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Tag: abbiati

Juventus-Milan 3-2 Vera Juve a tratti

Conte contro Allegri. Juve contro Milan. Una per avvicinare la vetta, una per evitare di dire addio ufficialmente ai sogni di gloria. Due formazioni che non stanno benissimo, mentalmente e fisicamente. Fuori Pogba. Padoin preferito a Isla a confermare che il mercato bianconero ha avuto delle mancanze clamorose, visto l’apporto degli uomini di fascia, Lichtsteiner a parte.

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Leggerete due partite differenti. Una giocata nel primo tempo e una giocata nel secondo tempo. C’è tutta la Juve 2013/2014: errori e vera Juve.

Primo Tempo: chi ben comincia

Pronti via e la Juve vuol mettere in chiaro che quest’anno ha poca voglia di lottare. Troppo belli i successi recenti, già sazi di qualche coppetta messa in archivio. Così qualcuno e molti pensano che bastano quei colori, quella maglia, la storia recente per vincere le partite.

Muntari sigla il suo gol contro la Juve. La difesa gentilmente concede la vendetta del ghanese. Sono passati 22 secondi e il tabellino deve essere già aggiornato. Basta questo per evitare qualunque commento.

A poco vale la reazione di forza che produce una serie di palle gol che si infrangono col destino o con la manona di Abbiati che ci fa pure bella figura. Quagliarella e Tevez si sbattono, Chiellini ci prova dalla distanza, ma è davvero poca roba questa Juve che va avanti più per nervi che per altro.

Pareggia Pirlo, con una punizione dallo schema semplicissimo: sfrutta la saponetta-Abbiati, tira forte centrale e vai a esultare. Poteva farlo chiunque. Anche questo Pirlo qui che è imbarazzante per l’inutilità di apporto alla manovra. E insieme a lui un Vidal appannato. Troppi 5 milioni di euro da dare al cileno. Devi meritarli giorno dopo giorno. L’ho detto, l’ho scritto, lo ripeto: gli aumenti si danno a fine anno, quando si tirano le somme dei 12 mesi precedenti. Certe cifre fanno girare la testa, distolgono l’attenzione. Magari ti tolgono le voglie.

Voglie che la Juve poi non dimostra più. A sostenere le ragioni di Conte, con Padoin a destra e Asamoah a sinistra, si va molto poco lontano. Specialmente il ghanese è costantemente in ritardo sul pressing e molto timido in fase di attacco tanto da meritarsi un po’ di parolacce dei vari Tevez e Quagliarella che lo cercano senza trovarlo. E così facciamo resuscitare i morti, con lacune difensive da mettere i brividi. Ci fanno un figurone Montolivo e De Jong, manco avessi detto Falcao.

Ci sarebbe un rigore su Tevez, piuttosto netto. C’è un bel tuffo di Robinho che simula un destro poderoso di Ivan Drago.

Dovrebbe esserci la Juve, con Pogba in panchina perché dopo 8 partite il francese deve turnare.

Secondo Tempo: un po’ di vera Juve

E come nei migliori film di Hollywood, ecco che il protagonista si sveglia e comincia a seguire il copione del regista. Conte si sveglia, pure lui, e mette Pogba. Un consiglio al tecnico bianconero: mai più senza questo francesone che insieme a Tevez è la nostra arma in più rispetto agli avversari.

Vidal dimentica il rinnovo e comincia a fare il Vidal. Pirlo capisce che è l’ora di abbandonare un po’ di sana indisponenza e regalare un po’ di calcio. E poi entra Giovinco al posto di un Quagliarella che dimostra che due partite di fila da 7 proprio non le sa giocare.

Le soluzioni ai problemi del primo tempo sono una maggiore cattiveria. La Juve aumenta la tensione, le gambe girano più veloci di quelle degli avversari e il gioco torna a splendere allo Juventus Stadium.

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Al Milan non resta che un inutile giro-palla, sterile e lento. La Juve aggredisce, morde, annulla Robinho e Matri e innesta maggiore potenza nel motore. I due incursori cominciano a far male al centrocampo rossonero che perde costantemente i riferimenti. Tevez scappa via sempre, Pogba mostra a Padoin come si gioca a calcio e chisse-ne-frega se non è un esterno puro e Abbiati comincia a raccogliere i palloni da dentro la porta.

