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Tag: albinoleffe

Incredibile menzogna su Conte nelle motivazioni del Tnas

Ieri abbiamo commentato le motivazioni del Tnas relative alla squalifica per omessa denuncia di Conte e ci era rimasto un grosso dubbio.
Infatti, oltre alle varie e ormai solite amenità dei vari non poteva non sapere, Carobbio credibile, le condanne in base a probabilità soggettive e il “principio di assenza di necessità di raggiungere la certezza oltre ogni più ragionevole dubbio”, le motivazioni si concludevano con un incomprensibile passaggio:

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come ammesso dalla stessa difesa di Conte, quest’ultimo avrebbe avuto conoscenza dell’illecito accaduto in data 08 marzo 2012. La confessione di Stellini è datata 29 luglio 2012. Ne discende che il sig. Conte, anche a voler seguire la tesi sostenuta dalla difesa del medesimo, avrebbe omesso di denunciare, ai sensi dell’art.7, comma 7, il fatto illecito una volta venutone a conoscenza, cioè, quanto meno, a far data dal giorno 08 marzo 2012.

In pratica le motivazioni si concludono con una sorta di certezza da parte del Tnas che si potrebbe parafrasare così: riteniamo che ci siano alte probabilità che Conte avesse saputo della combine ai tempi in cui allenava il Siena dato che Stellini era un suo collaboratore e lo condanniamo per questo pur non avendone la certezza, perché non è necessario essere certi della colpevolezza di un imputato di fronte alla giustizia sportiva. Tuttavia, anche ammettendo che Carobbio abbia mentito e Stellini non abbia davvero mai detto nulla a Conte ai tempi del Siena (cioè a fine campionato 2010/11) sulla combine, Conte è comunque da dichiararsi colpevole di omessa denuncia dal giorno 8 marzo 2012. Questo perché in quella data la sua difesa avrebbe ammesso che il tecnico bianconero avesse saputo da Stellini la verità sulla combine con l’Albinoleffe e dunque doveva andare a denunciarlo.

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Ieri sera siamo caduti giù dal pero di fronte a questa conclusione. Quando mai la difesa di Conte ha ammesso che Stellini a un certo punto ha raccontato a Conte certe cose? Mai, ma quel verbale secretato non si riusciva a trovare. Oggi, grazie a Guido Vaciago di Tuttosport, abbiamo potuto leggere la parte di quel verbale dell’interrogatorio di Conte dal quale il Tnas ha pensato di carpire una presunta ammissione da parte del tecnico bianconero. Ammissione che appunto non esiste e non è mai esistita:

Non mi accorsi di nulla in particolare in occasione di Siena-Albinoleffe dell’8 gennaio 2011, in quanto essendo molto arrabbiato per il gol subito nei minuti finali andai via velocemente: Stellini solo recentemente, a seguito delle notizie stampa che lo indicavano come coinvolto in presunti accordi presi dal Carobbio per la partita di ritorno, mi ha riferito che, al termine della gara in oggetto, vi era stata una rissa fra i calciatori delle due squadre alla quale il medesimo aveva partecipato e pertanto essendo preoccupato che potessero accadere incidenti nella gara di ritorno sollecitò Carobbio, quale ex dell’Albinoleffe, a parlare con i suoi ex compagni per cercare di stemperare gli animi. Lo scrupolo di Stellini derivava dal fatto di essere rimasto coinvolto in prima persone nella rissa e pertanto si sentiva ancora più responsabile.

Che sono poi le stesse parole usate da Conte per spiegare la situazione creatasi con Stellini durante la famosa conferenza stampa del 23 agosto che gli è costata 25 mila euro di multa per le sue considerazioni sul modus operandi dell’attuale (in)giustizia sportiva.
Direi che c’è una bella differenza tra scrivere nella motivazioni che Conte ha ammesso di aver saputo da Stellini della combine con l’Albinoleffe, quando in realtà lo stesso Conte aveva solo dichiarato che Stellini gli aveva detto che aveva incaricato Carobbio di dire ai suoi ex compagni dell’Albinoleffe di evitare una rissa come nella partita di andata anche nel match di ritorno (quello incriminato). Tra il sapere di una combine e il sapere (con quasi 1 anno di ritardo tra l’altro) che Stellini si era mosso per evitare il ripetersi di una rissa in campo intercorre un’enorme differenza. Che poi Stellini abbia mentito a Conte è assodato, ma qui si ragiona su cosa potesse sapere Conte. E appare un ennesimo mostro giuridico questo travisare le parole di un interrogatorio solo al fine di condannare un imputato senza prove.
Vedremo cosa succederà a questo punto, se ci saranno i margini per ricorrere in qualche sede per far emergere questa menzogna.

Quel che è certo è che nessuno darà mai indietro questi 4 mesi di squalifica a Conte, come è altrettanto certo che un sistema di diritto non può sottostare a simili aberrazioni in un paese che dovrebbe essere democratico.
Non si può andare avanti con una simile giustizia sportiva, che arriva a falsare le sue stesse motivazioni nel disperato tentativo di reggersi in piedi.

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Il “Principio di assenza di necessità di raggiungere la certezza”: le motivazioni del Tnas per Conte

Sono state pubblicate le motivazioni del Tnas relative alla conferma della condanna a Conte per omessa denuncia relativa ad Albinoleffe-Siena e la contemporanea riduzione della squalifica a 4 mesi. Idem per quanto riguarda Alessio.

