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Tag: allegri (pagina 1 di 15)

Napoli – Juventus 1 -1 / Obiettivo non prenderle?

Problema fisico evidente, ma anche la mentalità non aiuta. Non prenderle non è un metodo che fa crescere.

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Scelta di Allegri, o scelta concordata con i ragazzi che hanno il termometro (delle gambe) assolutamente chiaro.

Comunque sia, la cosa preoccupa. Perché se è vero che i campionati si vincono in primavera, beh la Juve sembra impreparata. Sembra, perché può essere una tattica psicologica quella di apparire, non essere.

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Domani sera il Napoli, poi il Chievo sabato, e poi senza respiro verso l’andata col Barcelona in casa.

Senza respiro e con qualche dubbio: Mandzukic ce la farà? A che punto è Dybala? Ma Alex Sandro si è solo riposato? E Marchisio non riesce davvero a giocarne due di fila o una intera?

Al netto di tutto, c’è da concludere con una osservazione lapalissiana: la peggior Juve ha pareggiato col miglior Napoli senza praticamente giocarla. Così, giusto per ristabilire alcuni equilibri di giudizio.

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Finché la Barca va, lasciala andare

Era il 1970 quando usciva questo classico della canzone leggera italiana. Storpiata, il titolo va bene anche oggi per spiegare una doppia sfida di Champions League dalle mille emozioni.

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La Juve di Allegri contro il Barca di Luis Enrique, quello che a Roma non ci capiva nulla di calcio. Con gli strascichi della rimonta al PSG e le incognite della permanenza di Allegri. Di certo è una sfida che unisce tutti gli antijuventini d’Italia, già lì a festeggiare per una eliminazione possibile, forse anche probabile, ma certamente tutta da accertare.

Il momento della verità è arrivato. O dentro o fuori, possibilmente aumentando la dose di esperienza e di lezioni che quel palcoscenico ti dà, se tu sei disposto a crescere. Andata allo Stadium e ritorno al Camp Nou, con quel malvagio gioco dei gol in trasferta, qualora dovessero servire ai bianconeri o ai blaugrana.

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Quella che una volta si chiama BBC, ma che adesso è una linea pura a 4, contro i tre tenori Messi-Suarez-Neymar. Tiki taka a parte, le sfuriate offensive potranno essere decisive e qui si fonda un minimo di certezza bianconera: quella di Allegri è la squadra che ha subito meno in questa edizione di Champions League. E anche quella che ha terminato più volte con il clean sheet tabellonistico.

Sensibilmente una sfida diversa rispetto alla finale di pochi anni fa, con stimoli differenti e prospettive cambiate. Il ricambio necessario del Barca, dal centrocampo in giù, con la rincorsa a un sogno realizzato ormai 20 anni fa da parte della Juve.

Dybala e Higuain a inseguire un trofeo ambito, con Buffon che probabilmente è giunto all’ultima opportunità di aggiungerlo a una carriera forse irripetibile.

E la certezza giornalistica che dalla doppia sfida passa parecchio futuro bianconero.

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Il rigore c’era, ma non doveva essere fischiato

Fine di Juventus-Milan: il rigore c’era, ma non doveva essere fischiato. I motivi sono i più disparati, ma la verità è una: bisogna fermare questa Juve.

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Così, fra giornalisti e giornalai – la differenza è ormai sottilissima – si fa in fretta a spalare fango sui bianconeri, con attacchi a 360 gradi: cori, mafia, bagarinaggio, rigori, minuti, l’Arsenal che vuole Allegri, il Barca che vuole Dybala, per finire con la pizza argentina del fratello di Higuain.

Povera Italia, ridotta al ridicolo di una critica ormai vuota anche di idee e creatività. Stretta nella morsa dei social dove alla fine emerge chi sbraita capricciosamente, e chi lucidamente fa una rilettura pratica degli episodi contestati. Fino ad arrivare ai paradossi di giornalisti in balìa di loro stessi: due settimane prima è rigore, due settimane dopo, se è a favore della Juve, non è più rigore.

L’apice del delirio è a firma De Laurentiis. Epica la frase “si sa, la Gazzetta è sempre stata delle Juve”.

