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Tag: alex sandro

Bene Shick, ma evitiamo Shock

Una delle grandi sorprese dello scorso campionato è sicuramente Patrick Shick, l’attaccante multiforma ceco che ha mostrato colpi da fuoriclasse e grande concretezza sotto porta.

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Ma è da evitare Shock sul prosieguo del calciomercato, sia intendendo possibili dolorose cessioni, sia intendendo errori in ingresso.

Cominciamo dal ceco, probabile prossimo nuovo numero 11, visto che il ragazzo ha espresso ferma volontà di giocarsi le carte sin da subito. Allegri se lo ritroverà nel precampionato e dovrà valutarne le qualità: la Juve avrebbe voluto lasciarlo un altro anno in prestito a Genova.

D’altro canto, occorre riflettere bene prima di acquistare. Dal gigante del Siviglia ai gioielli del Monaco, è fondamentale capire cosa ci serve, e con che livello di esperienza. Senza troppo riflettere sul secondo tempo di Cardiff che rischia di portare fuori strada.

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Nel calcio moderno la fisicità è importante. Insieme a questa serve tanta tecnica ed esperienza. Se in Italia la Juve è già super-attrezzata, in Europa occorre soprattutto l’esperienza.

Di conseguenza, la sensazione è che Allegri abbia trovato un gran bel modulo che riesce ad esaltare le qualità tecniche dei migliori piedi che abbiamo, ma dobbiamo gestire meglio le risorse fisiche e quindi avere migliori ricambi. Evidentemente, la fascia sinistra intera merita particolare attenzione: un vice Alex Sandro che non può essere Asamoah, e un vice Mandzukic che possa essere anche più specialista in quel ruolo delicato. Più un vice Higuain che possa dare respiro all’argentino, oltre che possa avere soluzioni differenti che Gonzalo non ha.

In mezzo al campo, Khedira e Pjanic possono attualmente vantare in Marchisio un valido sostituto, ma Lemina non ha convinto e quindi qui bisogna fortemente intervenire: fisico e fosforo, polmoni e piedi buoni.

In Paratici we trust, così la schiera dei giovanotti da far crescere e da allevare è sempre qualitativamente elevata. Rugani e Caldara, Bentancur e Spinazzola, Orsolini e Favilli.

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Napoli – Juventus 1 -1 / Obiettivo non prenderle?

Problema fisico evidente, ma anche la mentalità non aiuta. Non prenderle non è un metodo che fa crescere.

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Scelta di Allegri, o scelta concordata con i ragazzi che hanno il termometro (delle gambe) assolutamente chiaro.

Comunque sia, la cosa preoccupa. Perché se è vero che i campionati si vincono in primavera, beh la Juve sembra impreparata. Sembra, perché può essere una tattica psicologica quella di apparire, non essere.

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Domani sera il Napoli, poi il Chievo sabato, e poi senza respiro verso l’andata col Barcelona in casa.

Senza respiro e con qualche dubbio: Mandzukic ce la farà? A che punto è Dybala? Ma Alex Sandro si è solo riposato? E Marchisio non riesce davvero a giocarne due di fila o una intera?

Al netto di tutto, c’è da concludere con una osservazione lapalissiana: la peggior Juve ha pareggiato col miglior Napoli senza praticamente giocarla. Così, giusto per ristabilire alcuni equilibri di giudizio.

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Juventus – Cagliari 4 – 0 / Se hai Higuain, gioca Higuain

Se hai Higuain, gioca Higuain. E’ il motto che ha accompagnato l’avvicinamento della sfida col Cagliari, per una pronta risposta che è arrivata.

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Juventus-Cagliari è stata la riscossa di una squadra ferita e delusa, che ha ripreso ritmo e mostrato rabbia. Ritmo e rabbia unite alle qualità indiscusse dei giocatori di Allegri fa sempre la differenza, qualunque sia l’avversario.