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La frase che fa gelare il sangue e compare più volte all’interno delle motivazioni riassume da sola le ragioni per cui è giunto il momento di riformare un sistema marcio come quello dell’attuale (in)giustizia sportiva: “Principio di assenza di necessità di raggiungere la certezza al di là di ogni più ragionevole dubbio”.

Conte è stato condannato senza prove certe, ma solo in termini probabilistici (o soggettivi) è stato ritenuto colpevole. Questo perché con l’attuale giustizia sportiva non è necessario avere la certezza della colpa di una persona per condannarla. E fa niente se lo stesso Tnas qualche giorno fa nel prosciogliere l’ex giocatore del Novara Gheller dalla condanna di omessa denuncia (sempre basata sulle accuse di Carobbio), abbia deciso di venir meno giustamente a questo principio ignobile, assolvendo il giocatore dato che non esistevano prove contro di lui, ma solo la parola appunto di Carobbio, detto Pippo da chi ha svolto le indagini.

Con Conte no. Con Conte hanno anche voluto (e dovuto) scrivere dei motivi per la sua condanna.
Innanzitutto la squalifica viene ridotta perché il Tnas ha ritenuto vero che Mastronunzio fosse infortunato e non messo fuori rosa da Conte perché contrario alla combine, come invece era stato scritto nelle motivazioni precedenti.

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Per il resto ci si attacca ancora alla veridicità delle accuse di Carobbio. Lo stesso Tnas scrive che “pur prendendo atto di alcune contraddizioni in cui è incorso il teste (cioè Carobbio, ndr) nelle diverse deposizioni, non ritiene che le dichiarazioni rese da quest’ultimo siano il frutto di un accanimento perpetrato da questi a danno del Conte”. Quindi il Tnas ammette che spesso Carobbio si contraddice, ma nel caso di Albinoleffe-Siena avrebbe detto il vero. A favore di questa versione di Carobbio, che dunque lo rende attendibile ai giudici in questa occasione, c’è l’interrogatorio di Stellini datato 29 luglio 2012 in cui l’ex collaboratore di Conte ammette la combine della partita contro l’Albinoleffe. Ma Stellini, diversamente da Carobbio, non dice mai che Conte era a conoscenza del fatto. I giudici lo fanno notare, ma scrivono anche che sarebbe comunque superfluo chiederglielo. Questo perché ritengono improbabile che Conte non sapesse le azioni di uno dei suoi collaboratori (ecco l’intramontabile “non poteva non sapere” che vale solo per Conte e non, ad esempio, per Mondonico in una situazione identica), mentre è credibile che non potesse conoscere le azioni di tutti i suoi giocatori (quindi anche di Carobbio).
Stellini viene utilizzato come scusa per confermare Carobbio in pratica. Ma tutto in via probabilistica, qui vige il “Principio di assenza di necessità di raggiungere la certezza al di là di ogni più ragionevole dubbio”. Ci dicono che “in via presuntiva […] tra le due ipotesi (cioè che Conte sapesse o meno, ndr) l’una appare più probabile e plausibile dell’altra”.

Ma è a questo punto che le motivazioni ci regalano il colpo di scena finale, uno spettacolo pirotecnico in onore delle probabilità, dell’aleatorio, e dell’assenza di ogni ragionevole dubbio.
Ricordano ancora che non è necessario chiedere a Stellini se Conte fosse o meno a conoscenza dell’illecito ai tempi del Siena, sarebbe “superfluo” anche se Stellini scagionasse Conte. Questo perché, secondo il Tnas, Conte sarebbe venuto a conoscenza delle azioni illecite di Stellini a Siena nel marzo 2012 e quindi sarebbe dovuto andare a denunciare il fatto:
“come ammesso dalla stessa difesa di Conte, quest’ultimo avrebbe avuto conoscenza dell’illeccito accaduto in data 08 marzo 2012. La confessione di Stellini è datata 29 luglio 2012. Ne discende che il sig. Conte, anche a voler seguire la tesi sostenuta dalla difesa del medesimo, avrebbe omesso di denunciare, ai sensi dell’art.7, comma 7, il fatto illecito una volta venutone a conoscenza, cioè, quanto meno, a far data dal giorno 08 marzo 2012”.
Quindi, secondo il Tnas, è inutile chiedere a Stellini se Conte sapesse o meno perché la sua confessione è avvenuta a luglio, mentre Conte aveva scoperto tutto da marzo e avrebbe dovuto denunciare. Ammettendo che questo possa essere vero, ma ve lo immaginate come sarebbe stato accolto Conte a denunciare nel pieno delle indagini a marzo? Sarebbe stato ritenuto lui stesso colpevole, semplicemente, e non solo di omessa denuncia ma anche di illecito. Sarebbe stato visto come un tentativo disperato e mal riuscito di tirarsi fuori dalle sabbie mobili una volta fiutata l’aria che tirava.
La confessione di Stellini a luglio serve solo a rafforzare l’attendibilità di Carobbio su quella partita sostanzialmente per il Tnas, quindi anche le sue accuse a Conte. E fa niente se in altre occasioni (ad esempio il caso Gheller o semplicemente la partita contro il Novara per la quale era stato accusato Conte per la famosa riunione tecnica) Carobbio sia stato ritenuto non credibile, o più semplicemente bugiardo, anzi calunniatore.

Per condannare Conte basta meno, basta basarsi su ciò che viene ritenuto soggettivamente più probabile perché vige il “Principio di assenza di necessità di raggiungere la certezza al di là di ogni più ragionevole dubbio” come ricorda più volte, quasi con orgoglio o forse per giustificarsi, anche il Tnas.

