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Tag: aguero (pagina 1 di 3)

Marotta: lavoro eccezionale, ma ha un piccolo difetto. Ecco quale!

L’avevamo detto quando era stato presentato: dategli tempo e tutto si aggiusterà. Non pensavamo, a onor del vero, che in un solo anno avrebbe potuto raccogliere i frutti del suo lavoro, grazie alla magia di Antonio Conte, ma ne siamo molto felici. Avevamo pure detto che arrivare a maggio, in quelle condizioni, non gli avrebbe permesso di lavorare bene. E ci avevamo azzeccato. Già a gennaio avevamo avuto prova di un buon fiuto: Matri e Barzagli (in estate era arrivato Quagliarella autore di uno strepitoso girone d’andata, con la Juve seconda). Poi si sono aggiunti Pirlo, Vidal, Lichtsteiner, Vucinic. Insomma, un buon mercato. Buonissimo dal nostro punto di vista, considerando le risorse economiche della Juve e i paletti imposti GIUSTAMENTE dalla Società.

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Per noi Beppe Marotta è elemento essenziale per il lavoro di Andrea Agnelli e buon compagno per Antonio Conte. Nei limiti: occorre rimarcarlo e non dimenticarlo mai. La Juve ha grossi limiti finanziari perché i tempi dei mercati faraonici (Buffon, Thuram, Nedved, Salas in appena 25 giorni) sono finiti. C’era pure una carenza oggettiva di appeal, viste le stagioni disastrose firmate Cobolli Gigli e Blanc e Secco. E forse la Juve farebbe bene a essere chiara con i tifosi, senza magari lanciarsi in annunci di obiettivi di mercato importanti.

Non tocchiamo qui il tasto top player: non vogliamo illuderci, perché sappiamo che la Juve non pagherà (e fa bene) ingaggi da 7, 8 o 12 milioni di euro netti all’anno. Fantascienza, a noi che già 4 o 5 ci sembrano proprio tanti per giocare a calcio e vestire la maglia della Juve.

Piuttosto rimproveriamo a Marotta il troppo attendismo. Un atteggiamento che è utile se fai il difensore (saper temporeggiare è un arte nobile in quella posizione di campo), ma è il peggior difetto per chi deve fare mercato. Proprio Marotta lo sa bene: se avesse temporeggiato avrebbe di sicuro perso Pirlo e Vidal lo scorso anno. Mentre quest’anno abbiamo probabilmente perso uno dei più grandi talenti del prossimo centrocampo. Tale Marco Verratti, un numero 10 atipico, un regista che a tratti ricorda davvero Andrea Pirlo. Per carità: deve ancora dimostrare tutto, ma le basi ci sono e mente chi dice il contrario (o semplicemente non ne ha seguito le geste nel campionato cadetto).

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Forse era arrivata prima la Roma sul ragazzo di Pescara, a gennaio, ma non se ne fece nulla. I giallorossi non volevano spendere 3 milioni di euro. Ora la sua valutazione è un bagno di sangue. Perché Sebastiani, il presidente del Pescara, è solo uno dei tanti sciacalli che stanno rovinando questo povero calcio azzurro. Un’asta furibonda a cui la Juve non può partecipare più e non deve, viste le cifre. 13 milioni di euro per un ragazzino che conta 0 (zero) minuti in Serie A non sono pagabili. 1,5 milioni di euro a un ragazzino dell’Under 21 che non ha ancora messo piede in un vero spogliatoio di calcio sono un pugno allo stomaco per gente che non ha ancora portato il cervello al macero. Impensabile staccare un simile assegno.

