Menu Chiudi

Tag: adriano

E’ il calcio che avete costruito. E adesso ve lo tenete

Più di un velo di tristezza, ma è il calcio che avete costruito. Sono metodi e sensazioni che si leggono ogni giorno sui giornali. Sono le strumentalizzazioni ad aver vinto. Sempre e comunque. E poi via a festeggiare, mentre gli altri sono pronti con la lista dei colpevoli. In quella lista nessuno infila se stesso.

Advertisment

E’ il calcio che avete costruito con le moviole sui falli laterali invertiti, invece che le moviole sulle azioni più spettacolari.

E’ il calcio che avete costruito con le polemiche costruite ad arte nel tentativo di fare più rumore, di vendere più copie.

E’ il calcio che avete costruito con le storielle raccontate a un paese credulone, perché la linea editoriale la dettano i gruppi forti dietro alcune società.

E’ il calcio che avete costruito con le analisi di leccaculo e ipocriti travestiti da esperti, funzionali a un gioco al massacro che ha prodotto più di un danno al nostro calcio italiano. Perchè il ranking è qualcosa che parte da lontano, esattamente dal 2006, guarda caso.

E’ il calcio dove Moratti viene continuamente messo accanto ad aggettivi quali “signore”, “galantuomo”. Dove Galliani è il più bravo-punto-e-basta. Dove Pulvirenti e Cellino sono decisori in Lega. Loro decidono, il calcio italiano intanto sprofonda.

Advertisment

E’ il calcio dove Adriano è Imperatore, Balotelli migliore al mondo, Pistocchi commentatore, Paparesta moviolista, Icardi autentico idolo. Quindi Genny ‘a Carogna è perfetto come capo ultras.

E’ il calcio dove scopri dopo anni che l’unica cosa taroccata è la moviola nel famigerato gol de Turone.

E’ il calcio dove la vera Calciopoli non è mai approdata in TV o sui giornali.

E’ il calcio dove Garcia spara a zero e Conte e gli juventini devono stare muti.

E’ il calcio dove la Finale di Coppa Italia si gioca perché l’ha deciso Genny ‘a Carogna, mentre Renzi & Co. sono comodamente seduti in tribuna, dove Beretta “di questo non parlo” e dove Abete non si vede. Mentre il Napoli, stavolta sì, ritira la medaglia e parte coi festeggiamenti.

In fondo, Genny ‘a Carogna è esattamente il personaggio che ci serviva. Che sta bene nel contesto.

E’ il calcio che voi avete costruito. E adesso ve lo tenete.

Advertisment

Adriano, De Laurentiis e Deschamps: le tre perle

In attesa di capirne di più sul fenomeno Juve mi diverto a commentare tre episodi molto divertenti che, in qualche modo, con la Juve hanno un legame, più o meno diretto.

Advertisment

Cominciamo col personaggio più interessante dei tre e cioè Didier Deschamps, talentuoso regista della prima Juve di Lippi e allenatore nell’anno dell’Inferno della B, placata con 91 punti e tantissimi giovani esordienti in Prima Squadra.

Didì è un predestinato. La sua carriera deve essere letta tenendo a mente i giusti parametri e cioè: rose allenate, società a supporto e obiettivi raggiunti. A soli 34 anni è già sulla panchina di un Monaco che non è certo quello degli anni ’90. Lancia Evra e Rothen, Givet e Squillaci, quattro tra i nomi più importanti di allora. Un secondo posto in Francia, una Coppa di Lega e un secondo posto in Champions. Ciò che non riesce a vincere col Monaco, cioè il Campionato, lo vincerà con l’OM (più una SuperCoppa francese e un’altra Coppa di Lega). Adesso si riparla di un ritorno in casa Juve. Indubbi i suoi meriti, capiti forse troppo tardi dai tifosi, e praticamente deliziose, se guardiamo a ciò che seguirà, le dimissioni per il bene della Juve (o qualcosa che a suo dire proprio non ci assomigliava per niente). Se proprio cambio deve essere e né Capello né Lippi sono disponibili, allora io voterei senza ombra di dubbio su un suo ritorno. Stavolta con la possibilità di fare mercato senza accettare scelte incondizionate della dirigenza.

Advertisment

Il grande De Laurentiis torna a parlare. E come capita dopo ogni vittoria o dopo ogni sconfitta le sue parole sono sempre differenti e i concetti sempre stonati e poco coerenti con quanto dichiarato la volta precedente. Ancora un altro esempio di come management, sport e soldi proprio non riescono ad andare d’accordo. Spendere non significa dover vincere, ma poter vincere. Differenza sottile, ma fondamentale. Il suo è un discorso vecchio e francamente insignificante, perché se da un lato ha indovinato lo scenario attuale, cioè quello in cui vive il calcio italiano dal 2006 ad oggi, dall’altro lui lo ha avallato e abbracciato, sposato e adesso quasi quasi vorrebbe liberarsene. Anche perché tira dentro al discorso altre protagoniste, guarda caso chi proprio non è stato sfiorato da Calciopoli (intendo processo e pene inflitte): altra scivolata fastidiosa. Se la prossima volta spegnessero quel microfono beh il movimento del calcio italiano ne beneficerebbe in termini di serietà. Ecco le sue parole:

Il Napoli è una realtà che dà fastidio, così come danno fastidio il Palermo, la Lazio e la Roma qualche volta. Quindi se il torneo lo debbono fare solo tre squadre, tre Genoveffa (la sorellastra di Cenerentola, n.d.r), allora facciamo una serie A1 a tre squadre e un A2 a 17. Questa potrebbe essere una soluzione, poi i due vincitori faranno lo spareggio.

Se proprio vuole vincere uno scudetto… che si organizzi un Torneo Aziendale e che si scelga un paio di arbitri e un designatore; che crei un quotidiano sportivo tipo un Corriere dello Sport Azzurro o una Gazzetta dello Sport Partenopeo e che, oltre i film, si dedichi a qualche trasmissione tipo la Domenica Sportiva Napoletana. E’ così che si vincono i trofei. Poi lì vicino casa sua c’è sempre un Tribunale: può andare spontaneamente a dire che nel 2006 ha appoggiato una gran buffonata e risolverebbe molte questioni che oggi giudica come irregolari.

La perla della settimana è però Adriano. Ha rescisso il contratto con la Roma, proprio in periodo di carnevale. Apporto sul campo: zero. Eppure Ranieri ci ha creduto, ha rinunciato chissà a quale attaccante per portarlo a Roma, un po’ come Poulsen meglio di Xabi Alonso. E io che c’ero pure cascato che questo lavorava per il bene della Juve. Ah dimenticavo: Adriano è un prodotto nerazzurro, per poco non fecero santo il Petroliere-più-disonesto-della-storia-del-calcio per averlo comprato dal Brasile.

Advertisment