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Tag: albertini

Vi meritate Tavecchio

Ricapitolando: Andrea Agnelli vuole lanciare Albertini, ma la banda guidata da De Laurentiis e Galliani, con Lotito e Moratti sullo sfondo, hanno puntato su Tavecchio.

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Si dice, che la banda abbia votato Tavecchio per una sorta di continuità rispetto al passato. Nel frattempo, alcuni quotidiani cominciano a pubblicare la lunga lista di malsane news riferite a questo personaggio che non si è fatto mancare nulla. Oltre ad aver chiesto, perfino Palombo della Gazzetta, di ritirare la candidatura dopo le volgari frasi a sfondo chiaramente razzista.

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Avremo quindi Tavecchio alla guida. Andrea Agnelli rimane fuori. Le riforme non si faranno. Il nostro calcio morirà.

L’importante è che Allegri conduca all’inferno alla Juve. In tal caso, Tavecchio o no, tutti saranno contenti.

Buon calcio a tutti.

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Albertini e Conte: agguato o solidarietà?

Avrebbe poco senso esprimere solidarietà: chi ha peccato non può riceverla. Non in questi termini almeno. E’ quanto ha espresso Albertini, una figura la cui sostanza e i cui compiti dobbiamo ancora capirli.

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L’ex centrocampista del Milan ha espresso un concetto che stride con la posizione alquanto complicata dell’organismo che suo malgrado rappresenta e cioè la FIGC:

La squalifica di Conte? Innanzitutto solidarietà a un amico che per anni è stato mio compagno di Nazionale e avversario in campo. Poi seguo da spettatore, anche interessato, le situazioni e aspetto la fine del processo per esprimermi.

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In che veste parla l’attuale vicepresidente della Federcalcio? Perché i concetti stridono e i ruoli ambigui sono spesso frutto di qualche malvagio piano di azione. Scriviamo ancora meglio: Albertini con questa frase ha di fatto smascherato la posizione della Federcalcio.

La solidarietà non si offre certo a un condannato, escludendo la solidarietà cristiana. La si offre a chi subisce una qualche ingiustizia. Albertini dovrà prima o poi dimostrare un po’ di carattere ed esprimere una opinione ufficiale in vita sua? Dovrà prima o poi prendere una caspita di posizione? Sembra quasi sempre spettatore e si dichiara tale quando la materia è sempre ostica, delicata, tale cioè da richiedere l’intervento di un massimo dirigente. E in qualità di vicepresidente della FIGC Albertini è chiamato ad assumersi tali responsabilità.

Si ha sempre l’impressione che sia capitato per sbaglio ai microfoni, che uscisse dalla PAM e il giornalista, a mo’ di passatempo, gli abbia posto la domanda. Caro Demetrio, decidi: o dentro o fuori. Mai una volta che parli da dirigente, sempre da “spettatore” o “attento osservatore” o ancora “uomo nel mondo del calcio da tanto tempo”. Caro Demetrio, cosa vuol fare da grande? Allontani una volta per tutte i dubbi che vogliono Lei lì, in quel ruolo, solo perché qualcuno ce l’ha messa, a forza. Dimostri sostanza, come quando era in campo a smistare palloni: meno frasi da panchinaro, più frasi da titolare per cortesia!

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Dietro la Nazionale nessun progetto di club? Sicuri?

Non hanno atteso nemmeno il giorno dopo per lanciare la solita “minchiata”. Ce lo aspettavamo, figurarsi. Così come ci aspettiamo che riparta la macchina del fango ai danni della Juve e dei suoi tesserati. Gli eroi sono già… colpevoli. E noi siamo prontissimi per ribattere colpo su colpo. Attendiamo ancora qualche tipo di notizia su Inter-Chievo e Milan-Bari su cui gli zingari erano sembrati più che attendibili come dice Palazzi.

