Due strani personaggi. Con storie diversissime. Molto diverse. Partiamo, così come tradizione vuole, dalle brutte notizie.
Zibì Boniek è un polacco. Ha vestito la maglia della Juve nei mitici anni in cui Trapattoni diventava un allenatore-mostro, Platini incantava e la Juve vinceva regalando pure ampie soddisfazioni a livello Nazionale. Boniek è stato un buon attaccante. Ha basato il suo successo sulla corsa, pazzesca, e un fisico da atleta. Piedi discreti, non un grande fiuto per il gol. In oltre 130 gare con la Juve ha segnato poco più di 30 reti. Ha firmato un paio di vittorie, giusto un paio. Andato via dalla Juve e approdato in maglia giallorossa, il buon Zibì ha cominciato a dare i numeri. E sì che a Torino avevano vietato vino e alcolici. Sarà stata l’aria romana che non vede di buon occhio il bianconero, sarà stato un senso di voler restare nella storia – ma quando mai, su, non scherziamo – a juventina a tutti i costi. Insomma, il buon Zibì ne ha dette di cotte e di crude. Se provate a intervistarlo vi dirà, tanto per citare un esempio, che lui si vergogna di aver vinto una Coppa dei Campioni. Per non parlare delle cazzate sparate nelle varie ospitate televisive. Mai una volta avesse speso due parole – dico due – in favore di una squadra che qualcosa a lui ha dato. Mai. Solo inutili e volgari frasi di circostanza, di chi per contratto deve dare contro alla Juve. Sempre. Comunque. In tutte le situazioni.
Ora questa simpatica canaglia dice che lui la stella nel nuovo stadio se l’è meritata. Ma perché? Ma dove? Orsù, ragioniamoci. D’accordo sulle tue prestazioni. In realtà ci sarebbe da discutere, anche tirando fuori il delizioso “Bello di notte” col quale l’Avvocato dipinse il suo rendimento diciamo discontinuo. D’accordo per le oltre 100 presenze. D’accordo pure sui 30 e passa gol. Ma poi basta. Cioè io, che nascevo proprio negli anni in cui tu giocavi, ho il ricordo di un Boniek volgare che sputa contro la Juve. Ho negli occhi e nelle orecchie le ramanzine contro Moggi e la Juve di Lippi. Ho nelle orecchie gli strani racconti di un Platini che è esistito solo nella tua fantasia, perché tutti gli addetti ai lavori raccontano un altro Platini. Ho negli occhi le tue ospitate dove, pur senza articoli determinativi e indeterminativi, fai della Juve il bersaglio per sfogare una tua settimana difficile. Ma stella di che? Ma stella perché? Ma stella dove? Ma smettila. Una volta hai detto “ormai sono romano”. Ecco: la scelta l’hai fatta, ora non rompere le scatole e vedi dove devi andare. A Zibì, e non farmi incazzare, su-dai! Prima di te viene pure Salvatore Fresi che almeno ebbe l’accortezza di segnare al suo debutto contro l’Atalanta. O viene anche il buon Baiocco (ora a Brescia) che con Lippi giocò un discreto campionato (in tutto credo 90 minuti, più o meno). Gente che quando chiamata in causa non ha atteso la provocazione per spendere due dolci parole nei confronti della società che li ha coccolati. Zibì: nella vita i valori esistono. E noi tifosi lo sappiamo benissimo. Per te… niente stella! Sarei il primo ad armarmi di cacciavite e svitarla per buttarla da qualche parte.
Il secondo personaggio è ben diverso da Zibì. Si chiama Giorgio Chiellini. Fresco di laurea e di contratto è l’unica voce in questo strano mondo ad aver agitato le acque in attesa di capire perché mai dei giovanotti che guadagnano quelle cifre e possono vivere quelle vite, facendo di professione i calciatori, debbano scioperare i giorni 11 e 12 dicembre. E’ l’unica persona, a quanto pare ragionevole, a esporsi per tentare una mediazione fra due istituzioni nulle e prive di significato, vuote di intelletto e molto molto povere di valori quali Lega e Aic.
Già perché i calciatori sono stufi. Stufi di essere strapagati. Stufi pure di allenarsi. Stufi di essere presi in giro. Incatenati come polli a professionisti del crimine quali i procuratori, accecati da tanti zero sul contratto, spinti da una ignoranza che non giustifica simili guadagni… i calciatori scioperano. Ora, io sono una persona istruita, almeno la licenza media l’ho presa. Sono una persona che lavora e studia. Ho letto, riletto, approfondito, cercato e stampato numerosi articoli su questa lite su contratti, regole e regolamenti. Io non vedo nulla di strano.
Tu calciatore che guadagni tutti quei soldi corri dei rischi. Se non giochi bene vuol dire che non produci. La società dovrebbe avere la piena libertà di poterti mandare a calci in culo a lavorare. Che nel tuo caso significa allenamenti, allenamenti e allenamenti. La società che ti paga quei soldini deve avere pure voce in capitolo su come gestisci la vita che è molto legata alla professione che svolgi. Se hai lo zio medico gli telefoni la sera per i fatti tuoi, altrimenti devi concordare visite e terapie e dottori con la società. Tu calciatore non puoi parlarmi di mobbing, perché il mobbing purtroppo esiste davvero ed è tutt’altra cosa. Che non significa che non esistano reali casi, ma andrebbero allora registrati alcuni cambiamenti nelle regole sportive (non solo quelle vigenti nel campo di gioco). Ma scioperi… per quale motivo, oh tu calciatore? Qualcuno riuscirebbe a schiarirmi le idee? Solo onori e niente oneri?
