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Tag: Agnelli

Juventus – Napoli / Non è decisiva, ma anche no

Ha detto Allegri: Juventus-Napoli non è decisiva. Ma anche no!

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Match d’alta classifica, di quelli che comunque indirizza una parte della stagione. Con il fiato sul collo giallorosso, i bianconeri devono cercare un ritmo costante di vittorie come quello che l’anno scorso permise l’incredibile rimonta e il trionfo finale.

Rosa decimata da infortuni che non saranno tutti muscolari, ma che certamente rischiano di pesare viste le partite ravvicinate. Strano concetto di stato di forma in Italia, dove non si è al 100% all’inizio, e poi si boccheggia già a fine ottobre. Assenze a parte.

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Da inventare l’attacco, dove la coppia pesante porta con sé l’assenza di alternative. Il solo giovane Kean potrebbe dare il cambio a gara in corsa, o il cambio di modulo con alto tasso di esterni.

Juventus-Napoli è una caccia di conferme il centrocampo, dove Marchisio va gestito, probabilmente addirittura non rischiato in vista della Champions e del prosieguo degli sforzi fino a fine anno. Dopo di lui il vuoto.

Romantica la sfida nella sfida: Higuain contro un passato da cui è fuggito per giuste ambizioni personali, stretto dalla morsa di un presidente-padrone che stranamente, stavolta, ha scelto il silenzio per presentare la sfida. D’altro canto, le parole in Assemblea di Andrea Agnelli hanno ancora una volta messo l’accento sull’importanza di una strategia aziendale che vada di pari passo con i risultati sul campo.

Già, il campo. Allegri ha detto che non è decisiva. Ma anche no!

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Se Agnelli, Allegri e Marotta hanno (forse) ragione

Se Agnelli, Allegri e Marotta hanno ragione.

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Nedved vice presidente, poi tanti concetti corretti nell’ultima conferenza aziendale. Fin troppo per poter prenderli a riferimento per vuote critiche.

1) La Juve non ha giustificazione per il 14° posto. Vero. Non può averla, tanto è vero che le critiche su assetti tattici e scelta dei titolari e dei cambi sono state mosse, anche correttamente. Il problema è sistemico: rinnovamento da una parte, incapacità di superare i problemi di rinnovamento dall’altra. Il perno della discussione è la gestione del mercato: darà forse i suoi frutti fra un anno, o due, ma nel 2015/2016 sembra dura.

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2) Gestione Dybala: chi i bonus, chi le scelte. Il minutaggio è matematica, quindi poco opinabile. Dybala ha giocato più di tutti. Corretto Allegri. Molto poco la solita critica che vede in questo caso un espediente perfetto per demolire le certezze bianconere. Scelte editoriali. Molto più sereno, come in questo blog, contestare la qualità dei minuti di impiego di Dybala. La speranza è che Allegri ottenga gli stessi risultati con Morata l’anno scorso.

3) Hernanes non è un fenomeno, parola di Marotta (e non solo). Sorge quindi spontanea la domanda: perché l’hai preso, caro Beppe? L’idea non detta da Marotta e dalla Juve è che Hernanes doveva fare da chioccia (insieme a Khedira) ai numerosi giovanotti arrivati sul mercato, andando a rinforzare l’asse dei senatori. Scelta azzardata, poco azzeccata, davvero discutibile. Soldi buttati al vento.

4) Su Calciopoli non cambiamo idea, ha detto Allegri. Perculando pure Gazzoni sulla richiesta di risarcimento, e facendo intendere che si attenderà ancora per decidere la mossa. Ormai la partita è persa: o si hanno le palle per fare giustizia (fare e non richiedere), o abbiamo regalato oltre 5 anni a tutto il movimento antijuventino che ci ha calpestato più e meglio dei loro più perversi desideri.

Detto questo, oggi c’è il campo. Natale è vicino. La vetta lontana.

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La nostra storia recente

A parlare del nostro passato, delle glorie e dei trionfi del passato della Juventus, ci hanno pensato già in tanti ed ormai ciò che abbiamo fatto è storia e mito al tempo stesso al punto che una sola parola in più guasterebbe.

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A parlare della nostra storia recente ci hanno ugualmente già pensato in tanti, ma riversandoci addosso la bile accumulata in decenni e decenni di sconfitte.

Vogliamo riscriverla questa storia, in modo da chiarire una volta per sempre che siamo ben consapevoli dell’ingiustizia perpetrata nei nostri confronti e che non dimenticheremo mai, nemmeno se un giorno dovessimo vedere riconosciute le nostre ragioni.

Calciopoli (o Moggiopoli)

Eravamo sul finire del campionato 2005-2006 e la Juventus veleggiava con la prua diretta verso il 29° scudetto, il 7° della triade Moggi-Giraudo-Bettega in 12 anni di servizio alla corte di Umberto Agnelli.

Sette scudetti con il corollario di una Coppa Intercontinentale, una Champions League,  una Supercoppa Europea, una Coppa Italia, quattro Supercoppe Italiane, altre tre finali di Champions League maldestramente o sfortunatamente perdute.