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Un fenomenale Enrico Varriale lancia l’anatema in diretta RAI:

Purtroppo dobbiamo constatare come dietro la Nazionale non ci sia un progetto dei club italiani.

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Varriale, quello che “non piaceva a nessuno e chi poteva evitare l’intervista a RaiDue lo faceva volentieri”, spara una vaccata e nessuno prova a riportare un minimo di equilibrio mentale in studio. Tale frase è vera solo per il 99% dei club italiani. Ce n’é infatti uno che è assolutamente su un altro pianeta. E lo testimonia il mercato recente e quello futuro, oltre che il campionato appena concluso. Tale club è la Juventus.

Antonio Conte ha varato uno dei progetti tattici più interessanti degli ultimi 20 anni. Tanto che in molti si sono lanciati in un consiglio a Prandelli: copia la Juve. Come se fosse facile. La Juve ha giocato il miglior calcio dalla prima all’ultima giornata, con una efficacia molto elevata nonostante l’assenza del top player. Giovani, esperti, forti. Ecco il gruppo bianconero che ha prestato ben 7 pedine alla Nazionale, più l’ottava in corsa (Giovinco, messo ai margini da Prandelli e chissà perché!). Le domande allo stesso Prandelli ce le riserviamo in un secondo articolo, qui ci limitiamo a sottolineare la terribile bugia della RAI.

La Juve è l’unica formazione di alto livello ad aver fornito un blocco collaudato e che nei suoi elementi ha contribuito sensibilmente a questa spedizione. Contiamo? Il Milan ha dato Cassano (sul quale si sono infrante le speranze di “decisività”), Abate e Nocerino (ignorato nonostante lo strepitoso campionato), cui si è aggiunto Montolivo. Il Napoli ha dato De Sanctis (prossimo a essere interrogato visto il coinvolgimento nel Calcioscommesse) e Maggio (uno dei migliori esterni di fascia, superato poi da Abate nelle gerarchie di Prandelli). La Roma ha fornito De Rossi (che grande giocatore) e Borini (mai in campo, forse non si è mai neppure riscaldato, alla faccia del rinnovamento azzurro). L’Udinese ha prestato Di Natale. Il Bologna Diamanti. Il Palermo Balzaretti. Il Manchester City Balotelli. E per finire il PSG ci ha regalato Sirigu e Thiago Motta, l’uomo che doveva farci svoltare nella finale contro la Spagna.

Ci domandiamo dove siano i contributi di Inter, Lazio e delle altre formazioni. Ci chiediamo pure quali siano i progetti di tutte le italiane. Dal Milan che regala Pirlo alla Juve preferendo investire su stranieri e vecchietti, alla Lazio che schiera fino a 10 stranieri, passando per la stessa Udinese che fa incetta di extracomunitari. Così le parole di Ebete… pardon, Abete… e quelle di uno stralunato Albertini ci sembrano completamente fuori luogo. In mano loro il calcio italiano ha perso posizioni su posizioni, subendo parecchie batoste come questa contro la Spagna. Per non parlare dei club italiani, prima di tutte la Juve (mandata al macello proprio dalla Lega e dalla FIGC), che in Europa vengono regolati con una facilità disarmante. Ma di che progetto state parlando?

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Le ragioni di Buffon in un paese vuoto di principi e valori

Non ci mette mai la faccia quando le cose vanno male, mentre si prende le scene quando non dovrebbe. Strano personaggio quello di Giancarlo Abete, un curioso esempio di come un fratello potente e una mezza carriera politica ti possono far diventare il capo del calcio italiano. E non è un caso se il calcio italiano è costretto ancora ad aggrapparsi a qualche ragazzo, a un signore che in panchina sta stupendo tutti e al solito blocco bianconero, rinato dopo gli anni bui in cui era stato ricacciato.

