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Shakhtar-Juventus 0-1: Benitez e Lucescu tié!

Parlare prima, parlare a vanvera, è sempre molto pericoloso, soprattutto se l’obiettivo è tentare di destabilizzare un ambiente che è molto solido, compatto e maturo. Così alla fine Benitez e Lucescu ci restano male, malissimo. I due ex interisti – e purtroppo questa è un’aggravante – subiscono l’ondata di forza della Juve e uno va fuori dalla Champions e l’altro andrà al sorteggio pescando una delle altre più forti 7 d’Europa. In più Lucescu conosce la sconfitta: l’ultima squadra a riuscirci fu il Barcelona.

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Fermiamoci al match di ieri sera e rimandiamo a un altro articolo l’analisi di questa prima fase di Champions.

La Juve doveva essere ben organizzata per uscire indenne da Donetsk e così è stato. Conte dimostra di essere davvero un grande tecnico perché la partita di andata aveva lasciato molti dubbi su modulo, personalità e preparazione tattica della squadra. Ieri sera invece è stata un’autentica lezione a quel Lucescu parlante. Attaccanti bloccati, centrocampo molto solido e sempre equilibrato, difesa di ferro.

Buffon ha sbattuto contro il palo e poi amministrato la propria area con molta tranquillità. Bonucci, Barzagli e soprattutto Chiellini hanno annullato i loro rispettivi avversari, mentre Vidal ha giganteggiato in un centrocampo molto fisico e organizzato.

La Juve ha giocato molto bene una sfida equilibrata soffrendo solo nei primi minuti dei due tempi. Scrollata di dosso una giusta tensione, la Juve ha cominciato a manovrare palla in modo intelligente e ragionato. Asamoah ha spinto, ma non troppo, mentre Lichtsteiner è stato autore di una prova caparbia. Rat limitato e asfaltato, assist decisivo per il gol-autogol, fascia perfettamente controllata. Era da un po’ che lo svizzero non offriva una prestazione così convincente. Che sia una ripartenza dopo qualche match sofferto?

Più di tutti mi è piaciuto Giovinco. Ho un debole per questo ragazzo che ho seguito fin dai tempi delle giovanili culminato con quell’esordio regalatogli da Deschamps nel campionato cadetto. Personalità elevata, anche più di Vucinic si è preso la briga di prendere palla e poi cercare di avviare l’azione ed è stato l’uomo più incisivo (causando l’autorete) e più pericoloso. Con una intuizione mal applicata e cioè quel tiro dalla distanza che voleva essere un forte pallonetto. Conte ci crede, io mi fido ciecamente di Conte, quindi credo ancora di più su un ragazzo che fin qui ha giocato 21 partite, messo a segno 7 reti, servito un paio di assist, causato il primato del girone europeo… e può e deve crescere ancora. Perché criticarlo visto che può essere una delle chiavi di successo di questa stagione?

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Buon esordio da titolare di Pogba che ha retto l’urto del palcoscenico più importante. Grande carattere per un ragazzo che ha pure tentato qualche giocata complicata, sintomo di sicurezza e di consapevolezza. Ce lo aspettavamo al tiro, ma Conte ha costruito un centrocampo col baricentro accorto, per non dire più arretrato del solito. Pochi angoli da sfruttare, ma certo la forza di Pogba convince sempre di più in ottica futura, ma anche nel presente. Fuori Vidal e fuori Marchisio abbiamo un valido sostituto dei 2 moschettieri di Conte.

Partenza soft e accorta dei bianconeri, forse nel ricordo del match di andata quando il 3-5-2 spinto andò in netta difficoltà coi palleggiatori di Lucescu. Poi l’uscita lenta dai blocchi con un Pirlo che ha toccato stranamente meno palloni del solito affidando la palla a Vidal, Pogba, Lichtsteiner e Giovinco. Belli i fraseggi fra centrocampo e difesa, frutto di una maturità tattica nel segno di rilassare i ritmi in campo e poi affondare il colpo. Oltre che un attaccante a questa Juve sembra terribilmente mancare Simone Pepe (a cui Chiellini ha dedicato la vittoria: che gruppo!) e le sue serpentine e sfuriate sulla fascia. Ieri è bastato Lichtsteiner, con un Asamoah timido. La sensazione è che con 2 forti ali questa squadra, con Vucinic e Giovinco, potrebbe davvero volare.

Ci sarebbe un rigore, grosso grosso, per la Juve, ma la recriminazione la lasciamo alle milanesi. La Juve non si scompone e anzi da quel’episodio ne esce più rabbiosa. Avvolgente la manovra con la linea difensiva che già a fine primo tempo era salita sino alla linea di metà campo. Con assalto furioso proprio dal minuto 40 al fischio di fine primo tempo.

La ripresa è stata invece molto più concreta. Un cuore enorme da parte di tutti e un punto interrogativo: perché Conte non ha cambiato uomini fino a oltre il minuto 80? La risposta più pratica sarebbe quella di un Conte-che-non-si-fida-dei-ricambi, mentre la risposta più acuta potrebbe essere quella di una squadra comunque in buona salute (io però ho visto boccheggiare Vucinic, Lichtsteiner, Chiellini, Vidal) e di cambi per spezzare il ritmo nel finale.

Buffon quasi mai impegnato, difesa quasi mai scoperta salvo in solo due occasioni puntualmente sventate, un palo di Giovinco nel primo tempo (solo scheggiato) e un palo più netto di Pirlo nella ripresa (con una finta da pallone d’oro in fase di preparazione al tiro).

In conclusione una grande squadra che ha aggiunto esperienza e grande entusiasmo alla propria storia iniziata appena 15 mesi fa. E ora torna Conte, e ora torna il vero top player di questo club. Torna Conte e non vediamo l’ora di leggerne gli occhi durante le prossime partite. Torna Conte e non vediamo l’ora di commentare i suoi cambi tattici durante le gare, le sue scelte, le sue intuizioni. Torna Conte e non vediamo l’ora di farci trascinare dalla sua grinta, dal suo carisma. Torna Conte, il miglior allenatore d’Italia, uno dei migliori 8 tecnici d’Europa. Forse qualcosa di più…

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