Un’epopea.

I cinque scudetti non vinti andarono 3 al Milan del Presidente del Consiglio Berlusconi ed uno ciascuno a Roma e Lazio con lo sguardo benevolo di Petrucci, presidente del CONI.

Niente per l’Inter, ma l’Inter era addirittura a digiuno dal 1989…….qualcosa come 17 anni!

Alla triade era stato dato il compito di tornare a vincere senza impegnare neanche un soldo della Famiglia.

E c’era riuscita alla grande.

Un po’ troppo da sopportare per gli avversari della squadra e per gli avversari di Moggi: c’era qualcosa che non tornava e così fu messo sotto intercettazione il telefono di Moggi e con enorme soddisfazione di tutti i non juventini si scoprì che il “poverino” non era bravo, bensì disonesto in quanto era aduso a colloquiare amabilmente di griglie arbitrali con i designatori Bergamo e Pairetto.

Scandalo, scandalo, scandalo: finalmente si era capito perché la Juventus vinceva sempre e l’Inter mai.

Subito un Commissario per la FIGC (tale Guido Rossi, ex membro del Consiglio di amministrazione dell’Inter) e subito sotto processo Moggi, Giraudo e la Juventus, il marcio del calcio italiano, la “cupola”.

I giocatori no, loro erano all’oscuro del loschi traffici del lestofante, per cui abili ed arruolati per andare a Monaco a regalare a tutta l’Italia il quarto titolo mondiale, mentre l’Italia stava per regalare loro la serie B!

La Gazzetta dello Sport, principale cassa di risonanza dello scandalo, si guardò bene dal sottolineare che Moggi parlava con i designatori, così come “facean tutti”. Anzi tutti tranne l’Inter che, misteriosamente, non compariva in alcuna intercettazione: erano onesti.

Sì,è vero che tutti facevano così, dissero i giudici, ma la Juventus di più.

Ma qualche partita fu falsata (illecito sportivo art. 6 delle Carte Federali del Codice di Giustizia Sportiva)?

Nessuna, ma la Juventus aveva sommato un numero così elevato di violazioni dell’art.1 (lealtà sportiva) da potersi configurare come una violazione dell’art. 6, dissero i giudici.

Sarebbe come dire, nella giustizia ordinaria, che per aver rubato mille volte una mela al mercato, un povero cristo viene condannato per omicidio volontario.

In breve due scudetti (2005 e 2006, quest’ultimo non sottoposto ad alcuna intercettazione) revocati, retrocessione in serie B e punti di penalizzazione da scontare nella serie cadetta.

A titolo d’informazione il Milan se la cavò con punti di penalizzazione da scontare nel campionato già svolto 2005-2006 in numero tale da poter partecipare ugualmente alla Champions League e meritatamente vincerla!

Ma facciamo un po’ di pulizia e scriviamo ciò che i giornali, comunque legati ai poteri forti, non hanno mai scritto, neanche Tuttosport, filojuventino fin quando è possibile, non oltre. E vi raccomando Giuda Paolo De Paola ……..

IoJuventino va oltre.

Esiste per questo.

Premesso che le intercettazioni telefoniche sono strumento di indagine non degno di un paese civile e che trovano giustificazione in casi particolarissimi (guerra o reati contro la vita e contro i bambini).

Premesso che nessuno ha spiegato perché si sia deciso di intercettare telefonicamente il mondo del calcio e solo una parte di esso; e come mai tali intercettazioni siano finite sulla Gazzetta dello Sport prima di essere state rese pubbliche.

Premesso che argomenti insignificanti delle intercettazioni (Lippi che parla di donne mentre Capello parla di calcio; Moggi junior che vola a Parigi con una conduttrice televisiva; Giraudo che esprime giudizi non lusinghieri sui figli di Bettega) sono comparsi sulla Gazzetta dello Sport a soli fini scandalistici: cosa meno nobile di disquisire telefonicamente con Bergamo e Pairetto su arbitri e segnalinee.

Sottolineato che un Commissario della FIGC non avrebbe dovuto far parte almeno recentemente del Consiglio di amministrazione di una squadra appartenente alla stessa FIGC (Rossi-Inter).

Sottolineato che un Commissario della FIGC avrebbe dovuto conoscere a fondo il mondo del calcio e Rossi invece a più riprese mostrò notevoli lacune: presenzialista mediatico in Germania al pari della Melandri, non sapeva che il mondo del calcio è uno solo dove tutti sanno tutto di tutti, mentre lui credeva (o faceva finta?) che allenatore e calciatori azzurri fossero eroi da mitizzare ed i “telefonisti” marcio da eliminare.

Sottolineato che un Commissario della FIGC non avrebbe dovuto commentare le sentenze delle Commissioni giudicanti in quanto la Giustizia sportiva è autonoma: se Rossi voleva seguitare a fare il tifoso non doveva accettare il ruolo di Commissario.