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Affannosamente resiste chi ha ancora un briciolo di dignità intellettuale. Gli Sconcerti e i Bargiggia della situazione costretti a sottolineare l’infame gestione mediatica di colleghi scatenati.

Morale della favola? Tre partite regolari (contro Inter, Napoli e Milan) su cui si continua a discutere vivacemente del nulla.

Come nulla è a oggi la contrapposizione tecnica alla squadra di Allegri.

Perciò il discorso è semplicissimo: il rigore c’era, ma non doveva essere fischiato!

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Juventus – Empoli 2 – 0 / La tranquillità è dei forti

A molti sembra non essere piaciuta la tranquillità della Juve, che è di fatto una superiore tranquillità. Colpisce quando deve colpire, vince quando deve vincere.

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Juventus – Empoli la si può raccontare da più punti di vista.

Bonucci e il suo pubblico. Applausi, cori, ancora applausi. Il più cercato è lui nel riscaldamento, e Leo risponde. Quasi a ribadire come la Juve quasi ne esce ancora più rafforzata dopo la burrasca Bonucci-Allegri. In realtà il caso è stato montato per la platealità dei gesti (e delle frasi) riprese da tutte le telecamere (e giornali e TV). In realtà di episodi così, in una squadra che deve vincere, ne capitano a iosa durante la stagione. Tutto ricomposto, con Bonucci che chiude con la fascia da capitano, e Allegri che se la ride durante le interviste post partita.

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Allegri e il nuovo modulo. Allegri se la ride pure perché la Juve sembra aver innestato la marcia corretta. Il nuovo modulo garantisce un nuovo equilibrio difensivo, e permette di meglio liberare le qualità offensive di una rosa dai piedi buoni. Il sacrificio di Mandzukic sulla fascia, il lavoro di Higuain per la squadra, i ricami di Pjanic e le sfuriate di Cuardrado e Alex Sandro. La Juve è classe, ma anche umiltà. Con queste due caratteristiche il modulo 4-2-tutti-avanti sembra perfetto. I risultati parlano chiaro, anche se ci sono segnali di un minimo di stanchezza. Naturale, speriamo tutto calcolato perché si torna in campo martedì, poi domenica, poi c’è il ritorno della Champions.

Le partite da non sbagliare. Il crollo del Napoli in casa, con un uomo in più, è poi la fotografia di una frase detta e ridetta nei salotti televisivi: la Juve non sbaglia le partite che non vanno sbagliate. Vale a dire, magari il gioco non sarà scoppiettante come quello di Sarri, però i tre punti vengono portati a casa ugualmente, e per la classifica contano quelli. Solo quelli. I cali di tensione legittimi dei bianconeri difficilmente innescano figuracce o sconfitte. Non è così per le avversarie, e qui sta la lettura del vantaggio in classifica di una Juve che non sbanda mai.

La tranquillità dei forti, appunti.

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Juventus – Inter 1 – 0 / Macchine da guerra e macchine di fango

Juventus – Inter è una sfida di macchine: da guerra e di fango. Allegri batte Pioli che vira sulla polemica facile. Resta il colpo di Cuadrado e una prestazione tosta.

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Il Movimento 5 Stelle è vivo più che mai. Tutti insieme, a sfruttare un tasso tecnico di enorme qualità, tale da sopperire anche ai momenti di stanchezza fisiologica.

La Juve subisce molto poco e bastano un paio di accelerazioni per mandare in tilt la difesa avversaria. Due traverse negano due gol splendidi a Dybala e Pjanic, Handanovic ne prende altri due, così come Buffon interviene su un paio di pericoli nerazzurri.

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Una partita molto maschia, a tratti divertente per i continui ribaltamenti, con il gioco spostato principalmente sulle fasce.

Allegri dovrà verificare la tenuta di modulo e uomini anche per la Champions. Pioli dovrà continuare su una strada che sembra quella buona.

Ridurre tutto a lamenti che negli studi sono stati comunque smontati appare ridicolo. D’altronde, ci sono macchine da guerra, e macchine di fango.

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Fiorentina – Juventus 2 – 1 / Ma per fortuna si rinnova al doppio dell’ingaggio

Finisce 2-1 per la Fiorentina. Per la Juve un’altra prestazione deludente. Ma per fortuna arrivano un po’ di rinnovi al doppio dell’ingaggio. Perché il talento deve essere premiato prima che i risultati siano raggiunti.