Roba da sceicchi, roba quindi da PSG. Complimenti a loro se il ragazzo accetterà tale destinazione. E non cadiamo nel gioco di accusarlo di zingaraggio o di voltagabbana: provate voi a rifiutare un contratto simile! Che poi sarebbe pure la prova del nove. Come lui stesso ha confessato in una intervista a Sky e poi censurata dalla Gazzetta dello Sport, il ragazzo preferirebbe la Juve a tutte le altre. Può ancora tenere vivo il sogno: rinunci al PSG e le porte della Juve si spalancheranno per assenza di concorrenti. Ma sarebbe chiedere davvero troppo a un ventenne che vede profilarsi un grande futuro (almeno dal punto di vista economico). A onor del vero Ancelotti potrebbe riproporlo proprio nelle vesti di nuovo Pirlo, ma non crediamo a questa possibilità parigina. Non subito.

Piuttosto ce la prendiamo con Marotta che ha certamente la colpa di aver temporeggiato, di aver atteso troppo. Così come per Aguero un anno fa, così come per Dzeko due anni fa. Probabilmente così come per Van Persie o chi per esso quest’anno. Alla Juve purtroppo attendere è un delitto: se i soldi ci sono e le idee sono chiare occorre mettere subito la firma. Purtroppo i paletti economici pesano e inducono prudenza. Ma la prudenza sta forse limitandoci. Un mese fa bastava presentarsi a Pescara con una comproprietà e un assegno da 2/3 milioni di euro per assicurarsi la metà di questo ragazzo. Abbiamo regalato Ekdal a Cellino, potevamo regalarlo al Pescara in cambio di uno sconto per Verratti.

Davvero un peccato aver perso Verratti, davvero un peccato aver trascinato una situazione che sembrava (e lo era!) favorevolissima. Con la benedizione del ragazzo, tifoso juventino sin dalla nascita, e una corsia preferenziale col Pescara fino allo scorso mese. Poi è cambiato tutto: l’inserimento assurdo e inutile del Napoli (letteralmente silurato da Verratti) e ora la collezione del PSG.

A Verratti auguriamo le migliori fortune, perché un conto è prendere il posto di Pirlo negli schemi di Conte, un altro è scaldare la panchina nella Ligue 1. A Marotta chiediamo un po’ più di coraggio nelle scelte: inutile attendere le ultime ore di mercato per Cavani (che non verrà!), puntiamo l’attaccante che può farci fare il salto di qualità e compiamo quello sforzo economico che, stante la situazione in Italia, rischia di essere abbondantemente ripagato dalla stagione che sta per iniziare. Forza Beppe!

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Non è più il mercato di una volta

Che il calcio sia cambiato negli ultimi anni è un dato di fatto. E che a questo cambiamento abbia fatto seguito un nuovo modo di fare mercato, è cosa assai palese. Siamo ormai lontani dai tempi delle sette sorelle, quando le più forti squadre italiane dominavano la scena anche in Europa, e si davano battaglia sul mercato a suon di miliardi. C’era la Lira.

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Ora c’è l’euro, o meglio: c’è ma non si vede! Un tempo il mercato lo si faceva con i soldi: ti piaceva un giocatore, andavi dal proprietario del cartellino, mostravi la moneta e il gioco era fatto. Ricordo il Parma fortissimo, la Lazio di Cragnotti che non badava a spese (anche se poi sappiamo come è andata a finire), la Fiorentina di Cecchi Gori: squadre di altissimo livello, perchè in quel tempo si comprava, e i soldi da spendere c’erano veramente.

Negli ultimi anni, complice la crisi economica, il mercato non si fa più con i soldi, ma con i prestiti e le comproprietà. Oggi non ci sono più tanti soldi da buttare, e in particolare in Italia non c’è quell’appeal che invece ritroviamo in altri paesi. Gli sceicchi e petrolieri preferiscono investire in altri paesi, come in Inghilterra e Spagna, ma non da noi. Colpa di un calcio ormai malato, e soprattutto non all’avanguardia sotto diversi punti di vista.

