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Tag: abete (pagina 1 di 7)

Calcioscommesse: in dubbio pro reo, tranne se c’è la Juve

E siamo ai saluti finali. Buona estate a Stefano Palazzi che ha scoperto il suo bluff: senza la Juve di mezzo, con paletta e secchiello, con minuziosità, le prove scompaiono e i verdetti si ammorbidiscono a seconda della direttiva che arriva dal Palazzo.

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Buona estate pure a Di Martino, il finto procuratore che fa finta di arrabbiarsi, facendo finta di aver veramente lavorato muovendosi nella direzione “La Giustizia è Uguale per Tutti”.

Buona estate alla FIGC e alla Lega Calcio. In quest’ultima, auguriamo una serena estate al VicePresidente Galliani, ai Consiglieri Cellino, De Laurentiis, Lotito e Pulvirenti. Bel lavoro ragazzi, grazie al supporto di RCS e di certi media.

Buona estate a Stefano Mauri: sei mesi di vacanza, Lazio salvata e poi potrà rientrare con la fascia di capitano biancoceleste. Ricordo Del Piero, oggi guardo Buffon e Marchisio: ognuno ha il capitano che si merita.

E buona estate a tutti quelli che hanno scritto e sciorinato opinioni e giudizi su questo secondo filone del Calcioscommesse. Anche oggi Gazzetta e Corriere hanno tentato di infilar dentro a un discorso vuoto e vergognoso il solito nome roboante: quello di Antonio Conte. Speriamo che il Mister abbia letto tutto, così la dose di incazzatura e fame aumenta e ne vedremo delle belle in questo 2013/2014.

Auguroni a tutti i tifosi che ancora oggi scrivono anatemi contro la Juve, contro Conte e perfino contro Leonardo Bonucci. Ciechi o, peggio, sordi o, più semplicemente, corrotti nella coscienza e nell’intelligenza, più di chi finora ha agito con i poteri conferitogli da uno Stato che sta interrogandosi se un pregiudicato, peraltro proprietario di una squadra di Serie A, può indire nuove elezioni come se nulla fosse o minacciare l’intera democrazia. Forse deve funzionare proprio così in Italia.

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E se siete arrivati a leggere fin qui, sperando di vedervi uniti in questi auguri, permetteteci di scrivere due righe sull’annosa vicenda Scommessopoli.

Dal giustizialismo antibianconero al garantismo: cosa è cambiato?

Cosa è cambiato dall’anno scorso quando l’ondata giustizialista aveva quasi demolito Antonio Conte, sottovalutandone la forza interiore e la classe immensa di quello che prima di essere il miglior allenatore italiano è uno dei pochi uomini rimasti in questo schifo di Paese?

Cosa è cambiato, quest’anno, con questo strano senso di garantismo? Vien quasi da pensare che qui stavolta le prove c’erano, c’erano tutte e pure pesanti. E siccome a essere tirati in ballo sono società che hanno un certo peso nelle istituzioni, allora val la pena di metterci l’ennesimo mattone sopra e si guarda avanti. Con Inter, Milan, Genoa e Roma tirate via dalle indagini nonostante gli agganci negli interrogatori e qualche tassello molto chiaro che tirava tutte le squadre in ballo.

Parola d’ordine: derubricare. Dal carcere al campo di gioco, come se nulla fosse, con una naturalezza talmente surreale che nessuno ha mai alzato la voce per chiedere un chiarimento. Forse perché di chiaro qui non c’è nulla.

Chi conosce il reale numero di sentenze confermate dal TNAS nei recenti e soli 12 mesi? Il numero è 5. 5 su 63. Percentuale a parte, questo è il lavoro trasparente di Stefano Palazzi che ha visto demolire e che ha demolito il suo stesso lavoro. Il pane è pane e anche lui tiene famiglia, quindi va capita la sua condotta.

Abete in silenzio, lui che probabilmente avrà promosso se non già avviato molti di quei procedimenti che Palazzi ha brillantemente indirizzato per compiacere gli amici, e i padroni. Tutto il calcio che conta in silenzio, ammesso che conti davvero quel calcio.

E allora, a tutti voi, ripetiamo: buona estate. Fra un po’ di settimane si riparte ufficialmente: noi contro tutti voi. Che la Storia ci sia amica e permetta l’attuazione di una regola fondamentale di natura: i forti vincono. E gli altri emettono sentenze fasulle, almeno in Italia.