Sottolineato che Borrelli, totale incompetente di calcio, mai avrebbe dovuto ricoprire il ruolo di Capo Ufficio inchieste perché non in grado di interpretare il linguaggio e le abitudini del mondo del calcio.

Sottolineato che la sentenza di primo grado fu pubblicata dalla Gazzetta dello Sport prima che fosse letta dal giudice Ruperto!

Sottolineata la clamorosa diversità di sanzioni fra quelle richieste da Palazzi (ed apprezzate da Rossi…), quelle comminate dal giudice Ruperto e quelle comminate dal giudice Sandulli; clamorosa diversità che pone seri interrogativi sulle capacità dei soggetti e sulla attendibilità delle sentenze.

Riconosciuto che i giudici furono anche indotti a sbagliare dal comportamento della Società Juventus, la quale sostituì l’intero Consiglio di amministrazione non appena reso noto lo scandalo delle intercettazioni. Comportamento errato, quello della Società, perché dalle intercettazioni nulla emergeva che potesse far ricondurre automaticamente le azioni di Moggi e Giraudo  alla violazione dall’art. 6 delle Carte Federali del Codice di Giustizia sportiva.

Certamente dell’art. 1 e certamente difficilmente accettabile da una Società come la Juventus.

Ma la Società avrebbe dovuto rimandare l’eventuale sostituzione del Consiglio di amministrazione a sentenze avvenute, per i seguenti motivi:

  1. comprensione per chi aveva commesso errori che potevano anche poi rivelarsi veniali o addirittura di legittima difesa;
  2. rispetto delle scelte fatte dal Dott. Umberto Agnelli;
  3. riconoscenza verso Moggi e Giraudo che avevano, per un decennio, mantenuto la Juventus sana economicamente (senza interventi della proprietà) e vincente sul campo ai massimi livelli (scudetti, supercoppe, coppa Italia, Champions League, coppa Intercontinentale);
  4. non ingenerare, nei giudici, la banale convinzione che se era già stata la stessa Società Juventus a “punire” Moggi e Giraudo, fosse ovvio che gli stessi si fossero resi colpevoli di comportamenti gravissimi (art. 6).

In realtà Moggi non truccò nessuna partita. Né aveva bisogno di farlo, visto lo strapotere della Juventus nei confronti di tutte le altre squadre, Milan escluso. E quelle con il Milan non poteva cerco truccarle, anche volendo, considerando quali e quanti poteri di ogni tipo avesse il Milan.

Solo successivamente alle sentenze sportive, immediate, sarebbero emerse intercettazioni, rintracciate dai difensori di Moggi con un lavoro certosino ed economicamente dispendiosissimo, nelle quali è possibile ascoltare un designatore che, prima di un Juventus-Inter, telefona all’arbitro della partita raccomandandosi, nel dubbio, di favorire l’Inter.

È così che falsavamo i campionati, è per questo che l’Inter perdeva.

Non è dato sapere come mai quelle intercettazioni non furono prese in considerazione al momento giusto o se furono appositamente nascoste.

Guido Rossi, sua ammissione, fu mandato a fare pulizia e siccome per fare pulizia bisognava annientare Moggi e la Juventus, così fece.

Ma non si accontentò dei due scudetti tolti e della serie B con penalizzazione.

Decise di regalare a Moratti, suo amico, uno scudetto sulla base di opinioni più o meno risibili di tre cosiddetti “saggi”, ovviamente da lui scelti, che dichiararono l’Inter onesta e, vista la retrocessione della Juventus e la penalizzazione del Milan, Campione d’Italia 2006 dopo 17 anni di digiuno!

Dopo aver concluso il campionato con 15-quindici punti di distacco ……..

Il famigerato “scudetto degli onesti”: in realtà lo “scudetto di cartone”.

E sull’onestà, come vedremo, è stato dimostrato addirittura il contrario; e sulla liceità dell’assegnazione di quello scudetto la Juventus sta ancora combattendo, sola contro tutti.

Lo stesso Guido Rossi, anni dopo, ormai fuori dalla FIGC, ebbe a dichiarare: “Mi avevano detto di far fuori Moggi che tutto sarebbe cambiato. Non è però così. Il calcio non è cambiato e non vuole cambiare”.

Altro da aggiungere?

Essere attaccati dai nemici è da aspettarselo.

Non essere difesi dagli amici, e addirittura dalla Famiglia, ci lasciò basiti.

Ma, visto che la Juventus è dei tifosi e non certo della Famiglia che alla morte di Gianni ed Umberto Agnelli mostrò  immediata avversione nei confronti di Moggi e Giraudo, visto che la Juventus è degli azionisti in quanto Società quotata in Borsa, non è assolutamente accettabile che azionisti e soprattutto tifosi abbiano dovuto pagare un comportamento “giuridicamente ingenuo” della Famiglia, o qualcos’altro.