Da una delle tante sfuriate centrali, Giovinco riceve palla, finta il tiro, si beve un difensore stirato a terra a calendario e beffa Abbiati. E’ la mossa vincente di Conte che di lì a poco tornerà a festeggiare. Punizione sonora di Pirlo che si stampa sulla traversa, irrompe Chiellini e gara chiusa (almeno così sembra).

La Juve non si ferma. Aumenta i giri del motore e il Milan vacilla. Benissimo Pogba e statuario Tevez. Ogni volta che l’argentino perde palla è uno spettacolo di generosità. I gol arriveranno, ma uno così lo si applaude punto e basta.

Mexes intanto conferma lo stile Milan. Un gran bel pugno su un angolo dove comunque c’era un altro rigore. Chiellini a terra, l’arbitro non vede. Non c’è il giallo. Ci sarà la prova televisiva. Poi ci saranno due gialli sacrosanti e Mexes uscirà finalmente dal campo.

C’è tempo per dimostrare che la Juve rischia grosso quando allenta la tensione. Pogba perde ingenuamente palla, Muntari si invola, tira e Bonucci firma l’ennesimo obbrobrio.

Come dice Chiellini a fine match: “Bisogna cambiare registro”. E il registro è proprio quello del primo tempo, con la cattiveria dei primi 15 minuti.

Analisi Tattica

Questo 3-5-2 non convince più. Almeno fintantoché gli esterni non cominciano a fare gli esterni. Non sono i nemici a fare rumore, è il campo e Conte deve prenderne atto. C’è bisogno di un’idea fresca che si adatti agli uomini. La scarsa attenzione in fase difensiva produce mostruosità inenarrabili. E recuperare non è semplice. Né sempre possibile.

Le fasce laterali sono imbarazzanti. Asamoah ha di fatto perso tutte le caratteristiche che lo avevano fatto giocare una prima parte di stagione da urlo, lo scorso campionato. Mentre Padoin è Padoin, buono per dare il cambio a gara in corsa, ma non certo da titolare in una squadra che doveva macinare tutto e tutti. Se a ciò aggiungiamo la scarsa lucidità di Pirlo, allora ecco la frittata.

Juve svagata, sfilacciata, poco attenta sulle palle morte o sporche, quando appena un anno fa questa stessa retroguardia risultava quasi imbattibile.

Davanti la buona vena di Tevez è scarsamente supportata. Isolate le due punte, ricevono troppe palle spalle alla porta e nessun centrocampista a rimorchio. Frutto di una squadra molto lunga, troppo lunga.

Nel secondo tempo alcuni di questi concetti vengono ribaltati. L’ingresso di Pogba dà forza e coraggio, soprattutto qualità. Si gioca spesso l’uno contro uno e il suo dinamismo giova anche a Vidal che è molto più libero di impostare e giocare. Con Padoin appariva troppo contratto, isolato laddove di solito scorazza un indomito Lichtsteiner. A Conte servono esterni di professione.

L’ingresso di Giovinco fornisce ulteriore soluzioni in avanti. Soprattutto per il modo di attaccare gli spazi e muoversi. Finalmente può ricevere palla sui piedi, ma col corpo pronto a partire verso la porta avversaria. Così e largo, Giovinco serve. E’ lui a provocare l’espulsione di Mexes.

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Juventus-Lazio 0-0: porta stregata, attacco spuntato

Non vincere questa partita è un altro di quei segni che poi devono essere opportunamente interpretati. Questa squadra, anche con Pirlo fuori, anche con Vucinic ko, con un attaccante mediocre avrebbe già chiuso il campionato e farebbe certo meno fatica in Europa.

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Giù le mani da Giovinco: numeri su numeri, l’unico uomo con coraggio a prendersi sempre la responsabilità di muovere il pallone e cercare la via della rete, salvo non trovarla per imprecisione (dopo un numero di alta scuola su Biava) o per un super portiere (Marchetti sulla sua girata dal limite dopo un’altra magia su Ciani). Il problema è accanto a questo talento su cui Conte scommette e bene sta facendo.

