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Roma-Juventus 0-2 Perchè tanta paura di elogiare Del Neri?

Gigi Del Neri era quello che doveva dimettersi. Di più: Tuttosport chiese ad Andrea Agnelli che venisse cacciato perché incapace di dare un gioco e un’anima, incapace di governare il gruppo e chissà che altro. Da quell’episodio Andrea Agnelli capì che doveva mettere un argine alla libertà di certuni di poter dire la qualsiasi sulla SUA Juve. E nacque quel famoso comunicato che non mi stancherò mai di appoggiare e apprezzare.

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Gigi Del Neri è lo stesso che ieri sera ha compiuto una prodezza. E non capisco perché, dopo le conferenze stampa a prova d’errore e le interviste dopo i match sempre lucide e concrete, oggi ci sia così tanta paura di elogiarne le doti. Non saranno le stesse doti di Marcello Lippi e Fabio Capello, per carità, chi l’ha mai detto? Non sarà il tecnico che rimarrà nella storia bianconera per aver vinto tutto come Lippi o tanto come Capello: chi mai detto pure questo? Però ci sta mettendo l’anima, il cuore e tanta tanta tanta serietà. Ecco allora cosa spaventa: la serietà.

E’ la serietà che ti fa pronunciare frasi del tipo “qui siamo tutti nuovi e molti, compreso me, devono ancora capire a fondo cosa significa Juve“. Una frase che da sola dovrebbe garantire la fiducia del tifoso che deve essere conscio pure del fatto che “questa Juve è in crescita e in costruzione e certo non potevamo fare il miracolo riproponendo la Juve di qualche anno fa“. Realismo, puro realismo e tanta concretezza. Il problema è che il tifoso bianconero non accetta il presente. Un presente che non è fatto di Nedved e Zidane, di Trezeguet e Montero, di Davids e di Vialli, ma di Matri e Quagliarella, di Krasic e Aquilani, di Barzagli e Marchisio. Tutta gente che sta lavorando sodo per sfidare il destino e regalare ai tifosi le gioie che meritano.

Non capisco perciò gli attacchi a Del Neri e quelli a Marotta che a più riprese ha promesso alcune cose e non ha mai fatto proclami di conquista della Spagna o del NordEuropa. Purtroppo l’Italia è fatta di gente senza scrupoli né onore che di professione scrive sui giornali o mette su servizi televisivi che tutto sono tranne che seri e reali.

Gigi Del Neri, quello che doveva essere cacciato, quello che doveva dimettersi, ieri ha compiuto una prodezza. E non c’è verso per dire il contrario perché ogni affermazione di segno opposto verrebbe subito smentita dai fatti.

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Gigi Del Neri è colui che ha scelto, in un momento di tragica difficoltà, quali le assenze di Buffon-Chiellini-Sissoko-Del Piero-Quagliarella tanto per fare solo 5 nomi, il 4-3-3 puntando su gente con tanta corsa e tanto cuore come Marchisio (che bello vederlo con la fascia di Capitano, che bello pensare che fu Deschamps a lanciarlo nell’anno della B appena una decina di mesi fa) e Pepe (ripeto: non è straniero, dunque è oggettivamente impensabile che qualcuno lo applauda, roba da italiani insomma!), come Mitra-Matri (in appena 8 partite questo ragazzo ha infilato 6 gol, tutti da 3 punti, tutti belli, più ovviamente tanta corsa e tantissima qualità: purtroppo per lui è italiano e per di più è stato comprato da Marotta), come Aquilani e Felipe Melo (che insieme si sono mangiati, per quantità e qualità delle giocate, un intero centrocampo giallorosso e oscurato il pensionato Totti), come Bonucci (è triste non far notare come il giovanotto era in condizioni veramente instabili, vista la botta alla gamba sinistra e un piede malconcio) e come Barzagli (prelevato in Germania per 3 noccioline e un pacco di pop corn epperò dal rendimento sorprendente).

Gigi Del Neri è colui che, con pieno appoggio di numeri e logica, imporrebbe la presenza costante di Marco Storari. In Italia siamo però abituati a pensare in modo laterale, cioè fantasioso e anche ambiguo: si ragiona per valori assoluti e mai per valori espressi. Ecco perché abbiamo un governo politico di quella nefandezza ed ecco perché Storari si trova in panchina da un paio di mesi. Non è e non può essere un caso se con questo ragazzo in porta la Juve ne guadagna in grinta e attenzione. Con Storari in porta la Juve era seconda in campionato. Dal rientro di Buffon sono cominciati i problemi. Ma riprenderemo il discorso in un altro momento.

Gigi Del Neri è colui che ha scelto Matri. Alzi la mano chi ricorda un attaccante di questo peso alla Juve. Per corsa e quantità mi ricorda il primo Ravanelli, uno che difendeva e attaccava come pochi e nei momenti di difficoltà dava una mano a tutto campo. Per il modo in cui regala profondità ai compagni mi ricorda l’annata stupenda di Boksic: una sorta di trenino, che non lo spingi via nemmeno coi carri armati. La media gol parla da sola. In più finora vale la regola del se-segna-lui-allora-sono-tre-punti. Probabilmente non vale 15,5 milioni di euro. Ne vale 20, buon per noi che dovremmo scucire quella cifra in tre anni per tenercelo stretto stretto. E fra un po’ rientra Quagliarella, cioè la coppia che gradirei vedere titolare il prossimo anno.

Gigi Del Neri è colui che ha puntato su Krasic. Ricordo l’esordio contro il Bari: un disastro. Non saranno troppi 15 milioni per questo serbo? No, anzi. Una furia. Una furia bionda, pallida controfigura di un talento irripetibile come Nedved. Del biondo ceco ha la corsa e probabilmente maggiore velocità e una foga impressionante. Del biondo ceco non ha e non può avere la classe immensa di un destro che è comunque soddisfacente e di un sinistro che era magico per chi nel 2003 andò a conquistarsi prepotentemente il pallone d’oro.

Gigi Del Neri è infine colui che ha il gruppo tutto dalla sua parte. Forse è quello che spaventa più di tutti. Tuttosport non può giocarsi la carta dell’interivsta maledetta: cioè un tizio della rosa bianconera che voterebbe per la sua cacciata. E qualche tifoso buontempone non può nemmeno dire “hai visto, il gruppo non lo segue più”. E’ l’esatto contrario. A dieci minuti dal termine della partita Felipe Melo su Twitter dedica la victoria a mister gigi del neri. Buffon ne difende il lavoro sul campo e fuori. Del Piero non ammetterà mai che un po’ di minuti di riposo gli sono serviti per riprendere fiato e gas. Aquilani lo ringrazia tutti i giorni per averlo rigenerato. Grosso stupisce tutti per l’attaccamento alla squadra e avrebbe tutte le ragioni per ammutinare. Matri e Quagliarella benedicono il giorno in cui il tecnico li ha scelti per guidare l’attacco bianconero.

Insomma: perché tanta paura di elogiare Del Neri?

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