Ha fatto benissimo Tagliavento a sospendere, seppure temporaneamente, la partita di Cagliari. Dagli spalti erano arrivati alcuni buu razzisti all’indirizzo di Eto’o. Perfino Moratti si congratula con l’arbitro  (anche se una teoria vuole che il ringraziamento era diretto per i rigori-contro non assegnati) e predica calma, disciplina, buon senso, rispetto delle regole. Non mi tornano un paio di conti, però!

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Per esempio l’anno scorso il Capitano della Seconda Squadra di Milano rifilò in TV e alla stampa un pistolotto lungo 10 minuti sul razzismo e il rispetto dei giocatori in campo. Era il periodo in cui il tifoso bianconero veniva condannato pure quando gridava “passami il sale” e veniva apostrofato con i peggio aggettivi della lingua italiana. Era il tifoso juventino deluso e amareggiato per la gestione della propria squadra. Era il periodo nero di una Juve in crisi. E allora Zanetti minacciò di lasciare il campo se solo avesse sentito insulti razzisti nei confronti di quell’angioletto di Balotelli o di altri personaggi col colore scuro della pelle della rosa dell’Atalanta di Milano. Lo disse con forza, lo gridò e ricevette più applausi lui di quanti ne aveva ricevuti Ilona Staller in parlamento per un discutibile decreto. Successe poi una cosa strana. A San Siro, intorno alla mezz’ora del primo tempo, Momo Sissoko, uno di quelli più apprezzati dal tifo bianconero, venne sonoramente fischiato e si sentirono distintamente dei “buu”. Ora, che vi siano “buu” di paura (come qualche grosso imbecille sostenne  in quell’occasione) e “buu” razzisti si fa fatica a crederci. Tutti si aspettavano una presa di posizione da parte di quel galantuomo di Zanetti, tutto intento a sollevare trofei di cartone, falsi come quei “buu” di paura indirizzati contro Sissoko. Invece nulla. Si giocò tranquillamente e pochi sollevarono il problema dei “buu” razzisti. Eppure il colore della pelle di Sissoko è praticamente identico a quello di Balotelli, di Eto’o, di Muntari, di Roger Milla e di un altro centinaio di giocatori.

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Se capita ad Appiah pochi se ne occupano, se capita a Eto’o si scatenano interrogazioni parlamentari. Se poi c’è di mezzo il tifoso juventino si passa a filosofeggiare sull’educazione dell’individuo che tifa bianconero. Un po’ di equilibrio non guasterebbe.

I “buu” sono antipatici e valgono per tutti, perché chi si esprime in questo modo non è un tifoso e, ancora più semplicemente, poco c’azzecca con la razza umana. Almeno quella limpida e buona. E’ solamente uno stronzo, di quelli che affondano nell’acqua, destinati a scomparire. E’ solo uno che ha seri problemi mentali, che ha smarrito l’intelligenza chissà dove. E’ solo il rappresentante più becero di quella parte di tifoseria che vede nel calcio lo sfogo massimo delle proprie preoccupazioni. Che non apprezza il sano agonismo, che non riesce a divertirsi di fronte a un pallone che rotola, inseguito da 22 persone. Strumentalizzare in questo modo questa strana creatura dal “buu” facile è parimenti vergognoso. Non ci fa onore. A tutti quanti. Condanna unanime e, se possibile, lasciamo da parte i colori. La denuncia potrebbe apparire meno grave e reale di quanto non lo sia.

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