Scudetto praticamente in tasca. Solo imitando Ancelotti dei tempi migliori si potrebbe davvero sperperare il largo vantaggio. Che non è solo dei 9 punti, o 10, ma è puramente mentale. C’è comunque un problema.

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Nel pareggio con la Roma, e i pareggi del 2015, la Juve sta peccando di mollezza. Scarsa capacità di tenere alta la tensione mentale, scarso killer istinct che contraddistingue il nostro DNA. Quel maledetto senso di strapotere, quel maledetto senso di ammazzare situazioni, partite e avversario per imporre il proprio dominio, la propria forza.

Il pareggio di Roma lascia invece un piccolo lumicino, evitando alla Roma una mazzata psicologica goduriosa. Su questo Allegri deve enormemente lavorare.

Senza Pirlo e Pogba, con un Vidal ancora lontano dai suoi livelli, e con un 3-5-2 che si dimostra inadeguato per le idee di Allegri, la Juve non ha sofferto. Se non per colpe proprie. Colpe assolutamente proprie.

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C’è solo merito e demerito della Juve. Difficile capire i meriti dei giallorossi, attaccati stavolta ai 20 centimetri della palla arretrata da Tevez sulla punizione vincente. Tradotto: siamo ormai oltre il ridicolo, oltre al più insano pudore.

Proprio per questo serviva la mazzata. Per poi dedicarsi al tour de force che ora ci attende, fra Coppa nostrana, campionato e Coppa europea.

Serve diventare ancora più cinici e cattivi. Perfino bastardi.

Perché a godere non c’è mai limite.

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