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Stadi costruiti nel ’90 e ora da rifare, leggi che vengono fatte e rifatte, ma non cambia mai niente, economia che non aiuta sicuramente il sistema calcio: insomma tutta una serie di fattori che ci hanno impoverito progressivamente e complessivamente, sotto ogni aspetto. Conseguenza naturale quindi è la disfatta calcio: quanti campioni o top player ci sono nel nostro campionato? A parte Ibra e Thiago Silva, poi il nulla. Un tempo tutti volevano giocare nel nostro campionato, ora se ne vanno tutti. Ed è per questo che diventa sempre più difficile prendere un top player.

Gli ultimi due presi, ossia Eto’o e Ibrahimovic, sono stati acquistati in maniera “anomala” e con tanta fortuna: il camerunese aveva ormai chiuso la storia al Barca (addirittura i catalani sborsarono anche 50 milioni di euro nello scambio con Ibra); per Ibra fu decisiva l’incompatibilità con Guardiola, e per questo ceduto ad un prezzo decisamente inferiore al suo valore (24 milioni). Uno dei fattori principali che hanno determinato la caduta italiana è stato calciopoli.

Eliminare uno squadrone come la Juventus ha significato perdita di competitività, sia per quanto riguarda il campionato italiano in se, sia a livello europeo. La perdita di competitività e la scarsa disponibilità di risorse economiche sono i principali deterrenti all’arrivo di campioni. Ora realizziamo tutto questo, e non è più un mistero se le squadre italiane non riescono ad acquistare campioni. Addirittura il Milan, squadra più titolata al mondo, deve guardarsi dagli attacchi del Barcellona, che vuole soffiargli Thiago Silva. Ma l’esempio lo abbiamo avuto anche con Aguero: la Juve non ha potuto competere con il Manchester City. È la dura realtà. Per questo si fa molta fatica a prendere campioni.

Il mercato è cambiato, soprattutto in Italia, a causa di tantissimi elementi. Non c’è più il calcio di una volta, perchè oggi il calcio non è più soltanto calcio.

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Risposta a Carlo Nesti sui “top player”

Ho grande stima di Carlo Nesti, accresciuta dopo aver letto questo articolo. Articolo che condivido, che sottoscriverei tranne per un mio maledetto vizio di forma: cerco sempre di pesare le mie fantasie con una dura realtà che, in particolare quella della Juve, è fin troppo chiara.

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In sintesi Carlo Nesti ha così scritto: dovevano arrivare gente del calibro di Aguero, Beppe Rossi, Nani e Bastos, sono invece arrivati Giaccherini (che per la panca è più che ottimo), Estigarribia (sottovalutato: in Copa America ha davvero impressionato per velocità e dribbling, cioè le caratteristiche che Conte chiede ai suoi esterni) e Vucinic. Concetto sublime, ma nella sostanza non è detto che i milioni spesi per gli ultimi tre non valgano quanto e forse di più per i milioni che si sarebbero dovuti spendere per i primi quattro. Il campo darà il verdetto.

In realtà, i milioni per Aguero erano gli unici a essere stati benedetti dai tifosi, ma 45 erano troppi, davvero tanti, e inoltre il milione di euro netto che l’argentino guadagna ora a Manchester è follia pura. Gli altri tre sono invece giocatori davvero ottimi: Beppe Rossi mi piace da matti, ma comprare lui voleva dire rinunciare a uno fra Matri e Quagliarella, forse proprio a Quagliarella e io insisterei nel dare un’altra chance a Fabio il Pazzo (un’altra nel senso che si spera non subisca più stop e infortuni).

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Su Nani e Michel Bastos mi rifaccio a Conte: il primo è discontinuo, mentre il secondo è poco utile ai suoi schemi, avendo caratteristiche più da fluidificante.

