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Palazzi e Zeman, quando non c’è limite alla vergogna.

In questi giorni agrodolci per la Juventus, due personaggi troppo pieni di sé non hanno vergogna a reiterare comportamenti e parole che lasciano incredulo anche chi juventino non è.

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Palazzi.

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Il procuratore “mamma mia quanto sono bello e quanto sono bravo”, dopo le clamorose figuracce davanti alla disciplinare, ha aggiustato ancora meglio il fazzolettino bianco nel taschino della giacca, ha rifatto un meraviglioso nodo alla cravatta e, inforcati gli occhiali da sole, ha fatto ricorso contro l’assoluzione, tra gli altri, di Bonucci e Pepe. Ma non è stato lui, dopo aver chiesto 3 anni e 6 mesi per Bonucci, a pregare che lo stesso ammettesse una telefonata in cambio di un maxi-super-extra sconto fino a 3 mesi? Comprendiamo che la figura è stata meno che misera, comprendiamo che il procuratore ha perso sia l’aureola che il profumo di santità, ma, povero  figliolo, Artico è lo stesso che lo aveva bacchettato perché, a suo dire, era stato troppo buono con Conte: e perché non alzò la voce allora e invece chinò il capo sparando una richiesta di 15 mesi? Era forse un tentativo per compiacere la Disciplinare e mantenere il ruolo di procuratore, in prorogatio, ma già con richiesta di rinnovo? Ma Artico dopo avergli bocciato i 3 mesi e € 200.000, gli bocciò anche i 15 mesi (portandoli a 10) per Conte; e successivamente gli bocciò anche i 42 mesi per Bonucci e i 12 per Pepe, addirittura assolvendoli. Come dire: caro Palazzi non ci hai capito proprio nulla. Altro che benevolenza. Il potere di Palazzi vacilla e lui, invece che ritirarsi con un l’eleganza che vorrebbe avere mostrando l’impeccabile completo con fazzolettino, piagnucola come un bambino che ha paura che gli venga sottratto il giocattolo, sbatte i piedi, chiede ai nuovi giudici che gli venga restituita la verginità. Ma come può essere vergine chi ha fatto parte degli accusatori di Farsopoli, ha tenuto nel cassetto le prove contro l’Inter fino alla prescrizione, è stato sconfessato dai giudici della sua FIGC, si è inginocchiato davanti a Bonucci, allettandolo con l’esca del maxi-super-extra sconto, per mantenere ancora un minimo di credibilità? Capiamo che, dopo esser stato magistrato militare presso la Corte militare di Appello di Napoli, il ruolo di Procuratore Federale dalla Commissione di Garanzia della FIGC soddisfi pienamente il suo ego. Ma per mantenere il posto ha cercato di compiacere fin troppo Abete, fino al punto di far spazientire perfino i giudici della FIGC. E se non succederanno cose alle quali non vogliamo nemmeno pensare, ora sono cazzi suoi.

Zeman.

Nel 1968 venne in Italia con l’aiuto di zio Cesto (Vycpalek), giocatore ceko degli anni quaranta della Juventus, e vide bene di rimanerci visto che l’URSS invadeva la Cecoslovacchia. E mentre lo zio vinceva come allenatore gli scudetti della Juventus 1972 e 1973, lui studiava all’ISEF e diventava a sua volta allenatore. Nicotina Zeman allena le sue squadre al calcio d’attacco e dimentica la fase difensiva. Dicono che il suo sia un calcio spettacolare. Il mito Gianni Brera, che amava Rombo di tuono Gigirriva ed il contropiede, si rivolta di certo nella tomba. Ma siccome spesso sono più i goals che subisce rispetto a quelli che segna, è spettacolare per gli avversari. Ma veniamo al dunque. Nipote di Cesto, dovrebbe essere juventino e grato alla Juventus, se vive, ricco, in Italia. Ma a lui non sta bene che Vialli e Del Piero abbiano troppi muscoli e ipotizza doping della Juventus. I giudici diranno: palestra e farmaci, ma nessun doping. A lui non sta bene che nessuno lo chiami mai ad allenare la Juventus che, senza Zeman allenatore, vince, rivince, stravince. Quando gli condannano Moggi e tolgono due scudetti alla Juventus con allegata serie B, pare abbia festeggiato senza freni. Per lui gli scudetti della Juventus non sono 30, ed anche 28 gli sembrano troppi. Ora si inventa che non gli sta bene che Conte, squalificato per 10 mesi, alleni la Juventus durante la settimana. Qualche piccolo, ma proprio piccolo complesso, ce l’avrà questo ridicolo Nicotina Zeman! E per chiuderla, come fatto per Palazzi, con una parolaccia: ma non è ora che si faccia i cazzi suoi?

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