Riconosciuto che i giudici potevano anche essere stati indotti a sbagliare dal comportamento dell’ avv. Zaccone che definiva equa una sanzione che prevedesse per la Juventus la serie B con penalizzazione (!!!!!), non si comprendeva bene a quei tempi se Zaccone difendesse la Juventus o fosse il suo principale accusatore.

Di sicuro non sapeva cosa vuol dire essere juventino.

Non volendo pensare altro c’è da dire che Zaccone, probabilmente ottimo avvocato per la Giustizia ordinaria, non lo è altrettanto per quella sportiva.

Cosa passò per la mente di Zaccone?

Fu terrorizzato dagli occhi di Ruperto nei quali leggeva “serie C”?

Zaccone chiese la serie B con penalizzazione per la sua assistita quando poi i giudici di secondo grado hanno riconosciuto che tutte le partite 2004-05 si sono svolte regolarmente e quindi regolare è stato anche il campionato.

Certo è che se Zaccone chiedeva la serie B, come facevano i giudici a non dargliela?

Non è assolutamente accettabile che azionisti e soprattutto tifosi abbiano dovuto pagare un comportamento “giuridicamente ingenuo” dell’avv. Zaccone.

Chiarito che nessuno vuole chiudere gli occhi e vuole far credere che il comportamento di Moggi e Giraudo sia stato irreprensibile, tant’è che non si ha nessuna difficoltà ad ammettere la violazione dell’art. 1 delle Carte Federali del Codice di Giustizia sportiva.

Si vuole anche chiarire, in maniera netta e con voce alta ed orgogliosa, che chiunque capisca e sappia di calcio, ben sa che dalle intercettazioni è emersa “familiarità ed amicizia” tra Moggi ed i designatori Bergamo e Pairetto, ma troppo differisce tale comportamento dalla violazione dell’art. 6 delle Carte Federali del Codice di Giustizia sportiva.

Moggi avrebbe fatto meglio a non farle quelle telefonate (ma da juventini siamo proprio certi che senza quelle telefonate il Milan non avrebbe “spadroneggiato”?), ma di certo non ha falsato nessun risultato o campionato, casomai lo ha reso regolare.

Chiedere una griglia di arbitri invece di un’altra, e magari ottenerla ed anche non ottenerla, non vuol dire né tentare di falsare le partite né tanto meno falsarle.

Da quando esiste il calcio le società hanno tentato di “ricusare” arbitri non graditi o quanto meno hanno espresso il proprio non gradimento.

E non per questo si è mai parlato di art. 6.

Chiunque capisca di calcio può guardarsi le “cassette” di tutto il campionato 2004-05 e giungere alla conclusione che si è trattato di un campionato regolare vinto dalla squadra più forte sul campo; conclusione alla quale giunsero anche i giudici di secondo grado.

Salvo poi “uccidere” la Juventus giustificando la sentenza con il “potere condizionante di Moggi” nei confronti della classe arbitrale, riconducibile, a loro parere, all’art. 6.

Ma quale potere condizionante, se tutte le partite sono risultate regolari?

Ma lo sapevano questi giudici chi è e cosa rappresenta la Juventus?

Sandulli disse di averne tenuto conto.

Togliendole due scudetti e retrocedendola in serie B a -17 !!!

La Juventus è la storia e l’orgoglio del calcio italiano, la Juventus è il calcio italiano.

Combi, Rosetta, Monti, Bertolini, Ferrari, Borel II, Orsi, Foni, Rava, Zoff, Gentile, Cabrini, Scirea, Tardelli, Rossi (Paolo), Buffon, Cannavaro, Zambrotta, Camoranesi e Del Piero sono stati “dati” dalla Juventus alla Nazionale per vincere i Campionati del mondo del 1934, 1938, 1982 e 2006 in modo che Rossi (Guido) e tutta l’Italia potessero fregiarsi della quarta stella.

Rispetto per la Juventus, signori giudici!

Se il rispetto fu mostrato togliendoci 13 punti di penalizzazione in serie B, avrebbero potuto lasciarcene tranquillamente 30.

In realtà i punti di penalizzazione divennero poi grottescamente 9 presso la Camera di Conciliazione ed Arbitrato del CONI.

Da 30 a 9 è un salto enorme che nessuno ha mai spiegato, nemmeno gli allora dirigenti della Juventus.

Spinti dalla sommossa popolare quei dirigenti minacciarono in effetti un ricorso al TAR, che avrebbe fatto escludere per cinque anni tutte le squadre italiane, Nazionale campione del mondo compresa, dalle competizioni internazionali (per la legge sportiva è vietato ricorrere, senza permesso, alla giustizia ordinaria e quella era la sanzione prevista dalla FIFA).

La mattina della consegna del ricorso, il ricorso fu ritirato.

Il centralino, ai tifosi che incazzati chiedevano spiegazioni, rispose che non c’era nessun dirigente in sede ……..

Ma torniamo ai giudici, che dei nostri prodi dirigenti e della Famiglia parleremo più avanti.

Non potevano certo essere delle telefonate ingenue, inopportune e presuntuose (e magari di legittima difesa) a far dimenticare chi si stava giudicando e condannando.