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La Juve perde su tutti i fronti: in FIGC, in Lega, con la Giustizia sportiva, al calciomercato, con gli arbitri, sul campo.

Una profonda tristezza sportiva mi ha portato a trascurare il mio amato blog per qualche tempo.  La tristezza si è acuita, ma è questo il momento di serrare le fila, unirmi di nuovo ai miei fratelli ed affrontare la battaglia.

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Perché la Juventus è in guerra, con tutti. Persino con se stessa. E noi vogliamo vincere questa guerra, siamo ancora in tempo.

Per ora stiamo perdendo su tutti i fronti.

In FIGC c’è un nemico che si chiama Abete, quello che non vuole togliere lo scudetto di cartone a Moratti, quello che rinnova il mandato a Palazzi, quello al quale abbiamo chiesto un risarcimento di oltre 400 milioni, quello che sfrutta la Juventus in nazionale. È stato rieletto, anche con il voto di Andrea Agnelli. Quel voto è una sconfitta per noi juventini, noi che avevamo creduto che l’allontanamento di Briamonte fosse un segnale di autonomia di Andrea dagli Elkann. Ma quale autonomia, se poi votiamo Abete? Ma quale autonomia se l’azionista di riferimento non ci permette di spendere un soldo (e sì che a Blanc 50 milioni di euro per acquistare i fenomenali Felipe Melo e Diego li aveva pur dati)? Ma quale autonomia se al Gran Galà del calcio Andrea, premiato, si è sentito in dovere di ringraziare pubblicamente John e Lapo? Addirittura Lapo ….

In Lega volevamo cambiare tutto. Abbiamo speso il nostro nome e la nostra influenza politica per appoggiare Abodi. Risultato: è stato rieletto Beretta e Galliani è il vicepresidente! Non abbiamo ottenuto il cambiamento desiderato, ci siamo esposti ad una pessima figura, ci siamo accorti che le piccole società non ci sono più amiche come lo erano una volta.

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Con la Giustizia sportiva abbiamo imparato che tra noi e il Napoli si utilizzano due pesi e due misure. Conte in box per cinque mesi perché “non poteva non sapere”, per il Napoli modificato il concetto di “responsabilità oggettiva” e restituzione dei punti e dei calciatori. Conte, con Bonucci, squalificato per due turni per la sceneggiata contro il Genoa, sceneggiata deprecabile ma niente al confronto della mancata presenza del Napoli alla premiazione di Pechino (per Mazzarri, espulso dal campo, squalifica prima data e poi revocata). Insomma al Napoli inizialmente si comminano sanzioni che poi, con il ricorso, spariscono. Se questo è l’avversario per lo scudetto, bisogna preoccuparsi parecchio.

Su Marotta e il calciomercato non sappiamo cos’altro dire. Facciamo ridere. Peluso per puntellare la difesa (Icardi, ancora Icardi e Gonzalez ringraziano). Anelka per “reintegrare numericamente il parco attaccanti”. Senza volerla fare lunga su Del Piero, sul quale personalmente non ho versato lacrime al momento dell’addio, bisogna però riconoscere che probabilmente, nonostante l’età, Alex sarebbe stato più utile di molti degli attaccanti attuali. Di certo se il tiro del possibilissimo 2-2 di Giovinco dell’altra sera fosse capitato sul destro di Del Piero, sarebbe finito rasoterra sull’angolino. Ci avevano promesso un top-player. Hanno perfino fatto visitare Torino a Van Persie. Ora ci dicono che il top-player non può essere acquistato né dalla Juventus, né da alcuna altra squadra italiana. E Balotelli (che comunque mai vorremmo alla Juventus) non è un top-player? Bene, il Milan lo ha acquistato. Come ha fatto, signor Marotta? Come faceva Moggi. Ha ceduto dei giocatori per acquistarne altri. Neanche Moggi aveva i soldi. Ma vendeva Vieri o Zidane e riacquistava mezza squadra. Marotta già sa poco acquistare (Pogba è merito di Paratici, Isla è merito suo), ma a vendere è proprio negato. Iaquinta è ancora parcheggiato. E cosa dire del Galatasaray? Sono due anni che Marotta cerca di vendergli Felipe Melo e quelli sistematicamente se lo prendono in prestito; salvo poi tirare fuori i milioni per comprare Sneijder e Drogba! Gli unici che non riusciamo a vendere al Galatasaray siamo noi.

