Menu Chiudi

Salisburgo-Juventus 1-1 Vergogna

Non c’è un altro modo per definire la prestazione dei bianconeri. In realtà si potrebbe parlare di metà truppa con qualche sorpresa in negativo. Oppure si può prendere a riferimento questo match per capirne di più sulla Juve che verrà. Che questo sia un cantiere aperto non ci sono dubbi, che questa rosa possa vincere qualcosa nessuno l’ha mai detto. Chiaro, è la speranza di tutti e solo l’atteggiamento visto contro il ManCity, l’Atalanta di Milano e la grande voglia messa in campo col Lecce possono avvicinarci a qualche traguardo. Non l’arroganza e l’incompetenza andata in onda ieri sera.

Advertisment

Mettiamo subito le cose in ordine. Una squadra di calcio, oggi più che mai, è composta da 20 ragazzi: possibilmente 11 titolari di grandissimo spessore e 9 comparse capaci di rimpiazzare i titolari senza alterare in negativo il valore della squadra. Ad oggi la Juve ha confermato di avere forse 10 di quei famosi titolari di livello assoluto e una panchina non all’altezza del compito. Evidente, quasi banale. Forse un concetto anche troppo duro, ma nel calcio i valori assoluti non contano. Serve tanto tanto tanto lavoro, tanto sacrificio, corsa e idee sempre fresche e magari nuove. Uno dei giocatori più amati degli ultimi anni si chiama Sissoko, ma da quest’anno è soltanto uno dei suoi tanti fratelli travestiti da Momò: questo qui non è Momò Sissoko, ma un suo cugino, chissà. Opaco e nervoso, lento e maldestro. Non è mai stato un regista, ma un guerriero vero sì. E per queste sue caratteristiche, cioè corsa e combattività, lotta e forza, è entrato nei cuori dei tifosi. Ma così non va. Senza Felipe Melo (ieri afflitto dal morbo che ha coinvolto l’intera squadra) e Aquilani il centrocampo di Del Neri perde tutto. Senza Krasic la Juve non riesce a pungere. Ciò significa che servono rinforzi, di pari livello ai tre titolari appena citati.

C’è poi un problema Quagliarella. Fabio il napoletano, quando chiamato in causa, corre e si sbatte come pochi, è sfacciato nel tentare certe giocate e a volte ci riesce, copre e attacca, rilancia e rientra. Con Iaquinta out la Juve soffre seriamente là davanti. Perché Amauri è in ripresa, ma una lentezza così nel rientrare in forma, mentalmente e fisicamente, proprio non ce lo possiamo più permettere, e Del Piero è troppo solo e da solo non può risolvere tutte le partite.

Advertisment

Serve riflettere sul nervosismo del Capitano e sulla risposta di Del Neri ieri nel post-partita: problemi tattici. Del Piero era costretto a saltare uno, due e tre avversari e si ritrovava senza compagni cui passare il pallone. Costretto a indietreggiare fino al centrocampo per ottenere il possesso palla. Ali inesistenti, incursioni di Marchisio e Sissoko insufficienti. Amauri troppo fermo e nervoso. Così, signore e signori, non va. Occorre continuità e tanto lavoro. Andare a corrente alternata non è da Juve e non aiuta a crescere come squadra.

Capitolo ali. Tolto Krasic e praticamente assolto Lanzafame, inutilizzato fino a qui e vittima di un infortunio che non ci voleva, la Juve non ha esterni. Simone Pepe, dopo un avvio scoppiettante, si è improvvisamente intristito: che succede? Calo di forma? Già a fine ottobre? Martinez è semplicemente imbarazzante: un esterno che non punta e non salta un avversario è ridicolo e fuori luogo; che gira su stesso perdendo due minuti per tentare la manovra non è da Serie A; che perde palloni a valanga non è da Juve. Se per Pepe la soluzione è semplice, per Martinez non riesco a capire la via d’uscita: occorre un acquisto serio e occorre accantonarlo da qualche parte. E’ già la terza o quarta volta che si ripete questa situazione, vuol dire che il problema è serio e va risolto. Probabilmente è l’unico acquisto sbagliato della gestione Marotta: va bene così, ci metterei la firma per sbagliare un acquisto su dieci.

Adesso c’è il Bologna, col rientro di Aquilani e Quagliarella e Melo titolare. Poi c’è il Milan. O si danno una svegliata o Marotta farà piazza pulita già a gennaio. Questo è poco, ma sicuro. Col beneplacito della tifoseria. Per una volta: tutti uniti. Almeno fuori dal campo.

Advertisment