Caro Zamparini,

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la vita da presidente di una squadra di calcio è durissima. Specialmente per chi intende il calcio come una vetrina o un qualche sostegno per il proprio business. Business che col calcio non c’entra nulla. Avevi bisogno di una pubblicità importante in Sicilia e hai rilevato il Palermo portandolo ad ottimi risultati. Sei stato ospite fisso de “Il Processo di Biscardi” e questo la dice lunga sulla tua qualità intellettiva. Hai sparato a zero e gratuitamente sulla metà delle persone che lavorano nel mondo del calcio. Detieni diversi record su allenatori cacciati o messi sotto contratto e liti furibonde con dirigenti, tecnici e giocatori. Sei stato artefice dello sfascio della Lega, hai appoggiato il tuo amico Galliani e leccato il culo al tuo amico Moratti. Ora… non rompere più i coglioni a noi bianconeri.

L’uscita, incauta, alla Zamparini praticamente, con la quale hai abbinato la storia indiscussa della Juve a quella recente, discutibile, tanto per usare un eufemismo, della Seconda Squadra di Milano non fa altro che confermare il solito vizio al pianto e alle accuse. Dirigere e portare al successo una squadra di calcio è complicato: occorre intelligenza, perseveranza, intuito e tanta classe. Se il tuo Palermo non è mai andato oltre un certo risultato non può certo essere sempre colpa dei tecnici (peraltro cambiati in quantità industriale) né dei giocatori (visto che qualche talento da lì è passato e qualcuno sta nascendo in questi recenti mesi).

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L’uscita incauta fa a spallate con le primissime dichiarazioni dello stesso Zamparini (ammesso, a questo punto, che siano vere) dalle quali si notava un certo ottimismo per la buona prova dei rosanero e un plauso (leggi “leccata”) alle sorti dell’Atalanta di Milano.

Durante il match si sono verificati almeno quattro episodi dubbi. Togliamone uno: ne restano tre. Tutti e tre falli palesemente da rigore, molto semplici da intercettare e passibili di fischio pure per Ray Charles. Se simili favori fossero stati concessi alla Juventus staremmo qui a parlare di interrogazioni parlamentari e di codice penale. Viceversa, ieri non si è fatto cenno, in TV o oggi sui giornali, a tali episodi. Piuttosto ci si domanda come sarebbe cambiata la partita se Bergonzi avesse fischiato un calcio di punizione dal limite dell’area a favore dell’Udinese e avesse ammonito Giorgio Chiellini che correva poco dietro a Leonardo Bonucci in chiusura su Sanchez.

La vita è semplice in fondo, sono solo certe persone che la complicano per nascondere le malefatte. E l’uscita di oggi di Zamparini sembra proprio una di quelle mosse maledette per sviare l’attenzione su quanto di più veritiero: una squadra stenta ancora a raggiungere una qualificazione in Champions, un’altra continua imperterrita a falsificare tornei violentando il gioco del calcio.

Ciao Maurizio, buon lavoro con le tue aziende.

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