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Non si azzardi nessuno a paragonare Facchetti a Scirea

La Gazzetta del 25 maggio 2010 propone un paragone molto molto strano. Mi sono sentito in parte offeso, in parte preso per i fondelli per il giochino in atto.

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Nel giorno in cui già si sapeva dell’ennesima telefonata attribuita a Facchetti, e il cui contenuto non fa certo onore all’ex dirigente dell’Inter, qualcuno cui hanno appioppato l’incarico di giornalista paragona Facchetti al grande Gaetano Scirea. Un paragone assurdo e che io rifiuto in modo deciso. Per favore, non mi fate incazzare.

Gaeatano Scirea è il sinonimo di fair play, di intelligenza applicata al calcio, di classe pura dentro e fuori il campo. Riconosciuto da tutto il mondo come uno dei migliori interpreti nel ruolo di libero, e in Italia abbiamo pure Baresi che un po’ di storia del calcio ha scritto, e ricordato come una delle meravigliose persone che questo mondo ha saputo offrirci, per quanto sta emergendo al Processo di Napoli scomodarne la memoria per affiancarla a Facchetti mi sembra ignobile.

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Non che Facchetti meriti chissà cosa, figuriamoci. E’ stato un grande campione, è stato un grande giocatore. Non lancio nemmeno la provocazione lanciata da Ferruccio Mazzola sul doping della Grande Inter, ma mi limiterò solo al ruolo di dirigente. E allora il paragone diventa orribile.

Pane al pane, vino al vino. Diciamo le cose come stanno. In un mondo marcio, dove Moggi sapeva muoversi come pochi, anche Facchetti cercava di fare la sua parte. Se poi, pur rubando, non vinceva questa non è colpa di Moggi. E sì che non si può dire nemmeno che arrivavano, quelli nerazzurri, secondi: un po’ il Parma negli anni 90, prima il Milan, poi la Juve, poi ancora Roma e Lazio. Prima di Moggi, o dopo Moggi, c’era sempre qualcuno che vinceva al posto loro.

Di Facchetti, oggi, si dice che chiamasse Bergamo per testare le griglie. Si dice? C’è scritto, ci sono file e fatti. Piaccia o non piaccia. Ci sono incontri e lunghe discussioni negli spogliatoi degli arbitri. Piaccia o non piaccia. Ci sono cene, regali e trattative sulle “V” da aggiustare. Arbitri graditi e assistenti poco flessibili. Ci sono arbitri in confidenza, quel Nucini che teneva un diario. C’è poi un memoriale che sa di quei diari di quindicenni che devono sfogare il loro crescere fra le diverse difficoltà che la vita, in quel periodo, ti impone. C’è tutto questo. E purtroppo per la Gazzetta, con Scirea NON C’ENTRA PROPRIO UN CAZZO.

Hanno rotto le scatole perché un uomo morto non può difendersi, e allora ci prendiamo per un momento la licenza di rispondere noi per primi: nessun paragone, grazie. Continuate con gli striscioni, i dvd, le magliette celebrative e i vostri articoli. Ma i paragoni e Scirea lasciateli stare. Grazie!

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