Vorrei cominciare facendo una brevissima premessa: quest’analisi (come quella su Albinoleffe – Siena) non mira a demolire tutto ciò che sta dietro questo dispositivo (e di cose da rilevare ce ne sarebbero a iosa), come, per esempio, la stessa origine della combine, che risulta essere estremamente confusa a causa delle versioni divergenti fornite da Ob. da una parte e Gervasoni e i giocatori senesi dall’altra, ma parte dal presupposto (astratto, e falso) che le versioni date da chi ha parlato a Palazzi siano tutte combacianti. E’ un’analisi che mira a smontare le motivazioni della sentenza di primo grado semplicemente sul piano della logica più elementare, pur senza, ovviamente, rinunciare a sottolineare le contraddizioni più evidenti. Il che non è cosa da poco, a mio modo di vedere, perché l’interpretazione dei fatti data dal Procuratore, dall’”accusa”, ai fini della condanna deve essere univoca. Se si possono interpretare diversamente, non v’è certezza, ergo non vi può esser condanna.

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Ciò detto, passiamo all’analisi del dispositivo relativo alla sentenza sulla combine Novara – Siena, ovviamente con l’occhio rivolto alla situazione di Conte. 

 [..]CAROBBIO, contattato dal gruppo degli “zingari” per la realizzazione di un “over”, venuto a conoscenza dell’esistenza dell’accordo per il pareggio tra le due squadre – accordo che sarebbe stato confermato, poche ore prima dell’inizio della gara, dall’allenatore Conte a tutta la squadra nel corso della riunione tecnica, a cui avrebbe partecipato anche lo staff tecnico[..]

Sulla scarsa scaltrezza (per non dire idiozia) di un uomo che, cosciente di commettere o avallare un illecito, sbandiera la combine davanti a giocatori e staff tecnico, si è già detto. Ma a ciò si aggiunga un’ulteriore osservazione.

La Disciplinare accoglie la tesi della Procura, per cui l’idea di scommettere sulla partita da parte degli “zingari” sarebbe nata in seguito ad un accordo raggiunto in seno allo spogliatoio del Siena, riferito loro da Ob. Sempre Ob. riferisce che si vociferava del pareggio già ad inizio settimana, ma che solo negli ultimi giorni, pochi prima della partita stessa, si era giunti alla decisione definitiva. Da qui la comunicazione agli “zingari” e quindi la scommessa sulla combine. Nelle sua versioni degli eventi, Conte è persona informata dei fatti, in quanto avrebbe comunicato a tutti, durante la riunione tecnica prima della partenza per Novara, che era stato raggiunto un accordo per il pareggio.

Alla luce di questo racconto, Conte è non solo un idiota, ma addirittura doppiamente idiota. Perché non solo arriva a “sputtanarsi” davanti a tutti, mettendo a rischio, di fatto, la propria carriera, ma lo fa quando non è assolutamente necessario!Perché avrebbe dovuto comunicare ai propri giocatori dell’avvenuto accordo se loro stessi ne erano gli artefici? E se anche solo pochi uomini avessero concretamente stipulato l’accordo di combine, è mai possibile che gli altri non ne avessero avallato la decisione? Di certo il solo Ob. ed il solo Bertani difficilmente (usando un eufemismo) avrebbero portato in porto la combine. Penso che, da sola, questa osservazione possa gettare molte ombre sulla credibilità di questo personaggio. Ma andiamo avanti con la lettura del dispositivo.

[..]risulta confermata la “parallela” combine sportiva, consistita, da un lato, dal raggiungimento di un accordo tra le due squadre per pareggiare l’incontro, così da averne entrambe un vantaggio in classifica, e, dall’altro, dalla pianificazione, da parte di CAROBBIO e BERTANI, con il “gruppo degli zingari” – una volta preso atto dell’accordo tra le due squadre – di un’intesa finalizzata a ottenere vantaggi economici attraverso il sistema delle scommesse[..]

