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Pirlo: l’educazione prima di ogni altra cosa

Cambio. Entra Marchisio, esce Pirlo. E Pirlo con la barba, accennato un mezzo saluto col compagno di squadra, evitato lo sguardo di Conte, si dirige verso gli spogliatoi saltando la panchina.

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Primo: il talento immenso di Pirlo non giustifica un simile comportamento.

Secondo: la spesa in Nazionale non può pregiudicare le prestazioni in maglia bianconera. Se la Juve 2013/2014 deve servire per giocare bene l’ultimo mondiale in carriera, il bresciano si è sbagliato di grosso.

La Juve è stata la Juve anche dopo la splendida formazione degli anni ’30, anche dopo Sivori-Charles-Boniperti, anche dopo Platini, anche dopo Lippi e Del Piero. I giocatori passano, la Juve resta. Se lo metta bene in testa Andrea Pirlo, barba o senza barba.

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L’educazione è fondamentale ed è il primo tassello per costruire ogni impresa. La rabbia personale deve essere sfogata a casa, non in campo, non certo durante una partita di calcio, peraltro ancora in bilico. Peraltro dopo l’ennesima opaca prestazione. E non che dopo una partita da 10 avrebbe avuto giustificazione l’essersi diretto negli spogliatoi.

Anche perché nessuno mette in discussione il talento enorme di Andrea, ma il comportamento deve essere parimenti impeccabile, altrimenti ogni discorso di rispetto cade.

Un grazie immenso per quanto fatto finora, ma torni immediatamente nei ranghi. Un caso Pirlo non esiste e non esisterà. Confidiamo in Conte per far valere la regola principe del gruppo Juve: vale il gruppo, le esigenze dei singoli non possono prevalere su quelle della Juve. In questo momento la Juve ha bisogno di unità, di unione di intenti e non di progetti personali. Vale per Pogba (paradossalmente uno dei migliori, in tal senso), vale soprattutto per Pirlo che deve dare l’esempio.

E ora, con Pirlo in campo o in panchina se il suo stato di forma è quello delle ultime partite, avanti contro il Chievo.

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