E poi non diteci che questo sistema non è marcio e non è da rifondare. Al di là delle fede calcistica che uno può avere, infatti, in casi come questo a perdere sono solo la Giustizia e la Verità.

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Mondonico, patente di onestà e nuova Wanna Marchi della tattica

Chissà perché in Italia esiste una brutta abitudine: in TV e sui giornali hanno più diritto a parlare le Wanna Marchi di ogni settore. Politica o calcio, economia o letteratura, non trovi mai i veri esperti del settore, ma solo i marchettari che per motivi molto lontani dalla meritocrazia trovano il loro spazio e la loro paghetta. Non fa eccezione Mondonico.

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Cremonese, Como, Atalanta, Torino, Fiorentina, Napoli, Cosenza, Albinoleffe, Novara: queste le squadre allenate. Nel palmares solo una Coppa Italia nel lontano 1993 e qualche campionato di B. Certo molto meglio di Zeman, ma non giustifica la qualifica di esperto. Ci fa piacere rivederlo arzillo e vivo dopo quanto accadutogli dal punto di vista della salute, ma questo è un altro discorso.

Alla Domenica Sportiva sta collezionando una serie di figuracce mostruosa. Dal litigio con Stramaccioni (colpa divisa a metà) alle previsioni tattiche completamente lontane dalla realtà. Ha un’ossessione Mondonico: l’uomo su Pirlo. Cosmi? “Metterà un uomo su Pirlo e così bloccherà la Juve”. Pioli? “Metterà sicuramente un uomo su Pirlo cercando di bloccare il gioco di Conte”. E via così. Strani questi tecnici italiani che non riescono a trovare contromisure per bloccare la Juve.

Ma sai chissenefrega dell’opinione di Mondonico. Quando parla di Juve bisogna stare attenti: lui cuore granata, con un passato viola e una passione per l’Inter… è perfetto per parlare di Juve o straparlare per meglio dire.

Il problema invece lo percepisco quando Mondonico rilascia questa dichiarazione:

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La Juventus sta pagando l’assenza di Conte, ma appena l’allenatore rientrerà dalla squalifica tornerà ad essere quell’armata schiacciasassi dell’anno scorso.

Ci sono due problemi in questa frase. Uno di ordine oggettivo, uno di ordine educativo. Cominciamo dal primo.

La Juve è ancora più schiacciasassi rispetto allo scorso anno, non fosse altro che basterebbe leggere i punti in classifica, il numero di gol fatti e il numero di gol subiti e il fatto di aver già incamerato un trofeo.

Arriviamo al discorso Conte. Il migliore tecnico d’Italia è squalificato e sta pagando a carissimo prezzo l’imbattibilità in campo. E’ stato squalificato per la partita Albinoleffe-Siena e la motivazione è che “non poteva non sapere”. Cosa? Dell’Albinoleffe il tecnico era proprio Mondonico: lui a Processo non c’è mai andato. Troppo forte la sua vicinanza ai colori nerazzurri per entrare in un’aula di Tribunale.

Ora, il fatto che dica che la Juve sta pagando l’assenza di Conte mi dà i nervi: stia muto, stia zitto, straparli di tattiche che non conosce, parli della Fiorentina o del Torino, ma non tocchi la Juve: ammiri soltanto e se può… prenda appunti da Conte. Non è mai troppo tardi per imparare.

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Poloni-Mondonico, Stellini-Conte: chi sapeva di non sapere?

Ha dell’incredibile la vicenda che riguarda il duo Stellini-Conte e per il quale Conte becca 10 mesi di squalifica a fronte dell’unico capo di imputazione (peraltro solo ipotizzato, senza alcun riscontro oggettivo). Perché incredibile? Perché la linea di Palazzi è piuttosto semplice: se Stellini ha confessato – Palazzi ovviamente ignora che lo stesso Stellini ha scagionato Conte – allora Conte non poteva non sapere dell’operato del suo assistente. Gli allenatori sanno sempre tutto.

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Ok, diamo fiducia a questa strampalata idea di Palazzi, certo non la prima in questi anni sudici. Solo che non capiamo, per coerenza, la posizione dell’altro duo. La partita in questione è Albinoleffe-Siena e l’altro duo è Poloni-Mondonico.

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Mirko Poloni è un collaboratore tecnico, all’epoca collaboratore di Mondonico allenatore dell’Albinoleffe. Ci sarebbe da discutere sulla denuncia di Poloni circa l’azione di Palazzi (che in pratica lo ha istigato a fare qualche nome grosso in cambio di generosi sconti di pena), ma lasciamo perdere e concentriamoci sui fatti.

Poloni è stato squalificato, Mondonico no: perché Conte sapeva dell’operato di Stellini e Mondonico non sapeva invece dell’operato di Poloni? O questa strana teoria vale sempre… o c’è ancora qualcosa che non va.

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Albinoleffe – Siena, analisi del dispositivo

Riporto qui i passaggi fondamentali, a mio modo di vedere, del dispositivo della sentenza di squalifica di 10 mesi inflitta ad Antonio Conte, relativamente alla partita Albinoleffe – Siena:

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[..]E’ provato che CONTE fosse a conoscenza della combine. CAROBBIO, sulla cui
attendibilità si è già detto
, riferisce che l’impegno a lasciare la vittoria all’ALBINOLEFFE
venne preso nel corso di una riunione tecnica, qualche giorno prima dell’incontro, a cui era
presente l’intero staff tecnico[..]