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Xavier Jacobelli in un suo editoriale ha raccontato prima di tutti le insofferenze di Cesare Prandelli, uno che di calcio ne capisce e che, contro tutti, bisogna riconoscerlo, sta vincendo qualche bella scommessa. Certo le scommesse, come insegna Antonio Conte, vanno vinte fino in fondo. Lo abbiamo sempre ripetuto in questo blog: Prandelli meritava tutt’altro supporto, tutt’altra federazione.

Ma questa è proprio la dimostrazione di quanto Bartoletti aveva detto, e poi gli intertristi si infuriarono perché l’obiettività non abita nelle loro case:

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Il calcio italiano ha bisogno di una Juve forte, perché con una Juve forte si vince.

Si vince? Di certo si arriva fino in fondo con un blocco Juve forte. Balotelli si è certamente svegliato, ottimo l’apporto di De Rossi, molto molto positiva la prova di Balzaretti e per il resto fantastico il blocco bianconero: Buffon e Bonucci non dovevano partire secondo molti, e invece hanno chiuso la porta a tutti, giornalisti compresi; Pirlo e Marchisio accendono il motore dell’Italia; Chiellini e Barzagli ci stanno mettendo tanto cuore e tanta classe (soprattutto il muro Andrea), senza dimenticare Giovinco (neobianconero) e Giaccherini. E senza dimenticare tutto il resto del gruppo, compreso chi non ha ancora giocato.

Chi si prenderà i meriti di tutto ciò sarà però una Federazione davvero bislacca. Non possiamo credere che Buffon sia così incazzato nonostante stia completando un anno su livelli mostruosi. Eppure la Federazione non ha mosso un dito per difenderne virtù e prestazioni, nelle persone di Albertini (prima o poi qualcuno mi spiegherà qual è il suo ruolo e quali i suoi compiti, oltre che meriti) e di Abete. Federazione che sta preparando la solita vergognosa farsa ai danni della Juve. Stando alle nostre fonti, fra cui un esperto di diritto sportivo, Palazzi ha di fatto incastrato Antonio Conte nonostante i metodi che con un paese civile non c’entrano nulla. Unica speranza per i tifosi bianconeri l’apporto significativo degli avvocati che Andrea Agnelli ha prestato al tecnico juventino. Eppure oggi il blocco juventino serve: inutile nascondere come la filosofia di Prandelli è esattamente la copia spudorata del gioco juventino, senza tuttavia i vari Vucinic e Vidal.

E i meriti se li stanno prendendo, come avvoltoi, i giornalisti che di Buffon ora ne esaltano le stranezze, la spigolosità, senza tuttavia cercare di spiegare davvero perché a quel Gigi, a quel portiere più forte al mondo negli ultimi 30 anni (e parliamone pure degli altri 100 anni!) abbiamo spento il sorriso, abbiamo spento gli occhi iniettati di rabbia e delusione. Al triplice fischio De Sanctis corre ad abbracciarlo, ma Gigi toglie via le mani del compagno dal suo petto e corre nello spogliatoio: ma cosa c’è da festeggiare in un Paese paraculo e così vuoto a livello di principi e valori? E ha ragione ancora lui, lui più di tutti che sa cosa significa passare dal Paradiso all’Inferno per poi tornare di nuovo in Paradiso (per grosso merito di Antonio Conte): “non abbiamo fatto ancora nulla: non esulto per una semifinale!

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La concorrenza a Inter e Milan, questa brutta bestia

Quando sei solo, quando sai già di non avere avversari, quando hai vinto in partenza e risulta impossibile un altro risultato finale… allora è tutto semplice. Tutto troppo semplice e infatti perde di interesse.

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E’ la situazione del calcio italiano del dopo Calciopoli. Si sapeva già chi doveva vincere, a mo’ di risarcimento per… errori propri. Calcio, infatti, italiano: quello che ha perso posizioni nelle classifiche internazionali, nei ranking FIFA e UEFA, quello che ha perso credibilità, quello che ha perso tifosi, quello che sta perdendo la faccia con le continue figuracce a livello politico, a livello di serietà di decisioni, a livello di calendari.