[..]Qui occorre valutare se le dichiarazioni rese da CAROBBIO siano attendibili o meno, anche alla luce delle specifiche eccezioni, sul punto, sollevate da CONTE. Preliminarmente, occorre sgombrare il campo dalla tesi, sollevata dalla difesa del deferito, che vorrebbe, nella mancanza di prova circa un “passaggio di soldi” o di un’intercettazione, telefonica o ambientale o di una testimonianza de relato, la riprova dell’inesistenza dell’illecito. Si è spiegato come questo tipo di accordi trovi le proprie motivazioni in altre finalità, quali quella della convenienza reciproca delle due squadre ai fini della classifica, che non sempre comporta la necessità di corrispondere denaro.[..]

Questi due stralci forniscono alcuni dati importanti. Il primo per ben due volte sottolinea come l’accordo sia stato preso dalle due squadre (quindi non dai soli rappresentanti dello spogliatoio, indipendentemente, cosa, peraltro, molto improbabile per ovvi motivi) e avvalora l’obiezione posta in merito all’estratto riportato ad inizio articolo. Il secondo, congiuntamente al primo excerptum, ribadisce da una parte che l’unica accusa a carico di Conte è riferita alla combine sportiva e non a quella “zingaresca” con scopo di lucro, dall’altra, per questo motivo, spiega che il fine dell’accordo, cioè l’essenza stessa dell’illecito, non sta appunto nel raggiungimento di obiettivi economici, ma solo sportivi in termini di punti (si veda, a proposito, il dispositivo su Albinoleffe – Siena).

Ora: come confermato dallo stesso Ob. (e cito lui non perché credibile, ma perché si rifà, una volta tanto, alla realtà dei fatti), al Siena servivano solo due punti per raggiungere la Serie A matematicamente. Ma, è bene specificarlo, non direttamente, cioè senza passare per i play-off. A questo punto, mi chiedo che vantaggio potesse trarre da un pareggio la squadra di Conte, miglior attacco, seconda miglior difesa e miglior differenza reti del campionato, da un simile risultato, considerando che, giocando già con due punti di vantaggio sull’Atalanta seconda, avrebbe potuto tentare di chiudere i giochi. In astratto, anche il Novara, dato che ancora si giocava l’accesso alla Serie A tramite play-off (e, considerato il numero di partite rimanenti, anche direttamente) non aveva grande interesse a raccogliere un solo punto contro una diretta rivale. Ma, in concreto, il Siena, all’andata, aveva visto sfumare la vittoria sul Novara solo al 93° minuto (risultato finale 1-1…e no, Mastronunzio non segnò, seppur titolare, ma al suo posto lo fece Larrondo, da subentrato..), e, di fatto, il Novara qualche interesse per la combine poteva pure averlo. Perciò, se ai Piemontesi l’accordo poteva stare tutto sommato bene alla luce della partita d’andata, è davvero inspiegabile come un gruppo come quello senese, di certo non tra i favoriti per la promozione, che era riuscito a fare miracoli con giocatori che mai (o quasi) avevano calcato i campi di Serie A, potesse accettare di mettere a rischio l’accesso diretto alla categoria superiore e tanti sacrifici senza neanche prendere un soldo (!).

Passiamo, adesso, alle dichiarazioni di Ob.:

- Ob. versione 1.0  (29.02.2012)

[..]Antonio Conte, ci rappresentò che potevamo stare tranquilli in quanto avevamo raggiunto l’accordo con il Novara per il pareggio[..]

Ob. versione 1.1  (17.04.2012)

[..]Conte si limitò a dire che avremmo pareggiato la partita e che era stato raggiunto un accordo per il pareggio[..]

Ob. versione 2.0  (10.07.2012)

[..]preciso che l’allenatore ci aveva informato che la gara sarebbe finita in pareggioricordo molto bene quella riunione tecnica, in quanto l’allenatore, dopo averci detto che era stato raggiunto un accordo per il pareggio, ci parlò poco della gara e degli aspetti tecnici, ma ci fece un discorso molto emozionante sulla sua carriera, in relazione all’obiettivo che la nostra squadra stava per raggiungere; infatti, ottenuto il punto, concordato, nella gara in oggetto, ci sarebbe servito solo un altro punto in 4 partite per la matematica promozione; ricordo bene il discorso sia perché fu molto coinvolgente, sia perché era del tutto anomalo che in una riunione pre-partita non si affrontassero quegli aspetti tecnici che il mister curava sempre in maniera quasi maniacale (…) al discorso di Conte che ci informava del pareggio concordato, nessuno di noi si stupì più di tanto, in quanto durante la settimana già girava voce nello spogliatoio che quella partita si sarebbe potuta concludere con un risultato concordato di pareggio[..]

