Se Agnelli, Allegri e Marotta hanno ragione.

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Nedved vice presidente, poi tanti concetti corretti nell’ultima conferenza aziendale. Fin troppo per poter prenderli a riferimento per vuote critiche.

1) La Juve non ha giustificazione per il 14° posto. Vero. Non può averla, tanto è vero che le critiche su assetti tattici e scelta dei titolari e dei cambi sono state mosse, anche correttamente. Il problema è sistemico: rinnovamento da una parte, incapacità di superare i problemi di rinnovamento dall’altra. Il perno della discussione è la gestione del mercato: darà forse i suoi frutti fra un anno, o due, ma nel 2015/2016 sembra dura.

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2) Gestione Dybala: chi i bonus, chi le scelte. Il minutaggio è matematica, quindi poco opinabile. Dybala ha giocato più di tutti. Corretto Allegri. Molto poco la solita critica che vede in questo caso un espediente perfetto per demolire le certezze bianconere. Scelte editoriali. Molto più sereno, come in questo blog, contestare la qualità dei minuti di impiego di Dybala. La speranza è che Allegri ottenga gli stessi risultati con Morata l’anno scorso.

3) Hernanes non è un fenomeno, parola di Marotta (e non solo). Sorge quindi spontanea la domanda: perché l’hai preso, caro Beppe? L’idea non detta da Marotta e dalla Juve è che Hernanes doveva fare da chioccia (insieme a Khedira) ai numerosi giovanotti arrivati sul mercato, andando a rinforzare l’asse dei senatori. Scelta azzardata, poco azzeccata, davvero discutibile. Soldi buttati al vento.

4) Su Calciopoli non cambiamo idea, ha detto Allegri. Perculando pure Gazzoni sulla richiesta di risarcimento, e facendo intendere che si attenderà ancora per decidere la mossa. Ormai la partita è persa: o si hanno le palle per fare giustizia (fare e non richiedere), o abbiamo regalato oltre 5 anni a tutto il movimento antijuventino che ci ha calpestato più e meglio dei loro più perversi desideri.

Detto questo, oggi c’è il campo. Natale è vicino. La vetta lontana.

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