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Il filtro e la sostanza di Lemina, la qualità di Dani Alves e Sandro, con Pjanic più libero di scorazzare nella trequarti e da mezzala sono tutto ciò a cui la Juve deve aggrapparsi in questa prima parte di stagione. Dove addirittura Hernanes ci fa un figurone. E dove Rugani continua a dimostrare che il futuro è suo.

Zero tiri in porta subiti, tanti tentativi contro un super Storari. Solito tamburo Juve, con il Pipita che è semplicemente imprescindibile. Era forse dai tempi di Trezeguet che non avevamo un attaccante di questo tipo, addirittura più mobile e con maggiori capacità tecniche palla al piede. Resta solo da recuperare Dybala in zona gol, e la Juve è fatta.

Panchina lunga, ma se hai Higuain, gioca Higuain.

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Juventus – Manchester City 1 – 0 / Qualificati e soddisfatti

Un paio di appunti al volo sulla qualificazione agli ottavi con un turno d’anticipo (non accadeva da molti anni, ormai).

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La squadra si sente più a suo agio (stimolata?) in Europa rispetto al campionato. Problemi di stimoli. Certo è che si vede tutt’altra cattiveria e concentrazione (Marchisio a parte).

La percentuale realizzativa è a dir poco imbarazzante, ma fa da contraltare al numero di occasioni create. Per la serie “prima o poi ne veniamo fuori e cominceremo a segnare a raffica” (almeno si spera). Si è sbloccato Mandzukic (quinto gol stagionale, già dietro ai ritmi da goleador di Vidal), si è inceppato Morata.

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Il centrocampo è tornato a macinare gioco ed energia. Con un Pogba finalmente autoritario (anche se spesso distratto) e uno Sturaro ritrovato. Considerando che mancavano Khedira, Pereyra e Asamoah, pare che un reparto l’abbiamo risistemato.

Buffon e la difesa tengono. Più che tengono, hanno proprio annullato centinaia di milioni di euro di investimenti. Giusto un paio di spaventi, nati peraltro da carenza di attenzione. E poi quella fortuna-sfortuna che in qualche modo si bilancia.

La migliore sorpresa è Alex Sandro. Corre come un motorino, dribbla come Tomba, scodella in area palloni che Trezeguet ha sempre sognato in carriera. Terzo assist decisivo nelle ultime partite. 26 milioni… ben spesi.

E ora dritti al campionato dove la rimonta più che possibile… è goduriosa.

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Né eroi né coglioni, ma in mezzo cosa c’è?

Ha ragione Allegri: né eroi dopo il 6 giugno, né coglioni adesso. Solo che va trovata una definizione (leggi giustificazione) a un periodo dove di logico c’è poco.

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Lemina, ultimo arrivato, è quello che ha più palle di tutti: nel senso volgare del termine. Unico a meritare la maglia Juve. Mentre l’affare Hernanes (affare per chi l’ha venduto) bisogna risolverlo: in quella zona delicata del campo non deve mettere piede.

E’ pur vero che… chi se l’aspettava un Pogba così inefficace, schiacciato dalle responsabilità di un numero poco onorato e un ruolo da leader che proprio non sembra competergli? Tenta cose difficili quando i geni sanno operare in semplicità; non tira in porta né serve assist; lotta poco e male. Quindi due gravi danni: la valutazione scende giù, partita dopo partita; la Juve paga anche le sue prestazioni.

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Quindi? Che si fa?

Personalità azzerata, idee tattiche vaghe e mal applicate, 11 titolare che presenta quasi sempre errori logici. Fuori Cuadrado quando anche i ciechi si erano accorti che il colombiano è più che fondamentale in un deserto arido di idee e prestazioni. Fuori Dybala quando potrebbe essere l’unico ad avere il guizzo sulla trequarti. Fuori Alex Sandro che sulla fascia, insieme al colombiano, potrebbe dire la sua.

Troppe ambiguità per una Juve che cercava conferme e certezze.

E siamo già pericolosamente alla 5°.

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Il 4-3-3 salverà il mondo… Juve?

