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Riflessioni a ruota libera

Ammetto che il colpo è stato forte. Ero preparato certo. Lo avevo detto in tempi non sospetti quando gia molti santificavano la Casoria: “attenzione ai poteri forti! Non cantiamo vittoria prima del tempo!”.

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Ciò nonostante alla lettura della sentenza del giudice per un attimo ho creduto di vivere un incubo, quasi che il cervello facesse fatica a registrare quello che arrivava dalle orecchie. La sentivo leggere le condanne e mi sembrava impossibile: “ma come condannati? Ma le telefonate le hanno sentite? Dove erano queste durante le deposizioni dei testimoni, Nucini ad esempio e le arringhe degli avvocati che demolivano (o almeno ci provavano) l’impianto accusatorio?”.

E provavo ad immaginare la faccia e lo stato d’animo del PM Capuano, presente in aula e quella di Narducci, di Beatrice, di Auricchio. “Chissà, pensavo, come staranno godendo e festeggiando con champagne millesimato, pagato da noi contribuenti ovviamente…”
Pensavo a quello che stava succedendo in via Durini, oppure a casa Materazzi e ovviamente in ogni casa dove c’era un interista: champagne a gogò e sberleffo garantito. E ai fiumi di sms diretti verso gli amici/nemici juventini il cui tenore possiamo immaginarlo (io ne ho ricevuto una decina …).

Poi ho pensato ad Andrea Agnelli che avrà immediatamente ricevuto l’sms dell’interista Vitiello (lui si che saltava di gioia avendo vinto su tutta la linea, sia come legale che come tifoso) che la Juve, intesa come società ne usciva completamente assolta. La parte del suo cuore affaristica avrà esultato. Quella affettiva ne sarà uscita distrutta.

E poi ho pensato a Moggi. Ha combattuto la sua battaglia, ha speso fior di soldi ma ha perso. Col se non si fa mai nulla, mi diceva il nonno. Ma col senno di poi forse avrebbe fatto meglio a fare come il suo sodale Giraudo che se l’è cavata con meno, spendendo molto, molto meno. Però, senza la sua difesa saremmo rimasti a Paparesta ancora rinchiuso a Reggio. Senza la sua difesa non avremmo mai saputo del 4-4-4 né del cavallo di Troia; né dei maneggiamenti di Meani e del suo padrino; né delle telefonate di Carraro (“mi raccomando … non a favore della Juve) né di Bergamo (“pensa a quelli dietro …”).

Senza la difesa di Moggi saremmo rimasti al 2006. La storia si sarebbe cristallizzata a quel punto con un’unica verità: “la Juve non vinceva perché era la più forte. Vinceva perché rubava e perché i suoi manager brigavano, trafficavano, frodavano, minacciavano”. Punto!

Ma ora, pur sapendo tutto quanto uscito fuori da Napoli, siamo sempre al punto daccapo. La sentenza di Napoli ha detto molto semplicemente che nonostante tutto la Juve rubava e che i suoi dirigenti non erano onesti. E che la Juve non può essere condannata solo perché Moggi non aveva potere di firma, altrimenti … aggiungi un posto a tavola e avanti con i risarcimenti.
Questo ha detto la Casoria.

E allora ho volutamente staccato la spina. Non ho letto i giornali sportivi (neanche Tuttosport). Non ho letto i blog e i forum proprio per non essere influenzato.
Volevo capire il perché di quella sentenza.
Dopo due settimane, a bocce ferme, sono arrivato a delle conclusioni.
Mie, certo. Opinabili, certo. Da juventino e quindi di parte, certo.

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Perché quella sentenza?

Perché era tutto scritto. Così doveva andare e così è andata. Il destino di Moggi & Co era segnato e i segnali erano tutti nell’aria: le due richieste di ricusazione del presidente stanno a dimostrarlo. Moggi, con le buone o con le cattive doveva capire che era meglio accettare o il patteggiamento o la prescrizione. “Hai voluto giocare duro? E noi colpiamo duro. Anzi, durissimo!”.

Leggeremo le motivazioni fra un po’. Cosa scopriremo? Che ci sarà stata baruffa tra le dame? Saranno volate parolacce e altro? Oppure che la decisione è stata pienamente condivisa? Mah!

Comunque io sono convinto che dietro a questa condanna c’è una fine regia ed un sottile ragionamento: l’importante è ristabilire la verità storica, quella emersa dal processo sportivo del 2006. Se qualche poveraccio finisce in mezzo agli ingranaggi della (in)giustizia non fa niente. Anzi se le cercata. Faceva meglio ad accettare il patteggiamento. E comunque in appello le pene vengono sempre dimezzate. E se arrivano in Cassazione fra una decina d’anni, e anche venissero scagionati, non fa nulla. Ormai chi se lo ricorda più Moggi?

Moggi ha due ottimi avvocati che credo gli consiglieranno di accettare la prescrizione. Ogni persona intelligente, avendo a che fare con la giustizia italiana, se può opta per la prescrizione. Moggi non so se lo farà. Intelligente lo è. Ma è anche un combattente. Per cui non so.

Ma veniamo al punto più importante della sentenza: Moggi condannato. La Juve no.
Motivazione?

Moggi non aveva potere di firma. Cazzata! Enorme cazzata! Giuridicamente ineccepibile certo. Ma comunque una cazzata. Ed infatti Moggi lo ha fatto immediatamente notare.
Perché allora questa sentenza che mette al riparo la Juve FC da qualsiasi richiesta risarcitoria? E’ lo stesso discorso di prima. Era tutto scritto. Il patto scellerato, lo premetto subito, di cui Andrea Agnelli non era minimamente consapevole prevedeva proprio questi termini: “Senti cara Juventus FC: io ti faccio assolvere, così salvi il portafoglio, mentre facciamo condannare Moggi, perché cara Juventus non possiamo sconfessare quello che abbiamo fatto nel 2006. Proprio no. Voi rubavate e basta e anche se non è vero COSI E’ e COSI DEVE ESSERE. Accontentati perciò senno …”.

Altrimenti non mi spiego l’esplosione del sempre calmo ma incompetente Abete alla richiesta risarcitoria della Juve al Tar (peraltro gia anticipata ampiamente) e quella altrettanto scomposta dell’ancora più tranquillo ma sempre incompetente Petrucci? Nonché della raffica di sentenze e decisioni avverse alla Juve immediatamente successive alla richiesta al Tar?

Forse Andrea Agnelli non ha voluto leggere il messaggio nascosto della sentenza?
O se lo ha letto se ne è ampiamente fregato?

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