Ribadisco solo di passaggio, l’assurdità, su rilevata, della comunicazione a chi l’accordo l’avrebbe stipulato del raggiungimento dell’accordo stesso, da parte di chi alla “sottoscrizione” dell’accordo non aveva nemmeno partecipato. Taccio, invece, del fatto che ci si ritrovi a commentare più versioni da parte della stessa persona in merito allo stesso evento.

Addentrandoci ulteriormente, notiamo che l’ex centrocampista del Siena, dopo una sostanziale continuità riscontrabile nelle prime due dichiarazioni,”arricchisca” d’improvviso il proprio racconto nel Luglio di quest’anno, e lo fa in corrispondenza delle dichiarazioni di altri compagni (Coppola, per fare un esempio, ma se ne aggiungerà un’altra ventina ben presto). Questo “arricchimento” (Palazzi dixit, anche se in merito a Masiello, cui presto ci rifaremo) deve essere messo a confronto con altri due “arricchimenti”, stranamente molto affini a questo: le dichiarazioni di Ob. in merito all’altra riunione tecnica, quella precedente Albinoleffe – Siena, la cui dovizia di particolari è già stata sottolineata nel relativo articolo, e quelle dell’ “uccellino di Procura” Masiello (quello credibile, anzi no) che, davanti alle obiezioni e alle incongruenze del suo racconto in merito al coinvolgimento di Bonucci, specifica, cambiandole e, al contempo (!), circoscrivendole (roba da veri equilibristi della parola!) le circostanze relativa alla cooptazione dell’attuale difensore della Juventus. Memoria di ferro o memoria a comando?

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Lo stesso tanfo emana la specificazione del fatto che nessuno si stupì del discorso di Conte, dato che “già durante la settimana girava voce nello spogliatoio che quella partita si sarebbe potuta concludere con un risultato concordato di pareggio”. E’ tanfo di giustificazione dell’assurdo. Ma come? Io faccio l’accordo col Novara, ma lo apprendo solo tramite rumors? Miracoli della credibilità!

E, giusto a proposito di credibilità, scorriamo ancora il dispositivo:

[..]le dichiarazioni rese dagli altri tesserati coinvolti nella vicenda, anche se non deferiti, che tendono a smentire le circostanze provate da CAROBBIO (e da GERVASONI), non possono essere ritenute attendibili, proprio perché, qualora fossero state di conferma delle circostanze indicate dal denunciante, sarebbero valse quali dichiarazioni autoaccusatorie.[...]

[..]Per ciò che attiene all’assenza di un qualche motivo di risentimento o convenienza, da parte di CAROBBIO, a coinvolgere altri tesserati negli illeciti dallo stesso denunciati, basterà qui evidenziare – come, peraltro, meglio vedremo verrà evidenziato in seguito, soprattutto con riferimento alle eccezioni sollevate sul punto da CONTE – che questi motivi risultano completamente assenti. In particolare, basta qui richiamare quanto affermato dal tesserato FICAGNA, il quale, a precisa domanda sulla conoscenza di eventuali motivi di astio o rancore che CAROBBIO potesse avere con qualcuno del SIENA, li esclude. FICAGNA, difatti, ha dichiarato che: “Con Carobbio ho avuto buoni rapporti, né mi risulta che Carobbio abbia mai avuto dissapori o motivi di astio con tesserati del Siena, né problematiche di inserimento all’interno della squadra (…). Preciso che, per quanto di mia conoscenza, Carobbio non aveva problemi di natura economica. Aggiungo, inoltre, che Carobbio era considerato uno dei titolari della squadra” (dichiarazione FICAGNA del 26 marzo 2012)[..]