L’assenza di Pirlo, Tevez e Vidal priva la Juve di forza, idee, sostanza e creatività nella zona cruciale del campo, vale a dire l’asse centrale del centrocampo e dell’attacco. Inevitabile, vista la qualità e la personalità di questi tre fenomeni.

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Il non arrivo di elementi di pari livello sposta l’attenzione sulle fasce, dove l’arrivo di Cuadrado e Alex Sandro, la conferma di Lichtsteiner e Evra, consegna ad Allegri diverse alternative, da rinforzare magari con il buon uso di Morata e Dybala.

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La costruzione degli attacchi viene quindi spostata: dal centro del campo alle fasce laterali, con nuove soluzioni da ricercare e una manovra che deve fluire in modo diverso rispetto al passato. Paradossalmente, questo tipo di rosa sarebbe piaciuta ad Antonio Conte. Ad Allegri il compito di trovare il giusto assetto.

Già col Chievo si era intuita la necessità di Cuadrado. Poi l’intelligenza di schierare il giusto modulo contro i milioni del City, impreziosito da una prestazione gagliarda, anche se non eccelsa del centrocampo dove la muscolaritá è diventata l’arma più importante. Se Pogba cresce e torna ai suoi livelli, crescerà la qualità generale del centrocampo e avremo più soluzioni offensive.

Con Cuadrado e le fasce rinforzate, anche Mandzukic potrà dire la sua, a patto comunque di crescere in supponenza e arroganza di cui tutti i grandi bomber sono dotati. Alle volte pare timido, anche lento rispetto al Mandzukic dell’Atletico Madrid. Servono più palloni in mezzo, come quelli di Pogba. In ogni caso, nei prossimi match (e saranno tanti in pochi giorni) converrà comunque inserire l’estro di Zaza, adatto a un 4-3-3, prima di fossilizzarlo in panchina rendendo vano e anzi negativo l’investimento fatto appena qualche mese fa.

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Juventus: +1 sul Frosinone

Ci sono diversi modi per leggere il momento bianconero: con ironia, con lucidità, o senza il senno del tifoso medio.

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Cominciamo dall’ironia: siamo a +1 dal Frosinone, quindi non più fanalini di coda di una Serie A in cerca di un temporaneo nuovo padrone. Il “salutate la capolista” gridato dai tifosi del Chievo è un bel messaggio al calcio italiano, ma sporadico.

Continuiamo con “senza il senno del tifoso medio”: Bonucci ha espresso il corretto pensiero. Venite allo stadio e aiutateci col vostro tifo. Ci aveva provato pure Buffon nel corso della gara, chiedendo cori e non fischi. Questa strana voglia di affossare chi appare già affossato non aiuta l’ambiente juventino e anzi favorisce chi vuole alimentare questo momento di difficoltà (leggi antijuventini e media).

Proviamo a ragionare con lucidità.

E’ ormai evidente una spaccatura fra le richieste iniziali di Allegri e il mercato scellerato di agosto di Marotta. L’AD non può certo nascondere le difficoltà di impostare una strategia vincente in sede di calciomercato, dove tutti i primi obiettivi sono evaporati, lasciando spazio per incredibili operazioni quali Hernanes. E adesso Allegri dovrà trovare una quadra in mezzo a tanti, troppi dubbi. Unica certezza: il bilancio. Ma con questo purtroppo non si scende in campo.

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Chi cambia tanto, come la Juve, dovrebbe almeno mantenere una colonna vertebrale di personalità e tasso tecnico inalterato e costante, ma questo Allegri non lo sta facendo. Un po’ perchè Marchisio si è rotto di nuovo, un po’ perchè Khedira doveva servire proprio a non abbassare il tasso di personalità del centrocampo, un po’ perchè alcuni uomini stanno mancando: Morata e Pogba su tutti.