Se la neve è il nemico più grosso di Lega e Dirigenti… beh siamo messi proprio male. Se un po’ di pioggia rischia di compromettere l’intera annata calcistica… beh sarà il caso di porre rimedio. Ora, subito.

Per carità, non basta che la Juve sia prima in classifica per tornare a un calcio più serio: non sarebbe corretto nei confronti degli altri tifosi, non sarebbe saggio, solo… un po’ di paraculismo.

Però con la Juve in queste condizioni alcune metriche di giudizio vengono drasticamente a modificarsi: che ne é del genio Allegri? Che ne è di quel gran dirigente che è Moratti che non poteva che vincere da solo?

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La Juve in queste condizioni, ci perdonino Udinese e Lazio e Napoli, vuol dire solamente una parola in più: concorrenza.

E la concorrenza è un animale feroce, di quello che ti attanaglia se non hai classe per tenerla distante. Senza trucchetti, per favore, senza rinvii decisi una settimana prima. La concorrenza è poi il sale del confronto, perché altrimenti confronto non potrebbe esserci. La concorrenza stimola la vendita dei giornali, anche se poi questi scrivono cagate.

Che ne é della differenza di tasso tecnico fra Milan e Juve pubblicata dalla Cazzetta Rosa? Dove perfino Mesbah è più forte di Lichtsteiner, se non fosse che il padroncino ha ordinato così? O che ne é del primato fantasma del Milan con cui TG5 apre ogni santa mattina? Eh sì, accade proprio questo e Striscia la Notizia ci inzuppa il pane a meraviglia.

Metodi subdoli stavolta non più praticati da Emilio Fede, ma da giornalisti che si confermano ancora una volta servi, servi sciocchi perché hanno in mano un’arma terribile, la più potente della storia: la libertà di esercitare il libero pensiero. E’ un brivido unico, ed è per questo motivo che blog e portali spaventano. Spaventano la politica del calcio e la politica tutta.

A proposito del primato milanista, nemmeno Emilio Fede si è azzardato a tirar fuori una cagata così paurosa, per dirla come Fantozzi.

Già, Fantozzi: a confronto dei vari Abete e Albertini, Petrucci e Galliani, oggi il Ragionier Ugo Fantozzi sembrerebbe un fine pensatore, un delizioso intellettuale. Di certo… molto molto onesto.

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CONI e FIGC sono in ostaggio: chi le libererà da Abete e Palazzi?

Il CONI e la FIGC sono in ostaggio. Ormai da molti anni.

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Il livello di serietà è ormai scemato, l’etica è stata completamente abbandonata.

Su Calciopoli, allo scoppiar dello scandalo, si disse che il sistema calcio sarebbe migliorato. Invece non si poteva nemmeno lontanamente immaginare un tale peggioramento.

Le figure ambigue dominano il mondo del calcio italiano. I presidenti disonesti possono tranquillamente continuare i loro affari, il calciomercato è sempre più inquinato e in più gli scandali si moltiplicano.

In questi anni abbiamo assistito a tutto e di più. Da Scommettopoli, il più recente, a Premiopoli, il più nascosto, passando per i deferimenti ritardati e gli impuniti Moratti e Preziosi.

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Senza contare ovviamente gli imbarazzanti risultati delle nostre formazioni in europa.

Champions League o Europe League non fa differenza, le abbiamo prese da chiunque e comunque. Il triplete di Mourinho è ancora più finto dello scudetto di cartone che Guido Rossi ha consegnato a Moratti.

Chi dovrebbe garantire pulizia e trasparenza, il SuperProcuratore Stefano Palazzi, appare sporco e manovrato, piuttosto ambiguo e per nulla desideroso di approntare al lavoro con fare onesto e dignitoso.

