Restituire non serve a nulla. E poi chi ha detto che devono restituirlo loro? Sarebbe l’ennesima dimostrazione che in questo sporco mondo a comandare siano in effetti loro. Restituire non serve a nulla sul piano etico, meno che meno su quello penale. Perché, piaccia o non piaccia, qui sul penale ci andiamo tutti. La mossa di Moggi appare sensata: un conto è sputare veleno, un conto è aprire la porta che conduce al penale. Allora Lucianone avrà pensato: “ok, se ci finisco io però, ci porto tutti gli altri”. Ecco il vero piano. Ecco anche la grande verità. Ed ecco anche la richiesta del tifo bianconero.

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Gianfelice Facchetti è rammaricato e schifato per quanto sta uscendo su suo padre. Pace all’anima sua, ma le cose terrene hanno un prezzo. I fatti che sono emersi hanno registrazioni e concreti numeri. Ci sono parole e intercettazioni, non sono invenzioni di Moggi o di Penta.

A proposito di Penta. Quei farabutti che rispondono al nome di Cazzetta-Rosa hanno pubblicato un articolo molto interessante in cui cercano di screditare la sua figura. Questa non è disinformazione. Questa è un’azione bastarda e basta leggere il dizionario italiano per rendersi conto di questa parola molto volgare e quindi perfettamente in linea col lavoro della Cazzetta-Rosa. Non si occupano di quanto è emerso e del castello che è caduto, ma si occupano di una denuncia a carico di Penta quando faceva il consulente o manager di Eros Ramazzotti. Insomma: si parla di tutto tranne del caos a Napoli. Se qualcuno si puliva il fondoschiena col Corriere, beh io ho la pelle delicata e preferisco non toccare nemmeno le pagine rosa. Grazie a Fabrizio per la segnalazione.

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Lo scudetto del 2006, quello vinto da Capello per intenderci, con Ibrahimovic Trezeguet e Del Piero, Cannavaro Thuram e Buffon, Nedved e Camoranesi, sempre per intenderci, non va restituito, ma va semplicemente scucito. Facendo bene attenzione a non rovinare il cartone. Quindi va riconsegnato, ma solo per l’almanacco, al legittimo proprietario. La sede è a Torino. Insieme a quello ce ne dovrebbe essere un altro.

Ma questo non basterebbe a chiudere la questione. Anzi, la questione sarebbe a quel punto solo riaperta. E una volta per tutte la si deve chiudere definitivamente. C’è un altro round e nonostante quanto detto in giro, c’è fretta di chiudere. C’è da organizzare il prossimo campionato di calcio e la prossima campagna acquisti. C’è da mandare alla UEFA la lista delle squadre che parteciperanno alla prossima Champions e alla prossima Europe League. In ogni caso tutto lascia supporre che la Juve partecipi a questa seconda coppa, ma se il rendimento della squadra non subirà in positivo c’è il rischio di saltar giù dall’Europa. E non sarebbe un male. C’è da organizzare queste liste e facendo due conti una squadra sarebbe tagliata fuori. Questo secondo le logiche ferree della dignità umana. Ma la dignità nel nostro paese non trova più spazio da anni, quindi non accadrà nulla.

Però gli azionisti e chi ha speso soldi per la Juve possono tranquillamente operare una mossa importante: chiedere il risarcimento. Dunque, in quel 2006 oltre alla rosa venne distrutta pure una società quotata in borsa. Se poi scopri che chi ha generato quel danno, in modo fraudolento, era pari colpevole, allora hai generato pure un danno economico. Poiché il processo penale può essere riaperto alla luce dei nuovi fatti (nuovi?), allora una simile mossa può andare a segno. Che ce la finanzi la Federcalcio la prossima campagna acquisti.

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