Resta una rosa sufficiente in Italia, a patto che l’allenatore sappia trovare il modulo corretto per esaltare le doti di chi scende in campo. Cuadrado e Alex Sandro rappresentano per esempio pedine importanti e nuove, capaci di spostare sull’esterno il fulcro del gioco e garantendo strappi interessanti nell’uno-contro-uno. E allora diventa fondamentale un attaccante puro in mezzo all’area: Mandzukic o l’ignorato Zaza (su cui società e allenatore devono prendere una decisione ultima: o dentro il progetto, o conveniva liberarsene).

Poi ci sarà da capire che fra Pereyra, Pogba, Hernanes e Sturaro non ve ne è uno capace di far correre il pallone: è tutta gente che ama correre CON il pallone, rallentando la manovra o addirittura vanificando ogni tattica di costruzione. È palese, ma Allegri deve rimediare in fretta. L’unico in grado di far girare la squadra sembra essere Dybala, praticamente il miglior folletto in grado di prendersi la responsabilità di palloni e dribbling scottanti sulla trequarti. L’argentino è l’unica gioia bianconera, ma va protetto e soprattutto lasciato libero di inventare. A parte che è l’unico che in gare ufficiali sta vedendo la porta.

Nessun problema invece in difesa, dove perfino il vecchietto Buffon risulta ancora decisivo. Ma la mancanza di filtro a centrocampo e l’inesistenza di una trama pianificata potrebbe gravare sulle prestazioni della retroguardia, vera arma segreta degli ultimi 4 anni.

Per finire, mercato e uomini alla mano, questa rosa sembra proprio ciò che Conte desiderava appena un anno fa. Altro dilemma da consegnare agli appassionati di enigmistica: per solutori più che abili!

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Mercato Juve: promosso o rimandato?

A pochi giorni dalla conclusione, e ancora in attesa per gli ultimi colpi in entrata e in uscita (ma tutta l’ansia è rivolta agli ultimi acquisti), viene da chiedersi se il lavoro di Paratici e Marotta è da completa promozione o qualcosa è mancato.

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Erano i primi giorni di giugno quando Allegri, in un’intervista alla Gazzetta dello Sport, annunciava il cambio di modulo e salutava l’arrivo di un trequartista puro. Una sorta di nuovo Zidane capace di fare da raccordo fra centrocampo e attacco, lontano dal trequartista muscolare che Lippi si inventò con Nedved. Ma a pochi giorni dal mercato, questa figura viene ancora a mancare. Con la difficoltà improvvisa dettata dagli infortuni a Marchisio e Khedira.

Padoin in campo in veste di regista e Sturaro in panchina hanno fatto storcere il naso perfino al più ottimista dei tifosi. Urge un rinforzo a centrocampo, pregando il Cielo che il danno a Khedira sia solo episodico e non un cattivo presagio. Che accadrebbe in Italia o peggio in Europa se un infortunio e una squalifica mettessero fuori gioco due pedine fra Marchisio, Pogba, Pereyra e Khedira?

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E resta ancora da definire la casella trequartista. Il gioco spostato sulle fasce con l’arrivo di Cuadrado non è sufficiente. Serve fantasia e serve sopperire all’assenza pesante di gente come Pirlo e Tevez in grado di trovare la formula magica in ogni giocata. Pena, avere un gioco lento e prevedibile come accaduto contro l’Udinese tutta a protezione della propria area.

Se le fasce servono per innescare un Mandzukic fin qui servito malissimo (l’idea è che il croato possa davvero stupire se solo fosse servito come veniva servito Trezeguet), il fantasista serve per far girare l’intera squadra aggiungendo imprevedibilità e la giocata singola di cui il solo Pogba sembra fornito.

Il punto però è l’essere arrivati in ritardo a questa chiusura di mercato, non avendo accontentato Allegri con la pedina che più di tutti serviva. Ok Dybala (anche se tenere in panchina 40 milioni di euro sembra un sacrilegio), bene Alex Sandro (che ora dovrà guadagnarsi i 26 milioni di euro spesi per un terzino) e Cuadrado (operazione in pieno stile Marotta), ma il trequartista meritava più attenzione e determinazione, senza troppi pensieri al portafogli.

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