia che non aiuta sicuramente il sistema calcio: insomma tutta una serie di fattori che ci hanno impoverito progressivamente e complessivamente, sotto ogni aspetto. Conseguenza naturale quindi è la disfatta calcio: quanti campioni o top player ci sono nel nostro campionato? A parte Ibra e Thiago Silva, poi il nulla. Un tempo tutti volevano giocare nel nostro campionato, ora se ne vanno tutti. Ed è per questo che diventa sempre più difficile prendere un top player.

Gli ultimi due presi, ossia Eto’o e Ibrahimovic, sono stati acquistati in maniera “anomala” e con tanta fortuna: il camerunese aveva ormai chiuso la storia al Barca (addirittura i catalani sborsarono anche 50 milioni di euro nello scambio con Ibra); per Ibra fu decisiva l’incompatibilità con Guardiola, e per questo ceduto ad un prezzo decisamente inferiore al suo valore (24 milioni). Uno dei fattori principali che hanno determinato la caduta italiana è stato calciopoli.

Eliminare uno squadrone come la Juventus ha significato perdita di competitività, sia per quanto riguarda il campionato italiano in se, sia a livello europeo. La perdita di competitività e la scarsa disponibilità di risorse economiche sono i principali deterrenti all’arrivo di campioni. Ora realizziamo tutto questo, e non è più un mistero se le squadre italiane non riescono ad acquistare campioni. Addirittura il Milan, squadra più titolata al mondo, deve guardarsi dagli attacchi del Barcellona, che vuole soffiargli Thiago Silva. Ma l’esempio lo abbiamo avuto anche con Aguero: la Juve non ha potuto competere con il Manchester City. È la dura realtà. Per questo si fa molta fatica a prendere campioni.

Il mercato è cambiato, soprattutto in Italia, a causa di tantissimi elementi. Non c’è più il calcio di una volta, perchè oggi il calcio non è più soltanto calcio.

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