Viceversa, per il modo in cui è stato preso il paraguaiano, Marotta ha chiuso un grande affare: il 23enne deve soltanto replicare quanto fatto vedere in Copa America e cioè tanta corsa, tanta velocità e tanti dribbling. A sinistra in particolare, visto che la fascia destra è ben presidiata da Krasic (forse fermo ai box per la prima giornata di campionato). Sempre a sinistra, o a destra, è indifferente, possono poi operare Giaccherini (curioso di vederlo sotto i consigli di Conte) e Pepe, due ottimi rincalzi. Considerando Pasquato, il mister bianconero ha ora ben 5 giocatori specialisti della fascia e probabilmente il talentino ex-Modena andrà in prestito a farsi le ossa in qualche cosidetta piccola della Serie A.

Su Vucinic, beh, parlano le prime uscite nelle amichevoli. Tanta, ma proprio tanta, classe e un indizio di totale complementarietà con le idee di Del Piero (sciopero permettendo, vedremo questa coppia domenica sera al Friuli). Più qualche gol che non guasta mai. Più tanta corsa e la possibilità di operare da esterno o da seconda punta o, come al Trofeo TIM, da prima punta. E’ costato solo 15 milioni di euri, praticamente la metà di Beppe Rossi e un terzo di Aguero.

Sarebbe piaciuto anche a me comprare la maglia numero 11 di Aguero o la 9 di Beppe Rossi o la 17 di Nani, ma Marotta ha dovuto ancora una volta affrontare un mercato molto strano e immani ostacoli per piazzare gli scarti in uscita. C’è ancora qualcosa da spendere, forse per il difensore centrale. Più di questo… io non mi sento proprio di chiedere a Marotta. Fermo restando che, per la prima volta dopo Calciopoli, la società Juventus ha assecondato in tutto e per tutto le volontà del proprio allenatore. Il che è già un grande vantaggio.

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Tiago ha rescisso e domani firma con l’Atletico Madrid. Questa non l’ho capita!

Al ritorno della Juventus nel massimo torneo aziendale di tutti i tempi, la dirigenza capeggiata da Blanc e Secco ha voluto puntare su Tiago Mendes Cardoso, centrocampista ex Chelsea e in forza al Lione con cui aveva giocato 80 partite segnando 14 gol.

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Non un regista puro – una delle tante brutte intuizioni della Juve postFarsopoli – ma un interno di un centrocampo a 3. Eppure Ranieri gli diede le chiavi del centrocampo insieme all’argentino Almiron. Per Tiago la Juve sborsò circa 13 milioni di euro e l’ultima rata è stata appena pagata.

Con la maglia bianconera Tiago ha giocato 53 partite. Non si ricordano voti superiori al 6,5 e anche questo voto è difficilmente trovabile nei tabellini dei giornali di tutta Europa. A dimostrazione del livello assurdo che questo ragazzo ha saputo esprimere in una posizione del campo dove la Juve aveva conosciuto Deschamps e Zidane, Antonio Conte e Edgar Davids, tanto per citare qualche nome.

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A distanza di 4 anni Tiago non è più un giocatore della Juve. Ha rescisso il contratto e si aggregherà con l’Atletico Madrid.

E a Marotta rivolgo la mia domanda: scusi caro Beppe, ma questa non l’ho capita!

Non capisco come sia stato possibile non riuscire a racimolare anche solo 2 milioni di euro da Tiago. Mi domando come non sia stato possibile inserire Tiago e altri giocatori come contropartite per arrivare ad Aguero. A meno che non mi sia perso qualche dettaglio di questa operazione, la Juve ha di fatto regalato a prezzo nullo un calciatore all’Atletico Madrid, squadra che si è imposta negativamente nella trattativa per il fuoriclasse argentino.

Scusi Beppe: non era meglio tornare ai vecchi metodi e giocare uno sgarbo ai colchoneros? Spedendo, per esempio Tiago, da qualche altra parte? Anche a calci in culo, in quel caso si sarebbe guadagnato tanti applausi. Garantisco io, e perdoni il francesismo!

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Juve: approfittare della tragedia sportiva di Aguero si può!

