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Solita manfrina: il solo blocco Juve non basta

Strana manfrina quella dei tifosi della Nazionale. Almeno quelli che si vantano di aver tifato Italia, salvo poi discriminare fra bianconeri, giallorossi, biancocelesti. Non riusciamo a inserire nel discorso altri colori in quanto assenti nella pratica.

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La cosa più sconcertante, tranello in cui è caduto pure Prandelli, è il pensare di schierare il blocco Juve e ottenere in automatico la vittoria o la bella prestazione. Come se si trattasse di una qualche formula magica. E dire che Matri non è in formissima e Chiellini sta recuperando, altrimenti da 7 passavamo praticamente a 9. Ma che senso ha tutto questo? Compreso quello di un modulo con un Maggio che è sempre l’uomo in più degli avversari e di un Ogbonna non all’atlezza, nonostante il sostegno della RAI.

Che poi la soluzione è sempre la solita: se si vince è merito dell’Italia, se si perde allora il blocco Juve ha toppato. Con curiose teorie in merito al flop.

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L’unica vera teoria è la seguente. Vittima di una Federazione che lavora solo per poche squadre, le solite, Prandelli è caduto nel vortice del non-pensiero italiano. Mentre Palazzi si dimentica del vero calcioscommesse, quello che riguarda pure le milanesi e il Napoli, e Abete continua a cambiare posizione su Juve e FIGC, Prandelli è costretto ad appellarsi alla Juve. E i bianconeri, con un gesto che non condivido assolutamente, prestano tutta la colonna portante del progetto di Conte. Come se bastasse questo.

Pure il modulo è uguale, solo che non è uguale l’ambiente, solo che manca un condottiero in panchina, o in tribuna fate vobis. Manca il tremendo lavoro quotidiano che gli juventini sono costretti a completare, mancano le lezioni tattiche di Conte. Manca, in un solo vocabolo, la Juve.

Questa squadra della FIGC, cui purtroppo Agnelli presta il fianco, esprime il livello del calcio italiano. Vuota dei migliori club di Serie A, almeno sulla carta, e vuota di evoluzioni tattiche. L’unica evoluzione tattica è quella di Conte, e basta ascoltare Arrigo Sacchi che non è mai stato generoso nei confronti dei bianconeri. Ma la realtà stavolta è netta, chiara, precisa: oltre la Juve in Italia non si pratica calcio. Ci sta tentando Stramaccioni, ma l’ambiente è quello sbagliato. Ci sarebbe “tutti all’arrembaggio di Zeman”, ma la Bulgaria avrebbe festeggiato con gli schemi di un uomo che in 30 anni ha vinto meno di Carrera (con all’attivo solo 3 partite). Ci sarebbe Guidolin, ma la sua Udinese di italiano ha solo il nome. Ci sarebbero molte altre cose, il problema è che c’è soltanto un uomo che insegna calcio: si chiama Antonio Conte e in questo momento è braccato dalla FIGC. Tu guarda il destino beffardo…

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