Senza Arturo, ma con la carica giusta. Quella che leggiamo nelle parole di molti ragazzi che vogliono chiudere l’anno in bellezza. Sapendo di una Roma che non molla, e complimenti ai giallorossi che però non devono seguire l’esempio di Mazzarri e Mancini, e sapendo di un ritorno di coppa davvero duro.

Advertisment

Senza Arturo, perché Vidal appare in difficoltà con quel maledetto ginocchio. E quanto ci servirebbe la sua classe e la sua grinta in un centrocampo che può contare comunque su un grande Marchisio e un ritrovato Pogba (ritrovato nella forma). Probabile  l’operazione di pulizia, perché il fastidio è qualcosa di più di un dolore da contusione. Meglio non rischiare. E occhio alle ingerenze del Cile.

Advertisment

Senza Arturo, ma con la solita presenza di Carlitos Tevez. Mai uomo fu più meritevole di indossare quel 10. Sta bene. Sta benissimo l’argentino che salterà i mondiali di Brasile per ragionamenti che non comprendiamo. Ed è su di lui che sono puntati fari e speranze di tifosi e dello stesso allenatore. Aggrappati ai suoi gol, forse meglio alle sue prestazioni. Ci tiene ancora in vita in Coppa, ci sta trascinando in campionato, anche se Immobile sta scappando via nella speciale classifica dei marcatori.

Rudi Garcia a parte, per il quale vale un silenzio d’oro da parte nostra, visto che ha ribaltato completamente la realtà dei fatti in quella Roma che fa la stupida tutti i giorni, il campionato è avvincente da morire. Senza pause né giornate morte. Lunedì l’impegno sarà, come al solito, nervoso. Il Sassuolo deve salvarsi, contro la Juve tutti fanno la partita della vita, e la Juve dovrà rimanere concentrata nonostante la sfida clou di giovedì notte.

A leggere la classifica vengono i brividi, per le vette mai esplorate dalle due di testa. A leggere le classifiche di Serie A degli anni precedenti è legittimo che a Roma siano letteralmente furibondi: record di punti giallorosso eppure un meno 5 con una partita in più. Servirebbe più sportività. Ma in Italia è dura. E pure all’estero dove Mourinho dà ampia prova di vittimismo. Ripenso alla Juve. Ripenso a Conte. E di colpo mi sento leggero, pulito, orgoglioso. Come pochi altri possono esserlo.

Advertisment