[..]Peraltro, a ulteriore conferma che CONTE sapesse, vi è la circostanza che STELLINI ha
ammesso di essere stato egli stesso a dare incarico a CAROBBIO e TERZI, al termine
della gara di andata, di andare a parlare con GARLINI e BOMBARDINI per “sistemare” la
gara di ritorno
. Ed è davvero poco credibile che CONTE non fosse a conoscenza
dell’iniziativa presa dal suo collaboratore, anche in ragione della personalità e del ruolo
che aveva all’interno della Società, ben spiegati dalla dichiarazione resa da PERINETTI, il
quale ha affermato che l’allenatore aveva un “carattere accentratore” (dichiarazione
PERINETTI dell’8.3.2012). Ipotizzare che i componenti dello staff tecnico o la squadra
prendessero decisioni a insaputa di CONTE non è oggettivamente credibile.[..]

[..]A sostegno, poi, dell’effettiva conoscenza da parte di CONTE dell’intesa, vi è la
circostanza relativa al calciatore MASTRONUNZIO. Secondo CAROBBIO, il compagno di
squadra sarebbe stato messo fuori rosa per non aver accettato di partecipare all’accordo.
La circostanza che MASTRONUNZIO, nelle fasi finali del campionato 2010/11, non abbia
più preso parte agli incontri, risulta per tabulas. CONTE, chiamato a fornire una
spiegazione in merito al perché un giocatore, sino ad allora titolare, non fosse stato più
schierato in campo, non ha saputo dare una risposta chiara, rimanendo nel vago. CONTE,
difatti, ha affermato di “ritenere che lo stesso si fosse infortunato, anche se non ho ricordi
precisi in merito” (dichiarazione CONTE del 12.7.2012). Risposta, questa, davvero poco
credibile
, per un allenatore che stava gestendo una rosa di giocatori prossimi, in quel
periodo, a raggiungere la promozione e quindi l’obiettivo di un’intera stagione.
Né appare credibile quanto sostenuto da CONTE in sede dibattimentale, e cioè di aver
comunicato a MASTRONUNZIO, prima della gara Modena-Siena, di escluderlo dalla rosa
per scarso spirito di gruppo e perché aveva rifiutato di trasferirsi ad abitare a Siena
preferendo rimanere a Empoli. È una motivazione davvero poco credibile, perché non
sufficiente a far ritenere ragionevole l’esclusione di un titolare dalla rosa
, a poche giornate
dal termine della stagione, e perché, inoltre, CONTE ha dimostrato di non ricordare tali
circostanze quando è stato sentito in data 12.7.2012.[..]

[..]Ne consegue che CONTE sia responsabile dell’addebito contestato. Ai fini della
qualificazione della fattispecie, Conte deve essere chiamato a rispondere di omessa
denuncia, in quanto agli atti è stata raggiunta solo la prova che fosse a conoscenza della
combine e non che vi abbia preso parte
.[..]

Tralascio volontariamente ogni considerazione sulle prime 2 righe del comunicato, salvo sottolineare il fatto che, alla luce di quello che leggerete, tutto vi sembrerà tranne che “provato” il coinvolgimento di Conte o le tesi di Obbrobrio. Sappiamo bene come sia “poco credibile” (tanto per usare un’espressione,a quanto pare, cara alla Disciplinare) la versione n.5 fornita dall’ex giocatore del Siena, per motivi detti e stradetti, ripetuti e triti, tanto quanto evidenti, perlomeno per chi guardi al tutto con un minimo di obiettività ed onestà. Ed è curioso che tutta questa sagacia, arguzia e brillantezza d’ingegno, degne dei migliori sillogismi, vengano sciorinate solo quando c’è di mezzo l’allenatore bianconero, mentre, di fronte all’oracolo Obbrobrio ci si limita a prendere appunti (salvo, ovviamente, non ritenerlo credibile riguardo a Mezzaroma, innocente fino a prova contraria, ma certamente una figura ben più influente del nostro tecnico per motivi – bancari – ben noti). La domanda che rimane, e che rimane senza risposta, è sempre la stessa: che fine hanno fatto i deferimenti per omessa denuncia dei 23 giocatori del Siena che effettivamente parteciparono a quella riunione tecnica? Perché il punto è proprio questo: non esiste in ambito giuridico una zona di limbo. O hai giurato il vero, e allora sei un testimone di pari dignità rispetto a quella dello pseudo-pentito (e sempre ammesso che si possa parlare di dignità in merito ad un personaggio del genere), o hai giurato il falso (e lo devo provare, ça va sans dire), e ti incrimino per falsa testimonianza (e, nel caso di specie, per omessa denuncia). Lascio ai lettori il giudizio sul Q.I. di un uomo che davanti a 40 persone afferma di aver truccato una partita o di essere venuto a conoscenza di una combine.

Inoltrandoci nello specifico, nel merito delle “prove” che lascerebbero Conte senza via d’uscita, esse sono, di fatto, tre. Preciso adesso, e valga anche per il seguito, che non è nelle mie possibilità (e penso in quelle di nessuno) stabilire se Conte sapesse o meno. E, a dire il vero, non è questo il punto: il punto è semmai quello di provare che Conte sapesse, e non di provare che Conte non sapesse. Quand’anche vi fossero buoni margini di esattezza nello stabilire la colpevolezza, è solo davanti alla prova provata che si può condannare un uomo. E questi “uccellini di Procura” non portano lo straccio di una prova, e non lo fanno semplicemente perché non possono (e forse perché mentono, ma sospendiamo il giudizio in merito). Anche nel procedimento ordinario la parola di una persona a nulla vale senza riscontri ineccepibili. Ed il perché di questo ritengo sia estremamente chiaro da intendere.