Non ci fu rispetto per la verità, signori giudici !

Se Moggi fosse stato capace di “condizionare” i campionati non avrebbe perso quello con la Lazio (Collina arbitro di pallanuoto a Perugia e Veron in campo come “comunitario”), né quello con la Roma (regole cambiate il sabato per la domenica in modo che Nakata potesse regalare il 2-2 alla sua squadra).

Ma il buon senso, in persone giuridicamente preparate come loro, dove andò a finire?

L’unico arbitro condannato fu De Santis.

E la Juventus, nel 2004-05, perse ben due partite con De Santis arbitro……

E meno male che Moggi aveva potere condizionante……

Quale partita fu falsata? Nessuna.

Per quante volte Moggi e Giraudo abbiano violato l’art.1, mai hanno violato l’art. 6.

E per violazione dell’art. 1 si revoca uno scudetto?

E per scambi di parere sulle griglie arbitrali si revoca uno scudetto?

Non si assegna un secondo scudetto?

Si retrocede la storia e la gloria del calcio italiano ai limiti della serie C?

Per “potere condizionante” non dimostrato da alcun episodio conclamato ed invece palesemente sconfessato dalla regolarità di tutte le partite, si sanziona una pena di tale inaudita gravità?

Noi tifosi non volevamo una giustizia “comparativa”, come maldestramente reclamavano avvocato difensore e dirigenza.

Non ci interessava se gli altri aveva subito pene modestissime (Carraro ed il Milan per primi) rispetto a quelle “aberranti” assegnate alla Juventus.

Non ci interessavano gli altri.

Non volevamo punizioni miti perché miti erano quelle degli altri.

Volevamo giustizia e punizioni miti perché le telefonate di Moggi e Giraudo potevano giustificare solo pene miti.

La giustizia “comparativa” non ci interessava.

Altrimenti, oltre al presente, avremmo dovuto parlare di passaporti falsi, di fideiussioni false, di iscrizioni irregolari, di IRPEF non pagate, di arbitri sponsorizzati: tutti fatti ben più gravi delle telefonate e per i quali non c’è stata alcuna sanzione sportiva.

Punire la Juventus?

Visti i precedenti impuniti, avremmo meritato qualche scudetto in più.

Noi non volevamo la giustizia “comparativa”.

Volevamo semplicemente giustizia.

 Non eravamo disposti ad accettare una giustizia che giustizia non fu.

Non ci interessavano le richieste di Zaccone.

Non ci interessava di cosa si sarebbe accontentato Cobolli Gigli.

Noi tifosi rivolevamo i due scudetti vinti regolarmente sul campo.

Noi lo pretendevamo e lo gridammo con voce forte e chiara.

Saremmo tornati e ci saremmo ripreso tutto con l’orgoglio di chi aveva subito una clamorosa ingiustizia.

Noi siamo juventini.

Non interisti.

Noi gli scudetti li vinciamo sul campo.

C’era stato un precedente, nel 1927.

Al Torino fu revocato uno scudetto per un illecito a suo vantaggio avvenuto durante il derby Torino-Juventus. Fu condannato Allemandi, per essersi venduto la partita. Altre fonti parlano di Rosetta come vero responsabile.

Alla testa della FIGC c’era tale Arpinati, gerarca fascista e podestà (sindaco) di Bologna.

Tolto lo scudetto al Torino, la seconda in classifica, proprio il Bologna, era candidata a diventare Campione d’Italia.

Lo scudetto risultò non assegnato perché sembrava inopportuno che il capo della FIGC regalasse lo scudetto alla sua città. Non è chiaro se la scelta fu dello stesso Arpinati o imposta addirittura dal Duce.

Ciò che addirittura il Duce, o un suo gerarca, aveva avuto il pudore di non fare, risultò ordinaria amministrazione per Guido Rossi che non ebbe scrupoli ad assegnare lo scudetto alla sua amatissima ed onestissima Inter.

La Famiglia(I lupi e gli agnelli)

Quando la Famiglia non si schierò in difesa dei suoi tesserati, rimanemmo perplessi.

Avevamo ben capito che qualcosa di strano stava succedendo, ma non avevamo capito cosa esattamente.

Dopo la lettura nel 2009 di un libro di Gigi Moncalvo, forse lo sappiamo.

Credevamo che il primo nemico fosse l’Inter, fosse Moratti, fosse Tronchetti Provera, fosse Guido Rossi.

Forse li avremmo potuti combattere.

Ma il nemico era fra noi …………

L’avvocato Zaccone, costato 400.000 euro di parcella, uno dei migliori del foro di Torino, non poteva essere uscito improvvisamente di senno.

Zaccone aveva chiesto la testa della Juventus perché questo gli era stato chiesto di fare dalla proprietà!

John Elkann, abilmente pilotato da Gabetti e Franzo Grande Stevens, così aveva deciso per mettere fuori gioco Giraudo e Moggi, uomini di Umberto Agnelli, che stavano muovendosi per portare ai vertici della Juventus Andrea Agnelli, figlio di Umberto.