Se col gol iniziale il prezzo era lievitato di un paio di milioni di euro, ora con la clamorosa eliminazione dell’Argentina chi intende avanzare un’offerta può farsi forte della delusione che ha investito ogni uomo con quella casacca gloriosa. Sto parlando di Sergio Aguero, il sogno proibito di molti tifosi bianconeri.

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Su questa vicenda sono state raccontate parecchie falsità. Diciamo prima di tutto che una Juve che si muove in grande (anche se grande è chi poi riesce a concretizzare simili movimenti) ha dato fastidio a larga parte dell’opinione pubblica, anche alla luce della rinnovata posizione dirigenziale nei confronti di Farsopoli e degli intoccabili Moratti e Facchetti.

E allora un pensiero mi balena nella mente: sarà il caso di riprovarci con forza? Sarà il caso di accelerare e provare a far valere un accordo che era stato raggiunto fra agenti del calciatore e Marotta?

E perché no?! Perché non provarci ancora più seriamente? Nella prima uscita stagionale si è potuto vedere che all’interno del diamante di Conte (cioè i due centrali di centrocampo, le due ali e la prima punta Matri) serve un regista d’attacco completo, capace di alternare il ruolo di assist-man e di seconda punta. L’ha fatto bene Quagliarella, ma quel ruolo è tagliato a misura per Aguero.

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Un piccolo sforzo e portiamo a casa un campioncino che potrebbe ancora maturare alla luce di una indiscutibile posizione di vantaggio nei confronti dei colleghi di reparto. E non solo.

Aguero per la Juve potrebbe significare un rinnovato prestigio internazionale. Potrebbe significare una scossa magica per tutto il gruppo in ottica di una stagione che non può essere giocata anonimamente.

Certo, questo era e rimane ancora oggi un sogno. Sogno di mercato e tentativo non andato a buon fine. Sia chiaro, la colpa, ammesso che di colpa si possa parlare, è dell’Atletico Madrid. Dal loro punto di vista la posizione è condivisibile: cercano di monetizzare al massimo. Ma le big d’europa sono interessate ad altro e nessuno ha intenzione di pagare la clausola. Tevez è lungi dall’essere fuori dal gruppo del ManCity, Mourinho dovrà risolvere la grana Neymar. L’unica offerta concreta è stata quella della Juve.

E allora ripeto: perché non provarci seriamente? In fondo se dobbiamo spendere 30 milioni per Pepito Rossi (forse addirittura 32 considerando premi e bonus) perché non aggiungerne qualcuno in più e portare a casa Aguero?

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Viste Argentina e Brasile? Servono davvero i super top player?

Il titolo, immagino, farà storcere il naso a molti. Di fatto, però, è una constatazione piuttosto oggettiva.

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E’ partita la Copa America 2011 che vede, gerarchicamente, tre formazioni al comando: Argentina, Brasile e Uruguay. Subito dopo tutte le altre. Almeno questo era quello che si pensava-che-fosse, sulla carta. Da Messi-Tevez-Aguero a Pato-Neymar-Robinho, passando per Forlan-Cavani. Otto uomini d’oro, otto super top player, come va di moda oggi. Risultato? Beh, è sotto gli occhi di tutti.

Batista, capo argentina, è ormai quasi del tutto compromesso: una carriera in fumo per colpa dell’overflow di tecnica e di talento. L’Argentina rischia seriamente di non superare il gironcino e non oso immaginare cosa potrebbe accadere. L’Argentina ha pareggiato due volte su due, segnando un solo gol, peraltro con Sergio Aguero cui la Juve è da tempo interessata.

L’Argentina ha deluso profondamente, nei suoi uomini migliori. Né Lavezzi, il cui spessore internazionale è purtroppo ben altra cosa rispetto al livello mostrato nella casa del San Paolo. Né Tevez, troppo distratto dalla vicenda ManCity: me ne voglio andare, me ne andrò, non so dove, ma me ne andrò. Né Higuain, né soprattutto il fantagenio Messi sul quale ho una mia precisa idea: quel 10 è pesantissimo, quel modo di essere usato dai suoi compagni… ma è un altro discorso.

