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Risposta a De Rensis, avvocato di Antonio Conte

Le parole di De Rensis mi lasciano l’amaro in bocca. Non tanto come tifoso, so bene quanto ho goduto con Conte in panchina e quanto ancora godrò nei prossimi anni, quanto come cittadino. Almeno penso ancora di esserlo col cuore, non più con la testa. Questo Paese va chiuso e poi riaperto solo a determinate condizioni.

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L’avvocato di Antonio Conte giustamente riflette sul ridimensionamento delle accuse nei confronti del suo assistito. Si è passati da un boss a un povero uomo tirato in ballo da una persona, ormai è evidente, manipolata da chi ne trae vantaggio (per sé o per amici). E il processo sportivo è molto particolare, fatto apposta per servire a chi detiene il potere: un qualsiasi attore può trasformarsi in pentito e puntare il dito contro chi gli pare e piace. A quest’ultimo toccherà l’onere della prova a discolpa, con metodi di indagine molto particolari e parametri di giudizio che non sono di questo mondo.

Dall’avvocato di Conte ci aspettavamo ben altre risposte, per esempio a queste semplici domande:

  • come mai si arriva al deferimento dopo 23 dichiarazioni firmate da testimoni che scagionano Conte e nessuna testimonianza a favore di Carobbio?
  • cosa ha detto Antonio Conte davanti a Palazzi il giorno in cui è stato chiamato a rispondere?
  • come si fa, visto che i verbali li abbiamo letti tutti, a passare da un’accusa di illecito (per bocca dello stesso Carobbio) a omessa denuncia? Sono due cose molto differenti, due cose diverse eppure il deferimento che doveva essere per l’illecito (Conte aveva detto in riunione tecnica che la partita era stata concordata) è arrivato per omessa denuncia (ma se aveva detto davanti a 40 persone, e non una di queste conferma, che la partita era aggiustata… questa azione configura un illecito)?

Soprattutto resto letteralmente basito, da cittadino, di fronte alla seguente frase:

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Ora abbiamo uno scenario completamente ridimensionato che non deve fare esultare o stappare champagne, ma deve considerare da dove siamo partiti. Come ipotesi di scuola, un avvocato non deve escludere niente, ma un conto è patteggiare avanti a un processo garantista, un altro è patteggiare avanti a un processo accusatorio, come è quello sportivo.

Ora, a livello logico comprendo benissimo questo discorso. Lo hanno di fatto incastrato, pur di tornare in panchina presto accetterebbe di patteggiare per qualcosa che non ha commesso. A livello logico lo accetto, ma non accetto che Conte e la Juve siano ricattabili in questa maniera. Basta uno stronzo qualsiasi per mandare in tilt la Juve? Un’altra farsa ancora? Dobbiamo sorbirci i capricci di gente di Milano incapace di vincere sul campo?

No, non posso accettarlo perché ancora una volta la vera indagine sul calcioscommesse è stata taciuta, insabbiata e nessuno ne sa niente. Non sanno di zingari che hanno denunciato, già a novembre, di partite combinate in cui c’entrano Inter, Milan e Napoli. Non sanno di importanti giocatori che gli zingari hanno menzionato. Non sanno di biglietti di Champions gentilmente offerti già due anni fa quando un portoghese allenava una milanese (come mai questi favori?).

E allora non accetto, così come Conte non dovrebbe accettare questo ricatto: o si va allo scontro totale (non patteggiando, ma difendendosi: in fondo è giustizia o no? Portarla a un livello superiore, chiedendo aiuto all’UEFA di controllare che succede in Italia!) o Conte liberi il posto e accetti quella che sarebbe la sua prima sconfitta. Ripeto: se basta uno stronzo qualsiasi in un sistema così meschino come quello italiano per mandare in tilt il più bel progetto tecnico dopo Calciopoli… io mi arrendo!

Perché oggi è Carobbio, domani, come già successo, saranno strani fischi arbitrali o non fischi, già si respira un’aria strana nel calciomercato dove tutti sembrano aver messo l’embargo alla Juve, e domani può essere la qualsiasi… con regole cambiate in corsa o partite rinviate per sole o un intero calendario estivo deciso da un regista napoletano. Ma cosa è diventato il calcio italiano?

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