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Nella lotta senza esclusione di colpi per la successione a Gianni Agnelli è successo di tutto.

E se vediamo una figlia (Margherita) fare causa a Gabetti e Franzo Grande Stevens e di riflesso alla propria madre (Marella) ed al proprio figlio (John), non ci dobbiamo meravigliare se qualcuno si è permesso di calpestare oltre 100 anni di glorie sportive e decine di milioni di tifosi.

Si tratta di un impero economico e finanziario di dimensioni ancora sconosciute ma che può oscurare anche la Juventus, soprattutto se chi lo gestisce non è juventino dentro l’anima.

Edoardo (papà di Gianni ed Umberto), Gianni, Umberto sono morti.

Non ci sono più Agnelli a capo dell’impero.

L’erede si chiama Elkann.

La nostra Juventus ha rischiato di non esistere più.

Ma perché l’erede è John Elkann se nel testamento gli eredi nominati sono la moglie Marella e i figli Margherita ed Edoardo (nel frattempo suicidatosi) ?

Perché Gabetti e Franzo Stevens, amministratori e consiglieri di Gianni, per motivi che mai ci racconteranno, subito dopo la lettura del testamento hanno fatto firmare a Marella un accordo in base al quale la stessa cedeva tutta la sua parte (metà potere) di eredità al nipote John?

Noi non sapremo mai.

Ma possiamo capire come la Juventus sia diventato uno strumento, come altri, per una lotta tesa ad imporre uno solo, il prescelto, a capo di un impero economico sconfinato.

Certo che se in nonno Gianni avesse saputo che in questi “giochi” ci sarebbe entrata la sua Juventus, non avrebbe consentito.

Sia chiaro a tutti che con Gianni ed Umberto vivi non ci sarebbe stata alcuna Calciopoli o comunque la Juventus non sarebbe stato l’agnello (letteralmente!) sacrificale.

In poche parole agli Elkann non sarebbe parso vero che Moggi e Giraudo, pupilli di Umberto Agnelli, si fossero macchiati di colpe (non ha importanza se veniali o gravissime) tali da poterli estromettere dal comando della Juventus, uno dei più importanti gioielli di famiglia, quanto meno a livello di immagine.

Cobolli Gigli presidente. Ma chi è?

Blanc amministratore delegato e poi presidente. Ma non si interessava di tennis?

Alessio Secco direttore sportivo. Ma non raccoglieva le telefonate per Moggi?

Deschamps allenatore. Anche a chi vuol fare appositamente male, capita di farne una giusta per sbaglio.

Deschamps, bravo e juventino nell’anima. Troppo per la proprietà.

Tant’è vero che si incazza quando la società ritira il ricorso al Tar.

Il tempo di riportare la Juventus in serie A e, a campionato non ancora finito, saluta quella poco raccomandabile compagnia.

Tanto per ricordare, senza Deschamps, quella Juventus perde inopinatamente in casa l’ultima di campionato contro lo Spezia che si salva ai danni dell’Arezzo di Antonio Conte ……..

John Elkann non è juventino, è semplicemente tifoso juventino e, quel che più conta, azionista di riferimento.

Eliminati i nemici interni (Moggi e Giraudo), allontanato al momento l’antagonista (Andrea Agnelli), ringraziati i nemici esterni (Guido Rossi super pagato per consulenze professionali, Ibrahimovic e Vieira ceduti addirittura a Moratti!), Elkann prova anche a vincere con la Juventus, che oramai è sua.

E ci spende denaro.

Blanc e Secco, tra altri mille errori di scelte, gli fanno sborsare in una sola estate 50-cinquanta milioni di euro per l’acquisto di due fenomeni come Felipe Melo e Diego.

Settimi in classifica.

Il popolo bianconero non ne può più, ha capito che senza un Agnelli al timone la Juventus non tornerà mai se stessa.

La rabbia monta ed arriva fino a convincere Elkann a fare un passo indietro.

Oramai il suo ruolo di numero uno in seno alla Famiglia non è più in discussione, può concedere spazio al cugino Agnelli per ciò che riguarda la Juventus. Sbrighi lui la faccenda.

Andrea Agnelli è juventino e figlio di Umberto, colui che ha scelto Moggi e Giraudo.

Ha più di qualche motivo per avercela con la FIGC, con l’Inter, con il CONI, con tutti coloro che hanno provato, riuscendoci quasi, a distruggere il gioiello del padre, dello zio, del nonno.

Nel frattempo il Sig. Palazzi, in questi giorni così efficiente e frenetico,  trascorsi i tempi di prescrizione, riusciva finalmente a valutare le telefonate di Facchetti con i designatori e ad accorgersi che il vero, sicuro, illecito sportivo lo aveva commesso l’Inter.

Purtroppo prescritto.

Ma Palazzi, genio, sottolineava che la prescrizione non è un obbligo e che l’Inter avrebbe potuto rinunciarci …….

Moratti ovviamente non ha rinunciato alla prescrizione.

