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Perché il Napoli non ha ragione

Prima che la Corte faccia le sue valutazioni, ammesso che tali risultino agli occhi della logica più elementare e civile, chiariamo un punto su cui si è fatta volontariamente una confusione che giova solo a chi della polemica è padrone e tifoso.

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Il Napoli non può che avere torto a difendere i propri giocatori. La questione è semplice e quindi andiamo per gradi.

Tutto parte da Gianello, primo o secondo o terzo portiere del Napoli (poco importa), che sostanzialmente rivela alcune informazioni sulle combine. Combine che forse coinvolgono le partite del Napoli e per le quali Grava e Cannavaro sono stati chiamati in causa. Ed ecco l’inghippo.

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Primo: devono essere verificate le testimonianze di Gianello. Secondo: purtroppo la legge è legge e le Società pagano anche le colpe dei singoli. Terzo: Gianello non ha mai detto che Cannavaro e Grava hanno truccato partite, ma che erano stati messi al corrente che esisteva la possibilità di farlo. Anzi: a Cannavaro e Grava, dice Gianello, era stato proprio offerto di partecipare alla combine e loro hanno rifiutato. Questi sono i fatti.

Ora, un plauso a Cannavaro e Grava per l’onestà, ma è proprio qui il punto dolente: sapevano e non hanno denunciato.

Facciamo un passo indietro. Nell’affare Conte nessuno ha mai detto che Conte sapeva, né che a Conte era stata proposta una combine. Anzi, dagli interrogatori emerge una figura di un Conte che se solo avesse avuto il sospetto di combine avrebbe appeso al muro i propri giocatori. Emergono anzi discorsi improntati alla grinta, alla ricerca della vittoria. Conte non sapeva e poteva non sapere, a dispetto di una strana teoria mai provata e che vale solo per Conte in questo fantoccio di processo chiamato Calcioscommesse.

Restiamo perciò curiosi nel leggere la sentenza di secondo grado, convinti che con le carte in mano il Napoli potrebbe ridurre drasticamente la squalifica dei propri giocatori solo davanti al TNAS. E sarebbe clamoroso visto come si sono comportati con Conte. Equilibrio cercasi…

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