Tornando alle “prove”, la prima è la testimonianza di Obbrobrio (Ob. da qui in avanti), variamente supportata, su cui mi sono, seppur brevemente, sopra espresso. Varrà la pena di sottolineare, tuttavia, che la combine “zingaresca” mirata all’over e quella sportiva sono sì ovviamente collegate,ma Conte, accusato di sola omessa denuncia, è tenuto a rispondere solo della seconda (si veda l’ultimo estratto del dispositivo). La versione di Ob. accolta dalla Disciplinare in merito è quella per cui Ob. e altri 5 giocatori si sarebbero accordati sul risultato da conseguire. La Corte stessa fa notare, contro le eccezioni sollevate da Conte, che non sono i fini economici a determinare reato nel suo caso, ma il conseguimento di un fine sportivo tramite accordo. Ecco..avete presente la partita dello “Scansamose”? Dell’”Oh,nooo…”? O quel derby romano finito sullo 0-0 senza nemmeno un tiro in porta con le due squadre vicine alla zona retrocessione? O le partite di fine anno, quando Schevchenko si laureava capocannoniere con 24 goal, uno in più di Gilardino, proprio contro quella Reggina che, all’ultima giornata, si salvò contro il Milan, in una sorta di do ut des? O i cosiddetti “pareggi annunciati”? La solerzia con cui si è andati ad indagare sulle partite suddette la lascio ricordare a chi legge, ma quello che a noi interessa è che, come la stessa Disciplinare sottolinea, qui si tratta di un accordo verbale fra 6 calciatori, stipulato al Park Hotel presso il quale il Siena era momentaneamente in ritiro.

In linea di principio, il giudizio della Corte non può non trovarmi d’accordo: non giocare per vincere, non giocare al massimo delle proprie possibilità volutamente, reca un danno agli utenti, sia da casa che dagli spalti (e tralascio tutto il baraccone, mediatico e non, che gravita attorno al calcio). E tuttavia, rimane certamente farraginoso l’assioma, ossimoricamente presunto, per cui Conte “non poteva non sapere”, per il fatto di avere una “personalità accentratrice” (Perinetti dixit). Se l’accordo, come dichiarato da Ob., era stato raggiunto da lui e altri 5 giocatori,e lui stesso non l’aveva comunicato a Conte, perché quest’ultimo non avrebbe potuto esserne all’oscuro?

Di passaggio, faccio notare che Ficagna è stato ritenuto credibile quando ha confermato la tesi accusatoria dell’inesistenza di attrito o risentimento da parte di Ob. nei confronti di Conte. Anche in questo caso lascio a chi legge il compito di spiegare perché altri 23 giocatori siano stati ritenuti inattendibili (ma non deferiti, si intende) in merito a Novara – Siena.

La seconda testimonianza è quella di Stellini: autoaccusatosi, ha affermato di aver fatto tutto ad insaputa di Conte. Non è stato creduto, ma anche in questo caso la miglior “prova” di colpevolezza, a detta della Corte, è lo strambo assioma del “non poteva non sapere”, che si fa gioco dell’onere della prova, quello vero, quello unico, quello a carico dell’accusa.

V’è da dire,preliminarmente e in linea generale, che le versioni date dai giocatori senesi che hanno “cantato” (non chiedetemi di scrivere ancora quella parola che inizia con “p”, mi sta dando la nausea per quanto se ne è abusato) e da Stellini sono tutte parecchio simili fra loro ed è davvero difficile contestare o provare la veridicità delle loro affermazioni, date le forti congruenze. Essi raccontano, ma non possono provare (e qui entra in gioco il criterio della credibilità). Ad ogni modo, tutti riferiscono, più o meno allo stesso modo, dell’accordo raggiunto con alcuni rappresentanti dell’Albinoleffe in un parcheggio, e tutti specificano che difficilmente Conte avrebbe potuto non sapere, soprattutto constatata la complicità nell’illecito di Stellini. E tuttavia, anche in questo caso, il solo Ob. afferma a chiare lettere che l’allenatore sapesse tutto e racconta:

[..]In relazione alla gara Albinoleffe – Siena del 29 maggio 2011 (…) preciso che l’allenatore era d’accordo nel concedere la vittoria al’Albinoleffe per farla accedere ai play out, anche se lasciò a noi la decisione finale, ricordandoci comunque che, in caso di una nostra vittoria e di un risultato non positivo dell’Atalanta, saremo ancora riusciti a vincere il campionato; si decise in ogni caso di rispettare gli accordi assunti nel girone di andata … prima della gara Ascoli – Siena del 14 maggio 2011, in occasione di una riunione nello spogliatoio ala presenza dei compagni e dell’allenatore, quest’ultimo affrontò l’argomento relativo ad Albinoleffe – Siena … a quel punto Conte invitò la squadra a confermare l’adesione o a chiamarsi fuori dall’accordo.[..]” (Dichiarazione CAROBBIO del 10 luglio 2012)

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Mente? Tutti i particolari ricordati, tra le diverse partite combinate, sono da ritenere elementi di maggiore credibilità o solo tentativi di sembrare più credibile? A voi, ancora, la risposta.