La radiazione di Moggi e Giraudo, alla luce del Processo di Napoli, è quanto di più idiota la Federazione ha commesso dal 2006 a oggi.

Chissà cosa accadrà adesso!?

Chi finalmente ammetterà l’inconsistenza di Abete, Gussoni e Albertini?

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A lezione da Gigi Del Neri

Si comincia con i pistolotti tattici. Tu devi seguire lui, mentre gli altri due si accentrano lasciando spazio al terzino che sale, nel frattempo un attaccante viene incontro e l’altro scappa. Più o meno sono queste le cose che si imparano a scuola calcio. Poi si va in campo e se l’allenatore non è di quelli rispettati e rispettabili, di quelli carismatici e seri, ognuno fa quello che gli pare. Che è la cosa che è successa nella Juve targata Ferrara-Zaccheroni. Ora c’è Gigi Del Neri, con Marotta nella sala bottoni e Andrea Agnelli pronto a scendere in campo. Sulla carta un netto miglioramento è avvenuto, sul campo vedremo.

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La Juve è a metà dell’opera: in fase di mercato e di costruzione, e nel senso che la rosa a disposizione a Pinzolo, finora, è incompleta. Ne mancano tanti, forse anche troppi. Ma Del Neri è già partito. Poco pallone, molte parole. Telecamere lontane, microfoni che faticano a sentire le grida e le parole del nuovo mister bianconero. Come nel football americano l’allenamento è differenziato per reparto: difensori, centrocampisti e attaccanti. Dalle prime battute si è capito comunque qualcosa.

Diego è tutt’altro che sul mercato. La sensazione è che se accetta la destinazione tedesca, la Juve se ne priverebbe solo per arrivare a Dzeko. Altrimenti Diego sarà in campo. Dietro una punta verosimilmente, anche perché Del Piero non le potrà giocare tutte e uno fra Amauri e Trezeguet verrà ceduto. Diego potrebbe perfino traslocare in cabina di regia, esperimento curioso che vorrei vedere applicato il prossimo anno. Coperto per esempio da quello che pare il leader della mediana di Del Neri, e non potrebbe essere altrimenti: Sissoko. Il Momo più amato del mondo (anche di più del favoloso attore compagno di Jean Reno nel film Wasabi) ha la corsa e lo spirito di sacrificio per sopportare la spinta della nuova Juve. Accanto a lui più probabile la presenza di Marchisio, perché il mercato non presenterà nuovi volti in quella zona del campo.

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Si è presentato Martinez, colui che dovrebbe garantire la spinta di cui sopra. Si è presentato e ha racimolato una figura senza dubbio più positiva e propositiva rispetto alla farsa targata Almiron quattro anni fa. L’argentino per poco non pianse, con la voce tremante a rispondere come uno scolaretto che non aveva studiato il giorno prima. Martinez è sembrato piuttosto sicuro, e anche umile nel riconoscere certi suoi limiti che vorrebbe migliorare al più presto. Ha pure chiarito una cosa di cui io non sono del tutto sicuro: “faccio tutta la fascia”, ha detto. Sarà, vedremo sul campo.

Gli attaccanti sono stati impegnati in un tiro al bersaglio. Troppe poche volte l’anno scorso hanno anche solo centrato la porta avversaria. Di questo Del Neri si è ricordato e proverà a correre subito ai ripari. Bene così.

Sul fronte acquisti la Juve dovrebbe prendersi una pausa di riflessione. Non credo infatti che la Federazione possa continuare a partorire queste cazzate. Albertini ai microfoni si è detto stupito. Stupito del fatto che le società si siano arrabbiate. Ma caro Albertini, scherzi o parli seriamente? Perché se scherzi, beh in questo periodo c’è poco da ridere. Se dici sul serio allora sei perfettamente allineato alla mediocrità intellettuale che pervade il nostro paese. Te come quello che ti ha messo su quella poltrona.

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