Capitolo arbitri. Pensare che ci fischino contro volontariamente non è peccato. Gli errori pro-Juve di Catania e del primo tempo di Juventus-Inter erano errori, perché nessun arbitro che vuol fare carriera fischierebbe a sproposito a favore della Juventus (attenti, Abete e Galliani vi guardano), ma li abbiamo pagati a caro prezzo, già dal secondo tempo della maledetta Juventus-Inter. E poi a seguire fino agli sciagurati arbitraggi di Guida e Banti. Dire che ci mancano dei punti in campionato e che siamo fuori dalla coppa Italia anche per colpa degli arbitri è dire la verità. Pensate un po’: la squadra punita con la serie B e l’eliminazione di due scudetti perché amica degli arbitri (così dissero), ora litiga con gli arbitri. Strana la vita.

Anche colpa degli arbitri. Ma tanta colpa, ma tanta, nostra. Sul campo non c’è più la Juventus dell’anno scorso. Sappiamo che ripetersi è difficilissimo, che un certo senso di appagamento è fisiologico, ma buttare via uno scudetto, già quasi conquistato, come rischiamo di fare se non torniamo ad essere noi è veramente troppo. La concorrenza non c’era, doveva essere una passeggiata. Avevamo il Napoli a 10 punti. Due glieli ha ridati la Giustizia sportiva, cinque li abbiamo regalati noi contro Sampdoria e Genoa, allo Juventus Stadium. Se Cavani non si ferma, sarà durissima. Ma abbiamo sconfitto il Milan di Ibrahimovic, possiamo sconfiggere il Napoli di Cavani. Se torniamo noi. Per la Champions già sapevamo e sappiamo che servirebbe un miracolo, ma lo scudetto non possiamo, non dobbiamo, non vogliamo perderlo. Buffon non sbagli più nulla, Chiellini e Asamoah facciano svelti a tornare, Pepe venga a “saltare l’uomo” e creare la superiorità numerica, Vucinic la metta dentro come nel girone di ritorno dell’anno scorso. Barzagli, Bonucci, Lichtsteiner, Vidal, Pogba, Pirlo e Marchsio già fanno il loro. Forse anche Caceres e Marrone. Gli altri si sveglino, altrimenti a giugno si cambia aria. Parliamo di Storari, De Ceglie, Giaccherini, Peluso, Padoin, Isla, Matri, Quagliarella, Giovinco. Sì, anche Giovinco. Bendtner  ed Anelka li consideriamo di passaggio. Per essere da Juve bisogna dimostrarlo sul campo. Conte li guidi con l’intelligenza che ha mostrato nei commenti del dopo partita di Lazio-Juventus. Quell’ironia mi ha fatto tornare la voglia di scrivere.

Ora aspetto che la voglia torni anche ai calciatori. Noi juventini siamo tutti qui a gridare forza Juve.

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Juventus-Genoa 1-1 E’ giusto così

Se voti Abete, se fai finta di dare battaglia, ma è solo fumo negli occhi dei tuoi stessi tifosi: è giusto così.

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Se una società di questo tipo non può permettersi nemmeno un 35enne Drogba relegato in Cina: è giusto così.

Se il direttore Marotta deve appellarsi a “Guida è di Napoli”: è giusto così.

Se perfino Preziosi può liberamente parlare, addirittura ripescando il gol di Muntari: è giusto così.

Mi dispiace perché in tre settimane la Juve ha buttato via un progetto niente male. E soprattutto mi dispiace per Antonio Conte: un allenatore che meriterebbe ben altra società.

Siamo piccoli, troppo piccoli e deboli. Passi l’assenza di un bomber, passi pure l’ennesimo rigore negato (anche su Pogba c’era rigore nel secondo tempo), ma qui siamo ormai lo zimbello italiano. L’app su Marchisio per “tutto il Napoli mi sta antipatico” e poi il grande De Laurentiis “la Juve è antipatica”: due frasi uguali, due comportamenti così diversi di stampa e tifosi. Mi vien quasi da pensare che Farsopoli ci ha anestesizzato.

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Ricordo ancora, con un po’ di dispiacere a questo punto, la frase di Mughini: “Ricordo che dopo Farsopoli i tifosi della Juve non hanno rotto nemmeno un bicchiere”. Fino a qui pensavo si fosse trattato di estrema educazione, invece oggi mi accorgo di quanto siamo deboli.