Passando ora alla terza testimonianza, che meglio si potrebbe definire una controprova a sostegno della tesi di Ob., passando insomma all’affaire Mastronunzio, questi è tirato in ballo ancora dal solo Ob., che ritiene così di provare la propria accusa. L’ex Siena spiega come Mastronunzio, ex dell’Ascoli, avrebbe accettato di partecipare alla combine solo a patto che venissero lasciati i 3 punti anche alla squadra per cui aveva militato; davanti al rifiuto da parte dello spogliatoio, avrebbe ottenuto da Conte la possibilità di partecipare ai soli allenamenti, rimanendosene in tribuna per quella partita e le seguenti. L’estratto del dispositivo che segue è immediatamente successivo a quello sopra riportato:

[..]In quella circostanza l’unico che volle dissociarsi fu Mastronunzio, il quale, peraltro, in qualità di ex dell’Ascoli, disse che sarebbe stato disposto a concedere la vittoria all’Albinoleffe solo qualora si fosse garantito analogo trattamento anche al’Ascoli. L’allenatore, prendendo atto della formale dissociazione di Mastronunzio, gli concesse di non partecipare né alle gare, né ai ritiri, limitando il suo impiego ai soli allenamenti.”[..]

Le incongruenza sembrano palesi. Innanzitutto è il solo Ob. a riportare il fatto in questione, e certamente non gli sarà sembrato vero di poter con questa storia “puntellare” la propria accusa. In secondo luogo, è strano che non sia sembrato “poco credibile” alla Corte che Mastronunzio si impuntasse su una pretesa così sciocca: perché mai avrebbe dovuto mettersi contro l’intero spogliatoio e lo staff tecnico per un questione del genere? A lui che importava dell’Ascoli? Il fatto di averci giocato non penso sia una motivazione sufficiente. Ma anche se lo fosse, perché sarebbe stato in seguito confinato in tribuna o addirittura, come dice la Corte, messo fuori rosa, se la combine, e la relativa eccezione/richiesta dell’attaccante, riguardavano solo Albinoleffe – Siena? A ciò si aggiunga che, dal racconto di Ob.,si evince che l’allenatore “prese atto” e che “concesse” al giocatore di accomodarsi in tribuna, per cui non sembra che Conte l’avesse presa male e che si fosse scontrato col suo giocatore.

Altro punto su cui la Disciplinare batte è quello della “stranezza”, per cui il giocatore, definito per due volte “titolare”, fosse messo fuori rosa nella parte clou della stagione. Forse è il momento di far parlare i numeri.

Chi scrive si è preso la briga di fare una ricerca cavillosa dei tabellini della stagione senese 2010/2011 (tempo speso bene, alla luce dei risultati), con particolare riguardo a Mastronunzio, ed eccone i risultati (tra parentesi il numero della giornata):

  • Pescara Siena (1), titolare, gioca 77 minuti,segna l’1-0. Risultato finale 1-1.
  • Siena Reggina (2), titolare, gioca 90 minuti e segna l’1-0. 2-1 il risultato finale.
  • Livorno Siena (3),titolare, gioca 90 minuti, non segna. Lo fa Larrondo, da subentrato.
  • Siena Cittadella (4), titolare, gioca 55 minuti (!). E’ il primo ad essere sostituito (da Larrondo). Non segna nel 3-1 finale. Doppietta di Calaiò.
  • Siena Atalanta (5), titolare, gioca 90 minuti e segna il decisivo 1-0.
  • Piacenza Siena (6), titolare, gioca 84 minuti e non segna. Finisce 0-1.
  • Siena Modena (7), titolare. Gioca 90 minuti e non segna. 2-0 il risultato finale.
  • Triestina Siena (8), titolare. Gioca 79 minuti e non segna. Sostituito da Reginaldo. Risultato finale 0-0.
  • Siena Padova (9), titolare. Gioca 90 minuti, e segna l’1-0. Risultato finale 2-1, con gol bianconero di Reginaldo.
  • Empoli Siena (10), titolare. Gioca 90 minuti e non segna. La partita finisce 3-0.
  • Siena Crotone (11), titolare. Primo ad essere sostituito sullo 0-0,al 56′ (!), da Larrondo.
  • Sassuolo Siena (12), titolare. Gioca 90 minuti, ma non segna nel 4-3, a differenza di Reginaldo e Calaiò suoi compagni di reparto, rispettivamente autori di 1 e 2 reti.
  • Siena Frosinone (13), panchina. Gioca 17 minuti, entrando al posto di Calaiò, autore dell’1-0. Segna il 2-0.
  • Vicenza Siena (14), titolare, gioca 90 minuti, non segna (2-2 il risultato finale).
  • Siena Grosseto (15), titolare, segna il 2-1, esce all’82′ per Brienza.
  • Portogruaro Siena (16), titolare, gioca 78 minuti, segna il 2-0.
  • Siena Novara (17), titolare, gioca 75 minuti, non segna. Esce sullo 0-0 e Larrondo, subentrato a Calaiò, dopo 5 minuti firma l’1-0.
  • Torino Siena (18), panchina per 90 minuti.
  • Siena Ascoli (19), panchina, entra al 61′ sul 3-0 (!) per Calaiò.
  • Varese Siena (20), titolare gioca 73 minuti, non segna. Sostituito da Larrondo
  • Siena Albinoleffe (21), titolare, gioca 90 minuti, non segna.
  • Siena Pescara (22), titolare, gioca 90 minuti, non segna.
  • Reggina Siena (23), titolare, sostituito da Calaiò al 63′, sullo 0-0.
  • Siena Livorno (24), titolare, gioca 76 minuti, segna nel 4-0.
  • Cittadella Siena (25), titolare, gioca 90 minuti, non segna e la partita finisce 0-0.
  • Atalanta Siena (26), titolare, gioca 50 (!) minuti, uscendo sullo 0-0, sostituito da Reginaldo.
  • Siena Piacenza (27) panchina, entra al 27′ per l’infortunio a Caputo.
  • Modena Siena (28), panchina per 90 minuti.
  • Siena Triestina (29) panchina, entra dopo Larrondo (!), che segnerà, sullo 0-0, al 67′.
  • Siena Padova (30) titolare, gioca per 89 minuti e segna Risultato finale 2-1.
  • Siena Empoli (31) titolare, sostituito al 75′. La partita finisce 0-0.
  • Crotone Siena (32) panchina,entra a 10 dalla fine, sullo 0-2 (!).
  • Siena Sassuolo (33) panchina,entra a 20 dalla fine, sul 3-0 (!) e segna.
  • Frosinone Siena (34), panchina per 90 minuti.
  • Siena Vicenza (35), panchina, entra a 20 dalla fine per Calaiò, sul 2-0 (!).
  • Grosseto Siena (36), panchina per 90 minuti.
  • Siena Portogruaro (37) panchina, entra a 15 minuti dalla fine per Calaiò sull’ 1-0.
  • Novara Siena (38) tribuna.
  • Siena Torino (39) panchina, entra al 46′ per Calaiò, autore di una doppietta, sul 2-1.
  • Ascoli Siena (40) tribuna.
  • Siena Varese (41) tribuna.
  • Albinoleffe Siena (42) tribuna.

