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Pippo Carobbio e la Giustizia Sportiva

Sembra che Carobbio abbia uno spessore morale degno di uno sportivo. Sportivo vero, Carobbio. Quello che vuole insegnare il calcio ai bambini. Quello che fa di tutto per “aiutare” la “Giustizia Sportiva” (ma si: chiamiamola così, con tanto di maiuscole).

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Grazie al nome Antonio Conte, il signor “Pippo” (così l’avrebbero chiamato negli uffici della Procura Federale) ha acquisito notorietà a livello nazionale.

Secondo Ju29ro, ieri avrebbe confermato le accuse al nostro allenatore. Alcuni dicono che avrebbe appesantito anche la posizione di tutto il Siena.

La sta raccontando giusta? Non credo proprio! Eppure aveva detto qualcos’altro, pubblicamente. Eh si, perché nemmeno qualche settimana addietro aveva fatto un passo indietro, quando aveva rilasciato un’intervista su cui non si è posta ovviamente l’enfasi necessaria, almeno quella che i media mettono quando in prima pagina ci finisce Antonio Conte e la Juve. Torna in Procura Federale e, addirittura, aggrava la posizione dei soggetti da lui coinvolti.

Prima di essere stato interrogato da Palazzi, era stato interrogato a Cremona da Di Martino. Lì non spunta il nome di Conte. Arriva in Procura Federale e spunta fuori, rullo di tamburi, Antonio Conte! Nella stessa sede, riconfermerà più volte. Anche ieri.

Tutto ciò mi inquieta. Qui la magistratura ordinaria deve aprire un’inchiesta sull’operato di Palazzi e della giustizia domestica! Ricordate cos’hanno detto Paoloni e Locatelli?

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Il primo ha affermato che Palazzi gli avrebbe dato indicazioni su cosa dire in cambio di uno sconto di pena (Palazzi mi ha detto: ‘Se tu dici questo, avrai uno sconto della pena’. Ma perché avrei dovuto dire cose che non ho fatto?”).

Il secondo ha affermato di aver patteggiato in sede sportiva, a causa dell’impossibilità di difendersi, e che andrà per tribunali a provare la sua innocenza. Curioso è il fatto che anche lui abbia polemizzato sull’operato di Palazzi: chi fa nomi viene graziato con un buffetto perché collabora; chi invece non fa nomi, non sta collaborando: quindi squalifica esemplare! Locatelli ha affermato di non aver fatto nomi, semplicemente perché lui non ne aveva (“Mi dicevano: ‘devi collaborare, devi fare dei nomi!’, ma io di nomi da fare non ne avevo e non mi sembrava giusto fare nomi di gente che non c’entrava nulla solo per alleggerire la mia posizione… Alla fine però vedi che certa gente che ne ha fatte di tutti i colori si è presa solo 20 mesi….”).

Abbiamo dichiarazioni che mettono in dubbio (ancora una volta) la credibilità di questa “Giustizia Sportiva”. Nessuno si indigna? Nessuno indaga?

Strano: perché nel 1998 bastò un’intervista di Zeman per marchiare la Juve come “dopata” e per istituire un processo di nove anni che finì in un nulla di fatto.

La Giustizia Sportiva continua, dunque, a credere a uno scommettitore che sta facendo di tutto per evitare la fine della sua carriera. Quale pentimento? Dov’è, il pentimento?

È evidente. È lapalissiano. È inutile negarlo. Eppure ci sono copiose smentite, che si chiamano Terzi, Reginaldo, Calaiò, Coppola finanche Bertani (“Quel Novara-Siena fu partita vera”).

Caro “Pippo”, se stai giocando al gioco di questa giustizia domestica, devo dire che ci stai riuscendo benone. E vorresti insegnare il calcio ai bambini…

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