[..]Ed è lo stesso CAROBBIO, con un’affermazione assolutamente credibile, a dichiarare non solo di “non aver mai avuto motivi di astio nei confronti del mister Conte” e di avere “sempre nutrito grande stima nei suoi confronti”, ma anche che, quando CONTE rifiutò la sua richiesta di permesso per recarsi dalla moglie, dicendogli “che la mattina successiva non poteva fare a meno” della sua presenza in allenamento, si sentì comunque molto inorgoglito, “sia per l’attestazione di stima e fiducia” mostratagli, sia in quanto gli fece capire che riteneva essenziale il suo ruolo e le sue prestazioni (dichiarazione CAROBBIO 10.7.2012). [..]

[..]Si è già dato atto di come le dichiarazioni rese dagli altri tesserati, deferiti e non, presenti alla suddetta riunione, tendenti a smentire quanto affermato da CAROBBIO, non siano attendibili, perché finalizzate a proteggere se stessi da una contestazione disciplinare. Si vedrà, nel caso del deferimento Albinoleffe-Siena, lì dove il muro dell’omertà è stato meno solido come la circostanza che possano essere raggiunti accordi di questo tipo sia tutt’altro che remota, e come coinvolgano non solo i giocatori, ma anche i componenti dello staff tecnico[..].

In merito al primo estratto, è assolutamente necessario sottolineare che il riferimento a Gervasoni non riguarda la conferma del coinvolgimento di Conte, quanto di quello della squadra nell’accordo, ragion per cui, a detta della Disciplinare, i giocatori senesi non sono credibili, proprio perché finirebbero per autoaccusarsi. Come per Albinoleffe – Siena, è bene che si sappia e si evidenzi mille volte, che solo Ob. tira in mezzo Antonio Conte per Novara – Siena. Né Gervasoni, né Erodiani, delle cui testimonianze si avvale la Procura e la Corte per formulare e confermare le sanzioni, parlano dell’attuale allenatore della Juventus. Esercizio di logica fin troppo semplice è riscontrare l’assenza di ogni tipo di deferimento nei confronti di quei tesserati che viene dato per certo essere stati presenti a quella riunione tecnica e quindi a conoscenza della combine. E altrettanto semplice è registrare come vengano puntualmente sottolineati i vantaggi derivanti ai suddetti dal fornire questa versione dei fatti scagionante, mentre vengono incredibilmente ignoranti quelli derivanti a Ob. in termini di sconti di pena.

Come già rilevato nell’articolo precedente, se dico il vero devo essere ritenuto testimone della stessa dignità di Ob., se dico il falso devo essere incriminato per falsa testimonianza e per omessa denuncia: tertium non datur. In assenza di deferimenti, dovrebbe essere la prima opzione quella per cui ha propeso la Corte. E allora, a pari dignità (e quindi credibilità), perché la parola di 23 non vale più, o almeno tanto quanto quella di Ob.? Sembra evidente, a giudicare dal trattamento riservato alla testimonianza di Ficagna (peraltro, a mio modo di vedere, di un’irrilevanza macroscopica), che solo chi, in qualche modo, sostenga le tesi dell’accusa venga preso in considerazione. E come poter smentire questo, se la parola di una persona viene preferita a quella di 23, e se quella del solo Ficagna viene ritenuta credibile e rilevante, per quanto non ulteriormente confermata?

Ben oltre i limiti dell’assurdo e del ridicolo è l’espressione contenuta nel terzo estratto: “CAROBBIO, con un’affermazione assolutamente credibile..”. Mah, non so, oltre a cantarvela e a suonarvela da soli, volete pure fare altro? Anche da qui emerge chiaro l’assioma: l’ha detto Ob., quindi è vero. E questo al di là di ogni riscontro e al di là del fatto che PARLI DI SE STESSO! E quanto affetto per Conte traspare dalle sue parole! Vi prego, facciamolo Santo subito! Ma vaffanculo.

L’ultimo estratto, oltre a ribadire il punto sulla credibilità dei famigerati 23, presenta forse uno dei punti più interessanti dell’intero dispositivo e, più in generale, dell’intero regolare svolgimento del processo. Mi riferisco al riferimento al “muro dell’omertà”, gravissimo e lesivo della dignità di tutte le persone coinvolte, ma soprattutto palesante un pregiudizio da parte della Corte, che, di fatto, afferma che non si è giunti alla conoscenza della verità sull’altra partita incriminata solo per l’omertà dei senesi, di fatto elevati (o abbassati) al rango di mafiosi. Verità che, ça va sans dire, coinciderebbe con la versione di Ob. Questo passaggio è estremamente importante per capire e riconoscere a pieno la fondatezza della richiesta degli avvocati di Conte di ricusare il collegio difensivo dopo il respingimento del patteggiamento. Ma, come già detto, loro se la cantano e loro se la suonano, per cui i recusandi decidono di non autorecusarsi. Viva l’Italia.