Si noti, facilmente, innanzitutto, che Mastronunzio giocò 45 minuti della partita successiva a quella incriminata. E l’accordo fatto con Conte dov’è finito? L’hanno infranto per poi ricomporlo per le 3 giornate successive? Sic paret.

Tirando le somme, si può inoltre constatare che, nel girone d’andata:

  1. Mastronunzio gioca, su 21 partite, 18 dal 1° minuto, 2 da subentrato cumulando 47 minuti e in una non entra in campo affatto.
  2. Colleziona 7 goal in 20 presenze, 5 decisivi e 2 ininfluenti.
  3. Viene sostituito 10 volte (su 18 partite),e  2 volte intorno al 55° minuto.

Mentre, nel girone di ritorno:

  1. Mastronunzio gioca, su 21 partite, 7 partite dal 1° minuto (meno della metà rispetto al girone d’andata), 7 da subentrato (e si noti che 1 volta entra a causa di un infortunio occorso al compagno, per 3 volte a risultato congelato e per 1 volta sull’1-0 per il Siena) cumulando 195 minuti, in tre non entra in campo affatto e per 4 volte è in tribuna (a fine stagione e a promozione ottenuta o al massimo distante 1 punto).
  2. Colleziona 3 reti in 14 presenze totali, 1 decisivo e 2 ininfluenti.
  3. Viene sostituito 5 volte (su 7 partite), e 2 volte intorno al 60° minuto.

Se volessimo rappresentare in un grafico l’andamento e l’utilizzo stagionale del giocatore, potremmo usare senza dubbio una linea discendente. Cosa è successo? Mastronunzio, titolare inamovibile nel girone d’andata, perde smalto in quello di ritorno, segna poco e, al contempo, Larrondo, Calaiò e Sestu sembrano avere una marcia in più. Soprattutto il primo, da subentrato, attraversa, in un certo periodo della stagione, un vero magic moment, dal momento che, pur giocando pochissimo, riesce a siglare gol pesanti, da 3 punti. Ma l’elemento che più di tutti cambierà le gerarchie è Reginaldo, regolarmente preferito a Mastronunzio (come anche altri compagni) da un certo punto della stagione in poi. Questi gioca la sua ultima partita da titolare a 11 giornate dalla fine, quando non segnerà in 75 minuti e “condannerà” la propria squadra al pareggio (ovviamente divide il “merito” con gli altri suoi compagni). Da lì in poi è una vera e propria anticlimax, e collezionerà la miseria di 109 minuti di gioco in 11 partite. Il tutto mentre Calaiò e gli altri si danno un bel da fare per mettere in discussione le gerarchie.

Aggiungo, e voi Juventini capirete, che lo score totale dell’attaccante ex Ascoli è di 10 reti. Vi ricorda qualcosa o qualcuno della Juventus? Certamente ve lo ricorda: Matri. Titolarissimo nella prima parte di stagione, finisce per perdere costantemente posizioni nelle scelte di Conte, che arriva a preferirgli Quagliarella e persino Borriello, oltre che Del Piero e l’inamovibile Vucinic. Anche per Matri 10 reti, concentrate nel girone d’andata, tanta panchina nella seconda parte della stagione, e stesso ruolo di Mastronunzio. Non sarà mica che Matri aveva insistito per far lasciare i punti alla sua ex squadra, il Cagliari, finendo per far “prendere atto” a Conte, che poi gli avrebbe benevolmente “concesso” le poltrone, comodissime, per carità, dello Juventus Stadium? Fossi nella Procura, indagherei.