Risarcimento, risarcimento… continuiamo a gridare, e intanto Agnelli vota Abete. Gli scudetti, gli scudetti… e intanto Agnelli vota Abete. Messi, Cristiano Ronaldo? “Rientrano nei profili che stiamo cercando” dice Marotta… e intanto arriva Anelka.

Quasi quasi sfidiamo The Truman Show: domani mi alzo e scopro che in realtà questa è una sceneggiatura sul mio essere tifoso juventino.

Dopo Samp, Parma e Lazio, ecco un altro strepitoso risultato della banda di Conte. Ahimé, della banda di Conte che qualche segnale lo lancia: tipo Beltrame in campo (e per poco il ragazzino non risolve la gara). Ma della partita oggi non parlo: non so veramente cosa dire.

P.S.

Solo un applauso alla persona Marco Borriello. Personalmente odio la non esultanza, ma questa volta mi alzo in piedi. 6 mesi, fra critiche assurde e feroci polemiche. 6 mesi di bianconero, voluto fortissimamente da Conte e il timbro papale sullo scudetto dello scorso anno. Segna e non esulta Borriello: chapeau. Sembra più juventino lui di chi oggi si altera per un altro pareggio da stronzi.

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Tutto come nel 2006, tranne che…

E’ tutto come nel 2006. Le lancette dell’orologio sono state spostate indietro velocemente e si è tornati al periodo pre-Farsopoli.

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L’elezione di Beretta in sé non è scandalosa, il problema è chi Beretta si trascina dietro. Quel Galliani vice-presidente per esempio è davvero imbarazzante: e il conflitto di interessi? Tornano in mente le parole di Conte e soprattutto vien da chiedersi il motivo per cui quella condanna così lieve non vale per il nuovo vice-presidente. La condanna cui mi riferisco è relativa a Calciopoli. Quelle telefonate non valgono più? Sono state dimenticate?

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Beretta rieletto come Abete. Qui il giochino funziona ancora meglio: la Juve è prona a questo sistema marcio avendo votato proprio Abete. E si torna al periodo pre-Farsopoli con un problema in più: non abbiamo più Moggi a difenderci, non c’è più Giraudo a progettare il nuovo stadio e il nuovo piano industriale.

Tutto è nelle mani di Conte al quale auguriamo tanta pace per lavorare sul campo.

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Andrea: guarda e impara

Pulcinella è un grande patrimonio italiano. E’ una maschera artistica, genere commedia. Origini napoletane, ma in questo inizio anno è perfettamente adatta alla faccia di Andrea Agnelli. Prima di pensare male, vi prego continuate a leggere.

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Andrea Agnelli ha il merito di aver riportato la Juve dove le spetta, attraverso un primo anno di studio, attraverso parecchi step difficoltosi. In una Famiglia per la quale la Juve è una sorta di palla al piede, di quelle di cui non puoi fare a meno perché la storia, il marchio, perfino i due semplici colori sono così potenti e trasversali che nessuna decisione di un CdA potrà anche semplicemente ignorare. Ignorarne l’esistenza e l’importanza. Altri tempi rispetto a Gianni e Umberto Agnelli, ma almeno Andrea sta provando a costruire qualcosa. Questo per descrivere la mia riconoscenza nei confronti di questo ragazzotto che deve vedersela brutta in quella Famiglia, costretto forse a compromessi che non accetterebbe mai, ma il contesto familiare e storico purtroppo supera questi compromessi. E allora Andrea li accetta.

Non mi spiego in altro modo la scelta di prendere la penna e scrivere il nome di Abete sopra una scheda elettorale. Quella che in particolare ha permesso ad Abete di essere rieletto in FIGC. Andrea Agnelli, presidente della Juve, ha votato Giancarlo Abete. In sostanza è il nostro atto di sottomissione a un sistema marcio e nauseante, un sistema dominato da Milano e Roma. Che sia un puro caso che lì si trovino gli amici più influenti a livello di affari personali (Abete e Telecom, Abete e Banca Nazionale del Lavoro) e di affari politici?

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Con un semplice voto spariscono, come d’incanto (cit. Pellegatti), le battaglie per gli scudetti e per il risarcimento. D’ora in avanti, qualunque cosa dirà Andrea Agnelli godrà di scarso valore. Tranne forse per le considerazioni tecniche, quelle cioè riferite al campo. Per il resto è un pugno allo stomaco difficile da digerire.

