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Rifacimento Juve, via i disonorati

Nella Juve che sta nascendo è evidente l’impossibilità di mantenere in organico, dirigenziale e sul campo, gente senza onore né meriti. Abbiamo disquisito abbastanza sui giocatori che devono andare via, chi deve rimanere e i principali obiettivi di mercato. In questi giorni c’è dell’altro.

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Ufficialmente Andrea Agnelli verrà eletto Presidente lunedì prossimo, a fine campionato. Come espressa richiesta del figlio del Dottore Umberto, la sua Juve dovrà cominciare e non finire. Bello l’esempio, buona anche la personalità. La sua Presidenza coiciderà sin da subito con un ridimensionamento drastico dei ruoli – sì dei ruoli – di Jean Claude Blanc. Non sarà sua la Presidenza, del tutto illogica, e non sarà suo il ruolo di Direttore Generale.

Non ci sarà più spazio per Castagnini che probabilmente ha sfasciato uno dei settori giovanili più interessanti nel panorama italiano. Settore giovanile costruito con sapienza da Moggi, Giraudo, Bettega e i vari collaboratori. Castagnini è l’esempio di quel ribaltone annunciato a Mazzini da Baldini. Dopo quattro anni di abusivismo nei campi bianconeri sloggerà e lascerà spazio a una persona interessante, un onesto lavoratore.

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Già perché se il pesce più grosso che la Juve sta pescando in casa Samp porta il nome di Beppe Marotta, analogo discorso si potrebbe fare per Fabio Paratici. Uno di quelli – così, per giocare – che acquisto per primi in Football Manager, il gioco manageriale più bello del mondo. Paratici è l’artefice di un settore giovanile che in questi anni ha dato i suoi frutti in Liguria. Fiorillo è forse il nome che più spicca, ma ci si dimentica di Mustacchio e dell’altro talentino mandato a maturare in B. Senza dimenticare chi è in Prima Squadra. Marotta più Paratici: la Juve prova a ripartire così, da persone serie.

Capitolo allenatore. Nel giro di poche ore si susseguono tante voci: ha rotto, ha fatto la pace, si è accordato, sta facendo il furbo. Chiaro l’atteggiamento di Benitez: gioca su due tavoli e punta ad avere il meglio. Certo in Inghilterra può godere di fama e tanto amore del pubblico in Red. Ma probabilmente dovrà rinunciare a fare mercato, se non in uscita. Dovrà certamente rinunciare a Torres, non a Gerrard perché lì valgono caratteristiche lontane dai meri soldi e contratti. A Torino troverebbe un ambiente saturo di figuracce e voglioso di riscossa. Troverebbe un competente come Andrea Agnelli appoggiato da gente come Bettega e Marotta. Ecco, troverebbe Marotta, un uomo che occuperebbe in parte i suoi desideri da manager. A Benitez insomma toccherebbe quasi esclusivamente l’area tecnica. Non poco comunque. E certamente nessun tipo di contatto come accaduto a Deschamps con Secco. A Torino troverebbe, Mister Benitez, un cantiere mai aperto dal 2006. Abbiamo gli attrezzi, abbiamo una lista delle cose da comprare. Abbiamo da vendere. Abbiamo molto da lavorare. Come piace a Benitez. Non c’è però la musichetta della Champions. E addirittura c’è il rischio di non avere nessuna coppa da vincere, perché a fine luglio ci sono già preliminari da affrontare. Si parte presto ed è una incognita terribile. Incognita comunque da cui lui è già partito col Liverpool e che quindi dovrebbe saper affrontare. L’eventuale suo sbarco a Torino coinciderebbe però con un allontanamento da alcuni suoi uomini di fiducia. Il famigerato staff: famigerato perché onestamente 11 uomini al seguito è dura da digerire per qualunque società. Specie in una Juve che guarda con molta diffidenza chiunque varchi per la prima volta la sede bianconera.

Se non dovesse rompere col Liverpool, ma dubito che qualcuno sia in grado di ripianare quel debito, per noi tifosi si aprirebbe un periodo nero, anzi nerissimo. Perché se è vero che Andrea Agnelli ha voluto e apprezzato Fabio Capello, è anche vero che un certo Marcello Lippi a Torino sarebbe graditissimo e avrebbe praticamente carta bianca per lavorare. Ma questi due nomi sono difficili da prendere e soprattutto c’è l’incombenza del Mondiale. La Juve non può attendere gli esiti del Campionato in Sudafrica, né trattare di panchine a fine giugno. Ecco allora che in teoria questi due nomi sono scartati. E siamo arrivati alla domanda più tenebrosa, che cercherò di porre in uno stile sobrio: niente Benitez e niente Capello e niente Lippi, ma chi cazzo rimane?

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