Andiamo avanti, nostro malgrado. Vi sembrerà incredibile, ma a supporto delle tesi di Ob. viene riportata questa testimonianza di Sestu:

[..]Anzi, che lo stesso CONTE, nel suo discorso, fece espresso riferimento alla necessità che quella gara non venisse persa, lo afferma il tesserato SESTU (dichiarazione SESTU del 13.7.2012 )[..]

Cioè, aspetta: Conte sa (da chi, poi?) della combine che hanno organizzato i suoi giocatori, i quali però hanno bisogno che sia lui a ricordargliela, ma, al contempo, raccomanda loro – agli stessi intrallazzatori e falsificatori di partite- di non perdere quel match, che già era certo sarebbe finito in pareggio per loro stessa decisione..tutto chiaro, no? E’ quanto mai evidente che le due versioni non possono affatto integrarsi. Anche in questo caso, o l’una o l’altra, tertium non datur. Ma, anche stavolta, non ci resta che esclamare: miracoli della credibilità!

Proseguiamo:

[..]Assolutamente incoerente, poi, risulta la circostanza che CAROBBIO avrebbe accusato CONTE per rancore personale, legato all’episodio occorso nel settembre 2010, quando l’allenatore non gli concesse il permesso di recarsi dalla moglie per assisterla durante il parto. Al di là della circostanza che una tale motivazione sembra davvero non sufficiente a giustificare una (a quel punto falsa) denuncia addirittura riferita a un illecito sportivo, c’è da dire che le risultanze agli atti comprovano come CAROBBIO non avesse alcun problema all’interno dello spogliatoio del SIENA e non nutrisse alcun risentimento nei confronti di CONTE del quale, anzi, aveva stima. Sul punto, indicative sono le dichiarazioni rese da FICAGNA, già sopra ricordate, con cui questi ha dichiarato che CAROBBIO non aveva dissapori né motivi di astio con alcuno dei tesserati del SIENA (dichiarazione FICAGNA del 26.3.2012)[..]

Del tutto inspiegabile è l’utilizzo dell’aggettivo “incoerente”, e diventa addirittura comico se andiamo a scorrere le pagine e le considerazioni precedenti.

Ad ogni modo, secondo la Disciplinare, la negazione del permesso per assistere al parto della moglie sarebbe stata una motivazione “davvero non sufficiente” per nutrire rancore nei confronti di Conte. A questo punto mi domando, facendo un confronto anche superficiale, come il fatto di averci giocato in precedenza possa essere stata, per la stessa Corte,una motivazione sufficiente per Mastronunzio a richiedere che la squadra lasciasse ai marchigiani 3 punti “a tavolino”, finendo, tra l’altro, per mettersi contro l’intero spogliatoio e lo staff tecnico e rinunciare ad ogni possibilità di calcare ancora il campo per le 4 giornate successive. Ecco, questo mi pare un po’ più incoerente.

Dulcis in fundo, concludiamo:

 [..]A ciò può aggiungersi che, se vi fossero stati motivi di risentimento di CAROBBIO nei confronti di CONTE e, quindi, un qualche intento calunniatorio, CAROBBIO avrebbe potuto tirare in ballo il proprio allenatore anche con riferimento ad altri incontri dei quali ha riferito agli organi inquirenti (ad esempio, Siena-Torino), cosa che non è stata.[..]

Et voilà, il finale è un vero e proprio capolavoro di logica. Il testimone è più credibile perché ha tirato in ballo Conte solo in riferimento a due partite, mentre, a quanto pare, seguendo lo stesso ragionamento, se lo avesse fatto per una decina non sarebbe stato degno di tanta credibilità. Da questo deduciamo che, se qualcuno ha motivi di astio nei confronti di qualcun altro, certamente lo tirerà in ballo in tutte le occasioni possibili. Se lo fa con parsimonia, è in buona fede.

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