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Si può dire tutto, tranne che la gestione di quest’anno sia impeccabile. Un mercato estivo che sta presentando il conto, inserimenti che tardano, un Dybala vicino al rinnovo ma lontano dalle medie dello scorso anno, una difesa che balla sempre di più.

Allegri sbrocca ai microfoni, ma dovrebbe farlo di più davanti ai propri giocatori. Higuain a parte, contro la Fiorentina sono stati confermati tutti i limiti di una rosa la cui stanchezza mentale sembra fare il paio con quella fisica.

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Errori a iosa a centrocampo dove nemmeno Marchisio è riuscito a guadagnarsi la sufficienza. E se poi deve essere Chiellini a impostare, allora la frittata è fatta. E non che la Viola abbia davvero messo paura.

Da recuperare Crotone, ma nel frattempo ci si diverte a ridare speranza agli avversari. Mordente azzerato, schemi tattici molto vicini a “speriamo che me la cavo”. La grande novità è stata rappresentata dai 5 uomini offensivi schierati sul finale, giusto per sottolineare la disperazione più totale.

A metà gennaio si può trattare di un incidente. Il problema è che la memoria porta a troppi incidenti in questa prima parte di campionato dove si sono registrate sconfitte con le milanesi, con la Viola e con il Genoa. Troppe sconfitte, così come fuori media i gol subiti. Alcuni dei quali frutto di equilibri tattici perduti, o scarsa attenzione su palle da fermo.

Fra un po’ riparte la Champions. Intanto c’è la Lazio. Ma per fortuna comunque si rinnova. Al doppio dell’ingaggio.

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Juventus – Lione 1 – 1 / Dove lo metto Pjanic?

E adesso Pjanic dove lo metto?

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Anche con la vittoria, Juventus – Lione sarebbe risultata una partita deludente. Condizione fisica più che precaria, occasioni create scarse, rischi in difesa da distrazione o errori individuali gravi. Sembra smarrita quell’identità rocciosa che negli ultimi 5 anni è risultata sempre vincente.

Allegri sta lavorando, spremendo al massimo chi fin qui è stato sempre disponibile, o tentando di recuperare chi fin qui non ha potuto giocare. Il rientro di Marchisio è troppo importante per la Juventus, ma l’assenza cronica di Pjanic, con troppe pause durante le partite, adesso spaventa.

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Senza gli strappi e lo strapotere fisico di Pogba, la Juve ha perso molto nella zona di costruzione. E il serbo non riesce né a impostare né a incidere, tanto meno a fare da filtro a centrocampo. Conseguenza logica è lo smarrimento di Khedira e lo scollamento col reparto avanzato dove la sensazione è che a Higuain bastano davvero pochi palloni (anche se ieri sera ne ha sciupato uno clamoroso).

Il Lione era addomesticato fino a 10 minuti del secondo tempo, quando i bianconeri si sono fermati, completamente rapiti dalla fatica. In tilt in fase di costruzione e con rischi corsi in difesa, compreso l’ultimo secondo di gioco quando Barzagli ha prima sbagliato e poi recuperato.

L’aveva detto Buffon: così si va poco lontano, e oltre alla vittoria bisogna crescere. Le soluzioni in casa ci sono, altre stanno per tornare (leggi Dybala). Ma resta un problema.

E adesso Pjanic dove lo metto?

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Juventus – Napoli / Non è decisiva, ma anche no

Ha detto Allegri: Juventus-Napoli non è decisiva. Ma anche no!

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Match d’alta classifica, di quelli che comunque indirizza una parte della stagione. Con il fiato sul collo giallorosso, i bianconeri devono cercare un ritmo costante di vittorie come quello che l’anno scorso permise l’incredibile rimonta e il trionfo finale.

Rosa decimata da infortuni che non saranno tutti muscolari, ma che certamente rischiano di pesare viste le partite ravvicinate. Strano concetto di stato di forma in Italia, dove non si è al 100% all’inizio, e poi si boccheggia già a fine ottobre. Assenze a parte.

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Da inventare l’attacco, dove la coppia pesante porta con sé l’assenza di alternative. Il solo giovane Kean potrebbe dare il cambio a gara in corsa, o il cambio di modulo con alto tasso di esterni.