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L’Argentina delude, il Brasile delude nella delusione. Vorrei sottolineare che in appena qualche settimana Neymar si è reso protagonista di due vergognosi episodi di violenza: e questo ragazzino coi capelli dritti sarebbe un esempio? Sarebbe quello da pagare 5, 6 o 8 milioni di euro l’anno. Scusate, ho una idea del calcio umana.

Ma rimaniamo sul campo: Neymar, Pato, Robinho e chi più ne ha… Tutti a secco, tutti deludenti. Zero gioco e spazio a chi in campo corre e suda per davvero, tutti nomi poco conosciuti ai più, ma che rendono di più di chi effettivamente possiede doti tecniche fuori dal normale.

E allora mi scappa un pensiero: siamo sicuri, visto con quanto accaduto con Diego, che a questa Juve serve un super top player?

Chiarisco subito: io vorrei Aguero, vorrei, ma non posso. Costa troppo, purtroppo, posta la pazzia del calciomercato, costa il giusto, e per questo Marotta non potrà mai staccare un assegno di quella portata. Però vorrei Aguero. Se non lui, Giuseppe Rossi, ma il punto è questo: serve gente che abbia voglia di Juve, realmente voglia di Juve. Voglia di correre e soffrire, voglia di lavorare per quella maglia. L’ha dimostrato Quagliarella l’anno scorso e il pubblico l’ha capito. L’ha dimostrato a forza di sudore Matri e questo la gente l’ha percepito.

Chi è a Bardonecchia vi potrebbe raccontare di sguardi feroci, attenti e dediti al lavoro di Conte. Da Melo a Del Piero, da Buffon ai nuovi arrivati. Marotta farebbe bene a valutare attentamente il desiderio di Juve degli obiettivi di mercato.

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Giuseppe Rossi e Aguero: ecco tutte le cifre per il colpo della Juve!

Aguero sembra sfumato, in realtà credo sia il solito passaggio muto fra l’offerta (poco gradita) e la richiesta (poco accettabile) di chi vuol comprare (la Juve) e di chi ha necessità di vendere (l’Atletico Madrid).

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Giuseppe Rossi è certamente più fattibile per costi di gestione (ingaggio) e costi di acquisto (cartellino meno elevato di Aguero e possibilità di inserire contropartite in grado di abbassare l’esborso di denaro contante).

Aguero contro Pepito, Pepito contro Aguero: chi preferite?

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Non ho nascosto il fatto che se sfumasse davvero Aguero resterei piuttosto infastidito e certamente sconfortato. Mi piace da pazzi l’argentino e credo sia il degno erede-sostituto di Alex Del Piero. Numeri e colpi da fuoriclasse, indiscutibili, ma prezzo esoso, troppo elevato per un mercato reso pazzo da scriteriati dirigenti quali Moratti e Florentino Perez, oltre ai capricci di Mancini e degli sceicchi convinti di diventare grandi spendendo tanto! Roba da fantascienza, insomma, la gestione geniale di Moggi e Giraudo di una Juve senza alcun aiuto economico da parte della Famiglia. Forse anche questo è stato un pretesto per avviare Calciopoli. Ma questa è una storia che abbiamo già raccontato.

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Arriviamo, dunque, al solito maledetto discorso economico. Facile dire che Marotta è una capra e non capisce nulla, più onesto e reale e leale confrontarsi sui numeri. Allora lanciamo un piccolo esperimento. Prendiamo a riferimento le cifre ottimali per chiudere i due affari e valutiamo soltanto l’esborso del primo anno, cioè 2011/2012.