La Juve vota Abete e firma la propria condanna. Perché al Napoli per esempio viene concesso il fatto di poter fare (farsi?) giustizia, mentre la Juve viene massacrata. E Bari è dietro l’angolo, con Manganelli che sta preparandosi al prossimo Colorado Café visto che le sue uscite non sono quelle di un tutore dell’ordine pubblico, ma di una sorta di one-man-show.

E noi, poveri cristi di tifosi bianconeri, ci sentiamo sempre più soli. Con la consapevolezza che la Juve, quella vera, quella con la “j” maiuscola, siamo davvero noi. Solo noi.

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Un calcio al delirio: Abete rieletto

Giancarlo Abete è stato rieletto. Con circa il 90% delle preferenze. Fra queste – mi chiedo – spero non ci sia quella della Juve. Ovviamente Abete correva da solo, non esistevano avversari, per cui usare termini quali “vittoria” o “rielezione” mi sembrano davvero ingenui.

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E’ una continuità su basi assolutamente non valide.

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Abete, nel discorso di ringraziamento, cita tutta una serie di termini di cui non conosce il significato: valori, pulizia, trasparenza, correttezza, regole, equilibrio, rigore. E cosa significano? Quale contributo arriva da questo personaggio in una carica così importante?

Platea piena, fra presidenti e dirigenti, giornalisti e cronisti, che applaudiva la rielezione di Abete. Il calcio italiano è in totale difficoltà e ci troviamo di fronte al passato, all’inetto Abete che non sa riformare ne applicare i termini che lui stesso usa nelle sue frasi.

Auguri Italia, ma così andremo davvero poco lontani.

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Il cielo di Natale è a strisce bianconere

Babbo Natale frenò le sue renne proprio davanti all’entrata  dell’albergo dove pernottava la squadra della Juventus. Tutti dormivano, nessuno avrebbe mai avuto il coraggio di trasgredire al coprifuoco imposto da Conte. Le stanze ospitavano ciascuna quattro letti. Nella penombra causata dalle piccole luci presenti sul suo vestito, Babbo Natale faceva difficoltà a riconoscere i suoi campioni. Sì, i suoi campioni, perché quello era un Babbo Natale juventino che aveva tifato la Juventus tante volte davanti alla  televisione e qualche volta, in borghese, perfino allo Juventus Stadium: non era mancato nemmeno all’inaugurazione. E quanto faticò quella sera a non cedere a un desiderio che cullava in cuore dal 2006: apparire dall’alto, con carro e renne, atterrare sullo stadio e consegnare nelle mani di Andrea Agnelli la terza stella davanti alla faccia, davvero basita, di Abete.

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Ma tant’è.

Dicevamo che faceva difficoltà a riconoscerli con quel poco di luce. Poi passò lievemente la mano sul capo di Giovinco e non ebbe dubbi che si trattava del bomber tascabile: frugò immediatamente nel suo sacco e in un attimo tirò fuori il pallone speciale che aveva preparato per lui, un pallone che centra sempre lo specchio della porta. Pensò: “Se prende in porta tutte le volte che tira vince la classifica cannonieri senza sforzo…….”.

Sul letto vicino c’era l’altro piccoletto: Giaccherini. Aveva avuto grosse difficoltà a scegliergli un dono. In fondo cosa si può regalare ad uno che ha quasi sempre giocato in Seconda divisione e che, improvvisamente, quest’ anno ha giocato con la Juventus, ha vinto da imbattuto lo scudetto ed è diventato uno dei sempre-convocati in Nazionale da Prandelli? Gli posò sul comodino un libro sulla storia di Davide e Golia; se si convince di essere più forte dei giganti, cosa che Conte già sa, non lo ferma più nessuno. Sull’altro lato della stanza, di fronte a questi due lettini, notò due letti che, per quanto grandi, lasciavano fuoriscire i piedi dei dormienti. Due bianchi pallidi, due neri. Bendtner e Pogba. Due stampelle magiche per il danese, che fanno durare meno la convalescenza; un vademecum per Pogba che spiega come si può diventare campioni senza lasciarsi condizionare da Mino Raiola.