Ma se non potete punire l’Inter, perché prescritta, dovete almeno ritirarle lo scudetto di “cartone”, visto che onesta non era. Provò a consigliare Agnelli ad Abete.

Siamo “incompetenti”. Non possiamo decidere, risposta di Abete.

E lo squallido teatrino continua.

Ma Agnelli non molla la presa e seguita a mantenere vivi i contenziosi ad ogni livello e ad ogni grado. Chiedendo 400.000.000 di euro di danni.

Nel frattempo la Juventus inaugura la sua casa, lo Juventus Stadium.

Blanc avoca a sé il merito, ma il merito è di Giraudo, ma guarda un po’.

Tra gli invitati all’inaugurazione c’è Abete che deve veder sfilare sotto i suoi occhi 29 scudetti. Obtorto collo, subisce e tace. Ma di sicuro non gode.

Mastica amaro l’abetuccio che si piega ad ogni spiffero di vento e che mai e poi mai farebbe uno sgarbo a Moratti, al punto che quando costui definisce “stupido” l’atteggiamento di Palazzi, si guarda bene dal deferirlo. Le dichiarazioni di Moratti non sono lesive – a detta di  Abete – tutti hanno la libertà, o il diritto-dovere di esprimere delle posizioni.

Stupido non è lesivo, è un complimento.

Siamo tornati

Dopo un anno di Del Neri, proposto da Marotta in opposizione a Conte voluto da Agnelli e soprattutto dal popolo bianconero. Dopo un ennesimo settimo posto ed esclusione da tutte le coppe europee. Dopo sfottò ed umiliazioni. Dopo che Conte ha provveduto a far tornare in serie A, dopo il Bari, anche il Siena.

Antonio Conte viene chiamato alla guida della Juventus.

È uno juventino.

È un miracolo.

Voluto da Agnelli. Preteso dal popolo.

Vox populi, vox dei.

Rinati dalle nostre ceneri, siamo tornati a vincere lo scudetto senza perdere una sola partita!

Abbiamo esagerato, ma non potevamo farci mancare niente dopo sei anni di inferno.

Siamo tornati a dominare gli avversari.

Abbiamo sfidato la FIGC mettendo le tre stelle sullo Juventus Stadium e cancellando le due dalla maglia.

E Abete non ha gradito molto.

Buffon, Lichtsteiner, Chiellini, Vidal, Barzagli, Bonucci, Pepe, Marchisio, Matri, Pirlo, Vucinic. E ancora De Ceglie, Giaccherini, Estigarribia, Quagliarella, Borriello, Caceres, Del Piero, Krasic, Padoin, Storari, Grosso, Pazienza, Elia, Marrone.

Musica per le nostre orecchie.

E felicità nel cuore.

Ma non è un modo di dire.

Felicità vera, profonda, commovente.

Grazie a tutti.

Ma un grazie di più ad Antonio Conte che ci ha ridato la dignità e l’orgoglio di essere juventini.

Scommessopoli

Siamo tornati. Non hanno gradito.

E immancabile è arrivato un secondo spregiudicato attacco.

Conte e tutto lo staff tecnico a processo, in più Bonucci e Pepe.

Dopo che Palazzi, fidandosi dell’inaffidabile  “venditore di partite” Carobbio, ha deferito Conte per non aver eventualmente fatto la spia …. e lo ha costretto all’umiliazione del patteggiamento, la Disciplinare (avv. Artico, già ricusato da Moggi) si dichiara non soddisfatta della pena pattuita. Vuole una pena maggiore per chi ha avuto la sfrontatezza di riportare la Juventus al suo posto, sopra a tutti. Va punito in maniera esemplare. In modo che la Juventus non si rialzi, almeno stavolta.

Non è bastata Calciopoli, immaginatevi se basterà Scommessopoli.

La reazione di Agnelli è da vero juventino: nessun ulteriore patteggiamento ed avanti con Conte, qualunque sia la sentenza.

Noi siamo la Juventus, e lotteremo.

Contro tutto e tutti.

Sul campo e fuori.

Palazzi si agita, è in totale confusione.

Dopo i tre mesi con patteggiamento, ne chiede quindici!

Mentre per Carobbio, il venditore di partite, chiede due mesi, per Conte, persona onesta, quindici mesi!

E diciamo onesta non solo perché Conte è nel nostro cuore, ma perché sappiamo che vuole sempre vincere e non può mai aver chiesto di perdere ai suoi ragazzi (e d’altronde questo non si azzarda a dirlo nemmeno “mamma mia quanto sono bello e bravo” Palazzi). E diciamo onesta perché, se anche fosse, una persona che non denuncia i propri giocatori che non si comportano bene non è un disonesto, nonostante qualsiasi cosa vada dicendo la Procura.

Ma se un padre vede un figlio spacciare la droga non va immediatamente a denunciarlo. Lo prende da una parte e con le buone, o con le cattive, cerca di farlo rinsavire.