Le casse della Juve non sono floride e l’aumento di bilancio è piuttosto ambiguo, con quel prestito da restituire a fine dicembre del 2011!!!

Aguero si può prendere a non meno di 38 milioni di euro, considerando pure una contropartita tecnica, per esempio Tiago. Ad Aguero la Juve sembra disposta corrispondere un ingaggio che, fra netto e premi, arriva a sfiorare i 7,5 milioni di euro. Al lordo significa che il primo anno stipendiato dell’argentino verrebbe a costare ben 15 milioni di euro. L’operazione complessiva è dunque pari a 38 + 15 = 53 milioni di euro!

Giuseppe Rossi è più trattabile, non fosse altro per la sua ferma volontà di tornare in Italia e la sua preferenza per una squadra che gli garantirebbe visibilità e posto fisso e un progetto a lunga gittata, con la benedizione ultima di Cesare Prandelli. Pepito si può prendere a quota 25 milioni di euro (magari inserendo Sissoko, valutato 7, e staccando un assegno di 18 milioni di euro). A Pepito la Juve corrisponderebbe, secondo fonti torinesi, un ingaggio pari a 4 milioni di euro netti all’anno, cioè 8 milioni di euro lordi solo il primo anno. Quindi, per Pepito vale: 25 + 8 = 33 milioni di euro per il primo anno!!!

La differenza è quasi abissale, viste le liquidità bianconere. Ballano, ipotizzando veri questi dati, quasi 20 milioni di euro che potrebbero servire per rinforzare la squadra, per esempio, guarda caso, andando a prendere un esterno d’attacco che piace a Conte (quel Vucinic valutato poco meno di 20 milioni di euro).

A mio modesto avviso, dunque, la Juve sta ragionando su questi termini: butto tutto su Aguero e prendo una seconda linea per l’esterno sinistro? O prendo Pepito Rossi e Vucinic?

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Sergio Aguero alla Juve: sogno di una notte di mezza estate!

Marotta sta provando a forzare l’Atletico che può fare mercato se e solo se vende Aguero, altrimenti sarà tutto bloccato visto che il club naviga su acque non proprio tranquille dal punto di vista economico.

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C’è un problema, però: l’Atletico non vuole fare sconti e si fa forte della possibilità di scatenare un’asta folle. Chelsea e ManCity sono in allerta, più il solito Florentino Perez.

La Juve, da parte sua, non intende partecipare ad aste e quindi la corda si sta spezzando.

L’ultima offerta bianconera sfiora i 35 milioni di euro cash, più eventualmente una contropartita tecnica da scegliere su una rosa ampia di nomi.

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Aguero rischia perciò di rimanere un bel sogno. E il top player promesso? Certo non può essere Vucinic, come già detto in questo blog. E non può essere Bastos o l’esterno sinistro, a meno che non ci si fiondi su Ribery, unico vero sogno di Antonio Conte.

E la piazza che dice? La piazza mormora. Il ritiro sta per cominciare e la rosa va sfoltita. In realtà la Juve farebbe bene a sbrigarsi dal punto di vista delle cessioni.

Sarebbe un brutto colpo dover rinunciare ad Aguero dopo questo lungo corteggiamento. Posto che Giuseppe Rossi è comunque un gran giocatore, ma leggermente diverso da El Kun. A suo vantaggio gioca il fatto di un costo inferiore all’argentino di quasi 20 milioni, perché col Villareal si può chiudere a 25 e addirittura sarebbe possibile inserire Felipe Melo per abbassare l’esborso di denaro contante.

Vedremo. Ma a furia di vedremo… si rischia di creare un pasticcio che non giova certo al lavoro di Conte.

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Luciano Moggi boccia Aguero. Da che parte la verità?

Non è un fenomeno e non è un top player. Non vale 35 milioni, nemmeno 30 e la Juve farebbe bene a ripensarci.

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Occhio: non sono pensieri miei, né parole mie.

E soprattutto me le aspettavo, in qualche modo.

