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Pirlo-Vidal-Marchisio: la colonna vertebrale della Juve di Conte

Centrocampo a tre, come capitato raramente negli ultimi anni bianconeri. Nemmeno con Zidane avevamo un centrocampo a tre, perché di fatto il genio francese riusciva a rientrare e fare un po’ di interdizione. E poi perché la Juve ha sempre avuto ali molto forti, cioè la vera mancanza allo stato attuale.

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Nemmeno con Diego perché il brasiliano rientrava, senza tuttavia dare quel supporto che ci si attendeva.

Stavolta, de facto, è un centrocampo a tre (gli esterni svolgono un ruolo particolare). Pirlo davanti alla difesa, seppure in posizione leggermente più avanzata al classico mediano difensivo degli anni ’50, ma in posizione più arretrata rispetto a Xavi, il vero unico regista a tutto campo. E quindi Vidal e Marchisio a girargli intorno.

Le doti di Pirlo sono indiscutibili: solo Allegri poteva farne un problema. C’è una frase che amo ripetere quando sono in compagnia al bar: “Almeno Davids lo avevamo pagato!”. Questo genietto invece ce lo hanno regalato.

Marchisio ce lo siamo costruiti in casa, come capitato negli anni ’70/’80 quando dal settore giovanile uscirono un paio di ragazzotti poi passati ampiamente alla storia per quantità e qualità di vittorie (in maglia bianconera e in maglia azzurra).

Vidal è invece costato quasi quanto Lamela e certamente quanto Alvarez. Strappato a un nevrastenico Rummenigge, anticipando i vari club europei che avevano imparato a conoscerlo all’ultimo torneo americano, Marotta ha invertito il trend che vedeva la Juve come una sorta di discarica di centrocampisti: Poulsen, Almiron, Tiago, Diego, in ordine sparso.

Pirlo, Vidal e Marchisio. Marchisio, Pirlo e Vidal, l’ordine fatelo voi. In realtà non c’è nemmeno un ordine tattico ben preciso. Meglio, ci sarebbe almeno sulla carta: Pirlo in mezzo a dettare i tempi, Vidal alla sua destra, Marchisio alla sua sinistra. Poi il dinamismo dei due giovanotti scombina i piani di chi deve cercare di arginarli.

Fin qui Conte ha affrontato diversi schemi avversari: centrocampo a 4, centrocampo a 5, squadre chiuse, squadre speculari tipo la partita col Milan.

Fin qui Conte ha pure cambiato gli schemi di partenza: Vidal poco dietro la prima punta con Marchisio a fianco a Pirlo, oppure Marchisio e Vidal come finti trequartisti e Pirlo sull’asse mediano dei due difensori.

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Il bello è che tutti questi giochetti tattici si frantumano quando la palla viene fatta muovere con grande ordine.

Le caratteristiche dei tre centrocampisti sono incredibilmente complementari.

Il passo lento (almeno così dicono) di Pirlo viene bilanciato dalla ferocia agonistica di Vidal e dalla sua corsa perenne. Anche Marchisio è molto mobile, cosa che gli permette di coprire bene gli spazi davanti la difesa e ripartire con velocità. Contro i nerazzurri questo mix di azione si è vista proprio in relazione al mancato rigore concesso da Rizzoli.

Il fattore comune ai tre è la squisita tecnica. Inarrivabile quella del bresciano, più che ottima quella di Marchisio, molto molto buona quella di Vidal. Difficilmente perdono palla, sanno ben saltare l’uomo e sanno pure imbastire qualunque tipo di azione.

Marchisio è forse quello che trae maggiore beneficio dagli ampi spazi concessi dagli attaccanti. Si infila con eccezionale tempismo e ha migliorato la percentuale di realizzazione.

Vidal, dopo il gol all’esordio, pare un attimo ansioso. Il tiro è molto buono, potente epperò poco preciso. Detto che sta limitando gli inserimenti perché probabilmente Conte gli chiede maggiore presenza a centrocampo – in pratica l’arma più importante della Juve per evitare pericolose ripartenze avversarie – ci aspettiamo maggiore fortuna in area di rigore. Ha il colpo di testa e il senso dell’inserimento, ma non quel cinismo che lo hanno portato sopra quota 10 reti in Bundesliga.

Marchisio, Pirlo, Vidal. Molti allenatori, prima di incontrare la Juve, hanno detto: “Se fermi Pirlo, fermi la Juve”. Concetto che non trova conferme sul campo. Fermi Pirlo e c’è Marchisio. Fermi Marchisio e c’è Vidal.

Si corre il rischio di essere dipendenti? Beh, è certamente una bella dipendenza. La risposta la si avrà non appena mancherà uno dei tre. In realtà questo è già accaduto, ma attendiamo prove più concrete.

Di certo c’è che una grande squadra è composta da uno zoccolo duro sempre presente e omogeneo. Chiunque può ricordare i perni della Juve di Lippi: la prima versione (Montero, Ferrara, Conte, Davids, Zidane, Del Piero) e la seconda versione (Montero, Ferrara, Nedved, Camoranesi, Del Piero, Trezeguet). Così come era veramente duro lo zoccolo di Capello: Thuram, Cannavaro, Emerson, Nedved, Camoranesi.

E ora con Conte la certezza è proprio quel trio… il trio delle meraviglie costato appena 12 milioni di euro.

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