Cioè io devo vedere la mia Juve che paga Amauri 3,5 milioni di euro a stagione per correre in campo 200 minuti l’anno e segnare meno gol di quanti non ne segni un ragazzetto di 10 anni che gioca in Parrocchia e fa il difensore? Cioè la mia società Juve non può rivedere il contratto al ribasso? O prevedere ingenti allenamenti per far capire che anche il calcio, a quelle cifre lì, è una cosa seria e va onorato? Boh. In ogni caso: grazie Capitan Futuro. Ma resterai inascoltato!






Lo pseudojuventino Travaglio con la sua onestà a targhe alterne: vergognati!
Non parliamo di ridicolo...
Errori pro Napoli e squalifiche pro Milan: è il calcio pulito!
Juventus-Inter 2-0 Tutta colpa di Moggi
Parma-Juventus 0-0 Il Palazzo dice no!








01/12/2010 - 16:26
JLPicardBoniek: niente di nuovo sul fronte orientale. Il solito personaggio che, evidentemente offeso che qualcuno non abbia visto del talento tale da affidargli compiti dirigenziali (ma mi pare che anche nella giallorozza non sia diventato un alto papavero), spara a zero: la solita storia della volpe (della quale ha il colore dei capelli) e dell’uva.
Chiellini è una piacevole sopresa nell’attuale panorama sportivo intero. Dovrebbe essere preso ad esempio per la dedizione che applica tanto allo studio che al campo da tutti i giovani italioti che invece guardano a modelli del tipo Totti, Balotelli ma anche Valetino Rossi (la quale laurea gli è stata gentilmente regalata, in barba a tutti coloro, come il sottoscritto, devono duramente, ma orgogliosamente, guadagnarsela). Il suo ragionamento ha perfettamente senso, perchè basato sulle carte. E infatti merita approfondimento, perchè sebbene sia d’accordo anch’io per quanto riguarda le serie superiori, il discorso si fa più articolato per le serie inferiori. Lì, a causa della crisi dei club e dei pochi soldi che girano, c’è un vero e proprio precariato e considerando che un giocatore “lavora” fino a circa quarant’anni, arrivare alla pensione è dura. IMHO sono queste le premesse per sedersi ad un tavolo e discuterne, cercando di non difendere i privilegi da casta.
01/12/2010 - 19:38
IoJuventinoPrivilegi da casta, quanto mi piace sentire queste parole. Non mi trovi per niente d’accordo sulle serie inferiori. Io gioco e prendo ZERO euro al mese e ZERO euro all’anno. Gioco per il piacere di giocare spendendo un po’ di ore alla settimana e un po’ di ore al sabato pomeriggio. Per poco non mi chiedono soldi per mettere benzina o pagare le scarpette. Conosco gente che prende 750 euro al mese o giù di lì o poco più di quella cifra. E chiaramente questa gente, ragazzi per lo più, fanno pure un’altra cosa nella vita: chi studia, chi fa l’idraulico, chi ha un’azienda, chi un locale e non so cosa fanno gli altri che conosco personalmente. Non puoi pensare di fare il calciatore non-professionista e pensare di guadagnare così tanto da fermarti per sempre quando smetti. Scusa: terminato da giocare, con tutti i soldi che hai, dovresti aprirti un’attività e favorire il lavoro. Sarà che sono strano, ma la penso così. Giustissimo invece riscrivere o rivedere tutte le strane leggini sul lavoro quando questo può essere legittimato a “professionismo”. Sono sicuro che se prendessero meno… giocherebbero con più cuore e torneremmo ai veri valori, quando le maglie avevano certi colori e quei colori venivano visti come una sorta di filosofia di vita. Accettavi i contratti solo se i colori ti piacevano, e non di quanti zeri era formata la cifra sul contratto. Chiaramente, esistevano, ed è normale, le eccezioni. Ma questo è un altro discorso.
01/12/2010 - 23:12
JLPicardIl mio discorso sulle serie inferiori era ovviamente riferito solo a coloro che fanno solo i calciatori. Le categorie alle quali facevo riferimento sono la B e la Lega Pro (ex serie C), dove lì i giocatori sono davvero professionisti, nel senso che lo fanno per mestiere. E naturalmente qui sono d’accordo con te, e cioè che se sei non-professionista non puoi pretendere di guadagnare tanto da ricavarci uno stipendio. La cosa della quale davvero bisognerebbe discutere è la differenza abissale delle entità dei contratti con le serie superiori. Davvero non hanno giustificazioni, soprattutto se poi i giocatori più quotati integrano i loro “stipendi” con i contratti pubblicitari di sponsorizzazione.
02/12/2010 - 08:56
IoJuventino@JLPicard ah, sì, ora che rileggo sì. Il problema è che la mia piccola esperienza mi ha insegnato che tanti si credono professionisti già in terza categoria e pretendono di fare la bella vita ed essere pagati per questo. Chiaramente questo brutto costume nasce dal fatto che questa gentaccia guarda l’esempio dei più grandi.