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Record Juve? E chissenefrega…

La “Juve gode” titola oggi Tuttosport. Francamente non è il titolo adatto al mio stato d’animo. Non si tratta di catastrofismo, pessimismo, cattiveria eccessiva. No, assolutamente: è questione di pragmatismo.

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I record lasciano il tempo che trovano se non sono abbinati a vittorie concrete, da scrivere in qualche almanacco. E infatti Conte è apparso più irritato che contento dal 18° risultato utile consecutivo in campionato. A microfoni spenti avrebbe detto esattamente questo: “echissenefrega del record”. Perché uno che è alla Juve, uno che ha vinto alla Juve come lui, sa benissimo che queste partite nascondono i più pericolosi tranelli che fatichi a scrollarti di dosso.

Molti anni fa Marcello Lippi, dopo un clamoroso pareggio con la Lazio, 1-1 con rete di Trezeguet, disse in conferenza stampa “noi ci crediamo, dobbiamo vincere e attendere il risultato delle avversarie”. In quel momento l’Atalanta di Milano di Cuper era molto avanti e le partite che mancavano erano pochissime. In più davanti c’era pure la Roma di Capello a lottare per il titolo. Poi arrivò il 5 maggio, ma qualche anno fa Lippi ammise: “Ho detto quelle cose perché non potevo ammettere a me stesso il terribile errore di quel pareggio”. Ecco, io sono cresciuto con il primo Lippi, ricordo a memoria la Juve di Trapattoni, poi la grinta di Davids. Perciò non posso spiegarmi come può, questa Juve, sì in costruzione, presentarsi in casa col Cagliari, andare in vantaggio e farsi rimontare in quel modo, senza cioè aver mai rischiato.

I record lasciano il tempo che trovano, come i 400 minuti di imbattibilità di Buffon.

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Ieri due punti persi, forse di più considerando il tonfo rossonero. Ieri, soprattutto, ancora il segnale, anzi conferma, di come la Juve fatichi a ingranare quando mancano i titolari. O quando i titolari sono stanchi, appannati. E così capisco poco le scelte di Conte.

Del Piero, in questi schemi, proprio non c’entra per nulla: non ha lo scatto per farsi i metri che mancano verso la porta, né la forza per spingere via l’asse difensivo avversario come fa Matri. Del Piero in questi schemi non può più fare l’esterno tipo Vucinic (il cambio con Pepe è perciò tutto da decifrare, anche se pensavo che Conte lo avrebbe messo dietro una prima punta) né la prima punta. Inoltre non posso sopportare che cerchi a tutti i costi la propria giocata: si lavora per la squadra e ieri ha perso almeno quattro utili palloni per cercare il dribbling anziché il passaggio semplice.

E fatico ancora a capire il perché di Elia in tribuna, e le frasi di circostanza, cui non crediamo assolutamente, su Krasic. Sul serbo la Juve deve intervenire: o gioca sempre in attesa che si sblocchi oppure via, soldi da reinvestire in qualche pedina. E anche su Elia la società deve intervenire: quasi 10 milioni di euro non possono essere parcheggiati nelle comode poltroncine dello Juventus Stadium. Serve la scossa sugli esterni dove Pepe è stanco, e vorrei vedere. Serve pure, a questo punto, un ricambio di qualità per Pirlo o Vidal o Marchisio. In fondo così ci arriviamo spompati e rischiamo di buttare a mare tutto quanto di buono fatto.

La rabbia è dunque per non aver saputo trasformare una ghiotta occasione in una mossa da ko. Perché ieri una vittoria voleva dire che “è tornata la Juve di un tempo: quella velenosa, quella che magari giocava male, ma i 3 punti erano sempre bianconeri”. E gli altri a inseguire. Già, a inseguire.

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