A questo punto, sorge spontanea la domanda: dove sta la stranezza riscontrata dalla Corte? La tribuna finale è conseguenza direttissima della parabola stagionale discendente e delle numerose panchine accumulate dal giocatore a partire dal giro di boa del campionato; e un’esclusione del giocatore a promozione acquisita è tutt’altro che sospetta, soprattutto se viene considerato “titolare”. E allora? Che Conte non ricordi la vicenda nel suo interrogatorio del 12 Luglio non è del tutto normale, dato che è normalissimo che un giocatore fuori forma stia anche fuori dal campo? E anche se fosse stato in forma, non aveva Conte tutto il diritto di scegliere la formazione?

Chissà, magari spulciando il C.G.S. qualcosa si trova.

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Conte in difesa? No, ecco il contrattacco a Palazzi…

In tutto il campionato non abbiamo mai visto la Juve chiudersi in difesa. Perciò Conte non lo farà nemmeno con un avversario molto temibile: il sentimento di antijuventinità che pervade la Giustizia Sportiva Italiana. E di cui abbiamo ampia prova in questi anni, a partire dal 2006.

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La Gazzetta ha tentato di buttarla sul ridicolo raccontando di una linea difensiva basata su un contrasto fra la moglie del tecnico bianconero e quella dell’oracolo Carobbio, ma la verità è un’altra.

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Alle 15 di questo pomeriggio Conte comincerà la sua battaglia contro Palazzi & Co. con una serie di temi caldissimi. Secondo nostre fonti la linea difensiva sarà un vero e proprio attacco alle tesi di Carobbio e ai metodi di Palazzi. Eccoli punto per punto:

  1. perché Carobbio gode di simile stima? Quali sono i motivi per cui la Procura pare coccolare questo ragazzo? Le contraddizioni dei suoi racconti e i tempi in cui ha raccontato le varie vicende in cui è implicato sono talmente evidenti che viene il sospetto di una indagine condotta ancora una volta in modo approssimativo. Conte chiederà lumi alla Procura in fatto di prove e riscontri. Carobbio accusa? E quali sono i testimoni? Quali prove fattuali delle combine di cui Conte sapeva?
  2. Novara-Siena, la farsa della riunione tecnica: secondo Carobbio, prima di giocare questo match, Conte avrebbe rassicurato tutti nella riunione tecnica su un risultato di comodo. Bene, la riunione tecnica è una vera e propria riunione cui partecipa tutto lo staff. Appare oltre modo improbabile che qualcuno si esponga in modo così esplicito per organizzare una combine. Troppi testimoni, troppi rischi. Perciò, anche qui, Conte chiederà riscontri alla Procura: quali testimoni? Anzi, Conte porterà una lista di nomi già sentiti (e altri mai sentiti, perché?) tutti pronti a smontare le accuse di Carobbio e un racconto davvero incredibile. Da Perinetti ai giocatori, passando per la dirigenza: nessuno ha confermato il racconto di Carobbio mettendo anzi in evidenza la stupidità della cosa;
  3. Albinoleffe-Siena, la combine “per sentito dire”. Questa, secondo una nostra fonte esperto di diritto sportivo, è forse la chiave di volta per tutti gli antijuventini di Italia. Andiamo con calma. Qui Carobbio dice di aver saputo della combine, ma Conte è solo spettatore. Il tecnico saprebbe della partita venduta, quindi c’è il forte rischio di omessa denuncia. I legali di Conte replicheranno in questo modo: chi conferma che Conte sapesse? Come si incastra questo racconto con le sonore smentite arrivate dallo staff dell’Albinoleffe con Mondonico in testa? Ma soprattutto, vero tassello dell’ingiustizia che sta perpetrandosi nei confronti di Antonio Conte: come si fa a testimoniare che Conte sia estraneo a questa voce? Detto diversamente: dovrebbe proprio essere Carobbio a fornire a Palazzi prove certe e documenti certi sul fatto che Conte sapesse e non ha denunciato. Il contrario è semplicemente ridicolo per una mente umana, ma tale è la posizione della Giustizia Sportiva. Un obbrobrio degno dell’italico paese in mano ai vari Moratti, Berlusconi, Preziosi e compagnia cantante;
  4. Siena-Varese, il presidente chiede, anzi no! A chiamare in causa Conte stavolta non è nessuna. Altra incredibile vicenda mai spiegata. Stavolta la combine è teorizzata secondo un contatto (esiste davvero? Chi é? E’ stato individuato?) che ha saputo dal Presidente che lo stesso Mezzaroma voleva vendersi la partita. Ma Mezzaroma smentisce seccamente e pure Coppola (da cui Carobbio ha saputo il fatto) ha smentito seccamente. Quali prove porta Carobbio?
  5. Modena-Siena, “ho sentito un tizio che…”. Non c’entra più Carobbio, stavolta è Gervasoni che pur tenendo lontano dal discorso Conte (la Procura di ciò ne tiene conto?) ammette di “aver sentito da un tizio” della combine del match. Una sola domanda: chi è questo tizio?

Cinque semplici punti di attacco che Palazzi dovrà valutare per bene. Resta da capire come mai la Gazzetta, molto abile nelle sue indagini con i giornalisti d’assalto che si ritrova, non solleva questi dubbi sul suo giornale. O meglio… lo sappiamo, lo sappiamo bene.

Avviso all’Italia antijuventina e avviso alla Procura: se in base a queste prove qualcuno si azzarderà a toccare Antonio Conte… i telegiornali avranno di che parlare. Il 2006 è lontano, mai digerito, e la rabbia oggi è tanta, forse troppa per sopportare questa ennesima farsa.

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