Uscì in punta di piedi per rientrare, sempre silenzioso, nella stanza successiva. Lì dormivano Vidal, Isla, Barzagli e Bonucci. Per Arturo aveva portato un contratto a vita con la Juventus, nel quale il giocatore si impegna a vincere, ogni anno, come minimo una competizione. Per l’altro cileno solo una scatola di cioccolatini, per addolcire un anno che dolce non è e che dimostra come serva del tempo per riprendersi da infortuni così gravi. Per Barzagli, il gigante da 300.000 euro, una corona con incisa una semplice scritta: miglior difensore del mondo. Bonnie dormiva sorridendo: Babbo Natale riuscì a vedere il suo sogno e ammirò, in tutto lo splendore del suo inimitabile stile, una giocata di Beckenbauer. Non si meravigliò più di tanto, e difatti per lui aveva portato una gigantografia di re Franz con dedica autografata che recita: “Al mio erede”. Mentre usciva dalla porta Babbo Natale non potè fare a meno di pensare: “Spero di non aver sbagliato il regalo per Bonnie. Se mi si monta la testa finisce che torniamo a vedere le “Bonucciate”. Certo che con Conte in panchina sarà difficile ……..”.

Terza stanza, sempre notte fonda e sonni sereni, sonni di campioni d’Italia, primi in campionato, in corsa per Champions e Coppa Italia: Lichtsteiner, Asamoah, Matri e Quagliarella. Il letto di Forrest Gump era vicino a quello de “o guaglione” di Castellammare di Stabia: “Certo che a Conte piace il rischio” pensò tra sé Babbo Natale “Se a Licht torna in mente il pallone non passatogli contro il Chelsea, sono guai per Quagliarella”. Ma una scelta di Conte non si discute, si accetta e basta. Sul comodino dello svizzero fu poggiata una coppia di bombole d’ossigeno: a vederlo correre in continuazione avanti e indietro sulla fascia evidentemente uno è portato a pensare che un giorno possa anche scoppiare. Ma quel giorno già c’è stato. La maledetta serata con l’Inter. Poi Forrest Gump ha ripreso a correre anche più veloce di prima. Per Asamoah Babbo Natale se la cavò con un regalino che andava di moda negli anni ’70 e che i papà erano soliti avere in auto in evidenza sul cruscotto: la foto dei figli con scritto “non correre papà”. Per Asa è invece la foto di Conte con scritto “corri poco in Coppa d’Africa”. Anche perché quando tornerà dovrà riguadagnarsi il posto. Tutti sanno che con Conte gioca chi se lo merita durante gli allenamenti. Per “o guaglione” Quagliarella un pallottoliere per contare i goals in doppia cifra ed un enorme cerotto da bocca per evitare di cadere di nuovo in tentazione. Nessun regalo per Matri, solo un biglietto con su scritto: “Il regalo di Natale te lo sei già fatto da solo contro il Cagliari. Anzi te ne sei fatti due. Seguita così”.

Altra stanza: Vucinic, Padoin, Marrone, Caceres. Babbo Natale cominciava ad essere stanco a sopportare il peso del sacco. Anche se ovviamente si alleggeriva sempre più. Ma forse più che stanchezza era desiderio di arrivare all’ultima stanza …….. quella di Conte.

Per Mirko un paio di scarpini da calciatore, la celeberrima “pantofola d’oro”, roba per piedi raffinatissimi, marcata con lo scudetto, tre stelle e la data della partita di Trieste siglata, manco a dirlo, dal montenegrino. Ai piedi del letto di Padoin Babbo Natale appoggiò un ritaglio di giornale sportivo con un articolo che riportava le parole di Conte “Finché io sarò alla Juventus, Padoin rimarrà sempre con me. I giocatori come Padoin sono la fortuna degli allenatori”. Al talentuoso Marrone portò due maglie, ambedue scudettate: una bianconera, da difensore, una azzurra dell’under 21, da centrocampista. A Martin il dvd di Milan-Juventus 1-2 di Coppa Italia, doppietta appunto di Caceres.

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Un’altra stanza: Storari, De Ceglie, Pepe, Rubinho. Al il vice-Buffon Babbo Natale posò sul comodino la miniatura di una porta di calcio chiusa con una saracinesca: nella nuova annata ancora zero goal subiti, alla faccia della riserva! Per De Ceglie un vecchio vinile di Lucio Battisti : “Mi ritorni in mente”. Vorremmo rivederlo bello come era. Forse ancor di più…..  A Pepe, nonostante le origini laziali e non napoletane, un enorme corno  rosso contro la sfortuna. Per chi ci crede. A Rubinho una  raccolta di Settimane Enigmistiche per passare il tempo.

