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Pecunia Olet

La lingua italiana è pressochè perfetta, con una vasta grammatica che ti consente di mettere insieme pensieri compiuti e che rendono l’idea di ciò che si vuole descrivere. Questo dovrebbe, il condizionale è d’obbligo a questo punto, far parte del bagaglio culturale di chi del rendere le notizie fa il proprio mestiere. Così non è, soprattutto quando le notizie afferiscono alla Juventus e ai suoi componenti.

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La scelta mirata e “sopraffina” di alcuni verbi al posto di altri, della costruzione della frase mediante termini che si prestano a univoche interpretazioni è un gioco che parecchi scribacchini fanno solo perché sono “fedeli” al padrone di turno.

Il famoso detto Vespasiano “pecunia non olet” in questo caso è riadattato in “pecunia olet”.

Il titolone che campeggia sul web da ieri: “Caceres si schianta con la sua Porsche di ritorno da Bologna: trauma cranico per il difensore” è la pragmatica spiegazione di ciò che intendo dire.

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È un titolo insinuante, fuorviante, il verbo schiantare nella “costrutio” di quella frase lascia intendere al lettore distratto che Caceres stava disputando il gran premio d’Australia e, dopo aver perso il controllo dell’auto, andava a “schiantarsi”.

La correttezza deontologica dello scribacchino di turno avrebbe imposto un titolo così congegnato: “Caceres viene investito da un auto che non rispetta le norme della precedenza…”

Ma, si sa, la spettacolarizzazione degli avvenimenti, costi quel che costi, ha il suo prezzo da pagare e, se a spettacolarizzare ci sta il “comprato” di turno allora tutto ha un senso.

Certo, mi chiedo cosa ci sta a fare l’Ordine dei Giornalisti e perché non organizzi corsi di alfabetizzazione per i suoi iscritti che ne hanno sicuramente un gran bisogno.

Ma io mi faccio troppe domande, lo so e per molte di queste c’è sempre la stessa risposta: “Pecunia Olet”.

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