La Juve ha di fatto massacrato la Lazio che non è riuscita mai a tirare in porta né ad avvicinarsi a Buffon. Candreva dai 40 metri e poi il nulla, con sempre 10 uomini dietro la linea del pallone, nella propria metà campo. Marchetti ha dimostrato ampiamente che tipo di partita ha preparato Petkovic: si punta allo 0-0 e che il Cielo ci aiuti.

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Il Cielo ha di fatto aiutato i biancocelesti. Trema ancora la traversa di Bonucci, trema ancora la difesa laziale per i numerosi palloni scaraventati al centro dell’area da Isla, Asamoah e Pepe. La Juve ha fatto girare palla in modo molto intelligente, è arrivata spesso al tiro trovando in Marchetti un avversario insuperabile. Magari aver trovato un Abbiati (chiedere al Napoli per i dettagli!).

Mancano un paio di punizioni dal limite, roba che non fossero state fischiate a una squadra di Milano oggi si parlerebbe di complotto, invece a Torino e in ogni altra città d’Italia oggi si discute di quanto manchi un bomber a questa squadra. Un peccato non aver potuto contare su Vucinic, mentre l’ingresso di Matri e Bendtner ha prodotto paradossalmente un abbassamento del valore offensivo. In quest’ottica valgono parecchio i fischi dello J-Stadium all’uscita di Quagliarella che comunque non è stato molto lucido.

Con queste premesse la Juve centra il secondo stop annuale sul piano delle reti e dei pareggi e aspetta un Chelsea che si è preoccupato moltissimo del match di martedì sera perdendo per 2-1 nel proprio campionato. Vucinic, poi Giovinco, poi Quagliarella e un centrocampo che ritrova la vivacità di Pepe. Siamo tutti aggrappati a questi uomini, più un ottimo Vidal. Il cileno è stato un vero guerriero: è mancato il gol, ma chiedere ancora reti a Vidal sembra davvero esagerato.

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Fine dell’attesa: Milan e Juve si sfidano stasera

I veleni solitamente servono a chi tranquillo non lo è. Mettiamola così: deferimenti, procedure d’inchiesta e una piccola voce da Bari su uno juventino imbrigliato nel calcioscommesse. Una macchina del fango che qui in Italia conosciamo. E visto il protagonista di chi ci sfida non è difficile capire l’intento.

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Le provocazioni di Allegri non sono mai state raccolte da Torino. Conte, e poi Marotta, hanno risposto in modo da non alimentare le polemiche: l’allenatore dispensando complimenti su complimenti, l’ad mostrando grande serenità pur non nascondendo il malcontento per l’operato arbitrale.

Questioni di stile e di vocabolario.

Allegri rinuncerà a Maxi Lopez e Boateng per infortunio, Conte ha dato il ben servito all’ennesimo rifiuto di Krasic a trasferirsi in Russia. Ci domandiamo, noi poveri comuni mortali, quali idee girino nella testolina del serbo ai margini del progetto Conte da tempo immemore.

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Quagliarella scalpita: lo danno in grandissima forma e sarebbe un delitto rinunciarvi. D’altro canto Conte crede moltissimo in Vucinic e una maglia da titolare sarà sua. Così il ballottaggio è fra Matri e il numero 18 bianconero. Per caratteristiche fisiche dovrebbe essere l’ex-Cagliari a spuntarla, ma Conte ci ha abituato alle sorprese. Niente da fare per la leggenda Del Piero. Forse ci sarà spazio nel secondo tempo, forse no.

Lichtsteiner dovrà impadronirsi della fascia destra, mentre Simone Pepe pare finalmente pronto al grande rientro (stavolta a sinistra). Già avvenuto, ma questa Juve, la Juve di Conte, ha bisogno del miglior Pepe.

Marchisio e Vidal affiancheranno Pirlo: il regista è probabilmente l’ago della bilancia di tutto il match. Sfida a distanza pure per Abbiati e Buffon.

La difesa a tre bianconera dovrà arginare le avanzate delle due punte rossonere più Emanuelson che partirà da trequartista. Mentre Nesta e Thiago Silva dovranno usare molta attenzione alle scorribande degli attaccanti di Conte.

Il compito più arduo resta quello dell’arbitro Tagliavento. Non vorremmo essere nei suoi panni: ogni decisione che prenderà sarà sicuramente criticata. Funziona così in Italia. Ed è un peccato perché si rischia di rovinare una grande partita.

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