Prima della stanza di Conte Babbo Natale fece visita ad una stanza di grande prestigio, quella dei leaders della squadra: Buffon, Pirlo, Chiellini e Marchisio. Per il capitano il rinnovo del contratto fino a quando vuole lui. Per il regista un pallone d’oro tutto personale come augurio di ricevere quello vero alla fine del 2013, dopo aver vinto scudetto e Champions. Per il Chiello una pomata magica per i polpacci. Per il Principino una fascia da capitano, prima o poi da indossare.

Uscito stanco ma felice dalla stanza dei leaders, Babbo Natale si avvicinò alla porta di Conte. Il cuore gli batteva forte quasi fosse un bambino. La mano tremante inclinò la maniglia della porta e fu subito colpito dalla luce accesa. Antonio non era a letto a dormire. Era alla scrivania, con mille brogliacci sotto mano, che disegnava schemi, tattiche, sovrapposizioni, ripartenze. E su ogni foglio scriveva ben chiaro: PRESSING E POSSESSO PALLA.

Antonio si voltò e gli occhi di tigre, seppur meravigliati, si addolcirono alla vista di Babbo Natale.

Fu a quel punto che una umanissima lacrima scivolò sul volto del vecchio. Poi, il vecchio, si staccò la barba bianca e mise a nudo la sua vera identità.

E rivolto a Conte, con la voce rotta dall’emozione, disse:

“Io sono Babbo Natale davvero, uno dei tanti Babbi Natale che portano i regali. Nella vita mi chiamavo Enrico Canfari. Non puoi riconoscermi, ma io fui uno degli studenti che diede vita alla Juventus nel 1897. Ho portato regali a tutti i tuoi ragazzi. Ma sono venuto qui principalmente per te. Non per portarti un regalo. Il regalo lo hai fatto tu a me. Sono qui per dirti grazie, dal profondo del cuore. Noi giovani di un altro secolo creammo la Juventus con la speranza che riuscisse  ad essere ed a rimanere sempre ciò che noi avevamo desiderato, cioè un complesso modo di sentire, un impasto di sentimenti, di educazione, di bohémien, di allegria e di affetto, di fede alla nostra volontà di esistere e continuamente migliorare. I tempi sono cambiati ed io credevo che i valori morali della Juventus fossero andati perduti. Poi sei arrivato tu. Hai trasmesso ai giocatori gli stessi nostri ideali di un tempo, e dal nulla, o quasi, è rinata la Juventus.  Grazie, Mister”.

Ci fu un commosso abbraccio, un intreccio di sentimenti e di epoche, un sentirsi tutt’uno senza essersi mai conosciuti prima.

E prima che l’alba svelasse a qualcun altro l’identità di quel Babbo Natale, Enrico già era in volo con le sue renne. Il cielo era pieno di stelle. Ma pian piano che Babbo Natale saliva più in alto le stelle diminuivano. Alla fine ne rimasero tre. E il cielo si era fatto a strisce bianconere.

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Abete si ricandida: faccia tosta o ancora affari?

Giancarlo Abete si ricandida e ne ha per tutti. Ingerenza della FIGC sulla Giustizia Sportiva, ingerenza del TNAS sulla FIGC (prima o poi spiegherà come si conciliano questi due pensieri), calendario, il problema di Abodi dimissionario e suo competitor, il bisogno di trovare sponsor presso i grandi dirigenti (ha solo Galliani al suo fianco, ormai).

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Abete alla FIGC ha collezionato una serie rumorosa di vergogne e di risultati. L’Italia è andata sempre più giù nel ranking, ha perso una squadra diretta in Champions, ha perso potere politico e credibilità presso la UEFA e in merito agli scandali ha sempre mantenuto un atteggiamento molto particolare.

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Giancarlo Abete parla di disponibilità, di tesi, di programmi, di idee: resta da capire quali sono questi programmi, queste idee, queste tesi. Resta la disponibilità, una disponibilità parziale visto che è sempre molto attivo e reattivo quando si tratta di risolvere i problemi di certe squadre, ed è sempre molto poco reattivo e anzi ritardatario quando si tratta di risolvere altre questioni.