Arrivo a fine serata stanco e guardo di tanto in tanto programmi e alcuni servizi sul calciomercato.

Dopo anni a dire che la Juve non ha mai acquistato campioni, ora che Marotta pare essere vicino a un top player, ecco che si scatena la solita maledetta voce “forse, meglio non spendere”.

Che Aguero non sia un fenomeno, beh discutiamone. Che non sia un top player, beh discutiamo pure su questo. E col rispetto per il Direttore, trovo le sue uscite alle volte critiche-a-priori, ma il passato, AHIME’!, è passato e bisogna guardare al presente.

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Sergio Aguero ha 23 anni da poco compiuti. Come dice l’intertrista Bartolomucci “a parte una Europe League e una SuperCoppa UEFA, 2 Mondiali Under 20 e 1 oro Olimpico” non ha vinto nulla.

Aguero poi è stato insignito dei premi Capocannoniere del mondiale Under 20 2007 e Miglior Giocatore del Torneo, 1 European Golden Boy nel 2007 (premio indetto da Tuttosport), Miglior giocatore sudamericano della Liga nel 2008, Miglior giocatore straniero della Liga nel 2008 e Giovane dell’anno nel 2009.

Tutto questo, a soli 23 anni, nell’Independiente (56 presenze e 23 reti) e nell’Atletico Madrid (234 presenze e 102 reti).

Con la Nazionale ha già collezionato 27 gettoni condite da 11 reti. Proprio ieri notte il gol splendido del pareggio che ha salvato l’Argentina da una brutta figura.

Mi sembrano numeri prospettici molto interessanti. Che valgono ampiamente la quotazione di 45 milioni di euro e la speranza di trovarsi di fronte a un potenziale campione.

Detto questo, se Marotta si lascerà sfuggire El Kunaddio abbonamento!

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Santana a costo zero? Marotta prova a portarlo alla Juve

Sebbene il prospetto da me redatto pochi giorni fa era verosimile, cominciano a scricchiolare le prime cifre. Non già gli acquisti, assolutamente corretti, quanto le vendite.

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Pochi acquirenti (diciamo pure nessuno!) e poche entrate. A conferma di una gestione delle risorse pressoché fallimentare da parte di chi ha preceduto Andrea Agnelli e Marotta. Quest’ultimo è chiamato a una sorta di miracolo economico: vendere, svendere, insomma monetizzare.

Se l’IMG ha dato il via libera all’acquista di Aguero (a 35 in contanti si chiude), Marotta è costretto a prendere la calcolatrice e sudare freddo in attesa di una decisione critica. Perché l’acquisto, eventuale, del fuoriclasse argentino metterebbe le liquidità di cassa in ginocchio. Rimarrebbero pochi spiccioli e occorre vendere.

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Così l’alternativa è sempre la solita: prestiti o cartellini gratuiti. La prima formula ha portato buone pedine (leggi Quagliarella, Aquilani, Matri, fra gli altri), mentre la seconda formula ha permesso di reclutare Pirlo e Ziegler.

C’è un altro parametro zero su cui Marotta potrebbe mettere gli occhi: Mario Alberto Santana, un esterno che farebbe comodo nello scacchiere di Conte. Certo, Santana rappresenta una seconda scelta. In attesa dell’esterno sinistro titolare (a Vucinic credo poco per il fatto che la Roma non intende mettere sotto contratto i nostri scarti, leggi Iaquinta/Amauri/Martinez) Santana completerebbe la panchina con Simone Pepe.

Allo stato attuale, infatti, Antonio Conte può contare su Pepe e su Krasic. Martinez è appeso a un autentico filo, vista la stagione più che deludente. Ma non può partire per pochi euro e generare una pericolosa minusvalenza.

Così potrebbe alla fine arrivare il quarto acquisto a costo zero. Solo e soltanto… per arrivare ai famosi giocatori di qualità.

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