Juventus-Napoli è una caccia di conferme il centrocampo, dove Marchisio va gestito, probabilmente addirittura non rischiato in vista della Champions e del prosieguo degli sforzi fino a fine anno. Dopo di lui il vuoto.

Romantica la sfida nella sfida: Higuain contro un passato da cui è fuggito per giuste ambizioni personali, stretto dalla morsa di un presidente-padrone che stranamente, stavolta, ha scelto il silenzio per presentare la sfida. D’altro canto, le parole in Assemblea di Andrea Agnelli hanno ancora una volta messo l’accento sull’importanza di una strategia aziendale che vada di pari passo con i risultati sul campo.

Già, il campo. Allegri ha detto che non è decisiva. Ma anche no!

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Milan – Juventus 1 – 0 / Qualità offensiva cercasi

Se hai Higuain, gioca Higuain. Il problema è chi gioca insieme a lui.

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Potenziale offensivo impressionante, ma inespresso, forse non sfruttato. E’ la sintesi di Milan – Juventus, dove i problemi bianconeri sono emersi tutti, specialmente a tratti. Il grandissimo gol di Locatelli premia un Montella ordinato e coraggioso, la cui didattica ha avuto la meglio su una non ben precisata manovra di Allegri.

Ci sono gli uomini, ma mal calati in un modulo che senza alcune pedine mostra lacune antipatiche. Tipo il regista, o semplicemente l’uomo d’ordine. Non lo è Hernanes, non lo è ancora Pjanic. Tipo anche il supporto a Higuain, drammaticamente lasciato senza rifornimenti, e sì che ne basterebbero pure pochi per l’argentino.

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In attesa di Dybala, occorre prendere subito una decisione: chi costruisce la manovra, chi la finalizza? De facto il jolly di Locatelli non intacca la solidità difensiva, ma da metà campo in su la Juve ha grossi problemi. Non risolti nel mercato estivo dove il mancato arrivo di Witsel nelle ultime ore adesso sembra poter pesare, almeno fino al rientro di Marchisio.

Seconda sconfitta in campionato, un po’ di respiro per le inseguitrici che sapranno ricucire la distanza, compreso un sorprendente Milan.

A Torino si attendono le mosse di Allegri dove se hai Higuain, gioca Higuain, ma il problema è chi gioca insieme a lui.

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Juventus – Cagliari / Prima del risultato, la prestazione

Forse è la partita che male descrive il motto che ci accompagna: vincere è l’unica cosa che conta. Stasera invece conta anche e soprattutto il modo in cui si vince, e quindi si gioca.

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Questo sarà un campionato lunghissimo, e stressante, partito con l’incognita di un centrocampo che senza Marchisio ha mostrato problemi e dubbi. Almeno col 3-5-2 che sembra imprescindibile per Allegri, il che suona strano. Lui che nel primo anno andò in finale di Champions con un rombo in cui Pirlo giocava da vertice basso e Vidal faceva il finto trequartista, di lotta e di governo.

Incagliati alla ricerca di un regista che purtroppo non c’è, con un più che altalenante Asamoah e un Khedira da gestire, la Juve si ritrova clamorosamente scoperta nel reparto che è rimasto orfano di Pogba. E allora tanto vale provare un nuovo schema, magari valorizzando due attaccanti esterni intriganti come Cuadrado e Pjaca, e insieme due attaccanti formidabili come Higuain e Mandzukic (alternativamente, non insieme).

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Registriamo anche l’allontanamento dalla zona gol di Dybala, il nostro regista a tutto campo che però adesso è troppo lontano dalla porta, lui che l’anno scorso la bucò più di tutti, meglio di tutti.

Mentre in difesa pesano le disattenzioni, e anche lo scarso filtro che solo Lemina sa fornire, non certo Hernanes, non certo Pjanic, di sicuro non questo Asamoah.

C’è il Cagliari. Vietato sbagliare: risultato e prestazione. Altrimenti si rischia di bruciare gran parte dell’entusiasmo con cui abbiamo cominciato la stagione. Rincorrendo nuovi equilibri, o aspettando Marchisio che di problema, semmai, ne risolve soltanto uno.

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