Poca consistenza, a partire dai commenti nel mezzo delle partite della Nazionale, e molta poca concretezza quando deve rispondere a certe domande delicate: che ruolo la FIGC nell’affare Conte? Come è possibile che la rivisitazione della Giustizia Sportiva sia stata spostata a giugno 2013 dopo quello che è accaduto quest’estate? Che ne é dei Processi successivi a Farsopoli? Che ne é delle squalifiche improvvisamente ridotte nonostante gli stessi casi siano stati trattati in modo diverso (il cognome pesa sulla squalifica)? Come è possibile che la FIGC sia completamente muta di fronte a stadi agibili/inagibili e a tre-punti concessi con estrema facilità? E ci fermiamo qui con le domande, magari a qualcuno risponderà il candidato Abete, o no? Basti solo sapere che perfino Moratti lo ha abbandonato: resta solo un padrone adesso!

Per dirla alla Littizzetto: scusi sig.Abete, ma una pragmatica sensazione di aver rotto il cazzo?

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L’allenatore in tribuna: testo della FIGC, canta Prandelli

Non me l’aspettavo ed è un peccato. A Cesare Prandelli si deve riconoscere grande coerenza, ma poca forza contrattuale. Criscito via, contro la sua volontà, poi Bonucci dentro, perché fuori proprio non si poteva mandare. Le convocazioni sono tutte di Cesare Prandelli? Forse, probabile, di certo sfuggono alcuni parametri: Quagliarella fuori (e ci sta benissimo: riposati Fabio!) e Destro dentro (qualcuno sa il minutaggio di questo ragazzo che “ho scelto Zeman per il gioco”?).

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Quando Prandelli disse che l’affare Conte era davvero spiacevole e anche un po’ vergognoso la FIGC lo riprese a microfoni spenti e la conclusione è allora questa nuova strabiliante dichiarazione da parte del commissario tecnico:

L’allenatore in tribuna è il futuro del calcio.

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Ho sentito bene? Quindi per oltre 100 anni gli allenatori non hanno capito nulla. Ma guarda un po’…

Conte è allora un privilegiato, questo per nascondere l’ennesimo premio ritirato. Conte è un privilegiato e non lo sa, addirittura si rende vittima di un regalo da parte di Palazzi dal Palazzo: ma Antonio perché protesti?

Il concetto potrebbe pure essere buono per ragionare, ma la sostanza è davvero pazzesca, ai limiti del ridicolo. Conte fuori toglie molto alla Juve, così come l’allenatore fuori toglie molto alla squadra, alla partita. E la grandezza di Conte è semplicemente questa: pur fuori, pur in questa situazione, la Juve domina, continua a dominare, e addirittura migliora il trend dello scorso anno. E manca un top player in attacco.

In ultimo c’è un modo per Prandelli per dimostrare di aver detto quello che ha detto in totale libertà, senza cioè la regia occulta di Abete: vada in tribuna mercoledì sera, si sistemi nei box della RAI e… buona partita Cesare!

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Deferimenti ad minchiam: il caso Moratti

Ennesima puntata del reality show Io Sono Interista. Stavolta il concorrente Giancarlo Abete si supera e si prende la scena. Dopo il derby d’Italia il regista Moratti aveva rilasciato una frase molto importante, degna di essere scritta e riscritta su giornali e TV:

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Si può anche comprendere l’errore sul fuorigioco, ma non espellere Lichtsteiner è un atto voluto, una scelta azzardata sfavorevole a noi. Se c’entrasse la Juve sarebbe grave.

Ora, non apriremo il libro della Giustizia Sportiva perché in Italia risulta chiuso da oltre 7 anni e in sostituzione di questo c’è il Libro scritto a 4 mani da Galliani e Moratti. In ogni caso abbiamo visto che i deferimenti sono ancora applicati e a termini di regolamento, anche quello delle milanesi, dovrebbero essere applicati in questo caso. Nella frase di Moratti c’è l’evidenza di un’accusa ben precisa e duplica: alla Juve e all’arbitro, cioè all’Istituzione Arbitrale.

Sembra strano visto che l’AIA è a libro paga di Moratti dal 2006, ma alla farsa non c’è mai fine.

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Ci si aspetta almeno un’ammonizione verbale da parte del Palazzo, ma il Palazzo è al suo servizio e allora ecco il concorrente Abete che si avvicina alla vittoria finale:

Moratti ha fatto una riflessione giudicando un arbitro che non ha estratto il cartellino giallo a Lichtsteiner, un errore riconosciuto da tutti, scelta nettamente sbagliata.

Una settimana fa riprese Ferrara, oggi difende Moratti. Ah… il fascino dei soldi.

Nessun televoto per Abete, dunque: può rimanere nella casa. Giancarlo… sei salvo!

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