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Pepe alleato di Giovinco

L’inserimento di Giovinco negli schemi e nel gioco della Juventus sembra più difficile del previsto. Nelle prime uscite stagionali il numero 12 ha fatto benissimo solo contro l’Udinese, provocando il rigore dell’uno a zero, e segnando poi una doppietta a partita praticamente finita. Contro il Genoa non ha fatto malissimo, é stato sicuramente sfortunato colpendo il palo, mentre sia contro la Fiorentina che contro il Chelsea è stato praticamente inesistente.

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Ci sono diverse considerazioni da fare. La prima è sicuramente il peso della maglia che si indossa: se a Parma non c’erano obblighi, nel senso che la piazza non poteva pretendere di vincere e quindi le pressioni stavano a zero, a Torino è costretto a vivere la situazione diametralmente opposta. Alla Juve devi vincere, e per poter vincere devi dimostrare personalità, devi prenderti dei rischi, tra i quali vengono ricompresi anche i fischi o mugugni del pubblico quando non dai tutto. Giovinco è già stato a Torino, ma in una Juventus che è andata allo sbaraglio, e dalla quale non si pretendeva chissà quanto, e soprattutto in quella Juve le maggiori responsabilità ricadevano sui veterani, gente come Del Piero, Trezeguet, Nedved, certamente non su un giovane decisamente promettente, e che aveva mostrato sprazzi di classe.

La seconda riguarda sicuramente la questione del modo di giocare e del modulo. Giovinco ha già fatto la seconda punta, a Parma, a Empoli. Ma come già detto, oltre alle poche pressioni che si devono sostenere in quelle piazze, un altro vantaggio era che poteva fare tutto ciò che voleva col pallone. Se voleva tirare in porta lo faceva, se voleva portare palla e fare tutto da solo lo faceva. Alla Juve questo non lo puoi fare, perché ci sono altri del tuo stesso livello, con i quali devi saper confrontarti alla stessa maniera. Non può passare da Giovinco il nostro gioco.

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Il modo di giocare si lega alla questione modulo: Giovinco ha dimostrato di soffrire il ruolo di spalla di Vucinic, soprattutto quando dovrebbe fare da sponda, e quindi in un certo senso da punta vera. Giocando spalle alla porta diventa facile preda degli avversari, che con la loro fisicità mettono fuori gioco il piccoletto semplicemente sbilanciandolo. Giovinco non è riuscito a sopperire a questa mancanza, non è stato capace di venire fuori per prendersi la palla e impostare, giocando così con gli occhi verso la porta. Centralmente soffre.

Il primo Giovinco, quello con Ranieri, ha sostituito solo in un occasione Alex Del Piero: ricordo che a Lecce fu proprio la formica atomica a darci la vittoria, con una splendida punizione a girare sopra la barriera. Ma Ranieri lo ha sempre utilizzato come vice Nedved, ossia sulla fascia sinistra, nel suo consueto 4-4-2. Giocava largo, aveva molto più spazio, e ricordo che difficilmente i difensori riuscivano a fermarlo quando decideva di dribblare. Un modulo simile si può riproporre alla Juventus, con ad esempio il 4-3-3 già utilizzato nello scorso anno, quando Vucinic e Pepe venivano impiegati molto larghi, a sostengo della prima punta.

Giovinco potrebbe essere uno degli esterni in un 4-3-3, e sono convinto che farebbe benissimo, con molto più spazio da sfruttare, distaccato rispetto al suo avversario e quindi non più condizionato da una marcatura stretta. Ma si sa che nella Juve non c’é 4-3-3 se non c’è Pepe, allora è auspicabile un pronto ritorno del numero 7, in modo tale che Conte possa riproporre di nuovo quel modulo che ci ha dato tante soddisfazioni. Certo, un Giovinco a sinistra significherebbe che Vucinic dovrebbe sedersi in panca. Ma forse non è uno svantaggio, visto che le tante competizioni che dobbiamo affrontare richiedono parsimonia nell’utilizzazione delle energie a disposizione. Sarebbe l’unione dell’utile al dilettevole: riposo per i pezzi da novanta, possibilità di un migliore rendimento per i nuovi.

Chissà se Conte ci starà pensando, ma sarà molto probabile, perché il mister sa come far rendere al meglio i giocatori che ha a disposizione. Non a caso, Conte si è ispirato al mitico Lippi quando ha deciso di schierarsi a specchio contro alcune squadre, proprio come faceva il tecnico di Viareggio quando Conte era alle sue dipendenze. Quale maestro migliore di quel Lippi che ha inventato Zambrotta terzino sinistro, o ancor prima, quando dopo i primi sei mesi di Juve disse a un certo Pavel Nedved: “prendi la palla, e fa quello che vuoi”, permettendo al ceco di dare sfogo alle sue incursioni centrali, quelle che lo hanno reso famoso. Io ci credo.

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