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Sconcerti sconcerta tutti sulla questione Totti-Del Piero

Che strano giornalista. Che strane opinioni.

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Parto dalla frase che ha scetenato la bestia che è in me:

Il calcio è sempre in mano alle opinioni, la mia è che Totti sia stato alla fine giocatore più completo di Del Piero, più uomo squadra, perfino più leader, pur avendo meno chiarezza e senso politico dell’altro.

Figuriamoci: tutte le opinioni vanno rispettate, pure quelle più fantasiose. Innanzitutto bisogna, e giova in primis all’autore di questo originale pensiero, chiarire cosa significhi “senso politico”. Io non l’ho capito e nessuno si azzardi a toccare le questioni contratto e rinnovi, per favore.

Del Piero, a mio avviso, ha solo un grande immenso difetto: è troppo buono. Troppo buono soprattutto con i giornalisti. Troppo garbato, troppo persona per bene. E questo in Italia è un male, è uno di quei pregi, perché alla fine di pregio si tratta, che proprio non puoi permetterti.

E’ sulla completezza dei due che proprio non trovo dati che confortino l’opinione di Sconcerti. Del Piero ha giocato partite e segnato reti in condizioni da grande fra i grandi, dimensione disconosciuta al Pupone i cui limiti di personalità sono evidenti.

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Dalla Champions alla Nazionale, i numeri di Del Piero nelle situazioni che contano sono a dir poco strabilianti: i gol nelle primissime Champions League, a illuminare gli occhi del mondo, il gol in Coppa Intercontinentale, il gol alla Germania nel 2006 e il rigore trasformato, e sarebbe un bagno di sangue scriverli tutti. Perfino nelle occasioni negative l’impronta di Del Piero è sublime, a confondere e oscurare tutti gli altri. Tipo il tacco nella finale persa contro il Borussia nel 1997.

Coi numeri non ci si fa a ragionare, perchè poi dovremmo pure discutere una certa qualità di certi numeri: per esempio le presenze in Champions e determinate presenze in Champions, operazione che a Totti è resa possibile solo con la formula cambiata negli ultimi anni. Tutte da protagonista assoluto. E i gol messi a segno in Champions, gli avversari affrontati.

A Del Piero hanno riservato una standing ovation al Bernabeu, dopo Maradona. Segno tangibile di una dimensione sovrumana, riconoscimento di una classe innata pure nell’essere uomo in campo, prima ancora che calciatore. Dimensione, che ripeto, è disconosciuta al Pupone di cui si ricordano calcioni da rosso e sputi ad avversari.

I fischi dello Juventus Stadium di martedì sera volevano proprio essere una dimostrazione di una differenza netta fra i due giocatori. Fermo restando le qualità straordinarie di Totti, che certo non può essere ridotto a un “bravo giocatore”, ma a un ottimo giocatore.

Personalità e qualità di leader? Mi preme ricordare che in finale di carriera il gesto di Del Piero di firmare in bianco non ha eguali, se non nelle serie minori e in una dimensione diversa da quella che Del Piero rappresenta alla Juve. Mi preme ricordare che la Juve è Del Piero, e viceversa, in moltissimi atteggiamenti, soprattutto nei momenti storici molto critici. Del Piero non si è mai nascosto, né è stato mai protetto da stampa e altri organi vari. Ci ha sempre messo la faccia, con la consueta eleganza e uno stile ineguagliabile. Del Piero è stato la Juve per 19 lunghi, intensi anni: sempre a tirare la carretta, rispondendo a TUTTE le chiamate in Nazionale dimostrando in tal senso un amore per la maglia azzurra difficilmente riscontrabile in altri professionisti del settore.

Quindi, caro Sconcerti: il calcio è sempre in mano alle opinioni, alle volte però bisognerebbe mettere da parte alcuni preconcetti e guardare la realtà con occhi da spettatore terzo.

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