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Si scatenano i fantocci: prevedo una catastrofe… di stronzate

Per quattro anni quattro la gente ha sparato talmente tante cazzate che ha innescato un meccanismo strano: chiunque in Italia può alzarsi una mattina e dichiarare qualunque cosa. Non succede nulla. Libertà assoluta. Libertà di prenderci per il culo, libertà di accusare e mandare all’ergastolo una persona perché magari ci è antipatica. Libertà di rimanere impuniti di fronte a colpe gravissime e palesi. In tutto questo casino generale l’Italia ha smarrito il senso di correttezza che dovrebbe essere la base per la moderna civiltà. Un senso di dignità umana che non riusciamo più a riprendere e coltivare. Nulla di tutto ciò. E allora la conseguenza più evidente è che un certo Berlusconi può fare quello che fa, che la classe politica intera, sempre uguale da vent’anni, diventa un corpo a sé stante e completamente autoreferenziale, che 50 milioni di Italiani si fanno prendere per il culo e governare nel peggior modo possibile. E accade pure che a tenere alto lo scettro di principe del calcio ci sia la squadra più disonesta del mondo. Con un Presidente arrogante, incapace (lo dimostrano i 16 anni di gestione senza senno) e dal 2006 pure delittuoso. Perché nel 2006 si è ucciso il calcio italiano.

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Quello che sta uscendo fuori da certi giornali e soprattutto dalle aule di tribunale è semplicemente il naturale corso degli eventi che prima o poi restituiscono al mondo parte, talvolta tutta, di verità.

Su Internet si scatenano i fantocci. Gente che si ciba di minchiate e ne produce quotidianamente di piccole e di grosse. Gente che con una tastiera ed un esame da due lire che lo ha immortalato come giornalista si permette di poter offuscare la realtà, confondere le idee e sparare a zero.

Si scatenano i fantocci che vengono puntualmente seguiti, addirittura creduti, dalla gente comune. Quando accade ciò non ci sono limiti a quello che può accadere. Ma la conseguenza è sempre la stessa: catastrofe.

Serve soltano un po’ di tempo. Un bel caffé, qualche pasticcino e una poltroncina. Basta leggersi le carte, porsi in condizione oggettiva e del tutto trasparente e tirare fuori una conclusione.

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La conclusione che si può trarre fuori leggendo le carte, ricordando le interviste, le dichiarazioni e il tram-tram mediatico è soltanto una: la Juve era colpevole e assieme a lei erano colpevoli molti altri club.

Ci sono telefonate, ci sono episodi. In un processo bisogna attentamente valutare ciò che è in positivo per l’imputato e ciò che è in negativo. Il “calore di Galliani” richiesto da Bergamo, le promesse e i piani di Facchetti e Moratti, il “non dobbiamo più sbagliare una mossa” di Della Valle e via così. Le carte false della Roma, i soldi che ci sono oggi, ma non domani. I vari assistenti dei club, su tutti Meani che obbligava a tener su la bandierina. I trapianti promessi, così come pure i favori politici mantenuti da Moggi. Tutto clamorosamente innegabile.

In tutto questo c’è pure da valutare il gioco del campo. Un gioco in cui la Juve primeggiava per capacità militari: ordine, disciplina, senso di appartenenza, voglia, fame. Tutte caratteristiche che ogni domenica i vari opinionisti erano costretti ad ammettere. In mezzo agli imbrogli la Juve vinceva. Forse perché più brava a imbrogliare, forse perché semplicemente, al netto delle malefatte, risultava la più forte, la più coesa, la più preparata.

Ma il risultato disegnato fu il seguente: la Juve è il diavolo, gli altri sono tutti delle vittime. Juve chiusa – in senso totale: società, rosa, ambizioni, idee, staff, colonna portante – e gli altri hanno ricevuto benefici inimmaginabili. Al contempo, molti oscuri personaggi sono diventati santi, chi è stato beatificato alla faccia della dignità umana.

C’è un fatto che non bisogna trascurare e qui il tifo, badiamo bene, non c’entra assolutamente nulla. Nessuno, nessuno né in Italia né all’estero, tranne chi per forza di cose ha voluto che fosse realmente così ben sapendo che niente lo era, ha mai creduto alla farsa Calciopoli. Lo sanno tutti, ma tutti per quello strano gioco del giornale-da-vendere hanno preferito mettere la testa sotto la sabbia. Si è così alimentata una rabbia talmente cattiva che adesso fermarla appare una missione impossibile.

A perderci sono tutti quei tifosi che amano il calcio. Il vero calcio.

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