Se un allenatore vede alcuni suoi giocatori deviare dalla retta via non va immediatamente da Palazzi. Li prende da una parte e cerca di far loro capire che stanno facendo cose disoneste e si stanno rovinando la vita.

E nessuno si sente di stigmatizzare il suo comportamento per “omessa denuncia”.

Ma il senso della misura, il senso del ridicolo, un minimo di pudore, signor procuratore?

Non sono in grado di combattere da soli i delinquenti e cercano aiuto tra la brava gente spingendola a fare la spia con la minaccia dell’”omessa denuncia”.

E in più si inventano la prova a carico dell’indagato e non di colui che denuncia.

Un pentito che denuncia non deve dimostrare nulla, è sufficiente che sia, secondo il procuratore, credibile.

Ma la colpevolezza al di là di qualsiasi ragionevole dubbio, cardine della giustizia, che fine ha fatto?

Ma “in dubio pro reo” cosa significa per la giustizia sportiva?

Devono decidere in fretta per motivi organizzativi, di calendario, e perciò a loro è tutto consentito.

Anche che un genitore onesto torni a casa la sera e non sappia rispondere alla propria bambina perché non può più sedere sulla panchina della Juventus.

Agnelli ha definito dittatoriali ed inaccettabili i metodi della FIGC.

Si sono offesi.

Si vergognino, piuttosto.

Palazzi ha perso la testa.

Ha chiesto un anno per omessa denuncia per Pepe, tre anni e mezzo per illecito a Bonucci.

Salvo poi disperatamente cercare i patteggiamenti, che rinforzerebbero, a suo dire, il suo impianto accusatorio.

Ma non capisce che il patteggiamento, in questa psedo-giustizia sportiva, non è un’ammissione di colpa ma solo un modo per subire un’ingiustizia minore?

Ma si è forse montato la testa?

Ha deliri di onnipotenza?

Crede di essere un crociato alla ricerca del sacro Graal?

È arrivato al punto da concordare con i legali di Bonucci una derubricazione da illecito sportivo ad omessa denuncia, con sconto da tre anni e mezzo a tre mesi (da non credere!) se solo il giocatore avesse ammesso di aver ricevuto una telefonata da Masiello. Peccato che Bonucci non ha potuto accontentarlo perché questa telefonata l’aveva già negata di fronte ad un procuratore di ben altro peso, quello della giustizia ordinaria!

Si pettini bene la mattina, inforchi i suoi splendidi occhiali da sole, provveda al nodo della cravatta, ma soprattutto controlli bene che i pizzi del fazzolettino bianco fuoriescano dal taschino della giacca e non si preoccupi se poi la sua giustizia sommaria dovesse per caso rovinare la vita di qualche uomo onesto.

L’importante è che il calcio vada avanti.

Conte, Bonucci e Pepe non hanno patteggiato.

Per la Juventus avrebbe potuto significare una gravissima perdita.

Ma la sua immagine ne esce ancora più forte.

E molto indebolita quella della FIGC e della sua pseudo-giustizia.

Ma Calciopoli non aveva insegnato nulla?

Avanti così, Andrea Agnelli.

Avanti così, Antonio Conte.

Noi juventini siamo con voi, orgogliosi di voi.

E con la voglia ancora maggiore di rivincere.

Sul campo, contro tutto e tutti.

Le decisioni della Commissione disciplinare riducono la sanzione ad Antonio Conte da 15 a 10 mesi, stigmatizzandone comunque il comportamento.

In altre parole, dice Artico, Conte non ha niente a che fare con Scommessopoli ma a lui il pareggio col Novara andava bene per motivi di classifica, ed essendo a conoscenza della “combine”, è colpevole di “omessa denuncia”.

Stessa cosa per Albinoleffe-Siena.

Per questo 2 mesi per Carobbio e 10 mesi per Conte! Ed 8 per Alessio.

Ma che giustizia è questa?

Bonucci e Pepe vengono invece prosciolti contro le richieste folli rispettivamente di 3 anni e 6 mesi e di 1 anno del procuratore Palazzi.

Non accettando gli juventini il patteggiamento, perfino Artico ha dovuto riconoscere che l’impianto accusatorio costruito da Palazzi era basato sul nulla.

Abbiamo distrutto non solo l’attendibilità dei pentiti, ma perfino quella di Palazzi.

Andando, a brutto muso, contro la FIGC.

Alla fine, anche Artico, seppure severissimo con Conte, ha dovuto cedere di fronte alle nefandezze di Palazzi nei confronti di Bonucci e Pepe.

Ma perché la Gazzetta sapeva già tutte le sentenze da giorni prima?

Seguitiamo a combattere.

Uno scudetto, il trentesimo, è in bacheca.

Altri ne verranno.

Anche i giudici cominciano a rifiutarsi di emettere sentenze inaccettabili.

Ma quelle del 2006 rimangono e noi seguiteremo a lottare.

Forza, Andrea Agnelli.

Forza, Antonio Conte.

Ora sul campo, ad onorare la maglia.

Antonio, guidaci.

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